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Libri per la festa della mamma

Pubblicato maggio 10, 2013 da labiondaprof

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Ecco il mio post per il blog Vivalamamma, di Maria Nigo. Questa volta, un po’ di libri per bambini che parlano delle mamme… e un libro scritto da una giornalista, mamma di 4 figli, che parla di mamme a tutte le donne.

E, a seguire, nei prossimi giorni parlerò ancora di mamme…

 

Libri per la festa della mamma

 

Con viva e vibrante soddisfazione: nuova recensione de “Il manuale del perfetto marito”

Pubblicato maggio 7, 2013 da labiondaprof

manuale-perfetto-maritoEcco qui una nuova recensione del mio libro… che dopo quasi un anno resiste su Amazon.

http://www.italiachemamme.it/il-manuale-del-perfetto-marito/

Ma la soddisfazione più grande è quando qualche moglie e mamma che conosco, anche solo di vista, mi dice che ha riconosciuto il marito in uno dei miei ritrattini umoristici…

Come direbbe Crozza-Napolitano, accolgo ogni riscontro positivo con grande soddisfazione, anzi con viva e vibbbrante soddisfazioone.

Intervista a Giulia Orecchia: Le Fiabe di Calvino per i più piccini

Pubblicato aprile 22, 2013 da labiondaprof

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Il 19 marzo 2013 è stato pubblicato da Mondadori Fiabe italiane di Calvino-Fiabe per i più piccini, illustrato da Giulia Orecchia.

Ammiro davvero molto il suo lavoro, cosi le ho scritto e le ho chiesto se era disponibile per un’intervista.

E stata davvero gentilissima e cosè ecco qui la mia intervista a Giulia Orecchia.

Quando e come ha capito che “da grande” le sarebbe piaciuto illustrare libri per lavoro?

Quando leggevo il Corrierino ammirando gli illustratori uno per uno, o a 11 anni quando ho partecipato al concorso del Corriere dei Piccoli per la copertina di Natale, senza vincere, o quando negli intervalli della Scuola Politecnica del Design (dove insegnavano progettazione, grafica, colore e tipografia Pino Tovaglia, Umberto Fenocchio, Narciso Silvestrini, Bruno Munari, Max Huber, Heinz Weibl…) passavo il mio tempo nella libreria Favelliana, piena di libri per bambini della Emme Edizioni.

Quale percorso di formazione ha seguito per diventare illustratrice?

Non esisteva al tempo in Italia alcun percorso specifico. Dopo il liceo artistico e la scuola di grafica ho cominciato a lavorare come assistente, grafica e illustratrice. Ho imparato dagli illustratori che ho conosciuto e dal loro lavoro, e lavorando sul campo.

Quali difficoltà ha dovuto affrontare inizialmente e quando ha capito che ormai poteva vivere del suo lavoro?

Ho lavorato come assistente in uno studio dove si facevano cartoni animati, in uno studio grafico, come art director e grafico per una casa editrice di libri scolastici e come illustratrice tuttofare. A 24 anni sono andata a vivere per conto mio, e da quel momento mi sono buttata a capofitto nel mondo, vivendo del mio lavoro: per forza. Erano anni nei quali ciò era possibile. Ho cominciato collaborando con riviste, agenzie di pubblicità e studi di grafica. Il primo libro è stata un’occasione per cominciare a lavorare nell’editoria per l’infanzia e per fortuna sono riuscita a coglierla al volo, forse perché ci tenevo così tanto… Le esigenze delle case editrici comunque erano allora molto diverse da quelle attuali. L’editoria per ragazzi è diventato l’unico settore nel quale lavoro solo da quando editoria periodica e pubblicità sono entrate nell’ombra della crisi.

Qual è il  libro che le è rimasto impresso da lettrice-bambina e quale invece quello che ha amato di più come illustratrice?

Preferirei dire “Uno dei libri che…” , mi riesce troppo difficile scegliere, amo così tanti libri per così tanti motivi diversi… però potrei rispondere: da bambina La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati e da illustratrice La famosa invasione degli Orsi in Sicilia di Dino Buzzati

Quali colleghi italiani apprezza particolarmente? E quali stranieri?

Tutti coloro che lavorano con professionalità e passione. Molti sono grandi amici, e da tutti loro c’è qualcosa da imparare. E’ un mestiere un po’ particolare: disegnare tutto il giorno, spesso in solitudine, porta a starsene immersi in un mondo interiore di immagini, dove la parola non è sempre necessaria. Tra noi ci si capisce e c’è molta più complicità che rivalità.

