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Presidi Lombardia, concorsi, ricorsi e buste trasparenti…

Pubblicato maggio 4, 2013 da labiondaprof

Da mesi volevo scrivere un post su questa vergognosa faccenda, ma mi mancava sempre la forza di ripetere cose già note con la giusta indignazione e i giusti toni.

Bene, lo faccio pubblicando questa lettera pubblicata su Italians di Beppe Severgnini:

http://italians.corriere.it/2013/05/04/scuola-presidi-concorsi-e-buste-trasparenti/

E quindi, io credo che solo in Italia debbano passare mesi perché un perito (docente universitario) possa decidere se una busta è trasparente o non lo è; solo in Italia i bocciati ad un concorso fanno sistematicamente ricorso; solo in Italia una busta che va bene per una Regione non va bene per un’altra (buste acquistate dalle Regioni stesse, non dal primo che passava).

Solo in Lombardia ci sono presidi che hanno una scuola di titolarità e svariate reggenze.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/scuola-concorso-presidi-ancora-a-vuoto-in-lombardia-500-scuole-a-rischio/583270/

Già.

 

Le nuove mamme: recensione de “Il manuale del perfetto marito”

Pubblicato aprile 11, 2013 da labiondaprof

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Ecco qui una nuova recensione, scritta da Federicasole di Le nuove mamme.

http://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/category/e/best-sellers/

Un ringraziamento particolare a Federica per la cortesia e la disponibilità :-)

E, di nuovo, buona lettura.

Roberta Lombardi ride a Roma? Dum Romae consulitur…

Pubblicato aprile 10, 2013 da labiondaprof

Adoro la sintesi della lingua latina, e soprattutto la capacità di dire molto con poche parole: la brevitas, insomma.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata (da Annibale). Tito Livio dixit.

Come sempre, i classici, siano le locuzioni latine o i tubini neri alla Audrey Hepburn, sono validi in ogni tempo.

Oggi la tradurrei così: Mentre Roberta Lombardi e i 5 stelle se la ridono a Roma, ci sono un milione di disoccupati che ridono molto meno.

GOVERNO: LA LUNGA GIORNATA 5 STELLE,SIT IN PIAZZA E PROTESTA IN AULA

Enzo Jannacci: Romanzo popolare, Vincenzina e la fabbrica

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Enzo Jannacci mi piaceva, da sempre. E il film Romanzo popolare mi ha commosso, fatto divertire. E ancora commosso. Un Tognazzi superlativo, una Muti bellissima e giovanissima, un Placido giovane e già bravo. E una Milano mai così grigia, umida, popolare. Chi, come me, ha preso il treno per Milano per anni e anni, sa cosa sono la nebbia, il grigio, i binari di Lambrate o Centrale, la faccia stanca dei pendolari, i tram e quell’atmosfera della Milano che lavora, corre corre corre e finisce per voler bene alla fabbrica.

Ripropongo qui la scheda del film Romanzo popolare, che avevo scritto per la Rassegna cinematografica del mio comune in occasione del 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

Titolo                           Romanzo popolare
Paese                            Italia 
Anno                            1974
Durata                        102 min
Colore                          Colore
Audio                           Sonoro
Genere                        Commedia
Regia                            Mario Monicelli
Soggetto                    Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura      Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore               Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia                Luigi Kuveiller
Montaggio               Ruggero Mastroianni
Musiche                     Enzo Jannacci
Scenografia            Lorenzo Baraldi

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: Moglie di Salvatore
Alvaro Vitali: L’autista
Vincenzo Crocitti: Maronati

