la bionda

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Cartoomix: Diabolik, alunni e soprese

Pubblicato marzo 22, 2012 da labiondaprof

Un mio collega, appassionato di fumetti, da anni porta le classi terze alla mostra dei fumetti Cartoomix a Milano.

Ormai è un appuntamento fisso, e i ragazzi apprezzano. La mia terza è andata alla mostra venerdì scorso, poi ha anche visitato il Museo del Novecento, sempre a Milano. Beh, hanno apprezzato i fumetti, ma, mirabile dictu, anche il Quarto Stato di Pellizza da Volpedo.

Incredibile, no? Ok Diabolik, ok Eva Kant, ma ciò che li ha colpiti davvero sono state le dimensioni, spettacolari a parer loro, del quadro che celebra i lavoratori

I ragazzi sono pieni di sorprese.

Homeschooling in Italia: perché?

Pubblicato marzo 20, 2012 da labiondaprof

Ho già parlato dell’homeschooling in un mio post, e in una serie di commenti ad un post di Loredana Lipperini.

So che negli Stati Uniti i genitori che praticano l’ homeschooling lo fanno essenzialmente per  motivi religiosi: sono contrari al fatto che nelle scuole si insegni Darwin e l’evoluzionismo, invece del contenuto della Genesi relativo alla creazione del mondo e alla creazione dell’uomo da parte di Dio.

Non vogliono che i loro figli siano “esposti” ad una scuola laica, e preferiscono tenerli a casa con loro per impartire personalmente lezioni di scienze, matematica, inglese e altre materie.

Non riesco ad immaginare nulla di più asociale, di più chiuso e di più cieco di questo atteggiamento nei confronti dei figli.

So che anche in Italia si sta diffondendo la pratica dell’homeschooling, e molti genitori sono convintissimi di fare così il meglio per i propri figli.

Trovo veramente arrogante l’atteggiamento di questi genitori: innanzitutto sono sicuri di avere le competenze per insegnare tutte le materie della scuola primaria e secondaria? E di saper adattere le materie alle diverse età del figlio, soprattutto se ne hanno più di uno? Hanno tempo da dedicare in modo esclusivo a questa attività? Così tante ore al giorno? Non lavorano?

E poi, credono che tenere i propri figli sotto una campana di vetro, evitar loro il confronto con altre realtà e altri bambini, rinchiuderli in una gabbia dorata, isolarli dai loro coetanei sia il meglio per i propri figli? Perché?

Curiosando tra i blog italiani che trattano di homescholing, ne ho trovati alcuni che mi hanno fatto rizzare i capelli in testa, uno poi già dal nome: http://miofiglioascuolanoncelomando.blogspot.it/

Hanno una fiducia così grande nei loro mezzi e una sfiducia così abnorme nei confronti della scuola, pubblica o privata che sia? Perché?

Quando ho accompagnato la Biondina all’asilo per l’inserimento, mi sono sentita morire quando ho dovuto lasciarla, prima per un’ora, poi per tutta la  mattina e poi per tutto il giorno. Ma sapevo che era la cosa giusta per lei, e anche per me. Lei ha imparato a stare con altri bambini, ad ascoltare la maestra, a capire che non può fare/dire/avere tutto ciò che vuole nell’istante in cui lo vuole; ha imparato a  mangiare con gli altri, ad aiutare il compagno in difficoltà e a chiedere aiuto quando ha bisogno.

Io ho imparato che mia figlia  non è mia; ho imparato che, crescendo, avrà bisogno ancora di me, ma non della mia presenza costante 24 ore al giorno; ho imparato che può apprendere da altre persone, oltre che da me, dal papà e dai nonni, ed ho imparato che è felice di tornare a casa dall’asilo e raccontarmi cosa è successo.

Poi, certo, so anche che non sarà sempre facile: avrà delusioni dalle amichette, non capirà alcune decisioni della maestra, si sentirà triste per un rimprovero, spaventata da un compito che le sembra difficile, misurerà il suo naturale egoismo di bambina con quello dei suoi coetanei. Ma, così facendo, crescerà e imparerà i suoi limiti e i suoi punti di forza.

