No ai compiti: la scuola è un villaggio vacanze all inclusive?

Pubblicato marzo 28, 2012 da labiondaprof

Ora, la notizia è preoccupante, ma non sconvolgente, nel senso che era assolutamente prevedibile: in Francia, un’associazione di genitori ha proclamato uno sciopero dei compiti per due settimane. I loro compiti? Ma no, ovvio, i compiti dei figli che frequentano scuole elementari pubbliche a tempo pieno.

Bene, anzi male. Dicevo: bene, rapportiamo la situazione alle scuole primarie italiane a tempo pieno. I bambini stanno a scuola fino alle 16 o 16:30 circa, perciò una volta tornati a casa direi che non si può richiedere più di un’oretta tra compiti scritti e studio. Credo quindi che sia giusto assegnare pochi compiti ai bambini che frequentano scuole a tempo pieno. Pochi compiti, ma senza arrivare all’abolizione totale.

Perché? Perché il lavoro individuale a casa è fondamentale: per accorgersi davvero se si ha capito quanto spiegato a scuola, per esercitarsi,per  sedimentare le conoscenze (cosa so)  e per sviluppare le competenze (cosa so fare e come lo faccio).

Non mi stupisce però che i genitori, francesi e italiani, odino infinitamente i compiti. Innanzitutto il genitore deve ingaggiare un braccio di ferro per, diciamo così, esortare il figliuolo a svolgerli, quei dannati compiti. Poi magari il figlio non riesce e chiede l’aiuto al genitore, che spesso, troppo spesso, finisce per farli al posto del figlio. E la frustrazione sale. I compiti del fine settimana poi non ne parliamo: interi week end rovinati. I compiti in settimana? Oddio, sono di ostacolo ai mille corsi e interessi che il figlio vuole o deve, se forzato dai genitori, coltivare: nuoto, tennis, pianoforte, inglese, danza, etc.

Conclusione? Dopo l’insegnante coach, ecco l’insegnante animatore.  Ovvero, l’ideale dei genitori è una scuola villaggio-vacanze. Di quelle all inclusive: tutto compreso… Dove il bambino segue le lezioni, studia, fa i compiti, mangia in mensa, socializza, si diverte, impara quel minimo e poi torna a casa, libero di fare altro. Magari di stare 3 ore davanti alla tv o 2 ore alla Playstation. Poverino ,vuoi mai che gli venga la frustrazione, lo stress da scuola?

A volte i genitori vorrebbero trasformare le scuola, dall’asilo all’università, in un grande asilo nido, dove si sta tutti insieme, si sta bene, si impara qualcosa ma senza faticare, si è felici e amati dalla maestra e dai compagni.

Beh, i genitori sbagliano, noi genitori sbagliamo. (Mi ci metto anche io, per ora mia figlia è piccola, spero di non cadere negli stessi errori che stigmatizzo nei genitori che conosco).

La scuola non è un asilo nido e i nostri figli non hanno per sempre due anni. Devono crescere, responsabilizzarsi, capire che se non studiano e non si impegnano non è colpa dell’insegnante o del genitore, ma è una loro precisa scelta, che avrà delle conseguenze.

Non vuoi compiti a casa? Vuoi studiare il meno possibile? Vuoi divertirti e fare il Lucignolo nel Paese dei Balocchi fino a 18 anni? Non dire poi che è tutta colpa della scuola se ti crescono le orecchie d’asino.

Advertisements

22 commenti su “No ai compiti: la scuola è un villaggio vacanze all inclusive?

  • Secondo me molto dipende dalla natura del tempo pieno. Nella scuola dove andavo io, per esempio (pubblica e milanese) io ho fatto il tempo pieno alla francese, cioè fino alle 16.45 dal lunedì al venerdì, con il mercoledì lectio brevis (uscivi alle 13 o alle 15). Però, a parte appunto il mercoledì, noi avevamo sempre in quel tempo pieno dai 45 a maggiori minuti di tempo di doposcuola, nel quale dovevamo svolgere i compiti. In questo modo, chi si organizzava per bene, a casa non doveva fare niente.
    Ed è stata una gran cosa. Proprio per il modello francese della mia scuola, mi piacerebbe sapere che cosa intendono i genitori francesi della sciopero in questione. Perché a seconda della quantità di compiti, della presenza di ore di studio a scuola e di quanto vi si impegnino i figlioli, potrebbero avere torto così come ragione.

