Venerdì del libro: Il bambino indaco, di Marco Franzoso

Pubblicato marzo 23, 2012 da labiondaprof

Per questo venerdì del libro, parlerò di un libro uscito da poco per Einaudi: Il bambino indaco, di Marco Franzoso.

Un libro di poche pagine, 132, capace però di parlare in modo non banale di concetti forti: la famiglia, l’ istinto materno, una certa mistica della maternità, il senso ineluttabile di una tragedia che sta per compiersi sotto gli occhi di tutti.

Carlo e Isabel, una coppia felice. La vita insieme, il lavoro, i viaggi. E la felicità. Quando poi Isabel scopre di aspettare un bambino, la felicità sembra completa. Invece è l’inizio della fine.

E il libro inizia appunto dalla fine: Carlo è sotto shock. Il maresciallo gli dice che la moglie è morta, che sua madre sta bene, ma è sedata, e il bambino sta bene, ed è con gli assistenti sociali.

Il maresciallo dice una frase fondamentale, che chissà quante volte è stata pronunciata in tutti quei casi in cui una mamma ha provocato la morte o la sofferenza del proprio bambino, mentre nessuno ha potuto, o voluto, o saputo far nulla per fermarla, prima che fosse troppo tardi.

Il maresciallo dice: Avevamo tutti gli elementi per prevenire questa tragedia… Ma abbiamo sottovalutato.

Da qui la storia procede in un lungo flashback, intervallato da brevi salti al presente, e ripercorre le prime impercettibili stranezze di Isabel durante la gravidanza, e poi nei primi mesi del bambino. Isabel è convinta che suo figlio sia una creatura speciale, pura, diversa dagli altri bambini: un bambino indaco, cioè, secondo una teoria ascrivibile alla subcultura New Age, una creatura perfetta. Dotata di particolari aspetti della personalità, come l’empatia, la forte volontà, la creatività, ma anche di capacità sovrannaturali come la chiaroveggenza, la telepatia etc.

L’ossessione per la purezza, per la naturalità nello stile di vita e nell’alimentazione fa sì che Isabel arrivi a denutrire il figlio, ad insistere con un’allattamento problematico e con uno svezzamento assurdo, a base di cetrioli, succhi e pappine ipocaloriche, a suo parere unici cibi puri e non contaminati.

E quando la trama sembra avviarsi all’inevitabile conclusione, cioè alla  morte del bambino per denutrizione, arriva la svolta narrativa che conduce al finale, un po’ prevedibile, ma non per questo rassicurante.

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19 commenti su “Venerdì del libro: Il bambino indaco, di Marco Franzoso

  • Mi hai fatto venire voglia di leggerlo, Bionda cara. E anche un po’ di inquietudine. Mi pare un libro militante e che fa riflettere un bel po’.
    Mi sa che me lo procuro presto.
    Io questa settimana parlo di un viaggio veneziano che anticipa la mia partenza per Venezia, ora!

  • @povna
    Buon soggiorno a Venezia: è una città che adoro. L’ho visto con i miei genitori, con le amiche, con qualche classe di alunni, con mio marito, anche da sola per una mostra… è bella sempre, magica sempre. E il veneziano è una bella lingua, da Goldoni ai Pitura Freska:-)

  • Oh mamma mia…che angoscia! Leggere di una madre che porta il figlio verso la morte per denutrizione non credo che potrei sopportarlo.
    A te non è pesata una lettura così?
    Certo che davanti a tante tragedie che si sentono dalle notizie di cronaca nera ci si domanda sempre come siano nate, cosa le abbia scatenate, cosa si cela dietro le azioni folli specie di genitori verso i figli, come nel caso trattato nel libro. Magari una lettura del genere apre uno varco su delle realtà che a volte possono essere vicine a noi e passare quasi inosservate finchè non sfociano in tragedia…

  • @Kemate
    un pochino angosciante lo è, però fa riflettere…
    @acasaconlamamma
    anche io ho avuto dei dubbi prima di leggerlo, dicamo che non lo rileggerò: una volta basta
    @maris
    leggere questo libro non è stata una passeggiata, soprattutto perché fa capire bene che lei ama il figlio, ma nel modo sbagliato, e per questo tutto crolla. Però proprio le numerose tragedie della cronaca, come dici tu, ci fanno capire che queste cose succedono nella realtà, purtroppo
    @Stefania
    C’è un tempo per ogni cosa, lo penso anche io
    @Monica
    infatti, non lo tenevo sul comodino, ma ben distante dal letto 🙂
    @aliceland
    Grazie a te 🙂
    @madrecreativa
    Grazie a te per essere passata:-)

  • L’avevo visto in libreria, ma poi non l’ho comprato presa da altri titoli.
    Mi sembra davvero angosciante, lo segno nella lista… ma aspettero’ il momento giusto per leggerlo

    Un bacione e buon weekend

  • @Paola HMM
    Grazie a te per essere passata. Il libro è davvero interessante, certo una deve avere la mente serena per affrontarlo…
    La tua iniziativa del venerdì mi piace perchè dà modo di confrontarsi 🙂

  • Mia cara Bionda,
    son passata molto volentieri: il tuo blog mette decisamente allegria, e di questa ce n’è sempre un gran bisogno!

    Dalla tua recensione credo di capire che il libro, per quanto inquietante e per quanto impegnativo, soprattutto per una madre, ti sia piaciuto: perchè ti ha permesso di pensare a una situazione distante, ma che potrebbe prima o poi capitare molto vicino, proprio girato l’angolo. E perchè è indubbiamente un libro ben scritto: e questo permette talvolta di superare anche i contenuti più difficili.

    Leggendo il “post recensione” credo inoltre che nel rispondere ai tanti commenti di madri che non se la sentono di impegnarsi in una lettura un po’ dolorosa , se non altro fastidiosa, ti sia un po’ dispiaciuta di non poter sostenere più di tanto il tuo consiglio alla lettura.

    E in questo, se la mia intuizione è corretta, mi sento molto vicina a te: personalmente credo che questo libro dovrebbe essere letto soprattutto dalle madri, da quelle che vivono il proprio ruolo con gioia ed entusiasmo per non perderlo mai, questo entusiasmo; e da quelle che hanno dovuto affrontare o che stanno affrontando momenti difficili, per aiutarle a ricordare chi sono. Madri, appunto.

  • ne ho uno simile in attesa da un bel po’ e non è il primo. Son libri da leggere quando si è sereni e forti, è vero che lasciano qualcosa ma tolgono anche tante energie… ciao

  • @towritedown
    Mi hai capito perfettamente:-) Il libro è doloroso, e nonostante quello, o proprio per quello mi è piaciuto. Ed è scritto bene. E sì, mi dispiace un po’ che molte mamme non se la sentano di leggerlo, non ora. Fa male leggerlo, ma fa bene…so che capisci cosa intendo:-)
    grazie per essere passata, tornerò a trovarti
    @Cì
    Sì, sono libri che impegnano, ma aiutano anche a capire meglio. Ciao, grazie di essere passata:-)

  • Rispondi

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