Amici?Mai

Pubblicato dicembre 29, 2011 da labiondaprof

No, non voglio parlare della canzone strappalacrime di Venditti, ma del rapporto insegnante-alunno.

Ieri sera la mia terza aveva organizzato una pizza. E mi ha invitato, insieme ad un’altra insegnante. La collega non è venuta (aveva un altro impegno) e io, data la febbre della biondina, ero un po’ impegnata… diciamo così. Però sono andata a salutarli, a far loro gli auguri per l’anno nuovo e a bere il caffé. Mi sono fermata una mezz’oretta, dato che la pizzeria è a 3 minuti di strada da casa, quindi ero reperibile dal borgomastro e operativa con la biondina in pochissimo tempo.

Mi sono divertita a chiacchierare con loro, adesso non sono più i bimbi che ho preso in prima: ieri sera le ragazze erano truccate leggermente, tutte carine e fresche, mentre i maschi erano in tiro, con le felpe regalate per Natale e il gel sui capelli. Sono cresciuti e hanno con me la confidenza che si è creata in tre anni di lezioni quotidiane, possiamo parlare di molti argomenti. Però dopo mezz’ora sono tornata a casa volentieri e li ho lasciati alla loro serata. Io sono la  loro insegnante, non una loro amica. Sono la loro insegnante, non uno di loro.

Quando cominciai ad insegnare avevo solo dodici anni in più dei miei alunni (loro 14 anni e io 26) e l’aspetto della ragazzina. Ricciolina, biondina, sempre in jeans e maglioncino, poco trucco. Così mi imposi di mantenere le distanze, perché avevo paura di dare troppa confidenza: temevo di dare un dito e farmi prendere non solo il braccio ma proprio tutto il busto, data la loro vivacità.

Adesso che non sono più una ragazzina, anche se mi piace pensare di dimostrare sempre qualche anno di meno, ho capito che quest’atteggiamento, magari meno rigido e più rilassato e consapevole, è quello giusto. L’insegnante deve saper mantenere la giusta distanza. Deve essere un adulto consapevole del suo ruolo: vicino, coinvolto e disponibile, anche affettuoso, se è nel suo carattere, ma amico mai. I ragazzini sono pieni di amici, non hanno bisogno di un amico in più. Loro ci provano, ma in fondo in fondo lo sanno anche loro, che una certa distanza è necessaria. Negli anni, molti miei alunni mi hanno chiesto se potevano darmi del Tu invece che del Lei. Ho sempre risposto in modo chiaro : «Nemmeno per sogno». Se insistevano: «Ma nemmeno quando avremo finito la terza e non saremo più suoi alunni?». A questa domanda ho sempre risposto più o meno così: «Quando avrete finito le scuole, sarete voi stessi a capire che vi farà piacere chiamarmi ancora prof e darmi del Lei». Nessuno sul momento ci crede, ma per tutti è stato così.

Da quando c’è Facebook poi, è tutto un fiorire di richieste «Profe, lei ha Facebook? Mi dà l’amicizia?». Beh, uno dei vantaggi di non amare nessun social network è che posso, in tutta tranquillità, rispondere che no, non sono su Facebook ma anche se ci fossi, non sarebbe possibile essere amici.

Io sono la loro prof, non la loro compagna di banco: se hanno un problema serio sono pronta ad ascoltarli (e ne ho ascoltati: dal divorzio dei genitori ai prodromi di un’anoressia…), ma per parlare di feste e filarini, jeans e cellulari, moda o motori, hanno i loro coetanei. A distanza di anni, tutti i miei ex alunni quando mi vedono mi salutano e volentieri si fermano a fare quattro chiacchiere con me. Alcuni, ora universitari, mi mandano gli auguri per il compleanno o per Natale, altri mi chiedono se posso dare ripetizioni a cugini o fratelli più piccoli, altri mi offrono un caffè al volo se ci si incontra per caso.

La frase più usata è «Si ricorda, profe, di quella volta che…?». A loro brillano gli occhi, e a me anche, perché il ricordo del tempo passato insieme è prezioso, anche se non siamo amici. Siamo solo una profe e un alunno. Per sempre.

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11 commenti su “Amici?Mai

  • Sono molto d’accordo: anche io ho iniziato a insegnare che avevo 11 anni di differenza con i più grandi tra i miei alunni. E anche io ho subito tenuto la distanza perché sapevo che se no mi avrebbero mangiato (e anche io poi ho mantenuto quella stessa cosa in maniera più rilassata – per esempio all’inizio li chiamavo solo per cognome, ora questo non lo faccio più).
    E dire che quando io li lascio i miei hanno già 16 anni, e quando se ne vanno dalla scuola 19, dunque effettivamente sono dei giovani adulti: votano, partecipano alla vita civica del paese, già tutti guadagnano con qualche lavoretto, hanno passioni, gusti, attività, le loro idee. Ma nonostante questo – e pur con delle variazioni credo ovvie implicite nella differenza tra lasciarli a 14 e a 19 anni – cerco di mantenere come te la giusta distanza. Ci sono casi in cui – complice per esempio l’amicizia che si crea con certe famiglie – posso diventare la loro zia (cui magari si chiede un consiglio ‘da adulto’, ecco la chiave di tutto), ma mai la loro amica.
    So che in questa descrizione la mia decisione, viceversa, di accettarne alcuni su FB può sembrare contraddittoria. Ma credo che se ci confrontassimo sul modo in cui io uso FB, alla fine scopriremmo che, pur da estremi opposti, diciamo la stessa cosa (io uso FB personalizzando le impostazioni di privacy per ciascuna persona che ‘rendo amica’, questo in generale; e i miei alunni non vedono di me niente, hanno solo abilitata la chat e i messaggi – loro stessi sono più che contenti di questa soluzione, di cui non hanno mai abusato e che giudicano adatta, e io credo che in questa mia scelta passi la differenza tra un rapporto tra prof adulto e ex alunni che vivono, quando va bene, a 50 km di distanza e quello, come hai tu, tra prof adulto e ex alunni dello stesso paese!),

  • Mah, secondo me non è una cosa che si decide a tavolino, è che proprio non viene. Non è un fatto legato all’età, IMHO, ma alla gerarchia. Il rapporto tra alunni e insegnanti non è alla pari, proprio no. Come si fa a diventare amico di qualcuno che poi ti interroga e ti mette i voti? Anche se è vicino a te di età? L’affetto puà esserci senz’altro, ma l’amicizia è una cosa molto diversa.
    Eppure… eppure a volte vedo che succede. Casi rari, molto rari, ma li vedo.

    Detto questo: l’amicizia è una cosa, essere amichevoli un’altra. Io di tendenza sono amichevole: li voglio rilassati, tranquilli e col cervello attivato. E si chiacchiera e si scherza. E io li amo incondizionatamente, tutti. E se sbagliano il congiuntivo li correggo, anche se lo sbagliano nel tema in cui mi raccontano della morte del babbo o della malattia del fratello. E’ il mio lavoro, e loro ne sono consapevoli. Ma gli amici non ti correggono il congiuntivo se lo sbagli, di solito, e certo non ti mettono la nota sul diario la terza volta che non fai i compiti. Anche perché gli amici non ti danno compiti di ortografia per casa.
    Non c’è proprio verso di confondere le cose, secondo me.

  • Però quando, qualche anno fa, ho rivisto il mio prof di latino e greco del ginnasio, grandissimo amore, non ce l’ho fatta a dargli del lei, neanche impegnandomi. E gli ho detto “scusami ma posso darti del tu?” ed è stato facilissimo. Però in effetti a scuola no, non può esistere.

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