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Tutti gli articoli per il mese di dicembre 2011

Amici?Mai

Pubblicato dicembre 29, 2011 da labiondaprof

No, non voglio parlare della canzone strappalacrime di Venditti, ma del rapporto insegnante-alunno.

Ieri sera la mia terza aveva organizzato una pizza. E mi ha invitato, insieme ad un’altra insegnante. La collega non è venuta (aveva un altro impegno) e io, data la febbre della biondina, ero un po’ impegnata… diciamo così. Però sono andata a salutarli, a far loro gli auguri per l’anno nuovo e a bere il caffé. Mi sono fermata una mezz’oretta, dato che la pizzeria è a 3 minuti di strada da casa, quindi ero reperibile dal borgomastro e operativa con la biondina in pochissimo tempo.

Mi sono divertita a chiacchierare con loro, adesso non sono più i bimbi che ho preso in prima: ieri sera le ragazze erano truccate leggermente, tutte carine e fresche, mentre i maschi erano in tiro, con le felpe regalate per Natale e il gel sui capelli. Sono cresciuti e hanno con me la confidenza che si è creata in tre anni di lezioni quotidiane, possiamo parlare di molti argomenti. Però dopo mezz’ora sono tornata a casa volentieri e li ho lasciati alla loro serata. Io sono la  loro insegnante, non una loro amica. Sono la loro insegnante, non uno di loro. Leggi il resto di questo post → r
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Lo Steampunk

Pubblicato dicembre 27, 2011 da labiondaprof

L’altra sera ho rivisto il film Sweeney Todd.

Inquietante, onirico, cupo. Poco natalizio, insomma. Però affascinante. Il personaggio del barbiere vendicativo e quello della cuoca-pasticciera folle, interpretati da Johnny Depp e da Helena Bonham Carter, sono superbi nella loro dis-umanità. O forse nella loro umanità ferita e ferina, senza più traccia di compassione. Lo stile visionario del regista, Tim Burton ( e chi altri, se no?) traccia una visione di Londra e dei suoi abitanti davvero… steampunk. Ecco, Steampunk per me è proprio questo film, questa storia e questi attori.

Ecco il mio articolo per fashionblabla:

http://www.fashionblabla.it/style/lo-steampunk-nostalgia-del-futuro.html

 

Breve sintesi

Pubblicato dicembre 23, 2011 da labiondaprof

In questi ultimi quindici giorni, ho partecipato, con più o meno coinvolgimento, ai seguenti eventi:

Inaugurazione della nuova piazza del mio Comune. Io e il borgomastro, mio marito, abbiamo scritto il discorso la sera prima, di malavoglia. Eppure è stato apprezzatissimo. Quasi quanto le vassoiate di rinfresco offerte ai miei concittadini, che si sono rivelati più veloci e voraci delle cavallette. La piazza comunque è bella. Labiondina ha promesso che la percorrerà con il monopattino.

Pranzo con alcune autorità, per un evento sempre legato al Comune, tra cui un vescovo. Per fortuna non ero seduta vicino a lui… mio marito invece sì. Autocontrollo per ore e ore.

Un consiglio di classe, una riunione fiume per l’orientamento, un collegio docenti

Un consiglio comunale dei ragazzi, che ha richiesto due mesi e mezzo di preparazione, e si è esaurito in venti serratissimi minuti, alla presenza del borgomastro e dell’intero consiglio comunale.

Recitina di Natale e veloce rinfresco nella mia scuola, l’ultimo giorno di lezione.

Recita di Natale della biondina e dei suoi compagni della scuola materna, mercoledì.

Nel frattempo raffreddori e sinusiti alternate dei vari membri della famiglia.

E adesso… posso non farmi inghiottire dal tunnel menu di Natale-ultimi regali-visite promesse che non si potranno fare perché manca il tempo-telefonate con persone che sento due volte l’anno?

Posso solo riposare?

