In estate siamo spesso via. In questi ultimi giorni però siamo a casa, al paesello. E fa caldino, insomma, caldo vero, direi. Almeno per un’insofferente come me, che adora la montagna e il freddo.
Io e la Biondina siamo grandi frequentatrici di piscine e parchi. Piscina il pomeriggio, parco la sera. Così rivede un po’ le compagne dell’asilo o un amichetto, G., figlio di una mia cara amica.
A volte però capita che incontriamo le mie alunne, le ragazzine appena uscite dalla mia classe terza.
Non avendo più impegni, ora escono tutte le sere e in gruppo. Sciamano cinguettanti per il paesello e quando passano, sembra che si mangino la strada, in un tripudio di lucidalabbra, capelli lunghi e lisci, shorts e ballerine.
Sono belle, sono spensierate e hanno una voglia pazza di sentirsi grandi; è passato molto tempo, ma l’estate della terza media me la ricordo bene. Una terra di mezzo tra il rassicurante mondo delle medie e delle certezze e l’aspettativa, venata appena di un filo d’ansia, di un mondo nuovo che si sarebbe aperto a settembre, con l’ingresso nelle scuole dei grandi, le scuole superiori. E mi ricordo anche le prime sigarette, che per fortuna sono state anche le ultime. Una sorta di battesimo del fumo, per così dire.
Perciò le capisco. O almeno, così mi sembra.
Poi capita che le incontro al parco, ci salutiamo e … dopo 3 minuti mia figlia prende il pieno possesso della situazione. Chiede di giocare con loro, si fa rincorrere nell’erba, spingere sull’altalena, prendere in braccio. Poi le adula “Che bel nome, A.”, ha sussurrato dolcemente ad una di loro, che ha carinamente contraccambiato il complimento.
Da E. invece si è fatta rincorrere sulla collinetta, e scortare sull’arrampicata. Si è fatta aiutare a fare dei salti carpiati sull’arrampicata, mentre le raccontava dei suoi cartoni animati preferiti e sproloquiava di Rapunzel e dei suoi capelli. Poi, ero seduta poco lontano, ho visto E. afferrarla al volo per salvarla da un cagnolino invadente che forse voleva morderla o forse solo leccarla un po’. Scappavano e ridevano.
Ed ho provato una bella sensazione: le mie alunne, ormai cresciute, che sapevano relazionarsi con una bimba piccola e pestifera , ed erano attente, responsabili, capaci di stare con lei.
Come un cerchio, tutto al femminile, che si chiude.
La stessa sensazione che ho provato l’anno scorso, quando una mia ex alunna ormai al quarto anno di superiori era stata per due settimane all’asilo, per uno stage. Una mattina sono entrata nella classe della Biondina e l’ho vista là, seduta in mezzo ai bimbi. Bella, grande e felice di provare quello che forse sarà il suo lavoro.
E l’anno prima lo stesso episodio, con un’ex alunna che si è maturata quest’anno.
Un cerchio che si chiude, tutto al femminile, di cui sono contenta e un po’ orgogliosa di far parte.

Che bello, Biondaprof!
è quello che spero anch’io per la muccapazza di mia competenza: una improvvisa e sorprendente (molto, molto sorprendente) maturazione.
Un bellissimo cerchio che si chiude, e che aiuta gli altri a schiudersi. E di cui siamo orgogliose di fare parte da prof, da mamme, da donne, da individui.
@Rossella
sarà così, è sempre così, per quello che posso vedere io…
@povna
ogni tanto sì, sono orgogliosa di far parte di questa metà del cielo. A volte meno, ma l’importante è vedere il buono, no?
è una metà del cielo un po’ speciale, sì.
Bello! Ricordo quando le mie alunne di Clusone mi suonavano alla porta di casa il pomeriggio per vedere la mia piccola e farle un salutino!
@noisette
Lo credo anche io
@destinazioneestero
Vero che sono carine? Bentornata