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Tutti gli articoli per il mese di novembre 2011

Torna piattinirosa

Pubblicato novembre 30, 2011 da labiondaprof

Anche l’altro mio blog è migrato da splinder a wordpress: avendo scritto solo pochi post, li ho riscritti tutti nel nuovo blog.

Il nuovo indirizzo è http://piattinirosa.wordpress.com/

E questo è il mio primo post:

http://piattinirosa.wordpress.com/2011/11/23/perche-il-rosa/

Perché il rosa

 
Il rosa è un colore. Di un fiore, di un frutto, di una certa letteratura.
Il rosa è un atteggiamento: vedere sempre tutto rosa, avere gli occhiali rosa, vedere la vita in rosa. Ah, e dimenticavo l’apostrofo rosa tra le parole t’amo.
Il rosa è il colore delle bambine, della Barbie, di Hello Kitty, delle Winx. Per alcune è tutto un problema di stereotipi, di cultura di genere, di pregiudizi e valori inculcati alla povera femminuccia fin dalla culla. Può essere. Però per me il rosa è anche altro: è il colore delle fragole, delle caramelle, del dentifricio al lampone, di un foulard che rallegra una giacca blu, di uno smalto che rallegra le mani, di un rossetto che dona un’aria sbarazzina, di un palloncino in mano alla mia bimba. 
Da piccola, come quasi tutte le bambine, adoravo il rosa. Poi nell’adolescenza mi innamorai del blu, in tutte le sue sfumature: ad una bionda, si sa, il blu dona sempre, che sia blu inchiostro o azzurro polvere. In anni più vicini, il dictat del nero mi ha conquistato…beh, anche perché alle bionde il nero garba parecchio, fa risaltare i colori chiari dell’incarnato e delle chiome.
Ora che ho una bimba, e delle alunne che attraversano la tempesta della preadolescenza, il colore rosa è tornato prepotentemente nella mia vita. E mi piace.
Il rosa regna anche in cucina: per convincere mia figlia a mangiare, fin da piccina ho escogitato il trucco di mettere nel suo pasto un tocco di rosa. Il piattino e le prime posatine, il bicchierino prima di plastica e poi di vetro, un sughetto di pomodoro stemperato per farlo diventare rosa, il frullato alla fragola.
Quindi, per me che non sono una food blogger, per me che ho poco tempo per cucinare e più fantasia che abilità, inizia una nuova impresa: presentare piatti rosa. Aperitivi, antipasti, primi, secondi, contorni e dolci. Tutti rigorosamente, assolutamente, irrinunciabilmente rosa.
Ovviamente le fotografie, per lo meno all’inizio, non saranno originali…cercherò di citare sempre le fonti. Se qualcuno riconoscesse qualche sua fotografia, sarò felice di mettere il link che mi indicherà. Credo sia tutto. Possiamo cominciare. Ovviamente dall’aperitivo.

Labionda e labiondina

Pubblicato novembre 26, 2011 da labiondaprof

Mia figlia, labiondina, manifesta già uno spiccato gusto personale in fatto di abbigliamento, look e accessori, leggasi borsette e cerchietti per capelli.

Fino a poco tempo fa, bastava svegliarla, darle il latte, vestirla con tuta e maglietta, oppure jeans e felpa, e via.

Ora no. La frequentazione più approfondita delle compagne d’asilo e il conseguente confronto, unitamente ad un acuto spirito di osservazione hanno dato vita ad una creatura fashion in sedicesimo. Pertanto decide lei cosa mettere, e se la mamma non è d’accordo, si dà il via ad un serrato confronto, a paragone del quale la Fiom e Marchionne sono dei dilettanti.

Soprattutto, la fashion biondina vive periodi di somma infatuazione per uno stile e poi lo rinnega. Voleva solo pantaloni “Ginz” come la mamma. Poi solo gonnelline, adesso solo vestine. Metterle la tuta per l’asilo richiede nervi saldi e contrattazioni ad alto livello: «Se metti la tuta stamattina, oggi pomeriggio la mamma ti fa mettere la vestina quella rosa lunga e le ballerine». «No, la veztina con gli ztivaletti»…«E sia». 

Inoltre, dà consigli non richiesti anche alla mamma. Ieri mattina labiondina ha squadrato labionda e ha poi proferito, con tono professionale, da piccola Chiara Ferragni, «Bella, mamma, la tua vestina.»

Labionda l’ha guardata basita ed ha solo avuto la forza di dire: «Ah, grazie».

Labiondina ha risposto: «E poi ci metti gli stivali alti».

Il borgomastro, che si  stava rasando in bagno con la porta aperta, rideva. L’ho visto nello specchio.

Mi devo preoccupare?

 

Traslochi

Pubblicato novembre 21, 2011 da labiondaprof

Insomma, pare proprio che splinder chiuda.

Bah…comunque su wordpress inizio ad ambientarmi bene.

