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Anteprime: Guida poco che devi bere di Maurizio Corona

Pubblicato giugno 12, 2013 da labiondaprof

Eccolo qui, uno dei miei scrittori preferiti, per ragioni antropologiche, prima ancora che letterarie.

Il vino, e l’acqua.

Al vin e l’aga, nella lingua di mia madre, che è poi la sua, la stessa di Corona, con poche, impercettibili varianti (questioni di pochi km). Lingua dura, aspra, intrisa di acqua, ghiaccio, neve e macchie verdi. Pini, abeti, larici, ginepri, rododendri, genziane. Poche stelle alpine, ormai. Mugo, resina e  sole caldo che spacca le pietre, dopo il gelo dell’inverno. Il vino, consolazione delle lunghe serate fredde, in inverni che sembrano non finire mai. Eterni, Dante direbbe etterni, che etterni durano.

Invece poi finiscono, e arriva una breve estate. Che porta le vipere, e i turisti. Che non si sa chi causa meno danni…

No sta pì bei vin, bei aga.

(Smetti di bere vino, bevi invece acqua).

Disse un avventore nel bar, prima di cadere lungo disteso per terra. Un esempio classico di “Fate quello che dico, non fate quello che faccio”.

über alles: no, ma simpatici proprio!

Pubblicato aprile 3, 2013 da labiondaprof

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Baden Baden

No, decisamente no. Il vizio di ritenersi superiori, antropologicamente, economicamente e culturalmente, non lo perdono mai.

Un comico (comico?) tedesco fa una battutaccia sul Papa che parla in italiano “lingua dei poveri”.

http://video.corriere.it/presentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua/c60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7?Embed_link=http%3A%2F%2Fvideo.corriere.it%2Fpresentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua%2Fc60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7

Un pelato e ingrigito ex calciatore ora allenatore, non a caso ai tempi soprannominato Panzer, fa un’uscita inclemente, gratuita e priva di buon gusto sul portiere italiano Buffon.http://www.corriere.it/sport/calcio/coppe/2012-2013/notizie/beckenbauer-buffon-pensionato-juve-bayern-champions_0a154222-9c2e-11e2-aac9-bc82fb60f3c7.shtml

Beh, tanto per cominciare, la prossima Pasqua la teutonica Angela Merkel invece che recarsi con il suo costumino colorato a Ischia può andare tranquillamente a Baden Baden.

Bellissima cittadina termale: ci sono le terme, c’è anche il casinò. Vi si recò, tra gli altri personaggi famosi,  anche Petrarca. E, più modestamente, qualche anno fa anche la Biondaprof.

Aufidersen :-)

 

 

 

Neve, slitta e pattini

Pubblicato gennaio 16, 2013 da labiondaprof

L’inverno è lungo, si sa. La neve, il ghiaccio sulle strade, la nebbia, il freddo. Il camino, la slitta, gli sci e i pattini. Come l’anno scorso, le nostre gite sulla neve.

Durante la minivacanza di inizio anno, ho piazzato la Biondina sui pattini e l’ho guidata per la pista. Io non mettevo i pattini ai piedi da circa 10 anni (forse di più), ma mi sono ricordata tutto! Tutto quel poco che sapevo fare, in altri tempi e in altri luoghi… Serate gelide sui pattini, amiche con le guance rosse, ragazzini che per flirtare ti facevano rischiare l’osso del collo, il freddo blu, blu come le dita sotto i guanti, come i riflessi della luna sulla neve…ok, momento nostalgia passato.

Dicevo: ho ripreso a pattinare, con qualche anno e qualche kiletto in più. Ottima mossa.

E ora, un bel video del mio profumo invernale (grazie cugino M. per il tuo regalo di Natale), con una favolosa pattinata nientemeno che a Parigi!

La nebbia, la pianura, la fisarmonica di Stradella

Pubblicato dicembre 16, 2012 da labiondaprof

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Oggi è stata una giornata di bruma, calabrosa e nebbia.

La mia parte montana pensa con nostalgia alle crode scaldate dalla luce del sole, alla neve bianca come zucchero filato e all’azzurro da cartolina del cielo che ben conosco.

L’altra parte di me, quella che vive con i piedi attaccati a terra e non con lo sguardo al cielo, si crogiola nella nebbia come in un bozzolo.

