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Invalsi sì, Invalsi no…

Pubblicato maggio 14, 2013 da labiondaprof

Ripubblico, aggiornato, un mio vecchio post sulle prove Invalsi. Oggi una delle mie classi le ha svolte: fatica, goccioline di sudore sulla fronte, sguardi concentrati. Vedremo il risultato. Quando? Ah, beh, tra non meno di un anno!

Nella mia scuola, come in tutte le primarie e secondarie d’Italia, sono state somministrate le Prove Invalsi. Per chi non è nel mondo della scuola, spieghiamo che tali prove dovrebbero indagare e testare il livello di preparazione degli alunni, e quindi il lavoro svolto dai loro insegnanti, relativamente a due materie fondamentali: italiano e matematica.
In particolare, in italiano (reading) la prova si articola così: comprensione del testo e quesiti di natura grammaticale (Ortografia, Morfologia, Lessico, Sintassi). Per quanto riguarda queste prove, posso dire che le mie classi le hanno svolte senza difficoltà, trovandole facili. In effetti, non si chiede altro che fare quello che si fa sempre in classe, nelle ore di Antologia: leggere un brano, capirlo e rispondere a delle domande (sui personaggi, sulla trama, sullo stile dell’autore). Riguardo ai quesiti di grammatica, sono persino più semplici dei soliti esercizi, presi dal libro o inventati da me, che si affrontano insieme durante l’anno.
Ad aprile 2011 ci hanno restituito i risultati delle prove dell’anno scorso: la mia prima, ora seconda, è risultata sopra la media nazionale, in pari con la media della regione Lombardia, e seconda delle 8 classi dell’istituto comprensivo di cui facciamo parte. Una bella soddisfazione, vero?
Ecco, veniamo alle note dolenti. Sicuramente io preparo bene la mia classe, sicuramente i miei alunni studiano, ma il buon risultato è dovuto anche a due fattori determinanti: in classe c’è un solo disabile, che non ha problemi cognitivi, e una sola alunna straniera, alfabetizzata perché in Italia dalla 2 elementare. Una mia collega, brava, ha invec una classe obiettivamente difficile: 5 alunni stranieri, di cui 2 cinesi poco o nulla alfabetizzati, 2 rumeni che lasciamo perdere e 1 indiano volonteroso ma con difficoltà. In più, un disabile con problemi cognitivi. Indovinate un po’ il risultato della sua classe: pessimo! Significa che lei non sa insegnare? Che tutti gli alunni della sua classe non studiano e non imparano? Che questa classe e quindi la scuola cui appartiene non dovrebbe mai essere premiata, ma penalizzata?
Tutta questa lunga introduzione per dire che riconosco all’Invalsi alcuni aspetti positivi ma altrettanti negativi.
Positivi:

  1. Nelle medie, le prove testano i livelli minimi di comprensione di un testo e di conoscenze grammaticali, sotto la cui soglia un alunno non può ritenersi in grado di affrontare le classi successive o la scuola superiore. Ripeto: le prove sono sempre mediamente più facili di quelle svolte durante l’anno nel programma.
  2. Le prove sono uguali su tutto il territorio nazionale e rispecchiano, almeno per regioni e province, la situazione effettiva della preparazione degli alunni.
  3. Le prove Invalsi sono simili alle prove che ogni paese Ue somministra ogni anno. Non c’è niente di trascendentale, o di offensivo nei confronti degli insegnanti, se si procede ad una valutazione delle abilità e competenze acquisite dagli alunni in determinati momenti del loro percorso scolastico.