Il 19 marzo è uscito esce il libro Fiabe italiane di Calvino-Fiabe per i più piccini. Può raccontarci quali fiabe sono state scelte dalla raccolta di Calvino e quale di queste le è piaciuto di più illustrare?

Certo! Gallo Cristallo, Le ochine, Il bambino nel sacco, Cecino e il bue, I due gobbi.

Illustrare le fiabe italiane raccolte da Calvino è stato un grandissimo onore e piacere! La mia fiaba preferita (da illustrare) è stata quella del gallo, perché mi piace tantissimo disegnare gli animali.

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Il suo prossimo progetto? 

Sto lavorando a un testo meraviglioso di Andrea Camilleri per bambini, per Mondadori. Anche qui, grandissimo onore e piacere.

Quale consiglio darebbe ad un giovane che aspira a diventare illustratore?

Di studiare molto, avere coraggio e costanza. E di ragionare attentamente sul fatto che al giorno d’oggi solo pochi riescono a fare l’illustratore come mestiere del quale poter vivere. Si possono fare libri come opere d’arte: è un piacere grande, tanta soddisfazione, tanto fascino, davvero! Ma non è facile farne un mestiere vero e proprio…

Ha svolto e svolge tuttora laboratori didattici e letture animate con i bambini. Considera importante questa attività? Cosa le dà questa esperienza?

Sì, è bellissimo lavorare insieme ai bambini, sono degli illustratori pieni di entusiasmo, creatività e competenza. Si impara molto dalla loro visione del mondo, aiuta a fare libri nella loro stessa lingua. Io spero di riuscire a trasmettere ai bambini e ai loro insegnanti la consapevolezza che l’arte è un grande piacere e uno spazio di libertà e scoperte. Che l’arte rende visibile l’invisibile, come diceva Paul Klee.

Cosa consiglierebbe a due genitori che vogliano far nascere nel loro bambino l’amore e l’abitudine alla lettura?

Non posso dare una risposta, non sono titolata e vi spiego perché.

Pensavo fosse importante proporre ai bambini libri, leggere libri, trasmettere amore per la lettura, soprattutto con l’esempio. Bene.

Ho riempito la camera dei miei bambini di libri, ho mostrato loro libri, ho letto loro libri ogni sera per 7 anni, da quando ne avevano 2 fino ai 9, senza imporglielo eh, con piacere reciproco. Cerco di dare l’esempio: leggo molto nei momenti liberi, leggo qualche pagina ogni sera prima di addormentarmi, regalo libri. Quando non so cosa fare faccio un salto in una libreria. Ho amici che scrivono, illustrano, fanno editing, sono editori, aprono librerie. Ascolto Fahrenheit e vado al festival di Mantova. Ebbene: i miei figli sono dislessici, non amano i libri e non hanno nessuna abitudine alla lettura. E per conto loro avranno letto sì e no alcuni dei libri obbligatori per la scuola…

La ringrazio della cortesia, e buon lavoro!

La ringrazio molto anch’io!

Giulia Orecchia

Le nuove mamme: recensione de “Il manuale del perfetto marito”

Pubblicato aprile 11, 2013 da labiondaprof

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Ecco qui una nuova recensione, scritta da Federicasole di Le nuove mamme.

http://www.lenuovemamme.it/lopinionedellemamme/category/e/best-sellers/

Un ringraziamento particolare a Federica per la cortesia e la disponibilità :-)

E, di nuovo, buona lettura.

La Principessa Sofia: una nuova principessa in casa Disney

Pubblicato aprile 6, 2013 da labiondaprof

Ogni tanto, alla Biondaprof arrivano degli inviti interessanti. Questo lo era

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Chi è Sofia? La nuova principessa Disney, protagonista di una serie televisiva animata, che andrà in onda su Disney Junior. Sofia è una principessa nuova per svariati motivi.

Innanzitutto è una bambina, non una ragazza, poi fa parte di una famiglia allargata: Sofia diventa infatti principessa quando la mamma sposa il re. La bambina si ritrova quindi catapultata nella vita di corte, si trasferisce nel palazzo reale del regno di Encanthia, e  condivide la nuova situazione con una sorellastra e un fratellastro, Amber e James. E, colpo di modernità, deve frequentare una scuola, la Royal Prep. Un po’ come Harry Potter con la magia insomma… E chi dirige questa scuola? Vecchie conoscenze: Fauna, Flora e Serenella, le tre fate madrine di Aurora (la Bella Addormentata). Farà un cameo anche Cenerentola.