    • Hai mai pensato che i genitori non sono così stupidi e che magari invece di insegnare la matematica, vorrebbero poter insegnare ai figli altro, tipo: portarli x musei, fare gite all’aperto, coccolarli serenamente e non sempre arrabbiati, per dover adempiere ad un compito che compete ad altri?
      Io vorrei poter stare serenamente con mio figlio, anche se fa fatica a scuola. Il “problema scuola” deve essere dell’insegnate (ovviamente da me appoggiata e aiutata) la quale ha studiato x affrontare determinate situazioni.
      Ma purtroppo, funziona diversamente a scuola di mio figlio: l’insegnate ha praticamente finito (il 04 aprile) il programma di storia/geografia/scienze, ha già fatto tutti i modi dei verbi, l’analisi logica, grammaticale ecccc….. ma non ha tempo di fermasi x il rinforzo e/o recupero che ovviamente il bambino, oltre ai compiti, deve fare a casa!
      Il suo compito è mettergli 5 ogni qualvolta non ha capito qualcosa, non fermarsi a spigarglielo (a lui e a tutti gli altri…visto che nell’ultimo dettato c’erano solo 3 sufficienze su 25).

      Mio figlio ha 1 sola attività extra scolastica: il nuoto, lo adora ed è bravissimo. Per il resto adora piantare fiori e fiorellini e fare i biscotti con la mamma. Guarda poco-niente la tv, il computer e odia i giochini elettronici…..
      Vorrei solo serenità. Sto odiando la scuola e le maestre e non è giusto, perchè così non riesco ad aiutare mio figlio!

      Mi consola solo sapere che i professori delle scuole medie sono moooolto più in gamba (o almeno x mia esperienza con il figlio + grande) e non rompono le scatole xchè tuo figlio non ha la penna “blu pilot punta fine cancellabile”… ma si concentrano su cose + serie!

      • Sabrina, scusa se ti rispondo solo ora ma avevo perso il tuo commento, non riuscivo più a trovarlo.
        Non ho mai detto che i genitori sono stupidi! Magari troppo ansiosi, o eccessivamente preoccupati per i figli, o non in grado di cogliere il problema compiti nella dimensione corretta, ma non penso certo che siano stupidi… sono genitore anche io e di errori ne faccio, ma so che li faccio in buonafede, e cercando sempre il bene di mia figlia.
        Quello che voglio dire io è che i compiti non sono una tortura, sono esercizi da svolgere e pagine da studiare. I prof non li danno per chissà quale sadico motivo, ma per far esercitare gli alunni, per aiutarli ad imparare. A volte ci sono insegnanti che ne danno troppi o anche che li danno e non li correggono (rendendoli così, per metà, inutili), ma ti assicuro che senza compiti non si impara.
        Chi pratica uno sport può non allenarsi? Chi impara a suonare il piano non si esercita?
        E non costa fatica? Sì, però bisogna farlo. Lo stesso con i compiti.
        Che, ripeto, devono essere fatti dagli alunni, mai dai genitori. Io voglio capire se il mio alunno ha capito l’analisi logica, non se l’ha capita la sua mamma.
        Riguardo alle diversità maestre elementari-Professori delle medie, con me sfondi una porta aperta…però non voglio generalizzare. Anche se nel mio istituto comprensivo le maestre non incontrano, diciamo così, il mio apprezzamento, ne conosco diverse invece che stimo molto:-)

