Homeschooling in Italia: perché?

Pubblicato marzo 20, 2012 da labiondaprof

Ho già parlato dell’homeschooling in un mio post, e in una serie di commenti ad un post di Loredana Lipperini.

So che negli Stati Uniti i genitori che praticano l’ homeschooling lo fanno essenzialmente per  motivi religiosi: sono contrari al fatto che nelle scuole si insegni Darwin e l’evoluzionismo, invece del contenuto della Genesi relativo alla creazione del mondo e alla creazione dell’uomo da parte di Dio.

Non vogliono che i loro figli siano “esposti” ad una scuola laica, e preferiscono tenerli a casa con loro per impartire personalmente lezioni di scienze, matematica, inglese e altre materie.

Non riesco ad immaginare nulla di più asociale, di più chiuso e di più cieco di questo atteggiamento nei confronti dei figli.

So che anche in Italia si sta diffondendo la pratica dell’homeschooling, e molti genitori sono convintissimi di fare così il meglio per i propri figli.

Trovo veramente arrogante l’atteggiamento di questi genitori: innanzitutto sono sicuri di avere le competenze per insegnare tutte le materie della scuola primaria e secondaria? E di saper adattere le materie alle diverse età del figlio, soprattutto se ne hanno più di uno? Hanno tempo da dedicare in modo esclusivo a questa attività? Così tante ore al giorno? Non lavorano?

E poi, credono che tenere i propri figli sotto una campana di vetro, evitar loro il confronto con altre realtà e altri bambini, rinchiuderli in una gabbia dorata, isolarli dai loro coetanei sia il meglio per i propri figli? Perché?

Curiosando tra i blog italiani che trattano di homescholing, ne ho trovati alcuni che mi hanno fatto rizzare i capelli in testa, uno poi già dal nome: http://miofiglioascuolanoncelomando.blogspot.it/

Hanno una fiducia così grande nei loro mezzi e una sfiducia così abnorme nei confronti della scuola, pubblica o privata che sia? Perché?

Quando ho accompagnato la Biondina all’asilo per l’inserimento, mi sono sentita morire quando ho dovuto lasciarla, prima per un’ora, poi per tutta la  mattina e poi per tutto il giorno. Ma sapevo che era la cosa giusta per lei, e anche per me. Lei ha imparato a stare con altri bambini, ad ascoltare la maestra, a capire che non può fare/dire/avere tutto ciò che vuole nell’istante in cui lo vuole; ha imparato a  mangiare con gli altri, ad aiutare il compagno in difficoltà e a chiedere aiuto quando ha bisogno.

Io ho imparato che mia figlia  non è mia; ho imparato che, crescendo, avrà bisogno ancora di me, ma non della mia presenza costante 24 ore al giorno; ho imparato che può apprendere da altre persone, oltre che da me, dal papà e dai nonni, ed ho imparato che è felice di tornare a casa dall’asilo e raccontarmi cosa è successo.

Poi, certo, so anche che non sarà sempre facile: avrà delusioni dalle amichette, non capirà alcune decisioni della maestra, si sentirà triste per un rimprovero, spaventata da un compito che le sembra difficile, misurerà il suo naturale egoismo di bambina con quello dei suoi coetanei. Ma, così facendo, crescerà e imparerà i suoi limiti e i suoi punti di forza.

Bene, in un articolo di Vittorio Zucconi sulla rivista D, ho trovato espresse le  mie stesse idee:

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29 commenti su “Homeschooling in Italia: perché?

  • Già te lo scrissi l’altra volta: sono molto d’accordo con quanto dici (e come potrebbe essere altrimenti, da buona anglofila, una cultura che spedisce, potendo, i propri figli lontano da casa già alle scuole superiori?!).
    Un conto, credo, sia pensare un home-schooling come appoggio alla scuola (cioè un modo per pensare di fare fare esperienze di tipo anche latamente didattico ai propri figli anche a casa), un conto è l’educazione parentale in quanto tale, che a me sembra molto pericolosa e perniciosa.
    Oltre tutto, mi pare di capire che ci siano leggi che lo consentono, e mi piacerebbe sapere come sono strutturate, che cosa prevedono e soprattutto chi le ha approvate…