Sono riuscita a mantenere il mio header, che trovo davvero accattivante. E’ opera di Gloria Bendini, l’ideatrice del sito donna.in.com (con cui collaboro). Il suo sito professionale è http://www.purple-lab.com

E questo è il mio header nel suo portfolio: http://www.purple-lab.com/2011/11/header-blog-la-bionda/

Ricevimento genitori

Pubblicato novembre 18, 2011 da labiondaprof

La settimana prossima nella mia scuola avrà luogo il famigerato ricevimento generale dei genitori. Esso è un rito a cui professori e genitori si sottopongono entrambi di malavoglia ma, nelle intenzioni del dirigente, dovrebbe rappresentare il più alto momento di trasparenza dell’attività didattica e di incontro scuola-famiglia. Come funziona? Chiunque abbia figli lo sa: è un rito che si ripete, identico a se stesso, da anni. In un pomeriggio, gli insegnanti ricevono tutti i genitori dei loro alunni (decine), mentre i genitori tentano di “fare il giro” completo, cioè parlare con tutti gli insegnanti dei loro figli, in modo da non dover tornare nell’ora di ricevimento individuale. In questo modo, il tempo a disposizione è poco, le cose di cui si dovrebbe parlare sono tante, e ognuna delle due parti si sente sulle spine. Molti genitori hanno un atteggiamento penitenziale (sanno cosa li aspetta), altri hanno l’aria di chi deve passare sotto le forche caudine (capo chino e sguardo a terra), altri ancora sono lì ma vorrebbero essere altrove (in piscina, in palestra, al bar con gli amici) e si vede. Alcuni genitori invece hanno l’aria garrula di chi ha piacere di scambiare quattro chiacchiere ma guai ad approfondire qualsivoglia discorso; infine ci sono quelli che non aspettano altro. E sono i pochi genitori degli alunni che vanno bene in tutte le materie. In ogni caso, è un momento che dovrebbe essere di scambio e di sincerità reciproca, ma, per mille ragioni, il tutto si riduce ad una sorta di minuetto. L’insegnante, a parte in alcuni casi eccezionali, non vuole infierire, il genitore vuol solo farla finita in fretta, senza aver l’impressione di essere accusato di nulla, soprattutto di non fare bene il suo mestiere, cioè il genitore. Ecco quindi un campionario di frasi che ogni insegnante si trova, suo malgrado, a pronunciare. Scritto in corsivo trovate invece cosa avrebbe voluto dire l’insegnante, e non ha detto.

 È un po’ distratto= Gioca a battaglia navale con il compagno di banco (se maschio); Copia canzoni d’amore sulla Smemoranda (se femmina)

Nella mia materia ha qualche difficoltà= Controllate che non abbia rivenduto il libro

È un po’ selettivo= Va bene solo in ginnastica e disegno

C’è qualche rischio per la promozione= Fosse per me, lo boccerei tutta la vita

 Si è perfettamente inserito in classe= Fa il buffone dalla prima all’ultima ora

Mostra curiosità per la mia materia, anche se le domande non sono sempre pertinenti= Mi prende in giro facendo domande inopportune e fuori luogo

Deve ancora maturare= Fargli rifare le elementari?

Le capacità ci sono, ma non si applica= Anche se studiasse legato alla sedia, non vedrebbe un sei neanche con il cannocchiale

Ha un carattere vivace= Non sta zitto nemmeno a soffocarlo, tranne durante le interrogazioni, momento in cui diventa di un mutismo stupefacente

Manca un po’ nel metodo di studio= Non apre libro

Manca un po’ di concentrazione= Avrebbe bisogno del bromuro

Spesso dimentica il materiale a casa= Nello zaino ci sono solo giornalini e patatine

Esegue i compiti con una certa superficialità= Quando fa i compiti, sono scopiazzati. E pure male

In classe si comporta bene= Quando non dorme, è in bagno

Nuovo governo

Pubblicato novembre 16, 2011 da labiondaprof

Che dire? Ornaghi e Giarda provengono dalla “mia” Università, la Cattolica di Milano.

Una donna al Ministero degli Interni e un uomo all’Istruzione. Tra l’altro, mio marito ing e borgomastro lo sottolinea con un sorrisino, è un ingegnere. Eh, giusto un ingegnere all’Istruzione ci vuole, per risolvere il cubo di Rubick che è diventata la scuola.

Comunque, io penso ancora che sarebbe meglio sganciare l’Istruzione dalla Ricerca. Alla Ricerca è adatto un cattedratico, mentre all’Istruzione avrei preferito un preside di un istituto comprensivo, così, giusto perché avrebbe parlato con cognizione di causa riguardo a: graduatorie, ex Sis, corsi e concorsi di abilitazione, sostegno, doppio canale, supplenze fino agli aventi diritto, compresenze e alfabetizzazione, problemi della mensa. Gli accademici delle Università dovrebbero entrare in una classe composta da: un buon 50% di alunni stranieri, un disabile, un dislessico non riconosciuto, un bullo e almeno una ragazzina a rischio anoressia. Un bagno di realtà, insomma.

Così forse riuscirebbero a tagliare dove bisogna tagliare e a incrementare dove è utile farlo.

Oltre, ovviamente, a escogitare un modo per premiare gli insegnanti meritevoli rispetto alla media dei colleghi…