  • Sai che c’è? Non va bene tenere i figli a scuola fino alle 16.30. Sono perfettamente a conoscenza della situazione delle famiglie (lui e lei che lavorano e il figlio dove lo lascio?), ma per i bambini il tempo pieno è uno sforzo sovrumano. Ho insegnato per tre anni nel tempo prolungato e quando ci penso ho gli incubi ancora adesso, io che ero l’insegnante, figurarsi gli alunni. Per alleggerire i ragazzi avevo pensato di mettere nell’orario del pomeriggio come materia la narrativa, ebbene: l’unico che stava attento era quello che a turno leggeva, gli altri erano completamente fusi e distratti. Quando me ne sono accorta e ho capito che la situazione era insolvibile ho fatto portare Grammatica, almeno facevano gli esercizi…

  • Io credo che il lavoro individuale sia fondamentale, ma o il tempo pieno è pieno, e allora va trovato lo spazio per far lavorare i bambini da soli, oppure c’è qualcosa che non funziona. Per i ragazzi più grandi, poi, la prima cosa che non funziona è che il carico di lavoro individuale dev’essere ripartito in modo ragionevole. Non si può pretendere che i ragazzi stiano cinque/sei ore a scuola (attenti, impegnati) e poi studino per conto loro altre cinque sei ore il pomeriggio. Non lo faranno, o se pretendiamo che lo facciano lo faranno male. Quanti adulti conosci che sono in grado di lavorare in modo efficace per dieci dodici ore al giorno? Io lo facevo all’università, mica prima.
    Ma questo richiede una presa di coscienza da parte degli insegnanti a cui quasi nessuno è disposto.

  • Oggi parlavo di questo proprio con la mamma di una ragazzina che frequenta qui la Scuola Europea. La figlia torna a casa sempre alle 17.30, si rammaricava della fatica per condurre un’attività sportiva agonistica e poi i compiti. Attenzione: compiti che a quanto pare hanno solo gli alunni della sezione italiana e non inglese, francese e tedesca. Perché a quanto pare i docenti della sezione italiana provenienti da esperienze nella statale italiana non riescono a modificare l’impostazione acquisita. Io sto facendo mumble mumble. Reputo che alle elementari sia diverso e che tu abbia ragione: è un’idea, quella del lavoro a casa, che devono assorbire.

  • Io ho fatto la scuola elementare a tempo pieno, quella degli anni ’80: compresenze, uscite, laboratori, piscina, inglese con insegnante madrelingua, due insegnanti meravigliose che mi hanno insegnato buona parte di quello che so, ma che erano convinte della struttura del TP e quindi non ci hanno mai dato neppure mezzo compito.
    ebbene, arrivata in I media avevo delle ottime basi ma ero assolutamente incapace di organizzarmi per fare i compiti: nei primi tre mesi mi amadre mi ha seguita passo passo e studiavo fino alle 10 di sera, non perché non fossi in grado di fare i compiti, ma perché non sapevo letteralemnte da che parte cominciare (non avevo mai neanche scritto i compiti sul diario!). viste le mie difficoltà (e io ero la più brava della classe e avevo una madre diplomata maestra alle spalle, immaginatevi i miei compagni) e visto che mia sorella iniziava, proprio quell’anno, la I elementare con le stesse maestre, mia madre fece presente la situazione: loro capirono benissimo e cominciarono gradualmente a dare compiti, prima solo nel fine settimana, poi anche durante la settimana. e la vita di mia sorella all’inizio delle medie fu decisamente più semplice della mia.
    insomma: prima o poi, bisogna a cominciare a lavorare da soli. cum grano salis, prima si comincia meglio è.

  • @povna
    credo che cmq un minimo di lavoro individuale a casa vada fatto, perché anche il doposcuola non è sufficiente, spesso si lavora in gruppo, tra ll’altro…
    @idestinazioneestero
    io ho un pomeriggio a scuola, mentre le mie classi ne hanno due. Beh, è pesantino, però cerco di fare attività di recupero e/o approfondimento (per gruppi) e poi, alle 16:15, quando tornano a casa, per il giorno dopo di solito hanno poco da fare, tipo ripassare o completare qualcosa di iniziato a scuola, però il vuoto assoluto no.
    @ellegio
    hai ragione, ma più in teoria che in pratica, secondo me… io non conosco nessun ragazzo né alle medie né alle superiori che studia 5 o 6 ore al giorno! i miei delle medie sono sempre al computer, o ai videogiochi, o al cellulare a messaggiare, o fanno sport. Se fanno due orette scarse al giorno è tanto…spesso nemmeno quelle, lo so per certo. Qui poi si parla di elementari, quindi i compiti saranno proporzionati all’età, perciò richiederanno un’ora, più o meno.
    @lagattagennara
    infatti, uno dei problemi che vedo io nei miei alunni di prima media è proprio la non abitudine a lavorare a casa da soli. Per loro anche due esercizi di grammatica sono un dramma…
    @lanoisette
    ecco, hai spiegato bene quello che intendevo:-)