  • a me viene in mente Quintiliano in proposito, un passo molto antologizzato.
    “aggiungi il fatto che a casa si possono imparare soltanto le cose che vengono insegnate agli individui singolarmente, mentre a scuola si possono imparare anche quelle che vengono insegnate ad altri. Ogni giorno il ragazzo sentirà approvare molte cose, molte ne sentirà correggere, torneranno utili i rimproveri agli ozi di qualcuno, così come utile tornerà l’elogio dell’impegno; con le lodi si stimolerà il suo spirito di emulazione, egli considererà una vergogna essere inferiore a un coetaneo, una gloria aver superato quelli più anziani di lui. Tutto questo infuamma gli spiriti e, pur ammettendo che l’ambizione di per sé sia negativa sotto il profilo etico, tuttavia è spesso alla base delle virtù”.

    Ecco, tempo fa ritenevo l’homeschooling afffascinante. Oggi ho capito che in famiglia si imparano solide cose per la vita futura, certo, ma non tutte. Accentrare ogni sapere laddove si consumano anche relazioni che quando si è grandi diventano suscettibili di rielaborazioni (a volte di analisi vera e propria), ecco, ora so che sarebbe deleterio.
    Con o senza Quintiliano

  • Ma prima di tutto questo a me viene da domandarsi con che coraggio un genitore decide di privare i suoi figli della compagnia dei coetanei, con tutti i suoi lati positivi e negativi. Cioè, mi sembra proprio una cattiveria inqualificabile.

  • Ho dato una veloce scorsa al sito http://miofiglioascuolanoncelomando.blogspot.it/ e curiosando nella sezione 2010 ho trovato comunque delle testimonianze abbastanza equilibrate. Mi sembra di capire che l’esperienza di istruzione domestica si inserisce già in una vita famigliare e di lavoro non consueti (artisti di strada, artigiani…). Dai documenti postati l’impressione che si ricava è che i genitori si sono molto impegnati e I figli poi non sono tenuti sotto una campana di vetro visto che hanno iniziato a frequentare anche le scuole pubbliche. Lo dico con le pinze ma questo citato è un esempio positivo di home schooling, integrato da altre esperienze formative esterne alla famiglia in senso stretto.
    Altro discorso, invece, è la chiusura totale di alcuni home schoolers americani…
    Grazie per le riflessioni.

  • Io penso che ognuno debba fare il proprio mestiere. Io i figli li ho mandati anche al nido perchè sono convinta che se lia vessi tenuti a casa con me o con una babysitter li avrei rovinati. O quasi. Cioè non li avrei stimolati a dovere, diciamocelo. Io faccio altro, e quello che faccio mi impegno a farlo al meglio, e non sopporto i profani che leggono qualcosa su internet e vengono a dirmi cosa dovrei fare secondo loro – al momento, una buona fetta di pazienti fa così. Allo stesso modo, ci sono gli insegnanti per i bambini, e parto dal presupposto che lo facciano anche loro al meglio, quindi chi sono io per fare meglio di loro? Boh.

  • @the pellon’s mother
    Infatti: io non spiego a una mamma come deve fare la mamma, lei non mi spiega come devo fare l’insegnante. Poi, certo, i colloqui, il confronto, il capirsi per il bene del ragazzo…
    Eh, pensa che anche io, nei miei sporadici attacchi di ipocondria, cerco di tutto su Internet, poi mi spavento e decido di non ricordare niente di quello che ho letto…
    A Milano si dice ofelé fa’ el to mesté, o sbaglio? :-)

  • Se io avessi potuto a suo tempo usufruire dell’home schooling…. non sarei stata costretta a subire il bullismo di bambini cattivi e ignoranti e le vessazioni di una maestra che uccideva, piuttoso che esaltare, creatività, facilità di comprensione e desiderio di conoscere. Non avrei trascorso tante ore nella soffitta di casa dei miei nonni a farmi “autohomescholing” con l’ausilio dei libri di testo – di un paio d’anni più avanti rispetto al mio percorso scolastico – dei miei zii. Non mi sarei annoiata per ogni ora – e ripeto ogni ora- che ho trascorso a scuola, dalle 8.30 alle 12.30, per tutti e cinque anni delle elementari, con il solo desiderio di andare a casa, mangiare, sbrigare velocissimamente i compiti assegnati dalla suddetta maestra e poi andare a rifugiarmi nella mia amata soffitta, sola con – ad esempio – i problemi di geometria solida quando a scuola eravamo poco più in la del quadrato…..Non avrei dovuto sottopormi a prove di lettura veloce perchè non venivo creduta a proposito delle mie capacità di leggere e memorizzare velocemente. E della qualità, oltre che della quantità, di libri che riuscivo a leggere. E nessuno avrebbe preteso di mandarmi dallo psicologo scolastico “perchè non è normale così tanta necessità di studiare e sapere”…. no comment……