Negativi:

  1. Il Ministero non ha mai chiarito se e fino a che punto i risultati degli allievi ai test saranno usati per premiare in termini economici le singole scuole e i singoli insegnanti.
  2. Per risparmiare, si è scelto di far somministrare le prove direttamente agli insegnanti, anziché a personale specializzato dell’Invalsi. L’esperienza  mostra in modo chiaro che questo produce risultati distorti, perché una parte degli insegnanti  aiuta gli allievi a compilare il test. Dove? Al Sud, ma anche in alcune regioni del Centro-Nord. Esperienza personale (Nord, profondo Nord). .
  3. Le prove Invalsi non vanno bene per le scuole superiori, che hanno indirizzi e finalità diverse. Non si può chiedere a tutti la stessa cosa, pare ovvio. Inoltre, non indagano abilità e capacità come: ragionamento, astrazione, organizzazione mentale, sensibilità estetica, senso critico. Tutti aspetti che caratterizzano il percorso delle scuole superiori più che delle scuole dell’obbligo.
  4. Le prove Invalsi tendono a penalizzare le scuole dove è più alta la presenza di alunni stranieri; nessuna facilitazione è prevista per gli alunni disabili. Le classi “fortunate” quindi prenderanno punteggi più alte, mentre quelle con più stranieri o disabilità più gravi saranno “punite” con punteggi mediamente più bassi. Questo va valutato, se si vuole valutare poi, come  sacrosanto, il lavoro degli insegnanti.

Soluzioni? Sì ad una valutazione, ma con una serie di modifiche. Ovviamente gli esperti dell’Invalsi non ascolteranno mai un insegnante che insegna in classe, ma orde di pedagogisti, esperti dell’educazione e della formazione, più dannosi della grandine

Presidi Lombardia, concorsi, ricorsi e buste trasparenti…

Pubblicato maggio 4, 2013 da labiondaprof

Da mesi volevo scrivere un post su questa vergognosa faccenda, ma mi mancava sempre la forza di ripetere cose già note con la giusta indignazione e i giusti toni.

Bene, lo faccio pubblicando questa lettera pubblicata su Italians di Beppe Severgnini:

http://italians.corriere.it/2013/05/04/scuola-presidi-concorsi-e-buste-trasparenti/

E quindi, io credo che solo in Italia debbano passare mesi perché un perito (docente universitario) possa decidere se una busta è trasparente o non lo è; solo in Italia i bocciati ad un concorso fanno sistematicamente ricorso; solo in Italia una busta che va bene per una Regione non va bene per un’altra (buste acquistate dalle Regioni stesse, non dal primo che passava).

Solo in Lombardia ci sono presidi che hanno una scuola di titolarità e svariate reggenze.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/04/scuola-concorso-presidi-ancora-a-vuoto-in-lombardia-500-scuole-a-rischio/583270/

Già.

 

Intervista a Giulia Orecchia: Le Fiabe di Calvino per i più piccini

Pubblicato aprile 22, 2013 da labiondaprof

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Il 19 marzo 2013 è stato pubblicato da Mondadori Fiabe italiane di Calvino-Fiabe per i più piccini, illustrato da Giulia Orecchia.

Ammiro davvero molto il suo lavoro, cosi le ho scritto e le ho chiesto se era disponibile per un’intervista.

E stata davvero gentilissima e cosè ecco qui la mia intervista a Giulia Orecchia.

Quando e come ha capito che “da grande” le sarebbe piaciuto illustrare libri per lavoro?

Quando leggevo il Corrierino ammirando gli illustratori uno per uno, o a 11 anni quando ho partecipato al concorso del Corriere dei Piccoli per la copertina di Natale, senza vincere, o quando negli intervalli della Scuola Politecnica del Design (dove insegnavano progettazione, grafica, colore e tipografia Pino Tovaglia, Umberto Fenocchio, Narciso Silvestrini, Bruno Munari, Max Huber, Heinz Weibl…) passavo il mio tempo nella libreria Favelliana, piena di libri per bambini della Emme Edizioni.

Quale percorso di formazione ha seguito per diventare illustratrice?

Non esisteva al tempo in Italia alcun percorso specifico. Dopo il liceo artistico e la scuola di grafica ho cominciato a lavorare come assistente, grafica e illustratrice. Ho imparato dagli illustratori che ho conosciuto e dal loro lavoro, e lavorando sul campo.

Quali difficoltà ha dovuto affrontare inizialmente e quando ha capito che ormai poteva vivere del suo lavoro?