  • Non necessariamente, e per questo dicevo che prima di decidere se abbiano fatto bene o male bisogna sapere se è il modello della scuola elementare francese classica o meno.
    L’ho chiamato dopo-scuola per spiegarmi, ma nessuno lavorava in gruppo (era vietato), era semplicemente del tempo di studio individuale, in cui si facevano i compiti sotto la sorveglianza di una educatrice. Una cosa che ci ha abituato a organizzarci presto, da soli e bene fin dalla prima elementare. Tanto che alle medie coloro di noi che venivano da questo modello erano assolutamente più organizzati, rapidi e chirurgici (e autonomi!) di coloro che venivano da scuole tradizionali con compiti a casa. Non solo: ci siamo abituati che mezz’ora si può sfruttare al singolo secondo, che si può studiare anche senza il silenzio perfetto, che si deve controllare di avere in cartella (visto che i compiti non li dovevamo fare a casa, ma a scuola) tutto il necessario non solo per la lezione del giorno dopo ma anche per fare i compiti per i giorni ancora successivi.
    In un modello del genere, credimi, dare i compiti a casa è pura follia, perché nei fatti crei un contro-meccanismo di de-autonomizzazione di quegli alunni cui stai già insegnando a muoversi da soli nel mondo dello studio.

  • “Perché il lavoro individuale a casa è fondamentale: per accorgersi davvero se si ha capito quanto spiegato a scuola, per esercitarsi,per sedimentare le conoscenze (cosa so) e per sviluppare le competenze (cosa so fare e come lo faccio).”
    Domani chiamo il marmista e me lo faccio scolpire in una lapide che metterò al posto della porta di casa.
    P.S. Complimenti per il blog.

  • Ho 16 anni e frequento il liceo scientifico. Sono totalmente d’accordo sull’importanza dei compiti a casa, e mi ritengo fortunata perché i miei genitori, quando frequentavo la quarta-quinta elementare, mi hanno aiutata a trovare un metodo di lavoro adatto a me e quando non capivo qualcosa mi aiutavano, non dandomi le risposte, ma standomi vicini con pazienza e aiutandomi a trovarle da sola, stile maieutica socratica.
    Ricordo i pianti e i “non ce la farò mai!” quando, in quarta elementare, ho dovuto affrontare le divisioni in colonna con divisore a due cifre, e ricordo il sostegno di mio padre e come mi abbia aiutata a capire che i problemi vanno affrontati anziché rimandati. Questo è importante, perché trovarsi di fronte a un ostacolo, sbatterci la testa e alla fine riuscire a superarlo da’ una soddisfazione profonda e fa sentire sicuri delle proprie capacità.

    Alle medie, e adesso al liceo, mi è ancora più chiaro quanto sia importante studiare “goccia a goccia”, suddividendo il lavoro giorno per giorno, invece di rimandare tutto al weekend oppure al giorno prima della consegna. In questo modo posso studiare per un’oretta o due ogni giorno e non ritrovarmi oppressa dai compiti. Solo quando si prospetta un’interrogazione o una verifica particolarmente importante mi “disconnetto” da tutto quando, infilo un CD nello stereo (Mike Oldfield sopra tutto :)) e mi concentro sulla materia anche per tre-quattro ore, facendo piccole pause quando mi accorgo che la concentrazione cala. Certo, posso organizzare lo studio e i compiti da sola e in modo efficace perché mi hanno insegnato a farlo quando ero piccola, per molti miei compagni non è facile e ancora non hanno trovato un metodo di studio a loro consono, non sanno riconoscere e collegare i concetti importanti, sono incostanti e si distraggono facilmente. Ma, chiedo, a chi spetta aiutare i bambini e i ragazzi a trovare un proprio metodo di studio? Alla famiglia, alla scuola? Deve essere un processo totalmente autonomo?