Paolo conte lo ha scritto bene ne La fisarmonica di Stradella

Cos’è la pianura padana
dalle sei in avanti,
una nebbia che sembra
di essere dentro a un bicchiere
di acqua e anice eh già

come questa grande notte.
di pianura, di nebbia e di niente,
e di niente, di sempre
e per sempre così
E mi piace anche cantata da Nada:

E chi non capisce la bellezza di tutto questo, chi ci vive e ci lavora ma ci sputa sopra, beh, come diceva il buon Marino: vada a la striglia!

Fontanili e Dolomiti: Fiabe e Leggende delle Dolomiti per il venerdì del libro

Pubblicato settembre 21, 2012 da labiondaprof

L’inverno del nostro scontento (cit.)  è già iniziato… (vedi questo post)

Questa mattina lezione di geografia: i fontanili, la differenza tra la Alta Pianura Padana e la Bassa Pianura Padana.  Alunni inconsapevoli di vivere sulla linea dei fontanili, alunni a cui ho suggerito, invece del solito giro al centro commerciale in auto con i genitori, un giro in bicicletta al fontanile più vicino. E poi voglio le fotografie…

E allora, mentre parlavo di rocce permeabili e impermeabili, si sono affacciate alla mente altre rocce, le mie Crode. Le Dolomiti, e il fenomeno dell’ensoradira, ovvero il colore rosato che assumono in alcuni momenti della giornata, al tramonto soprattutto.

Così, oggi parlerò di un libro che raccoglie le più belle fiabe e leggende delle Dolomiti:

Qui si può conoscere il mondo fatato delle montagne, dei boschi e delle rocce che si colorano al tramonto. E il vero significato del Giardino delle rose, il Rosengarten (Catinaccio in Italiano), la storia del Gigante Sassolungo, e la storia della Principessa di neve.

Alla Biondina queste fiabe piacciono molto, le sue preferite sono (e come ti sbagli?) quella della Principessa di Neve e quella della regina Ensoradira.

 

La Bionda, il Giornalista e la Biondina: Labiondaprof e Beppe Severgnini

Pubblicato settembre 2, 2012 da labiondaprof

Ora lo posso raccontare.

Uno degli incontri più piacevoli di questa lunga estate è stato quello, assolutamente fortuito e fortunato, con il giornalista Beppe Severgnini. Dove? Come? Quando? Perché?

Partiamo ab ovo, dall’inizio insomma.

Leggo Severgnini da molti anni: l’ho scoperto grazie a Montanelli, mio mito del giornalismo (oltre che per i suoi libri sulla Storia d’Italia). Il primo libro che ho letto di Severgnini, durante un’estate al mare nei primi anni Novanta,  si intitolava Inglesi, e mi è piaciuto subito.

Mi piace il suo modo di scrivere, il suo modo di osservare la realtà e presentarla al lettore. Mi piace il fatto che ha vissuto all’estero, ha viaggiato e viaggia molto, ha una mente aperta ma vive ancora nella sua cittadina, Crema. Che tra l’altro conosco bene perché è vicina alla mia cittadina natale, ed è una meta usuale per aperitivi, shopping in centro, gelato in piazza Duomo.

Un provinciale cosmopolita insomma, un lombardo con gli occhi aperti sul Mondo, che non dimentica però da dove arriva. Che ama conoscere e raccontare, che cerca il confronto ma sa bene chi è e quali sono le coordinate della sua vita.

Credo di aver letto quasi tutti i suoi libri. L’ho visto in tv, in varie trasmissioni. L’ho ascoltato a CortinaIncontra, anni fa, e a Bratto pochi anni fa, quando presentava Il manuale del perfetto interista (che possiedo, autografato). L’ho intravisto due o tre volte a Crema, anni fa, quando il figlio era ancora bambino.

Infine, l’ho incontrato. Durante uno degli ultimi giorni di agosto, in un supermercato di Dorga (Passo della Presolana, Bg), dove io trascorro spesso qualche giorno in agosto e lui possiede da anni una casa. Ne ha scritto tante volte: le sue estati da ragazzino, le sue prime volte sugli sci al Monte Pora, le sue vacanze in famiglia.

Comunque, ecco qui com’è andata.