Ho lavorato come assistente in uno studio dove si facevano cartoni animati, in uno studio grafico, come art director e grafico per una casa editrice di libri scolastici e come illustratrice tuttofare. A 24 anni sono andata a vivere per conto mio, e da quel momento mi sono buttata a capofitto nel mondo, vivendo del mio lavoro: per forza. Erano anni nei quali ciò era possibile. Ho cominciato collaborando con riviste, agenzie di pubblicità e studi di grafica. Il primo libro è stata un’occasione per cominciare a lavorare nell’editoria per l’infanzia e per fortuna sono riuscita a coglierla al volo, forse perché ci tenevo così tanto… Le esigenze delle case editrici comunque erano allora molto diverse da quelle attuali. L’editoria per ragazzi è diventato l’unico settore nel quale lavoro solo da quando editoria periodica e pubblicità sono entrate nell’ombra della crisi.

Qual è il  libro che le è rimasto impresso da lettrice-bambina e quale invece quello che ha amato di più come illustratrice?

Preferirei dire “Uno dei libri che…” , mi riesce troppo difficile scegliere, amo così tanti libri per così tanti motivi diversi… però potrei rispondere: da bambina La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati e da illustratrice La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati

Quali colleghi italiani apprezza particolarmente? E quali stranieri?

Tutti coloro che lavorano con professionalità e passione. Molti sono grandi amici, e da tutti loro c’è qualcosa da imparare. E’ un mestiere un po’ particolare: disegnare tutto il giorno, spesso in solitudine, porta a starsene immersi in un mondo interiore di immagini, dove la parola non è sempre necessaria. Tra noi ci si capisce e c’è molta più complicità che rivalità.

Il 19 marzo è uscito esce il libro Fiabe italiane di Calvino-Fiabe per i più piccini. Può raccontarci quali fiabe sono state scelte dalla raccolta di Calvino e quale di queste le è piaciuto di più illustrare?

Certo! Gallo Cristallo, Le ochine, Il bambino nel sacco, Cecino e il bue, I due gobbi.

Illustrare le fiabe italiane raccolte da Calvino è stato un grandissimo onore e piacere! La mia fiaba preferita (da illustrare) è stata quella del gallo, perché mi piace tantissimo disegnare gli animali.

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Il suo prossimo progetto? 

Sto lavorando a un testo meraviglioso di Andrea Camilleri per bambini, per Mondadori. Anche qui, grandissimo onore e piacere.

Quale consiglio darebbe ad un giovane che aspira a diventare illustratore?

Di studiare molto, avere coraggio e costanza. E di ragionare attentamente sul fatto che al giorno d’oggi solo pochi riescono a fare l’illustratore come mestiere del quale poter vivere. Si possono fare libri come opere d’arte: è un piacere grande, tanta soddisfazione, tanto fascino, davvero! Ma non è facile farne un mestiere vero e proprio…

Ha svolto e svolge tuttora laboratori didattici e letture animate con i bambini. Considera importante questa attività? Cosa le dà questa esperienza?

Sì, è bellissimo lavorare insieme ai bambini, sono degli illustratori pieni di entusiasmo, creatività e competenza. Si impara molto dalla loro visione del mondo, aiuta a fare libri nella loro stessa lingua. Io spero di riuscire a trasmettere ai bambini e ai loro insegnanti la consapevolezza che l’arte è un grande piacere e uno spazio di libertà e scoperte. Che l’arte rende visibile l’invisibile, come diceva Paul Klee.

Cosa consiglierebbe a due genitori che vogliano far nascere nel loro bambino l’amore e l’abitudine alla lettura?

Non posso dare una risposta, non sono titolata e vi spiego perché.

Pensavo fosse importante proporre ai bambini libri, leggere libri, trasmettere amore per la lettura, soprattutto con l’esempio. Bene.