  • Io a mio figlio faccio fare homeschooling ! Piuttosto pago una persona che venga a casa ad insegnargli che mandorlo a scuola ! È non è associate,va agli scout ed ha amici……sapete che siamo nel 2012 e abbiamo diritto di scelta?
    Cinzia

  • Ciao,
    io faccio homeschooling ma non mi sento arrogante. da quello che scrivi posso solo immaginare che tu non abbia idea di che cosa significhi in realtà homeschooling e tu sì che usi arroganza.
    Io cerco per mia figlia il meglio, come fai tu, io ho trovato una strada diversa dalla tua, io la tua strada la conosco, l’ho già percorsa più volte, tu la mia evidentemente non la conosci…

  • Gent. Caterina,
    io leggo a volte il tuo blog e mi dispiace che vieni qui, sul mio, ad accusarmi di arroganza e di non sapere cosa vuol dire fare homeschooling.
    Per me è un atto di arroganza pensare di poter insegnare ad un figlio ogni materia che dovrebbe seguire a scuola, ed arroganza pensare di essere meglio di qualsiasi altro professore, considerato quasi un “estraneo” che venga a turbare la creatività dei nostri figli. Io ho studiato anni per insegnare la mia materia, e non penso di essere in grado di essere per mia figlia la depositaria di ogni sapere…
    Inoltre, lo ribadisco, i bambini a casa perdono la dimensione della scuola e della classe: il compagno di banco, la maestra preferita, la gita tutti insieme, la gioia di un bel votol, la frustrazione di uno cattivo, il conoscere altri adulti significativi che non siano solo e sempre i genitori.
    E, dal tuo ultimo post mi sembra di capire che anche tu non nutra granitiche certezze sulla tua scelta, comunque.

  • E’ un peccato che chiunque possa poter scrivere di tutto senza sapere una parola di ciò che scrive, un vero peccato. Se tu fossi cresciuta con l’homeschooling, ti garantisco che il tuo atteggiamento sarebbe molto più rispettoso verso ciò che è diverso da te. Questo, a scuola e nel mondo di chi è andato a scuola ed ora usa internet, si chiama bullismo. Arroganti noi? ……………

  • Andiamo con ordine. La scuola di ogni ordine e grado italiana e’ allo sfascio da tempo. La maggioranza degli studenti alle medie non sa scrivere o leggere ad un livello decente. Alle superiori il livello in ogni disciplina e’ ormai divenuto inconsistente financo nei licei (esperienza personale). Sono un matematico e avevo quattro in matematica. La scuola e’ diventata il bar discoteca per molti studenti..proprio di recente in un professionale alberghiero uno studente ha sparato nel culo ad una prof (e potevi essere tu sai?). Oh povero bambino! E’ colpa della societa’? A dire il vero ha 19 anni e si e’ beccato una denuncia. Alla faccia della demagogia proletaria sinistroide. Una volta tanto. Se uno studente ha un qualche interesse la scuola pubblica glielo uccidera’ in breve tempo salvo rarissime eccezioni. In ogni disciplina,nessuna esclusa. I genitori mandano i loro figli a scuola troppo spesso semplicemente per non averli fra le palle. La scuola come un comodo parcheggio. Per quanto mi riguarda pochi giorni fa mi sono ridotto l’orario..due classi di bastardelli che godevano nel far di tutto pur di non fare lezione. Rimangono altre tre classi. Una media altissima 3/5 visto che in media se ne salva 1/5. Ed io ero il quarto professore. Saperne di piu’ dell’insegnante medio? Per me non e’ un problema sono anni che studio a 360 gradi. Meglio una scuola dove sono i professori a coltivare i talenti e la creativita’ degli studenti. Non vedo alcun futuro nella scuola italiana..ma tutto e’ possibile. A proposito..hai mai contato le minchiate propinate dai libri di testo scolastici? un fiume di soldi che annualmente ingrassa gli editori. Ma io dico sempre ai miei studenti che comprare i libri di scuola NON e’ obbligatorio..