Mi aggiravo placidamente per cercare un rotolone pannocarta per la cucina e ho visto un uomo che cercava la carta stagnola. Lo guardo e penso Ma guarda come assomiglia a Beppe Severgnini. Poi lo guardo meglio e mi dico Massì, è lui.

Così mi esce spontaneo un bel “Buongiorno!” con un sorriso smile. Lui, gentilissimo, mi saluta e io inizio a fargli i complimenti per i suoi libri, gli racconto che l’ho sentito presentare un suo libro qualche estate fa. E poi, senza star troppo a pensarci, gli ho raccontato del mio libro, di come il titolo sia ispirato ad alcuni dei suoi libri, del travagliato percorso che ha portato alla sua pubblicazione. Il tutto mentre La Biondina si aggirava incuriosita, mia mamma la placcava per portarla via e lasciarmi parlare un po’ tranquillamente e altre persone si avvicinavano per salutarlo e fargli i complimenti. Ad un certo punto una signora che non riusciva a ricordare il numero del cellulare  per effetturare la ricarica gli ha chiesto aiuto, forse senza riconoscerlo, e lui, con disponibilità e gentilezza estrema ha armeggiato con il cellulare per dieci minuti buoni, tra schede, chiamate incrociate con il suo per registrate il numero, consigli sulle ricariche etc. Insomma, una persona “famosa” assolutamente priva di spocchia, ma gentile e disponibile. E, per la mia esperienza, sono poche davvero.

Così l’ho salutato con la promessa di scrivere al suo Italians, sul Corriere della Sera, per raccontare qualcosa di più del libro.

Ed ecco qui la lettera, pubblicata:

http://italians.corriere.it/2012/09/02/editori-imperfetti-e-mariti-letterari/

Grazie, Beppe Severgnini, e W la Presolana. E gli incontri inaspettati: cercavo un pannocarta ed ho trovato un giornalista. La chiamano serendipity, vero?

 

L’estate sta finendo

Pubblicato agosto 29, 2012 da labiondaprof

In pieno mood 80 (e tornerà in tv anche Dallas, e ho detto tutto), da almeno 3 giorni fischietto compulsivamente una canzone che per me, come per altri della mia generazione, è stata fondamentale nella formazione, chiamiamola così, sentimental-culturale.

L’estate sta finendo,

e un anno se ne va,

sto diventando grande,

lo sai che non mi va…

I Righeira. Sì, proprio quelli di No tengo dinero e Vamos a la playa. Quelli abbigliati con i pantaloni del pigiama, gli occhiali da sole e la cresta similpunk. Quelli che vincevano il Festivalbar.

L’estate sta finendo è la fotografia di una generazione: i preadolescenti e gli adolescenti della metà degli anni 80. Quelli con Vasco e le sue bollicine, quelli con Sandy Marton e People from Ibiza, quelli con Spagna che cantava in inglese. Quelli che ascoltavano i Depeche Mode se volevano fare i fighi e quelle che, fighette milanesi e di tutt’Italia, volevano sposare Simon Le Bon.

Quelli e quelle che, seguendo fratelli maggiori o cugini (grazie Davide, a proposito), imparavano a conoscere il Boss con Dancing in the Dark e Born in the Usa.

In quell’estate lunga, così lunga che sembrava non dovesse finire mai, il juke box (certo, c’era ancora il juke box, e nel pensarlo mi sento vecchissima) suonava continuamente, da giugno, questa canzone balneare, malinconica e sincera. E chi se lo sarebbe aspettato dai Righeira, eppure erano proprio loro.

Sere di amiche e amici, sere di “Ma tu a che ora devi tornare?”, sere di ghiaccioli e biliardino, sere di scherzi, sere di amicizie e amori che si credevano eterni. Sere di ragazzi.

Poi, anche se non ci andava, siamo diventati grandi.

Ma, a fine agosto, ogni anno e senza preavviso, mi viene spontaneo fischiettare questa canzone:

http://youtu.be/7Z-bmmuAY-w

Storie del bosco antico: per il venerdì del libro

Pubblicato agosto 2, 2012 da labiondaprof

Agosto=Montagna.

Da sempre, per me, è così.