Ho riempito la camera dei miei bambini di libri, ho mostrato loro libri, ho letto loro libri ogni sera per 7 anni, da quando ne avevano 2 fino ai 9, senza imporglielo eh, con piacere reciproco. Cerco di dare l’esempio: leggo molto nei momenti liberi, leggo qualche pagina ogni sera prima di addormentarmi, regalo libri. Quando non so cosa fare faccio un salto in una libreria. Ho amici che scrivono, illustrano, fanno editing, sono editori, aprono librerie. Ascolto Fahrenheit e vado al festival di Mantova. Ebbene: i miei figli sono dislessici, non amano i libri e non hanno nessuna abitudine alla lettura. E per conto loro avranno letto sì e no alcuni dei libri obbligatori per la scuola…

La ringrazio della cortesia, e buon lavoro!

La ringrazio molto anch’io!

Giulia Orecchia

Io e la Clio: si parva licet componere magnis…

Pubblicato aprile 21, 2013 da labiondaprof

Barack Obama, Giorgio Napolitano, Michelle Obama, Clio Napolitano

Non riesco ad aggiornare il blog in questo periodo: lavoro, progetti nuovi, dispiaceri familiari, impegni extra.

Però, davvero, questo devo scriverlo: il mio primo pensiero, all’elezione del secondo settennato di Giorgio Napolitano, è andato alla moglie, alla Clio. Chissà com’è furiosa. Praticamente l’hanno bloccata con i primi scatoloni sigillati sulle scale, mentre chiamava un taxi per andarsene dal Colle!

Io, si parva licet etc, sono esausta del secondo mandato del borgomastro… e lui non ha nemmeno 87 anni!

Clio, tanta comprensione da parte mia. E vedrai, alle terme insieme prima o poi ci andate, tu e Giorgio…

Roberta Lombardi ride a Roma? Dum Romae consulitur…

Pubblicato aprile 10, 2013 da labiondaprof

Adoro la sintesi della lingua latina, e soprattutto la capacità di dire molto con poche parole: la brevitas, insomma.

Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur: Mentre a Roma si discute, Sagunto è espugnata (da Annibale). Tito Livio dixit.

Come sempre, i classici, siano le locuzioni latine o i tubini neri alla Audrey Hepburn, sono validi in ogni tempo.

Oggi la tradurrei così: Mentre Roberta Lombardi e i 5 stelle se la ridono a Roma, ci sono un milione di disoccupati che ridono molto meno.

GOVERNO: LA LUNGA GIORNATA 5 STELLE,SIT IN PIAZZA E PROTESTA IN AULA

Fiabe, paure e crescita

Pubblicato marzo 28, 2013 da labiondaprof

Qui il mio nuovo post per il blog vivalamamma di Maria Nigo:

Fiabe, paure e crescita

Io ho sempre amato le fiabe. Da piccola me le facevo leggere da mamma e papà, e dalla mia vicina di casa. Se osavano saltare qualche parola per finire prima, io me ne accorgevo subito e protestavo vigorosamente, ripetendo pari pari le parole che mancavano…

Ora, che ho una figlia e insegno, le fiabe continuano a far parte della mia vita. Le leggo a mia figlia e le spiego agli alunni di prima. E Propp, e le funzioni, e i laboratori di scrittura e riscrittura: cambia il finale, mescola personaggi di fiabe diverse, la contrifiaba, l’antifiaba… Ma l’emozione più grande è sempre leggerle: C’era una volta… e ti ritrovi in un mondo magico, dove niente è facile come sembra, ed ogni azione nasconde mille significati.

Ricordo che mio padre mi regalò un libro: la favole dei Fratelli Grimm, l’edizione Einaudi, gli struzzi. Le fiabe di questa edizione sono cento, e sono scelte e presentate da Italo Calvino.

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Le ho lette fino allo sfinimento: prova è una certa consunzione delle pagine e una bella macchia di crema solare in un angolino. Sì, le ho lette anche in spiaggia.

E ancora le leggerò:-)

Papa Francesco:tempi biblici?

Pubblicato marzo 14, 2013 da labiondaprof

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Durante i Mondiali di calcio diventiamo tutti allenatori; durante le Olimpiadi tutti esperti di curling e tiro al piattello. In questi giorni, gli italiani sono tutti vaticanisti. Extra Omnes! Fumata nera, no, è bianca! E io il Papa lo voglio francescano, e io invece nero (come preconizzavano i Pitura Freska), e conclave deriva da cum+clave. E chissà Benedetto cosa fa, dove sarà… E infine: Habemus Papam.