Premi: David di Donatello 1975 per la migliore sceneggiatura

Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un operaio metalmeccanico, impegnato nel sindacato, che abita nell’ hinterland milanese; ha cinquant’anni, è scapolo ed è tifoso del Milan. Un giorno incontra Vincenzina (Ornella Muti), una ragazza meridionale giovanissima, che lui stesso diciassette anni prima aveva tenuto a battesimo. Vincenzina si è trasferita a Milano; Giulio se ne innamora e la sposa. Ben presto nasce un figlio. Vincenzina comincia ad adattarsi alla mentalità più aperta della grande città e Giulio sembra aver trovato la serenità familiare, assicurando a moglie e figlio un certo benessere: l’appartamento nuovo, il frigorifero, la televisione e l’utilitaria. In seguito ad una manifestazione, Giulio conosce Giovanni (Michele Placido), un poliziotto di origine meridionale, e ne diventa amico. Giovanni inizia a frequentare la casa di Giulio; Giovanni e Vincenzina si innamorano ed iniziano una relazione clandestina. Quando Giulio scopre di essere stato tradito sia dalla moglie che dall’amico, dapprima cerca di accettare la situazione e di controllare le proprie reazioni; dopo aver però ricevuto una lettera anonima, scritta in realtà da Giovanni, non riuscendo più a sopportare il dolore e la frustrazione, perde la testa. Caccia di casa Vincenzina e il figlio, e poi tenta il suicidio. La donna, stanca di essere contesa dal marito e dall’amante come una proprietà, inizia insieme al figlio una nuova vita indipendente. Anni dopo, marito e moglie si rivedono: Giulio è ormai andato in pensione mentre Vincenzina, che ha sempre lavorato, è diventata capo reparto e membro del consiglio di fabbrica di un’industria di abbigliamento. Giovanni invece, ancora in polizia, si è trasferito e ha sposato un’altra donna. La storia si conclude con un riavvicinamento tra Giulio e Vincenzina.

Monicelli scrisse la sceneggiatura con Age & Scarpelli, mentre i dialoghi in dialetto vennero rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola, famoso giornalista, scrittore e umorista (autore anche di canzoni con Enzo Jannacci e protagonista di un cameo nel film). Importante nel film è infatti la connotazione del linguaggio dei diversi personaggi: Giulio con il suo accento milanese e il suo linguaggio tipicamente politichese (da sindacalista), spruzzato di metafore sportive; Vincenzina con il suo linguaggio da fotoromanzo, espressione di una gioventù priva di strumenti culturali; Giovanni, con il suo linguaggio fortemente impregnato di inflessioni dialettali meridionali.

Romanzo popolare è una commedia ironica, ma al contempo malinconica. In questo senso, l’ambientazione è fondamentale: il regista presenta una Milano grigia e brumosa, fatta di casermoni, una Milano popolare, che vive tra giornate di lavoro in fabbrica, domeniche allo stadio a tifare Milan, serate con gli amici.

Il film tocca temi che ben esprimono la fase storica degli anni Settanta: l’impatto tra Nord e Sud in seguito alla forte emigrazione interna e alla difficile integrazione dei lavoratori meridionali nelle grandi città del Nord; le lotte sindacali e l’impegno nelle fabbriche della classe operaia ma anche il nascere di quella che Pasolini chiamerà l’omologazione culturale e sociale; l’emancipazione femminile e la presa di coscienza delle donne come lavoratrici e cittadine, consapevoli di non essere più destinate ad essere solo figlie, mogli e madri; una modernizzazione dei costumi accettata a parole, ma difficile da vivere nella pratica quotidiana e nella propria dimensione privata.

Lo stesso Monicelli ebbe a dire, parecchi anni più tardi: «Con Romanzo popolare ebbi molte soddisfazioni, perché in tutti i dibattiti che si fecero sul film, a Milano o a Torino, i partecipanti dicevano sempre: ‘Finalmente nel cinema italiano si vede un operaio com’è veramente, con dei lati anche divertenti, con una cordialità: degli operai che fanno l’amore, che litigano, che hanno anche i loro problemi da risolvere sul piano sindacale’».

Romanzo Popolare fu uno dei maggiori successi della stagione 1974-75, incassando più di un miliardo e mezzo di lire dell’epoca nelle prime visioni, sicuramente anche grazie alla straordinaria prova d’attore di Ugo Tognazzi che, rafforzato dall’esperienza con Marco Ferreri, porta sul grande schermo un personaggio complesso e dai sottili risvolti psicologici. La canzone “Vincenzina e la fabbrica”, colonna sonora del film, rappresenta una delle migliori poesie in musica di Enzo Jannacci.

Pasquetta a Bergamo: piove, guarda come piove…

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Beh, dato il maltempo, escludiamo il lago, la camminata pseudosportiva, il Castello di Malpaga, già proposto l’anno scorso… che si può fare?

Piove? E noi andiamo sotto. Sottoterra, intendo. La Bergamo sotterranea riapre: percorsi articolati e gioielli urbanistici da scoprire:

Fontana del Lantro, Bergamo Alta

http://www.bergamonews.it/cultura-e-spettacolo/la-bergamo-sotterranea-riapre-al-pubblico-172733

 

 

Giornata Fai in provincia di Bergamo

Pubblicato marzo 24, 2013 da labiondaprof

Mentre io sarò impegnata alla premiazione del concorso “San Valentino” a Bergamo, dato che sono finalista con il mio racconto, in tutta la provincia, nonostante la pioggia battente, saranno aperti alcuni luoghi nell’ambito della Giornata Fai.

http://www.giornatafai.it/lombardia.htm#Bergamo

Io andrei, se fossi libera, alla Villa romana di Predore, a due passi (va beh, tre passi…) da casa mia.