Quindi, per questo venerdì del libro, un libro di un autore che amo molto, Mauro Corona. La mia metà ladina lo capisce, più di ogni altro scrittore. Le sue terre sono le terre di mia madre, il suo dialetto, anzi, la sua lingua, è la lingua di mia madre. Quando Corona parla delle voci del bosco, degli alberi, del grande freddo, dei prati, dei pascoli verdi  e della nuda roccia, io lo capisco; sento risuonare dentro di me le mie corde più antiche, e i ricordi sedimentati in tante estati di bambina, ragazza e giovane donna. E in tanti inverni , con le mani nella neve, e il sole che illumina le cime rosa che sono, davvero, per me le più belle al mondo.

Gocce di resina, i ricordi… E come gocce di resina sanno emanare profumi, sapori e nostalgie.

E, come scrive Corona: “Quelle gocce giallo miele, non scappano, non scivolano via come l’acqua, non abbandonano l’albero. Rimangono incollate al tronco, per tenergli compagnia, per aiutarlo a resistere, a crescere ancora.”

Sono piccole storie, storie di animali, di alberi e di fiori. Allocchi, ghiri, lucertole, aquile e altre creature del bosco, quel bosco che racchiude tutto un mondo. Un mondo senza uomini, ma non per questo senza virtù e vizi, incarnati nelle presenze che parlano a chi, come Corona, sa mettersi in ascolto.

Il lupo di Joseph Smith per il venerdì del libro

Pubblicato giugno 8, 2012 da labiondaprof

Dopo aver parlato di lupi nel post precedente e in uno scorso venerdì del libro, ecco ancora un libro che parla di questo animale, predatore, intelligente e forte.

La storia di un giovane lupo, raccontata da lui stesso. Il punto di vista, interno alla storia, ci fa conoscere i pensieri e il carattere del lupo. Un giovane lupo deve sopravvivere, in un ambiente ostile, e affina sensi e istinto. L’incontro con una volpe rappresenterà per lui una novità assoluta: non è pericolosa, non è debole, non si pone né come preda né come predatore. Vorrebbe addirittura offrire il suo aiuto al lupo, la sua amicizia e…

Il Lupo di Joseph Smith

Chi ha paura del lupo cattivo?

Pubblicato giugno 6, 2012 da labiondaprof

Il lupo è una presenza antica e  costante nella vita dell’uomo, e ciò si riflette nel folklore e nelle fiabe: dal lupo di Cappuccetto Rosso (che occhi grandi hai, nonna, e che bocca grande…), al lupo della storia dei Tre Porcellini, alle favole di Esopo e Fedro.  A proposito di questi, quando avevo il tempo di dare ripetizioni di Latino, avrò fatto tradurre almeno una ventina di volte Lupus et agnus: At rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus…

E poi: lupus in fabula! 

E San Francesco e il lupo di Gubbio.

E il mio amatissimo Il richiamo della foresta

Fino ad arrivare ai licantropi di Twilight e di Cappuccetto Rosso Sangue

In realtà, non per moda, io sono sempre stata affascinata dai lupi: animali liberi, capaci di vivere nelle condizioni più impervie e difficili, intelligentemente organizzati secondo la logica del branco (tutta la storia del maschio alfa e altro che l’etologia ci insegna).

I lupi non sono estinti: sono stati avvistati nel febbraio di quest’anno nella mia amata Val Pusteria, l’anno scorso nella bergamasca e in Piemonte. E ovviamente in Abruzzo.

Ma questi animali rischiano l’estinzione: bracconaggio, difficili condizioni di vita e inquinamento del loro habitat.

Segnalo quindi l’iniziativa del WWF: progetto lupo.

Ricordo, infine, alcune parole tratte dal libro Io non ho paura, libro che parla delle paure infantili e di due bambini coraggiosi, protagonisti di una storia appassionante:

«Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri».

Infine infine, ultima segnalazione: gli abitanti di una vallata della bergamasca, la Val di Scalve, e in particolare gli abitanti di Vilminore hanno l’antico soprennome di Luff, cioè lupi. (notevole l’assonanza con la parola tedesca Wolf). Nello stemma della Val di Scalve compare un orso, e la scritta Tutus in Silvis, cioè sicuro nei boschi.

Ed esiste persino un gruppo, i Luff, che fa musica popolare e dialettale: eccoli qui

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