Nell’annunciare la serie, Dario Rodino, Vice President e General Manager TV Channels Disney Italia ha dichiarato: “In Sofia La Principessa, abbiamo una principessa “alla pari”, una bambina in cui riconoscersi che vive gli stessi dubbi e problemi dei nostri piccoli spettatori come per esempio imparare a inserirsi a scuola, fare nuove amicizie, acquisire nuove competenze e sviluppare rapporti con i fratelli e le sorelle. Anche se Sofia avrà tanti bei vestiti e scarpe luccicanti, le vicende raccontate negli episodi insegneranno a Sofia, ed ai nostri telespettatori, che ciò che rende una principessa reale è quello che c’è dentro, non l’apparenza e i beni materiali, ma la bontà, l’onestà, il coraggio e la grazia”.

E poi, a lanciare la serie, l’indagine Doxa Principesse, c’era una volta?

L’indagine si basa su una serie di interviste rivolte a tre fasce di età diverse: ragazze, mamme, nonne. Cosa è emerso? In sintesi, che il mito delle principessa ha ancora il suo bel perché: Seppur essere principessa non sia sinonimo di felicità, 1 intervistata su 3 è d’accordo nel dire che le principesse di oggi non sono come quelle di un tempo, convinzione anche più radicata nelle donne over 60 anni.

Per le giovani ragazze (15-19 anni) e le mamme di bambine 4-12 anni, le qualità che una principessa deve possedere sono generosità/bontà d’animo’ (22% ragazze e 29% mamme) e ‘cortesia/gentilezza ‘(13% ragazze e 16% mamme), ‘buone maniere’ (19% ragazze e 16% mamme). Tra le donne over 60 risultano più importanti  un quadro di ‘onestà’ (23%), ‘valori della famiglia’ (15%) e ‘umiltà’ (13%).

Per le bambine, le icone del mondo principesco sono il ‘vestito’, ‘il castello’ e ‘il diadema’.  Inoltre, se fossero principesse, oltre allo spazio per feste, balli e abiti sfarzosi, un buon 44% di loro si dedicherebbe alla beneficenza e all’aiuto di poveri e bisognosi.

Il dato che più mi colpisce, però è questo:

Il principe azzurro è sognato da 1/3 delle ragazze e da una metà delle mamme. Più concrete le over 60: il 52% di loro crede che “il principe azzurro possa esistere solo nelle favole”.

E questo:

E le bambine di oggi? A 2 mamme su 3 non dispiacerebbe che la propria figlia diventasse principessa, confermando la componente di sogno e fantasia che le ha connotate in tutta la ricerca. Decisamente più contrarie a questa possibilità le nonne nei confronti delle loro nipoti, sulla spinta di una maggior difficoltà di astrazione dalla realtà.

C’è di che riflettere.

Prevedo un altro post sulla Principessa Sofia, magari in collaborazione con mia figlia, il mio piccolo campione statistico.

FLORA, SOFIA, MERRYWEATHER, FAUNA


über alles: no, ma simpatici proprio!

Pubblicato aprile 3, 2013 da labiondaprof

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Baden Baden

No, decisamente no. Il vizio di ritenersi superiori, antropologicamente, economicamente e culturalmente, non lo perdono mai.

Un comico (comico?) tedesco fa una battutaccia sul Papa che parla in italiano “lingua dei poveri”.

http://video.corriere.it/presentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua/c60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7?Embed_link=http%3A%2F%2Fvideo.corriere.it%2Fpresentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua%2Fc60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7

Un pelato e ingrigito ex calciatore ora allenatore, non a caso ai tempi soprannominato Panzer, fa un’uscita inclemente, gratuita e priva di buon gusto sul portiere italiano Buffon.http://www.corriere.it/sport/calcio/coppe/2012-2013/notizie/beckenbauer-buffon-pensionato-juve-bayern-champions_0a154222-9c2e-11e2-aac9-bc82fb60f3c7.shtml

Beh, tanto per cominciare, la prossima Pasqua la teutonica Angela Merkel invece che recarsi con il suo costumino colorato a Ischia può andare tranquillamente a Baden Baden.

Bellissima cittadina termale: ci sono le terme, c’è anche il casinò. Vi si recò, tra gli altri personaggi famosi,  anche Petrarca. E, più modestamente, qualche anno fa anche la Biondaprof.