Una villa romana con un interessantissimo complesso termale: tepidarium, frigidarium e altre meraviglie.

http://www.bergamonews.it/cultura-e-spettacolo/limpianto-termale-di-una-villa-romana-scoperto-predore-167101

Copia  di Predore foto generale

 

 

 

 

Olga Uboli: gioielli bergamaschi

Pubblicato marzo 23, 2013 da labiondaprof

TerreDiMaggio

Gioielli di Bergamo… Sto parlando delle Orobie? Di città alta? Della Cappella Colleoni? Del Passo della Presolana? Dei dipinti di GiovanBattista Moroni? o di quelli di Lorenzo Lotto? il Baschenis?

Nulla di tutto questo: semplicemente gioielli, gioielli veri. In argento. Anelli, bracciali… questi:

Arnia

Cuffie

Li ho scoperti per caso, e mi hanno incuriosito da subito. Così ho provato a contattare le designer che li creano, Anita e Martina, che si firmano con un unico nome d’arte, Olga Uboli. Mi piace che siano giovani, che siano della mia terra, che siano creative e all’inizio della carriera, aperte al nuovo e al cambiamento. Hanno appena partecipato alla settimana della moda a Milano come designer emergenti, coolhunteritaly.

Il loro sito: http://www.olgauboli.com/It/gioielli.html

Ecco qui la mia intervista:

  • Gentili Anita e Martina, dietro il nome Olga Uboli ci siete voi: potete spiegare a chi legge la scelta e l’origine del vostro nome d’arte?

Nostra intenzione era dare alle nostre creazioni una provenienza femminile. Ci piaceva l’idea che fosse una donna, quindi con nome e cognome a rappresentare il lavoro a 4 mani di due ragazze. Quindi Uboli rappresenta la fusione dei nostri cognomi, mentre Olga è un nome che piaceva molto a entrambe e che ci ricordava  un’anziana signora che viveva molti anni fa nel nostro paese: sembrava una strega ed incuteva mistero e paura, da molti era considerata folle, per altri invece era semplicemente geniale .

  • Quando vi siete conosciute? Come e quando avete deciso di collaborare e iniziare la vostra attività insieme?

Ci conosciamo da molti anni e abbiamo condiviso diverse esperienze. L’idea di creare gioielli è nata nel 2009, in una notte d’estate valenciana, in spiaggia. Entrambe abbiamo sempre avuto il bisogno di creare con le nostri mani, sperimentando materiali diversi. L’idea di lavorare l’argento era cosa sconosciuta per entrambe. In quella lunga notte di sabbia, di sale e di stelle ci siamo dette che dovevamo provarci e che insieme avremmo unito le nostre forze.

  • Quali difficoltà iniziali avete incontrato e quando avete capito che quella che stavate percorrendo era la direzione giusta?

La difficoltà principale era innanzitutto conoscere una tecnica nuova e molto complessa e riscontrare le difficoltà di non avere gli strumenti adatti. Successivamente dopo le prime creazioni, è stato difficile riconoscere il fatto che i nostri gioielli potessero uscire dal laboratorio e mostrarsi al ‘mondo’.

Il capire che sia la strada giusta, è una sfida che cogliamo con coraggio tutti i giorni. La sfida è che questo nostro sogno possa diventare un vero progetto lavorativo.

  • Avete scelto l’argento come materiale delle vostre creazioni: perché?

L’argento è un materiale molto luminoso e “fresco”. Amiamo il suo colore e la sua luce. I nostri progetti futuri, comunque, prevedono anche altri materiali. Al momento stiamo sperimentando il bronzo e l’ottone.

  • Nelle ultime collezioni compaiono anche altri materiali come il tulle e la seta: a quali esigenze creative rispondono?

La volontà è di accostare un materiale prezioso a materiali “poveri”, che acquistano una loro personale eleganza e ricchezza, andando a definire giochi di forme quasi eteree.

  • Dove si possono acquistare i vostri gioielli?

