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Con viva e vibrante soddisfazione: nuova recensione de “Il manuale del perfetto marito”

Pubblicato maggio 7, 2013 da labiondaprof

manuale-perfetto-maritoEcco qui una nuova recensione del mio libro… che dopo quasi un anno resiste su Amazon.

http://www.italiachemamme.it/il-manuale-del-perfetto-marito/

Ma la soddisfazione più grande è quando qualche moglie e mamma che conosco, anche solo di vista, mi dice che ha riconosciuto il marito in uno dei miei ritrattini umoristici…

Come direbbe Crozza-Napolitano, accolgo ogni riscontro positivo con grande soddisfazione, anzi con viva e vibbbrante soddisfazioone.

La Principessa Sofia: una nuova principessa in casa Disney

Pubblicato aprile 6, 2013 da labiondaprof

Ogni tanto, alla Biondaprof arrivano degli inviti interessanti. Questo lo era

Invito_Sofia

Chi è Sofia? La nuova principessa Disney, protagonista di una serie televisiva animata, che andrà in onda su Disney Junior. Sofia è una principessa nuova per svariati motivi.

Innanzitutto è una bambina, non una ragazza, poi fa parte di una famiglia allargata: Sofia diventa infatti principessa quando la mamma sposa il re. La bambina si ritrova quindi catapultata nella vita di corte, si trasferisce nel palazzo reale del regno di Encanthia, e  condivide la nuova situazione con una sorellastra e un fratellastro, Amber e James. E, colpo di modernità, deve frequentare una scuola, la Royal Prep. Un po’ come Harry Potter con la magia insomma… E chi dirige questa scuola? Vecchie conoscenze: Fauna, Flora e Serenella, le tre fate madrine di Aurora (la Bella Addormentata). Farà un cameo anche Cenerentola.

Nell’annunciare la serie, Dario Rodino, Vice President e General Manager TV Channels Disney Italia ha dichiarato: “In Sofia La Principessa, abbiamo una principessa “alla pari”, una bambina in cui riconoscersi che vive gli stessi dubbi e problemi dei nostri piccoli spettatori come per esempio imparare a inserirsi a scuola, fare nuove amicizie, acquisire nuove competenze e sviluppare rapporti con i fratelli e le sorelle. Anche se Sofia avrà tanti bei vestiti e scarpe luccicanti, le vicende raccontate negli episodi insegneranno a Sofia, ed ai nostri telespettatori, che ciò che rende una principessa reale è quello che c’è dentro, non l’apparenza e i beni materiali, ma la bontà, l’onestà, il coraggio e la grazia”.

E poi, a lanciare la serie, l’indagine Doxa Principesse, c’era una volta?

L’indagine si basa su una serie di interviste rivolte a tre fasce di età diverse: ragazze, mamme, nonne. Cosa è emerso? In sintesi, che il mito delle principessa ha ancora il suo bel perché: Seppur essere principessa non sia sinonimo di felicità, 1 intervistata su 3 è d’accordo nel dire che le principesse di oggi non sono come quelle di un tempo, convinzione anche più radicata nelle donne over 60 anni.

Per le giovani ragazze (15-19 anni) e le mamme di bambine 4-12 anni, le qualità che una principessa deve possedere sono generosità/bontà d’animo’ (22% ragazze e 29% mamme) e ‘cortesia/gentilezza ‘(13% ragazze e 16% mamme), ‘buone maniere’ (19% ragazze e 16% mamme). Tra le donne over 60 risultano più importanti  un quadro di ‘onestà’ (23%), ‘valori della famiglia’ (15%) e ‘umiltà’ (13%).

Per le bambine, le icone del mondo principesco sono il ‘vestito’, ‘il castello’ e ‘il diadema’.  Inoltre, se fossero principesse, oltre allo spazio per feste, balli e abiti sfarzosi, un buon 44% di loro si dedicherebbe alla beneficenza e all’aiuto di poveri e bisognosi.

Il dato che più mi colpisce, però è questo:

Il principe azzurro è sognato da 1/3 delle ragazze e da una metà delle mamme. Più concrete le over 60: il 52% di loro crede che “il principe azzurro possa esistere solo nelle favole”.

E questo:

E le bambine di oggi? A 2 mamme su 3 non dispiacerebbe che la propria figlia diventasse principessa, confermando la componente di sogno e fantasia che le ha connotate in tutta la ricerca. Decisamente più contrarie a questa possibilità le nonne nei confronti delle loro nipoti, sulla spinta di una maggior difficoltà di astrazione dalla realtà.

C’è di che riflettere.