Aufidersen :-)

 

 

 

Enzo Jannacci: Romanzo popolare, Vincenzina e la fabbrica

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Enzo Jannacci mi piaceva, da sempre. E il film Romanzo popolare mi ha commosso, fatto divertire. E ancora commosso. Un Tognazzi superlativo, una Muti bellissima e giovanissima, un Placido giovane e già bravo. E una Milano mai così grigia, umida, popolare. Chi, come me, ha preso il treno per Milano per anni e anni, sa cosa sono la nebbia, il grigio, i binari di Lambrate o Centrale, la faccia stanca dei pendolari, i tram e quell’atmosfera della Milano che lavora, corre corre corre e finisce per voler bene alla fabbrica.

Ripropongo qui la scheda del film Romanzo popolare, che avevo scritto per la Rassegna cinematografica del mio comune in occasione del 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

Titolo                           Romanzo popolare
Paese                            Italia 
Anno                            1974
Durata                        102 min
Colore                          Colore
Audio                           Sonoro
Genere                        Commedia
Regia                            Mario Monicelli
Soggetto                    Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura      Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore               Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia                Luigi Kuveiller
Montaggio               Ruggero Mastroianni
Musiche                     Enzo Jannacci
Scenografia            Lorenzo Baraldi

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: Moglie di Salvatore
Alvaro Vitali: L’autista
Vincenzo Crocitti: Maronati

Premi: David di Donatello 1975 per la migliore sceneggiatura

Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un operaio metalmeccanico, impegnato nel sindacato, che abita nell’ hinterland milanese; ha cinquant’anni, è scapolo ed è tifoso del Milan. Un giorno incontra Vincenzina (Ornella Muti), una ragazza meridionale giovanissima, che lui stesso diciassette anni prima aveva tenuto a battesimo. Vincenzina si è trasferita a Milano; Giulio se ne innamora e la sposa. Ben presto nasce un figlio. Vincenzina comincia ad adattarsi alla mentalità più aperta della grande città e Giulio sembra aver trovato la serenità familiare, assicurando a moglie e figlio un certo benessere: l’appartamento nuovo, il frigorifero, la televisione e l’utilitaria. In seguito ad una manifestazione, Giulio conosce Giovanni (Michele Placido), un poliziotto di origine meridionale, e ne diventa amico. Giovanni inizia a frequentare la casa di Giulio; Giovanni e Vincenzina si innamorano ed iniziano una relazione clandestina. Quando Giulio scopre di essere stato tradito sia dalla moglie che dall’amico, dapprima cerca di accettare la situazione e di controllare le proprie reazioni; dopo aver però ricevuto una lettera anonima, scritta in realtà da Giovanni, non riuscendo più a sopportare il dolore e la frustrazione, perde la testa. Caccia di casa Vincenzina e il figlio, e poi tenta il suicidio. La donna, stanca di essere contesa dal marito e dall’amante come una proprietà, inizia insieme al figlio una nuova vita indipendente. Anni dopo, marito e moglie si rivedono: Giulio è ormai andato in pensione mentre Vincenzina, che ha sempre lavorato, è diventata capo reparto e membro del consiglio di fabbrica di un’industria di abbigliamento. Giovanni invece, ancora in polizia, si è trasferito e ha sposato un’altra donna. La storia si conclude con un riavvicinamento tra Giulio e Vincenzina.

Monicelli scrisse la sceneggiatura con Age & Scarpelli, mentre i dialoghi in dialetto vennero rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola, famoso giornalista, scrittore e umorista (autore anche di canzoni con Enzo Jannacci e protagonista di un cameo nel film). Importante nel film è infatti la connotazione del linguaggio dei diversi personaggi: Giulio con il suo accento milanese e il suo linguaggio tipicamente politichese (da sindacalista), spruzzato di metafore sportive; Vincenzina con il suo linguaggio da fotoromanzo, espressione di una gioventù priva di strumenti culturali; Giovanni, con il suo linguaggio fortemente impregnato di inflessioni dialettali meridionali.

Romanzo popolare è una commedia ironica, ma al contempo malinconica. In questo senso, l’ambientazione è fondamentale: il regista presenta una Milano grigia e brumosa, fatta di casermoni, una Milano popolare, che vive tra giornate di lavoro in fabbrica, domeniche allo stadio a tifare Milan, serate con gli amici.