Bene, in un articolo di Vittorio Zucconi sulla rivista D, ho trovato espresse le  mie stesse idee:

http://data.kataweb.it/storage/periodici/dweb/jpeg/783/DON_54_55-3.jpeg

Venerdì del libro: Clotilde adora prendere in giro

Pubblicato marzo 16, 2012 da labiondaprof

Il libro che presento oggi fa parte di una collana chiamata Clotilde principessa perfetta e racconta le avventure di una bambina, Clotilde, che a volte si comporta bene, a volte male. Come ogni bambino, aggiungerei. Questa collana presenta varie storie, imperniate sulle differenze tra comportamenti “positivi” e comportamenti “negativi”: e allora ecco Clotilde adora prendere in giro, Clotilde birichina, Clotilde golosa, Clotilde piagnucolosa etc.

Il libro che mia figlia preferisce, e che ci è stato regalato da Nonna M., mia madre, è Clotilde adora prendere in giro.

Clotilde adora prendere in giro. Principessa perfetta libro di Beaumont Jacques - Blanchut Fabienne - Dubois Camille

Diciamo che Nonna M. non ha scelto a caso: la Biondina ha un bel caratterino, e adora davvero prendere in giro. Aveva appena cominciato a parlare che indicando me diceva Mamma con aria sognante, indicando il borgomastro diceva Papà con un luminoso sorriso, indicando il Nonno doc diceva tutta compita Nonno, poi indicava Nonna M e diceva, ridendo di gusto e piuttosto sgangheratamente Etto, cioè il nome del suo coniglietto di peluche… Insomma, prendeva ampiamente per i fondelli mia madre, che non aspettava altro che di sentirsi chiamare Nonna.

Così iniziò la carriera di Biondina, principessa dispettosa!

Il libro è carino: presenta questa bimba, Clotilde, alle prese con varie situazioni della vita quotidiana. Nella pagina sinistra la bimba prende in giro il fratellino, i compagni dell’asilo e le amichette; sulla destra  invece si vede Clotilde che nella stessa situazione, vestita da principessa con tanto di coroncina e vestina, si comporta in modo gentile, premuroso e collaborativo con i bimbi.

Alla fine della storia ci sono dei tagliandini, che la piccola lettrice dovrebbe ricevere in premio ogni volta che si comporta da principessa perfetta con i coetanei e gli adulti… Sinceramente, questa pagina non mi piace moltissimo, la vedo associato ad un metodo educativo basato su premi e punizioni, una sorta di pedagogia comportamentista basata sul processo stimolo-risposta. La toglierei volentieri, ecco.

Titolo Clotilde adora prendere in giro. Principessa perfetta
Autore Beaumont Jacques; Blanchut Fabienne; Dubois Camille
Dati 2010, 28 p., ill., rilegato
Editore Larus
Età di  lettura da 4 anni

Matematica, bionde e stereotipi

Pubblicato marzo 15, 2012 da labiondaprof

Sono bionda dalla nascita, e piuttosto caruccia. Quindi, odio gli stereotipi sulle bionde: le bionde sono oche, le bionde sono senza cervello, le bionde non hanno bisogno di essere intelligenti, tanto sono bionde etc.

Inoltre, sono laureata in Lettere con una tesi in Sociologia; perciò, avendo masticato parecchi esami di Sociologia e Psicologia sociale, mi sono ben noti i concetti di stigmatizzazione e teoria dell’etichettamento che, sebbene usati prevalentemente negli studi sulla devianza, hanno una notevole affinità con il concetto di stereotipo.

Uno degli stereotipi più duri a morire nella scuola e in generale nel mondo dell’educazione è quello per cui i maschi sarebbero naturalmente portati per le materie scientifiche, mentre le femmine sarebbero naturalmente portate per le materie umanistiche.

In realtà è tutto frutto di un condizionamento sociale, di stereotipi trasmessi da sempre; gli studiosi parlano di “peso del pregiudizio” che minerebbe l’autostima delle ragazze, causando minor impegno e risultati inferiori nelle materie considerate “da maschi”.

Ecco l’articolo sul Corriere che parla di tutto ciò.

http://www.corriere.it/salute/12_marzo_15/puzzle-matematica-peccarisi_89cacd50-6d24-11e1-b7b3-688dd29f4946.shtml

Ecco, mia figlia è bionda. Però adora i puzzle, ed è bravissima, risolve anche quelli con 100 pezzi. Speriamo, anche perché di laureate in Lettere in casa una c’è, direi che basta così…

Scuola e chick lit

Pubblicato febbraio 27, 2012 da labiondaprof

Io sono una lettrice onnivora: passo dai classici alla chick lit, da Plauto con testo latino a fronte a Fruttero e Lucentini, da Oriana Fallaci ai classici per ragazzi.