Prevedo un altro post sulla Principessa Sofia, magari in collaborazione con mia figlia, il mio piccolo campione statistico.

FLORA, SOFIA, MERRYWEATHER, FAUNA


über alles: no, ma simpatici proprio!

Pubblicato aprile 3, 2013 da labiondaprof

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Baden Baden

No, decisamente no. Il vizio di ritenersi superiori, antropologicamente, economicamente e culturalmente, non lo perdono mai.

Un comico (comico?) tedesco fa una battutaccia sul Papa che parla in italiano “lingua dei poveri”.

http://video.corriere.it/presentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua/c60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7?Embed_link=http%3A%2F%2Fvideo.corriere.it%2Fpresentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua%2Fc60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7

Un pelato e ingrigito ex calciatore ora allenatore, non a caso ai tempi soprannominato Panzer, fa un’uscita inclemente, gratuita e priva di buon gusto sul portiere italiano Buffon.http://www.corriere.it/sport/calcio/coppe/2012-2013/notizie/beckenbauer-buffon-pensionato-juve-bayern-champions_0a154222-9c2e-11e2-aac9-bc82fb60f3c7.shtml

Beh, tanto per cominciare, la prossima Pasqua la teutonica Angela Merkel invece che recarsi con il suo costumino colorato a Ischia può andare tranquillamente a Baden Baden.

Bellissima cittadina termale: ci sono le terme, c’è anche il casinò. Vi si recò, tra gli altri personaggi famosi,  anche Petrarca. E, più modestamente, qualche anno fa anche la Biondaprof.

Aufidersen :-)

 

 

 

Enzo Jannacci: Romanzo popolare, Vincenzina e la fabbrica

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Enzo Jannacci mi piaceva, da sempre. E il film Romanzo popolare mi ha commosso, fatto divertire. E ancora commosso. Un Tognazzi superlativo, una Muti bellissima e giovanissima, un Placido giovane e già bravo. E una Milano mai così grigia, umida, popolare. Chi, come me, ha preso il treno per Milano per anni e anni, sa cosa sono la nebbia, il grigio, i binari di Lambrate o Centrale, la faccia stanca dei pendolari, i tram e quell’atmosfera della Milano che lavora, corre corre corre e finisce per voler bene alla fabbrica.

Ripropongo qui la scheda del film Romanzo popolare, che avevo scritto per la Rassegna cinematografica del mio comune in occasione del 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

Titolo                           Romanzo popolare
Paese                            Italia 
Anno                            1974
Durata                        102 min
Colore                          Colore
Audio                           Sonoro
Genere                        Commedia
Regia                            Mario Monicelli
Soggetto                    Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura      Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore               Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia                Luigi Kuveiller
Montaggio               Ruggero Mastroianni
Musiche                     Enzo Jannacci
Scenografia            Lorenzo Baraldi

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: Moglie di Salvatore
Alvaro Vitali: L’autista
Vincenzo Crocitti: Maronati

Premi: David di Donatello 1975 per la migliore sceneggiatura

Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un operaio metalmeccanico, impegnato nel sindacato, che abita nell’ hinterland milanese; ha cinquant’anni, è scapolo ed è tifoso del Milan. Un giorno incontra Vincenzina (Ornella Muti), una ragazza meridionale giovanissima, che lui stesso diciassette anni prima aveva tenuto a battesimo. Vincenzina si è trasferita a Milano; Giulio se ne innamora e la sposa. Ben presto nasce un figlio. Vincenzina comincia ad adattarsi alla mentalità più aperta della grande città e Giulio sembra aver trovato la serenità familiare, assicurando a moglie e figlio un certo benessere: l’appartamento nuovo, il frigorifero, la televisione e l’utilitaria. In seguito ad una manifestazione, Giulio conosce Giovanni (Michele Placido), un poliziotto di origine meridionale, e ne diventa amico. Giovanni inizia a frequentare la casa di Giulio; Giovanni e Vincenzina si innamorano ed iniziano una relazione clandestina. Quando Giulio scopre di essere stato tradito sia dalla moglie che dall’amico, dapprima cerca di accettare la situazione e di controllare le proprie reazioni; dopo aver però ricevuto una lettera anonima, scritta in realtà da Giovanni, non riuscendo più a sopportare il dolore e la frustrazione, perde la testa. Caccia di casa Vincenzina e il figlio, e poi tenta il suicidio. La donna, stanca di essere contesa dal marito e dall’amante come una proprietà, inizia insieme al figlio una nuova vita indipendente. Anni dopo, marito e moglie si rivedono: Giulio è ormai andato in pensione mentre Vincenzina, che ha sempre lavorato, è diventata capo reparto e membro del consiglio di fabbrica di un’industria di abbigliamento. Giovanni invece, ancora in polizia, si è trasferito e ha sposato un’altra donna. La storia si conclude con un riavvicinamento tra Giulio e Vincenzina.