Il film tocca temi che ben esprimono la fase storica degli anni Settanta: l’impatto tra Nord e Sud in seguito alla forte emigrazione interna e alla difficile integrazione dei lavoratori meridionali nelle grandi città del Nord; le lotte sindacali e l’impegno nelle fabbriche della classe operaia ma anche il nascere di quella che Pasolini chiamerà l’omologazione culturale e sociale; l’emancipazione femminile e la presa di coscienza delle donne come lavoratrici e cittadine, consapevoli di non essere più destinate ad essere solo figlie, mogli e madri; una modernizzazione dei costumi accettata a parole, ma difficile da vivere nella pratica quotidiana e nella propria dimensione privata.

Lo stesso Monicelli ebbe a dire, parecchi anni più tardi: «Con Romanzo popolare ebbi molte soddisfazioni, perché in tutti i dibattiti che si fecero sul film, a Milano o a Torino, i partecipanti dicevano sempre: ‘Finalmente nel cinema italiano si vede un operaio com’è veramente, con dei lati anche divertenti, con una cordialità: degli operai che fanno l’amore, che litigano, che hanno anche i loro problemi da risolvere sul piano sindacale’».

Romanzo Popolare fu uno dei maggiori successi della stagione 1974-75, incassando più di un miliardo e mezzo di lire dell’epoca nelle prime visioni, sicuramente anche grazie alla straordinaria prova d’attore di Ugo Tognazzi che, rafforzato dall’esperienza con Marco Ferreri, porta sul grande schermo un personaggio complesso e dai sottili risvolti psicologici. La canzone “Vincenzina e la fabbrica”, colonna sonora del film, rappresenta una delle migliori poesie in musica di Enzo Jannacci.

Pasquetta a Bergamo: piove, guarda come piove…

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Beh, dato il maltempo, escludiamo il lago, la camminata pseudosportiva, il Castello di Malpaga, già proposto l’anno scorso… che si può fare?

Piove? E noi andiamo sotto. Sottoterra, intendo. La Bergamo sotterranea riapre: percorsi articolati e gioielli urbanistici da scoprire:

Fontana del Lantro, Bergamo Alta

http://www.bergamonews.it/cultura-e-spettacolo/la-bergamo-sotterranea-riapre-al-pubblico-172733

 

 

Fiabe, paure e crescita

Pubblicato marzo 28, 2013 da labiondaprof

Qui il mio nuovo post per il blog vivalamamma di Maria Nigo:

Fiabe, paure e crescita

Io ho sempre amato le fiabe. Da piccola me le facevo leggere da mamma e papà, e dalla mia vicina di casa. Se osavano saltare qualche parola per finire prima, io me ne accorgevo subito e protestavo vigorosamente, ripetendo pari pari le parole che mancavano…

Ora, che ho una figlia e insegno, le fiabe continuano a far parte della mia vita. Le leggo a mia figlia e le spiego agli alunni di prima. E Propp, e le funzioni, e i laboratori di scrittura e riscrittura: cambia il finale, mescola personaggi di fiabe diverse, la contrifiaba, l’antifiaba… Ma l’emozione più grande è sempre leggerle: C’era una volta… e ti ritrovi in un mondo magico, dove niente è facile come sembra, ed ogni azione nasconde mille significati.

Ricordo che mio padre mi regalò un libro: la favole dei Fratelli Grimm, l’edizione Einaudi, gli struzzi. Le fiabe di questa edizione sono cento, e sono scelte e presentate da Italo Calvino.

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Le ho lette fino allo sfinimento: prova è una certa consunzione delle pagine e una bella macchia di crema solare in un angolino. Sì, le ho lette anche in spiaggia.

E ancora le leggerò:-)

Giornata Fai in provincia di Bergamo

Pubblicato marzo 24, 2013 da labiondaprof

Mentre io sarò impegnata alla premiazione del concorso “San Valentino” a Bergamo, dato che sono finalista con il mio racconto, in tutta la provincia, nonostante la pioggia battente, saranno aperti alcuni luoghi nell’ambito della Giornata Fai.

http://www.giornatafai.it/lombardia.htm#Bergamo

Io andrei, se fossi libera, alla Villa romana di Predore, a due passi (va beh, tre passi…) da casa mia.

Una villa romana con un interessantissimo complesso termale: tepidarium, frigidarium e altre meraviglie.

http://www.bergamonews.it/cultura-e-spettacolo/limpianto-termale-di-una-villa-romana-scoperto-predore-167101

Copia  di Predore foto generale

 

 

 

 

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