  • E pensare che non voglio più mandare mio figlio a scuola perchè troppo piena di crocifissi e madonnine. Non si violenta così la libertà dei bimbi. Spero che nella sua scuola la libertà religiosa sia rispettata, in quella di mio figlio non lo è. Credo sia già un buon motivo per aderire alla homeschooling.

  • Mi dispiace leggere un articolo che disinforma e dei commenti che dimostrano una grande ignoranza in materia. L’homeschooling non significa crescere bambini asociali e intrappolati, i genitori che lo fanno non sono dei maniaci che si credono onnipotenti. L’educazione parentale è semplicemente una terza via tra scuola pubblica e privata e come tale va rispettata – Anche in Italia!

  • “Quando ho accompagnato la Biondina all’asilo per l’inserimento, mi sono sentita morire quando ho dovuto lasciarla, prima per un’ora, poi per tutta la mattina e poi per tutto il giorno. Ma sapevo che era la cosa giusta per lei, e anche per me. Lei ha imparato a stare con altri bambini, ad ascoltare la maestra, a capire che non può fare/dire/avere tutto ciò che vuole nell’istante in cui lo vuole; ha imparato a mangiare con gli altri, ad aiutare il compagno in difficoltà e a chiedere aiuto quando ha bisogno”

    A cosa serve a tre anni “ascoltare la maestra”? E perchè in famiglia non si può “imparare non può fare/dire/avere tutto ciò che vuole nell’istante in cui lo vuole” ?
    Tanti bambini piangono e non vogliono andare in asilo, ma le mamme con il cuore piangente insistono perché i bambini imparino “mangiare con gli altri”. Ma a cosa li serve saper mangiare con gli altri? E non mangiano con gli altri quando vano a trovare la nonn la domenica?
    Ti posso assicurare che i bambini che non vanno in asilo possono stare con gli altri (ma possono anche benissimo fare senza), capiscono i limiti e possono ascoltare uno che insegna. Ne ho visti e non solo letto i blog. Mio figlio è andato in asilo poco e solo per mantenere i rapporti con i coetanei del paese. Ma non è unico modo per non restare in isolazione.

  • Io ho 18 anni, e dopo anni e anni di scuole pubbliche finalmente ho il piccolo (ma per me gigantesco) “potere” di prendere le mie decisioni. Anni di ttacchi di panico, vomito e abulanze. Anni in cui mi sono sentita “mal tratta” dai professori, derisa dal mondo scolastico che ti insegna solo ad essere accondiscendente, a non aver vere opinioni (o meglio ad averne ma non contro il sistema scolastico o sociale al quale siamo sottoposti) e soprattutto, finalmente, posso liberarmi da quegli sguardi sorpresi che mi hanno sempre rivolto professori e compagni, poichè amo approfondire gli argomenti e studiare, e l’unica cosa che desideravo era potermi relazionare tranquillamente col mio professore, porli doande reali e tralasciare ogni tanto il “programma” per dedicarci agli stimoli che si creano durante una spiegazione/lettura: il fantastico chiacchierare, esprimersi e confrontarsi sull’argomento d’interesse. Fin ora ho conosciuto professori disinteressati, che usavano il potere della minaccia come loro fedele compagnio, che aggredivano i loro disinteressati alunni con rabbia, urli o demotivazione. I ragazzi odiano i professori, alle scuole pubbliche e lo stesso dimostrano i professori, celando dietro quelle maschere di fallita autorità il loro vero aspetto: Persone. Maledettamente normalissime persone che hanno avuto la nostra età, che hanno sofferto perchè etichettati solo da un numero o un voto magari, o che hanno un figlio/a a casa che piange per non andare a scuola o peggio che ammano andare a scuola perchè doppiamente seguiti a casa e si concentrano solo sulla malattia dell’obbligo di istruzione; che dovrebbe sì essere un obbligo, ma intrapreso in modo sano, spontaneo e con il sorriso! Non siete stanchi di veder star male i vostri figli, e non prendere nemmeno in considerazione la possibilità che ci sono mille altri modi per fare amicizie, ma che c’è solo un modo per distruggere la loro autostima?
    Scusate per la personalissima opinione, probabilmente troppo drastica ai vostri occhi, ma reale per un sacco di adolescenti insoddisfatti da questo “regime” che troppo s’interessa al potere e troppo poco ai ragazzi.

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