Doctor Jekyll e Mr Hide

Pubblicato marzo 4, 2012 da labiondaprof

Il doppio ruolo di mamma e prof a volte mi provoca delle sensazioni poco piacevoli.

Ora, ho iscritto mia figlia ad un asilo pubblico, per comodità e per convinzione. Comodità perché l’asilo è vicino a casa e alla mia scuola; convinzione perché non voglio rinchiudere mia figlia nella gabbia dorata delle scuole private, con bambini selezionati.

Però, ogni tanto si creano delle situazioni che mi lasciano perplessa, e ho lo svantaggio di vederle sia con l’occhio della mamma che con quello dell’insegnante, pur di diverso ordine scolastico. Di solito, il più delle volte taccio, per non intromettermi, per non alterare equilibri… ma mi costa.

Rispetto il lavoro delle maestre di mia figlia, ma non condivido tutto al 100%. Soprattutto, non mi piace come alcune di loro debbano sempre ricondurre i comportamenti dei figli alle madri, al loro carattere o al loro atteggiamento, o meglio, a quello che loro pensano di capire delle madri e del loro modo di interagire con i figli. Nel mio lavoro, è una cosa che io cerco di non fare mai, e non sopporto alcune mie colleghe che abitualmente, tirano in ballo le mamme o i papà per spiegare ogni comportamento dei nostri alunni. Studia? La mamma è tanto brava. Non studia? Certo, in famiglia non danno importanza alla scuola, sono degli arricchiti ignoranti. Ha un comportamento vivace? A casa non gli danno una regola che sia una. Sembra in crisi preadolescenziale? Eh, la mamma ha un nuovo compagno e il papà non si vede più.

A volte, sì lo ammetto, anche gli insegnanti sbagliano…

Ma, e qui so di sfiorare un argomento abbastanza scottante, mi fa molta paura l’homeschooling. Farò un post dedicato, con un po’ di materiale che sto raccogliendo; per ora rimando ad un post di Loredana Lipperini. Nei commenti ci sono anche io.

Ecco il link: http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/02/29/doppio-dubbio-strategie-di-lotta-e-di-istruzione/

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5 commenti su “Doctor Jekyll e Mr Hide

  • Questo è un posto denso, da rimeditare e rimasticare a lungo. Provo a dire qualche idea sparsa.

    – questione ‘talis pater’: come sai concordo. E più in generale, come tu accenni, con la questione che non se ne può più di dare la colpa alle famiglie (ché poi, mi fa sempre sorridere, a livello personale, pensare che questi che danno la colpa alle famiglie [anche con insulti, eh!] sono sempre insegnanti che sono a loro volta genitori, e magari li senti impunemente parlare male di maestri e prof. dei loro figli davanti alla prole!); e con la questione dell’equazione sbagliatissima “dimmi chi è tua madre/tuo padre e ti dirò chi sei” (che è poi il motivo, per tornare a qualche tuo post precedente, per il quale dopo il primo blog le cose di Antonella Landi mi lasciano assai perplessa). Anche io cerco di non farlo mai, e quando mi è capitato (perché sbaglio, perché sono convinta di avere di fronte una eccezione), poi ci sono state volte in cui sono stata ulteriormente smentita. (Altra cosa secondo me è parlare di genitori collaborativi, ma non penso in senso didattico, ma più in generale alla costruzione di un dialogo ampio che faciliti le informazioni sugli alunni – ma qui andiamo fuori post);

    – questione scuola pubblica vs scuola privata: concordo e taccio, hai già detto tutto tu;

    – questione homeschooling: come pratica in sé e per sé si lega alla questione scuola privata/scuola pubblica, e di nuovo concordo con quanto argomentavi nel commento al post che hai linkato; aggiungo che questo è cosa diversa, molto diversa, dal seguire il figliolo, credo. Che non vuol dire – e mi rifaccio ai ricordi miei e alle esperienze degli amici – come tu sottolinei, stare dietro ai figlioli facendo i compiti con loro o sostituirsi, in modo più o meno consapevole, alla maestra/prof. Ma avere chiara la percezione di quel che sta succedendo, di cosa sta facendo. E, aggiungerei, accettare serenamente che le sue oggettive e tantissime qualità possano essere diverse da quelle che tu ti aspettavi, e non per colpa della maestra/prof., del destino, dello sceneggiatore, della Spectre, ma solo perché tu genitore (anche questo lo accennavi nel tuo commento) ti stai colpevolizzando un po’ troppo e stai, inconsapevolmente, sottraendo fiducia al sistema pubblico della scuola.

  • concordo al 100%, sia con te che con la povna.
    seguire un figlio a scuola non significa metetrsi lì e fare i compiti con lui (quante mamme conosco, che fanno così! – e anche qui mi chiedo: padri, dove siete?), quanto dare l’idea chiara che la scuola sia un impegno importante, in cui impegnarsi a fondo; e che la scuola sia, innanzitutto, dei ragazzi e non dei genitori.

  • Ci sono anche figli che non somigliano per niente ai loro genitori.
    In genere, credo si sopravvaluti, nel nostro modo di vivere, la capacità dei genitori di plasmare i figli.
    Basta leggere il National Geografics, e vedere che studi seri danno ai genitori non + del 20 % di quel che sono i figlioli, il restante 80% essendo ereditarietà.Tu hai voglia ad offrire opportunità, se a loro non interessa coglierle.
    Il fatto che i geni siano (spesso) condivisi con i genitori complica solo se cose.

    Anonimo SQ

  • @povna
    La cosa più difficile per un genitore è accettare che il figlio abbia pregi e difetti che sono solo suoi, e non riconducibili all’educazione che si tenta di dare. Aspettarsi il figlio perfetto è l’anticamera del sentirsi falliti come genitori. Davvero, a me l’homeschooling mette paura e tristezza.
    @noisette
    la scuola è dei ragazzi e non dei genitori: sante parole. E dettarle insieme all’orario definitivo, nelle prime settimane di scuola?;-)
    @Anonimo SQ
    Ma infatti, se no come si spiegherebbe che tra fratelli, pur cresciuti insieme e con la stessa educazione, sboccino vite e personalità così diverse?
    Ma a volte per gli insegnanti, o gli psicologi, è facile dare tutta la colpa ai genitori…

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