Monicelli scrisse la sceneggiatura con Age & Scarpelli, mentre i dialoghi in dialetto vennero rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola, famoso giornalista, scrittore e umorista (autore anche di canzoni con Enzo Jannacci e protagonista di un cameo nel film). Importante nel film è infatti la connotazione del linguaggio dei diversi personaggi: Giulio con il suo accento milanese e il suo linguaggio tipicamente politichese (da sindacalista), spruzzato di metafore sportive; Vincenzina con il suo linguaggio da fotoromanzo, espressione di una gioventù priva di strumenti culturali; Giovanni, con il suo linguaggio fortemente impregnato di inflessioni dialettali meridionali.

Romanzo popolare è una commedia ironica, ma al contempo malinconica. In questo senso, l’ambientazione è fondamentale: il regista presenta una Milano grigia e brumosa, fatta di casermoni, una Milano popolare, che vive tra giornate di lavoro in fabbrica, domeniche allo stadio a tifare Milan, serate con gli amici.

Il film tocca temi che ben esprimono la fase storica degli anni Settanta: l’impatto tra Nord e Sud in seguito alla forte emigrazione interna e alla difficile integrazione dei lavoratori meridionali nelle grandi città del Nord; le lotte sindacali e l’impegno nelle fabbriche della classe operaia ma anche il nascere di quella che Pasolini chiamerà l’omologazione culturale e sociale; l’emancipazione femminile e la presa di coscienza delle donne come lavoratrici e cittadine, consapevoli di non essere più destinate ad essere solo figlie, mogli e madri; una modernizzazione dei costumi accettata a parole, ma difficile da vivere nella pratica quotidiana e nella propria dimensione privata.

Lo stesso Monicelli ebbe a dire, parecchi anni più tardi: «Con Romanzo popolare ebbi molte soddisfazioni, perché in tutti i dibattiti che si fecero sul film, a Milano o a Torino, i partecipanti dicevano sempre: ‘Finalmente nel cinema italiano si vede un operaio com’è veramente, con dei lati anche divertenti, con una cordialità: degli operai che fanno l’amore, che litigano, che hanno anche i loro problemi da risolvere sul piano sindacale’».

Romanzo Popolare fu uno dei maggiori successi della stagione 1974-75, incassando più di un miliardo e mezzo di lire dell’epoca nelle prime visioni, sicuramente anche grazie alla straordinaria prova d’attore di Ugo Tognazzi che, rafforzato dall’esperienza con Marco Ferreri, porta sul grande schermo un personaggio complesso e dai sottili risvolti psicologici. La canzone “Vincenzina e la fabbrica”, colonna sonora del film, rappresenta una delle migliori poesie in musica di Enzo Jannacci.

Cose di cui non si sentiva la mancanza#1

Pubblicato marzo 7, 2013 da labiondaprof

Nuova rubrica per la Biondaprof: Cose di cui non si sentiva la mancanza.

Ovvero tutto ciò che mi sembra inutile, superfluo, fuori tempo/fuori luogo.

Innanzitutto questi: i jeans push up.

GAS POP-UP JEANS

Jeans pensati per poter inserire delle imbottiture e risolvere l’annoso problema del sedere piatto. Really? C’era bisogno di imbottiture per il sedere? Dobbiamo proprio essere sempre appetibili, in offerta, ipersessualizzate nell’abbigliamento? Imbottirci il reggiseno o i pantaloni per uniformarci ad un ideale vuoto tutto curve, esibito peraltro con lo stesso aplomb e la stessa eleganza di un trans sulla Rivoltana?

Un nuovo mummyblog, l’ennesimo: http://diariodiunbebe.vanityfair.it/

senette

La giornalista Francesca Senette, passata dal tg4 di Fede all’Italia sul Due e poi a trasmissioni di moda e lifestyle su Sky, ci propina l’ennesima imitazione dell’imitazione (Camilla Raznovich su Iodonna): la trasmissione tv, i post sulle gioie della bismaternità, la difficile conciliazione lavoro e famiglia, il ruolo del padre, e i dubbi sull’allattamento…zzz,zzz,zzz.Noia, sonno, noia, uff… A quando il libro?

Complimenti a Vanityfair per l’innovazione e la fantasia  :-)

Duelli televisivi: due attori, due pensionati.