Non voglio scrivere anche io mille cose che ho già letto su mille siti e mille giornali: la scelta del nome Francesco (nomen omen), e le origini piemontesi, e il Papa che viene dalla fine del mondo, eh però l’età, sì però già nel conclave del 2005.

Mi piace? Non mi piace? Come si fa a giudicare una persona in 5 minuti? Un Papa all’inizio del suo pontificato? Ok, la mia prima impressione me la sono fatta, però la tengo per me.

Dico solo che la Chiesa è un’istituzione che viaggia da circa 2000 anni, e si capisce il perché:

Benedetto XVI annuncia la sua abdicazione l’11 febbraio, e il 28 saluta tutti, Buonanotte le sue ultime parole. Poi, dopo un po’ di consultazioni tra i cardinali, l’11 marzo comincia il conclave. Il 13 marzo arriva la fumata bianca e il nuovo Papa. Che riprende il filo del discorso: Fratelli e Sorelle, buonasera.

Il governo italiano?

Monti annuncia le sue dimissioni l’8 dicembre, le rassegna il 21 dicembre. Le nuove elezioni arrivano solo a fine febbraio. Ora, lemme lemme, i deputati sciamano su Roma. Di un governo nemmeno l’ombra, nemmeno l’idea.

E poi sarebbe la Chiesa quella che ragiona in tempi biblici?

Bambini e paure: libri per bambini dai 3 ai 4 anni

Pubblicato marzo 4, 2013 da labiondaprof

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Il mio post sul blog vivalamamma di Maria Nigo:

http://vivalamamma.tgcom24.it/wpmu/2013/03/quali-libri-possiamo-leggere-ai-bambini-per-aiutarli-a-vincere-le-loro-paure/

L’inverno del nostro scontento: febbraio corto e amaro

Pubblicato marzo 2, 2013 da labiondaprof

camminare1Sono stata assente non perché intenta a crogiolarmi in qualche spiaggia caraibica, purtroppo, ma perchè l’inverno del nostro scontento non è ancora finito. E dire che sto vivendo un periodo difficilino è come dire che Grillo è un comico abbastanza benvoluto dalla gente. Conto di rialzarmi, faticosamente però, come la piccola bionda della fotografia.

Allora, il dono della brevitas, come dice Severgnini, credo di averlo sempre avuto, quindi andrei per sommi capi, alla Bridget Jones, orsù:

Fidanzati/mariti: Uno, molto impegnato. Passa da casa con la stessa frequenza della cometa di Halley.

Figli: Una, che ha ballato vestita da principessa con una mostruosa allergia tipo peste bubbonica nel ponte di Carnevale, che ha ben pensato di trascinare una tossetta stizzosa nei giorni più pesanti di lavoro, alternandola piacevolmente a brevi puntatine di febbricola. E quest’anno sono rose e fiori rispetto all’inverno scorso.

Lavoro: Uno ufficiale, la scuola. Ecco, diciamo: altro che 18 ore settimanali… e mi fermo qui solo per evitare moccoli vari. Il blog, la scrittura, le collaborazioni: tutto fermo. Dovevo prima sopravvivere alla rogna di febbraio.

Hobby: chi li ha visti? Acquagym, lettura, moda? Parole oscure come le profezie di Nostradamus.

Kg persi/o messi: boh. Dovrei avere il tempo di pesarmi.  Orari strani e alimentazione varia, più che varia, schizofrenica. Bevo brodo come una nonnina di 90 anni. Poi però mangio patatine come un’americana al Drive in.

Libri letti: uno. Solo uno… però mi è piaciuto molto, ne parlerò in uno dei prossimi venerdì del libro, se ce la farò.