Tovagliolo Babbo Natale con bimba che dorme

Per insegnare

Pubblicato dicembre 19, 2011 da labiondaprof

Prendendo spunto da un bel post di povna, posso dare il mio contributo.

Per insegnare ci vogliono tante cose: sapere, saper comunicare, continuare a studiare. E ancora: pazienza (con alunni e genitori), sicurezza e fiducia nelle proprie capacità. Ma anche flessibilità nel modulare il proprio stile comunicativo e didattico in funzione della classe (dato che ogni classe ha una sua fisionomia), con certe classi puoi dare un po’ di confidenza perché sai che non ne abuseranno, con altre devi essere più severa e riservata se no ti prendono sottogamba. Ritengo siano necessarie anche la voglia di confrontarsi con i colleghi, e una buona attitudine a mixare tradizione e novità (leggasi foglio protocollo e LIM).

Poi c’è quello che io ho scoperto di avere dal primo anno di insegnamento: la capacità di vedere gli alunni come persone, non come numeretti sul registro, e l’attitudine a trovare qualcosa di buono in tutti i propri allievi. Uno è volonteroso anche se poco dotato, uno è simpatico anche se troppo casinista, uno è intelligente anche se è timido e non “spicca”, una è vanitosa ma educata, una è poco interessata allo studio ma è generosa e aiuta tutti, uno sta sulle sue ma magari d’improvviso ti confida qualcosa di sé…  Insomma, l’alunno perfetto non esiste, ma io mi sono sempre affezionata a tutti e a tutti ho cercato di farlo capire.

Altre due cose fondamentali: l’insegnante deve essere giusto e non, come dicono loro, “fare le preferenze”. Ovviamente alcuni alunni mi piacciono più di altri, ma nel giudizio e nella relazione bisogna essere obiettivi quanto più possibile.

L’ultima cosa: mai umiliare un alunno. Anche se ha fatto un errore grossolano, anche se non studia, anche se tenta di fare il furbo, anche se ha assunto un comportamento scorretto. Bisogna riprenderlo sul fatto specifico, e magari anche sanzionarlo, ma guai ad offenderlo come persona. Se lo ricorderebbe per tutta la vita, con rancore.

Un’ultima cosa: non urlare. Sembrerà scontato, ma nella mia carriera scolastica ho incontrato colleghi e colleghe che sono arrivati a teorizzare “l’urlo didattico”. In prima e seconda si fanno temere e odiare, in terza non li temono più, li odiano solo e allora son dolori.

Ancora, dare poche note, in modo che siano l’eccezione e quindi pesino molto. Quando sono costretta a metterne una, i miei alunni lo sanno, sono arrabbiata e triste, perché la ritengo proprio l’ultima spiaggia.

Tempo di scelte

Pubblicato dicembre 19, 2011 da labiondaprof

Quest’anno insegno, anche, in una terza media. Sono una classe di alunni educati e rispettosi, ma non troppo studiosi. E in queste settimane sono ancora più distratti del solito. Il motivo? Non il solito cellulare nuovo, il nuovo flirt o il pensiero di qualche brutto voto (non sia mai!). Ciò che li preoccupa, e davvero in questo mi sembrano cresciuti negli ultimi mesi, è la scelta della scuola superiore. Sono sommersi di informazioni: partecipano agli open day, ascoltano i prof che vengono da noi a presentare la loro scuola, bazzicano l’Informagiovani del territorio, ascoltano i consigli dei genitori, dei fratelli maggiori, degli amici e persino dei loro professori. Io, insegnando in questa classe da tre anni, per un totale di dodici ore a settimana, posso dire di conoscerli bene. E so che, pur nella nebbia delle loro incertezze e della loro svagata superficialità di tredicenni, hanno capito che la scelta che stanno per compiere è importante. Così, a chi mi chiede consiglio, racconto la mia storia: la storia di Elisabetta, un’alunna che diventò insegnante. Leggi il resto di questo post → r
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