I nostri gioielli sono in vendita presso il sito www.birikbutik.com; Flo Concept Store in via Lungarno Corsini a Firenze; Enoteca Ombre Rosse in via Plinio a Milano; presso il nostro laboratorio su appuntamento.

  • Diteci qualcosa dei vostri progetti per il futuro

Accanto alla realizzazione di pezzi in argento 925, stiamo progettando gioielli in bronzo. A breve vorremmo proporre, oltre ad anelli e bracciali, anche spille, orecchini e collane.

  • Un personaggio famoso per cui vi piacerebbe creare una linea di gioielli ad hoc?

E’ un’idea forse ambiziosa la nostra, ma ci piacerebbe che i nostri gioielli fossero ad hoc per diverse tipologie di persone. Non riusciamo ad immaginare una linea adatta ad un personaggio famoso, immaginiamo invece che una nostra creazione possa essere indossata con eleganza da diversi tipi di donne, e perché no, anche da alcuni tipi di uomo.

  • Sono autrice di un libro sul marito perfetto e sui matrimoni: non avete mai pensato a creare delle fedi o degli anelli di fidanzamento? Come immaginereste un anello per un fidanzamento classico e un anello per un fidanzamento classico? E le fedi?

Abbiamo realizzato fedi per amici, e in quel caso ci siamo affidati ai gusti dei futuri sposi. Crediamo che ogni gioiello, come ogni creazione trasmetta vibrazioni proprie, che generano sentimenti diversi in ogni individuo. Ogni gioiello può divenire quindi un anello di fidanzamento ad hoc, in base al significato che ognuno può dare.

  • Un’ultima domanda: quali consigli dareste ad un giovane che volesse intraprendere la vostra professione?

Siamo giovani e inesperte per poter dare consigli utili. Possiamo però condividere con altri giovani designer, che stanno sperimentando questa esperienza, un grande sentimento di gioia nel vedere che piano piano, alcuni passi nella direzione che vogliamo intraprendere, li stiamo facendo. Condividiamo lo smarrimento, talvolta, di non sentirsi del tutto preparate, di non sapere se le scelte fatte siano quelle giuste, ma siamo fiduciose, perché crediamo nella possibilità umana di trovare il proprio posto, anche se i tempi sono difficili, crediamo nella collaborazione tra giovani, nella loro forza creativa e intraprendente, che sfida con coraggio la “Crisi”!

Vi ringrazio della disponibilità e della cortesia, vi saluto complimentandomi ancora per l’originalità vostre creazioni.

Elisabetta Belotti

La nebbia, la pianura, la fisarmonica di Stradella

Pubblicato dicembre 16, 2012 da labiondaprof

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Oggi è stata una giornata di bruma, calabrosa e nebbia.

La mia parte montana pensa con nostalgia alle crode scaldate dalla luce del sole, alla neve bianca come zucchero filato e all’azzurro da cartolina del cielo che ben conosco.

L’altra parte di me, quella che vive con i piedi attaccati a terra e non con lo sguardo al cielo, si crogiola nella nebbia come in un bozzolo.

Paolo conte lo ha scritto bene ne La fisarmonica di Stradella

Cos’è la pianura padana
dalle sei in avanti,
una nebbia che sembra
di essere dentro a un bicchiere
di acqua e anice eh già

come questa grande notte.
di pianura, di nebbia e di niente,
e di niente, di sempre
e per sempre così
E mi piace anche cantata da Nada:

E chi non capisce la bellezza di tutto questo, chi ci vive e ci lavora ma ci sputa sopra, beh, come diceva il buon Marino: vada a la striglia!

Let it snow: La Bionda e la pala

Pubblicato dicembre 14, 2012 da labiondaprof

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Ieri Santa Lucia, oggi neve. A palate, letteralmente.

Ieri un tripudio di dolcetti, cioccolata e regali. La Biondina ha avuto il suo primo Cicciobello. La sua lettera a Santa Lucia era più simile ad una lista nozze di una sposa dalle mani bucate che a una letterina infantile, ma in tempi di spending review anche le Sante seguono i dettami di Nonno Mario Monti.

La Biondina è sempre stata più tipa da costruzioni, puzzle, bicicletta e monopattino, piuttosto che da bambolotti, però quest’anno la letterina trasudava istinto materno, promesse di cura e accudimento, desiderio incoercibile di Cicciobello e così… Cicciobello fu. Completo di biberon, piatto per pappa, ciuccio e pannolino. E batterie, perché, come si sa, egli piange!