Capelli: dopo settimane di meditazione, e mille appuntamenti rimandati (neve, malattia, ancora neve, allergie della Biondina, febbrine della stessa…), un taglio nuovo e un colore un po’ più chiaro. Per andare incontro alla primavera, se Iddio vorrà che arrivi, con un taglio che non mi faccia sembrare Susanna Camusso, con tutto il rispetto.

Auto: – Una. E qui vorrei evitare di rendere il mio blog una sequela di madonne, sacramenti, parolacce e cruente imprecazioni. Ma io auguro ai ladri della mia povera macchinina quello che Alex Drastico augurava ai ladri del suo motorino, e anche qualcosa in più. Perché Alex Drastico era cattivo, ma io lo sono di più.

Voti: tre. Tre ne ho dati, domenica scorsa. Appiedata e sotto la neve. Incattivita e indecisa fino all’ultimo.

Paese ingovernabile: Uno. L’Italia.

Progetti per il futuro: uscire dal tunnel, grazie. Io, e magari anche l’Italia.

Insegnanti e alunni ai tempi di facebook

Pubblicato gennaio 12, 2013 da labiondaprof

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Premessa: non ho mai avuto un profilo facebook. Tuttora non è un social network che adoro… però ora ho un profilo facebook. Qualcosa non torna, vero?

No, non sono schizofrenica, non ho due parti del cervello che combattono tra loro a mia insaputa. Il fatto è che ho pensato di utilizzare facebook per pubblicare sia le novità riguardo ai miei libri (oh, fa tanto vera scrittrice, quest’affermazione), sia i post che scrivo per il mio blog, che quelli che scrivo per il blog vivalamamma, donnain e fashionblabla.

Perché? Perché molte persone, che potrebbero essere interessate a quanto scrivo, navigano più su facebook che per blog e allora diventa un po’ come per Maometto e la montagna: se non leggono i blog, ma solo facebok, allora vado io a presentare le cose che scrivo su facebook. Poi loro verranno sul mio blog. Chiamiamolo marketing, va’.

Quindi: continuo a non impazzire per facebook, lo uso solo come vetrina. Beh, non ditelo a Mark Zuckerberg, anche se ho la vaga impressione che non si offenderebbe ;-)

Quello che intendo dire è che non passo il mio tempo su facebook, se non lo stretto necessario per scrivere, non navigo nei profili delle persone che conosco, preferisco parlare con loro. Nei profili di chi conosco solo di vista poi non entro proprio, non amo farmi i fatti degli altri… chi mi conosce lo sa.

Perciò, ora mi trovo ad affrontare un problema, che in realtà è un falso problema: le richieste di amicizia di alcuni alunni e di alcuni genitori di miei alunni. Ho deciso così: sì ad ex alunni e genitori di ex alunni, no, un no assoluto e inderogabile agli alunni attuali e alle loro famiglie. Perché? Perché ritengo che il rapporto che ho attualmente, e cioè Insegnante-Alunno(e Insegnante-Genitore di Alunno), sia prezioso e delicato. Niente deve interferire in questo rapporto, nemmeno facebook, con tutti i possibili fraintendimenti che questo mezzo potrebbe portarsi appresso.

Diverso è il caso degli ex alunni: con loro ormai rimane la conoscenza, la stima (credo, con ragionevole fondatezza), un certo affetto, ma non c’è più la consuetudine quotidiana, né il fatto che io devo interrogarli, mettere voti alle loro verifiche, o scrivere note disciplinari… Insomma, non ho nulla di vincolante nei loro confronti, e quindi sono libera di accettare la loro amicizia virtuale. Anche perché hanno ormai 14-15-16 anni e oltre.

Invece, i miei alunni attuali hanno solo 11, 12, 13 anni e, loro lo sanno già perché l’ho già detto in classe, ritengo che sia un po’ presto occupare il loro tempo sui social network. Quando dovrebbero solo studiare, fare sport o studiare musica, e andare a giocare all’oratorio.

Quindi, riporto qui il post che avevo già scritto su quello che per me è il corretto rapporto Insegnante-Alunno ai tempi di facebook, e direi in ogni tempo:

AMICI? MAI.

 

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