Pubblicato gennaio 13, 2013 da labiondaprof

Riguardo al duello televisivo dei giorni scorsi, ovvero il confronto tra Silvio rinato dalle sue ceneri (Ercolino sempreinpiedi) e Vittorio, il martire dell’editto bulgaro, che dire?

Ha già detto tutto il mio professore preferito, nel senso che davvero ho seguito un suo corso all’Università Cattolica illo tempore, il critico A.Grasso, qui, quando parla di scontro tra due vecchi professionisti della politica da bar.

Però vorrei anche aggiungere che, vedendo i due così, rilassati proprio come al bar a parlare di governi che non fanno ciò che promettono, condizioni che creano la tempesta perfetta, cioè la crisi economica, donne ed ex mogli da mantenere (quindi in realtà almeno unadonna la paga, è chiaro…), mi risuonano in testa le parole de La città vecchia, di F. De André

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

Shining 2

Pubblicato settembre 20, 2012 da labiondaprof

Pare sia ufficiale: arriverà il seguito di Shining.

Ho adorato il libro di S.King e ancor più il film di S.Kubrick.

Però in questi primi giorni di scuola una strana inquietudine mi assale, colgo piccoli segnali che mi inducono a pensare che forse, prima del sequel, nella mia vita lavorativa ci sia chi vuol farmi vivere un remake.

Primo indizio: nelle mie nuove classi prime ci sono non una, ma ben due coppie di gemelli. Una coppia maschio/maschio e una coppia maschio/femmina. Ben due coppie di gemelli, rigorosamente da separare tra le diverse sezioni.

Secondo indizio: un altro alunno nuovo, un primino per intenderci, porta il nome del bambino che in Shining possedeva la luccicanza. Sì, si chiama proprio come il bimbo che vedeva le gemelle morte, i corridoi pieni di sangue e percorreva con la sua biciclettina i corridoi dell’Overlook Hotel. Immaginatevi l’effetto che mi fa sentirlo chiamare dai compagni… il gesso sulla lavagna non detiene più il primo posto nei suoni inquietanti delle mie mattine.

Terzo indizio: in ambito lavorativo, “lievi” disarmonie…  Prevedo asce e sangue. Pozze di sangue.

Quarto indizio: Il matto con l’accetta. Ce l’abbiamo. Il matto intendo. Poi abbiamo anche l’accetta, cioè i tagli alla scuola (locali, regionali, nazionali).

Sarà un lungo inverno.

http://www.youtube.com/watch?v=WQjj6RZK7I4

L’estate sta finendo

Pubblicato agosto 29, 2012 da labiondaprof

In pieno mood 80 (e tornerà in tv anche Dallas, e ho detto tutto), da almeno 3 giorni fischietto compulsivamente una canzone che per me, come per altri della mia generazione, è stata fondamentale nella formazione, chiamiamola così, sentimental-culturale.

L’estate sta finendo,

e un anno se ne va,

sto diventando grande,

lo sai che non mi va…

I Righeira. Sì, proprio quelli di No tengo dinero e Vamos a la playa. Quelli abbigliati con i pantaloni del pigiama, gli occhiali da sole e la cresta similpunk. Quelli che vincevano il Festivalbar.

L’estate sta finendo è la fotografia di una generazione: i preadolescenti e gli adolescenti della metà degli anni 80. Quelli con Vasco e le sue bollicine, quelli con Sandy Marton e People from Ibiza, quelli con Spagna che cantava in inglese. Quelli che ascoltavano i Depeche Mode se volevano fare i fighi e quelle che, fighette milanesi e di tutt’Italia, volevano sposare Simon Le Bon.

Quelli e quelle che, seguendo fratelli maggiori o cugini (grazie Davide, a proposito), imparavano a conoscere il Boss con Dancing in the Dark e Born in the Usa.

In quell’estate lunga, così lunga che sembrava non dovesse finire mai, il juke box (certo, c’era ancora il juke box, e nel pensarlo mi sento vecchissima) suonava continuamente, da giugno, questa canzone balneare, malinconica e sincera. E chi se lo sarebbe aspettato dai Righeira, eppure erano proprio loro.

Sere di amiche e amici, sere di “Ma tu a che ora devi tornare?”, sere di ghiaccioli e biliardino, sere di scherzi, sere di amicizie e amori che si credevano eterni. Sere di ragazzi.

Poi, anche se non ci andava, siamo diventati grandi.

Ma, a fine agosto, ogni anno e senza preavviso, mi viene spontaneo fischiettare questa canzone:

http://youtu.be/7Z-bmmuAY-w

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