Poi, da stanotte, neve! Bella, per carità, ma insomma… In montagna e in vacanza è stupenda, suggestiva, divertente; nei giorni lavorativi, e in campagna, strappa imprecazioni più che OOOhhh di meraviglia.

Così, stivali, e gambe in spalla dalla mattina. Il borgomastro al telefono all’alba con quasi tutti gli spalatori della Bassa, La Biondina saltellante tra Cicciobello, Peppa Pig e gli stivaletti di gomma. La Bionda? Una fionda tra asilo e scuola. A scuola, 5 ore belle piene, per sostituire colleghi dispersi nella neve. Qualche sparuto drappello di superstiti arriva alla seconda ora, raccontando di code che neanche a Ferragosto sull’Aurelia.

Poi, dopo l’una, a casa a spalare il cortiletto, per non rimanere murata viva con l’auto domani. Pala e scopa di saggina, sciarpa sulla testa: più che Santa Lucia, una Befana (vedi immagine in apertura). Ah, la mamme mogli prof blogger multitasking…

Il primo che mi dice “Bella la neve!” si aspetti una palla in fronte. In fondo, è tanto bello fare a palle di neve :-)

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Certe cose non cambiano mai

Pubblicato dicembre 3, 2012 da labiondaprof

Ecco, diciamo che ci ho preso gusto, alle presentazioni.

Questa volta, sarò profeta in patria: presenterò il libro in un bel negozio di abbigliamento, proprio in centro, sotto i portici colleoneschi…

Presentazione Il manuale del perfetto marito Les Folies

Non solo: a rendere più simpatico il tutto, mi intervisterà un mio caro amico presentazione 8 dic 2012

Ci conosciamo dall’asilo, e siamo stati compagni di classe all’asilo, alle elementari, e infine al Liceo… tra i mille ricordi che condividiamo, questi mi sembrano i più adatti all’occasione.

Rewind:

C’era una volta una bambina bionda, che amava giocare con le bambole, vestirle da principesse e inventare delle storie; questa bambina bionda aveva iniziato presto a leggere, e a scrivere. Il suo papà spesso le regalava dei libri, soprattutto il sabato pomeriggio, quando si andava a fare una passeggiata in centro a Bergamo (già, i centri commerciali non esistevano, e i negozi in centro città erano belli). La bambina bionda scriveva dei bei temini, a scuola; un giorno, proprio con un tema, vinse in premio un’enciclopedia, messa in palio da una Banca locale per la composizione più bella.

Negli stessi anni, un bambino castano giocava con le macchinine, e con il meccano. Ma soprattutto amava giocare “a vendere”. Il bambino castano e la bambina bionda giocavano spesso insieme: erano nella stessa classe, e si vedevano anche in cortile. Quei bei cortili condominiali, condivisi con tanti bambini: lui con i maschi, lei con le altre bimbe e i pattini ai piedi. Un giorno a scuola, durante l’intervallo, il bambino castano regalò una busta bianca alla bambina bionda. Era davvero una busta preziosa: conteneva un bigliettino con la dichiarazione di un piccolo sentimento e una moneta da 50 lire. Omaggio alla piccola bionda? Tentativo di far colpo? Corteggiamento moderno, del tipo tieni, comprati quello che vuoi? Non fu mai chiarito, ma la piccola bionda non si fece intenerire: era solo l’età dell’amicizia, e andò benissimo così.

Gli anni passavano. I due bambini, divenuti ragazzini, crescevano momentaneamente divisi negli anni delle medie, ma si ritrovarono alle superiori: stesso Liceo, stessa classe. E ancora: alla bionda piaceva leggere e scrivere, anche se aveva scelto il Liceo Scientifico, e a lui piacevano la matematica, i numeri e i computer…

Anni dopo, la scelta dell’Università fu scontata: Lettere per lei, Economia per lui. Milano per lei, Brescia per lui. Con altri amici si ritrovavano periodicamente: compleanni, feste, ritrovi allargati ai flirt di lui e di lei. Lui si fidanzò presto con una ragazza seria e tenace. Lei, ecco, lei no.

Gli anni passarono: vennero la laurea, i primi passi nel mondo ostile del lavoro, il matrimonio per entrambi, e i figli.Non si erano mai persi di vista, però, e lei lo scelse come family banker. Del resto chi meglio di lui? Lui che a soli diciotto anni possedeva già una 24 ore degna di questo nome?

Sabato, tutto ciò verrà rievocato, insieme alla presentazione del libro, e sarà molto bello.

 

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