Mi piace anche leggere i libri di professori che scrivono, della scuola e di altro. Mi è piaciuto il libro di Paola Mastrocola, La scuola spiegata al mio cane; ho apprezzato La profe con gli anfibi di Antonella Landi; ho letto, incuriosita, Perle ai porci, di Perboni. Ora ho scoperto, per le contorte vie della Rete, Chiara Santoianni, un’insegnante che scrive, anzi, come dice lei, una scrittrice che si è trovata quasi per caso nel mondo della scuola. Prima ho letto Il diario di Lara, una storia che si può definire chick lit, e poi il suo ultimo libro: Il lavoro più (in)adatto a una donna. In questo libro, l’autrice racconta della sua esperienza di docente, prima precaria e poi di ruolo, dal punto di vista di una laureata in Lettere che in realtà non aveva la vocazione all’insegnamento, ma si è trovata ad insegnare, e a scontrarsi con lal burocrazia, la maleducazione dei ragazzi, le rivalità tra i colleghi.

Per il sito donnain, ho presentato il libro ed ho intervistato l’autrice.

Ecco il link : http://www.donna-in.com/2012/02/il-lavoro-piu-inadatto-a-una-donna-intervista-alla-scrittrice-chiara-santoianni/

Autore: Chiara Santoianni Titolo: Il lavoro più (in)adatto a una donna
Editore: Edizioni Centoautori Pagine: 95 Prezzo: 10 €

Venerdì 17 febbraio

Pubblicato febbraio 17, 2012 da labiondaprof

Oggi è una giornata particolare: il 17 febbraio è la festa mondiale del gatto. Cadendo anche di venerdì, direi che l’aura di magia che circonda il più amato felino sia ancora più significativa. Febbraio è stato scelto perché è il mese dell’Acquario, considerato il segno degli spiriti liberi, mentre il giorno 17 è stato scelto per contrastare la superstizione che lega il gatto al concetto di sfortuna, nel caso del gatto nero, o di un essere vicino alle streghe e al diavolo.

Leonard Huxley, scrittore: Se volete scrivere, tenete con voi dei gatti.

C.Baudelaire, poeta: Le chat

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa
e il tuo dorso elastico e la mia mano s’inebria
del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,

vedo in spirito la mia donna. Il suo sguardo,
profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi
alla testa

un’aria sottile, un temibile profumo ondeggiano
intorno al suo corpo bruno.

Giorgio Celli, etologo: Guardare un gatto è uno spettacolo, come guardare il fuoco.

E infine, i miei gatti preferiti: Gli Aristogatti

Capitani coraggiosi

Pubblicato gennaio 18, 2012 da labiondaprof

Sono giorni che, come tutti, sono bombardata da notizie sul naufragio della nave all’isola del Giglio.  I media si sono buttati a pesce (è il caso di dirlo…) sulla figura del Comandante Schettino. Infame, vigliacco, in fuga, irresponsabile, capace solo di abbandonare la sua nave e le migliaia di persone di cui era responsabile, pronto a giustificare la sua fuga. Così lo definisce la stampa. E poi la telefonata con la Capitaneria di porto: ascoltarla mette i brividi. L’ho ascoltata una volta. Una sola, perché poi non ce l’ho fatta più. Sembra un film, non può essere la realtà. Il Sordi de La Grande Guerra. Il capitano che scende dalla nave e chiede alla capitaneria di porto quanti sono i morti sulla sua nave, per sentirsi rispondere “Ma deve dirmelo lei”. Non trovo le parole.

Però mi vengono in mente quelle di Manzoni su Don Abbondio, vaso di coccio in mezzo ai vasi ben più resistenti. “che uno il coraggio non se lo può dare”
O le parole di Machiavelli sull’uomo: Perché degli uomini in generale si può dire questo: che sono ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitivi davanti al pericolo, avidi di guadagno; e mentre fai loro del bene sono tutti dalla tua parte e ti offrono il sangue, i beni, la vita e i figlioli, come ho detto precedentemente, quando il bisogno è lontano; ma quando il bisogno ti si avvicina, ti si rivoltano contro. (Capitolo XVII del Principe)
 
E quelle di Guicciardini:

134. Gli uomini tutti per natura sono inclinati piú al bene che al male; né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi piú volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini, e sí spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. 
 
E condivido anche quello che scrive Massimo Gramellini sulla Stampa:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1122&ID_sezione=56
 
Invece sull’iniziativa di chi ha già stampato e venduto le magliette con la scritta “Vada a bordo, cazzo”… No comment
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