  • @Demart81
    troppo onore! se vuoi ho altre massime da scolpire.. 🙂 grazie di essere passato!
    @ladymismagius
    complimenti per la tua maturità e serietà:-) E complimenti anche ai tuoi genitori che hanno saputo aiutarti nel modo giusto. Io credo che sia compito della scuola insegnare il metodo di studio, dalle elementari alle medie; poi è vero che ogni studente perfeziona il “suo” metodo, quello che va bene per lui. C’è chi ha molta memoria visiva, chi costruisce mappe concettuali, chi deve riscrivere i concetti più importanti sotto forma di schema, chi deve ripetere ad alta voce molte volte… Ognuno adatta il metodo alle sue caratteristiche.
    Anche io ho frequentato il Liceo Scientifico, prima di iscrivermi a Lettere… e mi è servito, per avere una cultura di base non esclusivamente umanistica:-)

  • Grazie per i complimenti ^^
    Riguardo al metodo di studio, nel biennio ho avuto un professore di lettere che insisteva per farci adottare il suo metodo nello studio della storia e della geografia, ovvero sottolineare in modo diverso i vari elementi e concetti (riquadrando le date, cerchiando i nomi, sottolineando due volte i concetti principali, una volta le cause, con sottolineatura tratteggiata le conseguenze e così via). Per controllare che tutti sapessero farlo, ci assegnava delle verifiche di sottolineatura, in cui avevamo un passaggio del libro di testo e dovevamo svolgere questo tipo di lavoro.
    Io sono sempre stata insofferente a questa “imposizione”, perché perdevo più tempo a sottolineare come voleva il prof che a studiare, avendo già un mio metodo – evidenziatore forever!, i concetti risaltano immediatamente sulla pagina e questo rende più facile rileggere, secondo me – e svolgevo il lavoro di malavoglia. I miei compagni che non avevano un metodo definito, invece, avevano ancora più difficoltà.
    Sicuramente un metodo di studio non può essere imposto “dall’alto” né essere adatto a tutta la classe, e senza dubbio il metodo deve adattarsi ai punti di forza e cercare di ovviare alle debolezze di ognuno, ma come trovarne uno adatto e acquisirlo? Quando va fatto questo lavoro di “ricerca”?
    Tradizionalmente, anche senza studiare, ma limitandosi ad ascoltare le lezioni in classe alle elementari e finanche alle medie si riesce ad avere una buona media, perciò molti evitano di lavorare su questo punto finché non si ritrovano alle superiori. Ma allora non è troppo tardi? Mi piacerebbe sapere la sua opinione al riguardo… ^^

  • Sono un’insegnante di Scuola Primaria e mamma di tre ragazzi, vorrei mettervi a conoscenza dell’esistenza della Circolare Ministeriale 14 maggio 1969, n. 177. Prot. n. 4600 che, emanata prima ancora che venisse istituito il Tempo Pieno, dava indicazioni precise riguardo all’assegnazione dei compiti a casa. Vi invito a leggerla con attenzione e senza pregiudizi. Io la trovo ancora molto attuale.
    I nostri figli e i nostri alunni trascorrono a scuola otto ore durante le quali ascoltano, intervengono, apprendono, si esercitano, fanno esperienze, socializzano, imparano le prime vere regole sociali (la famiglia è una micro società). Nelle otto ore sono sempre compresi momenti di applicazione individuale che permettono loro di adottare un metodo di studio efficace e produttivo.
    Inoltre laboratori di lettura, di drammatizzazione, di manipolazione,di pittura , di ceramica, di cinema arricchiscono il percorso formativo che si snoda in maniera modulare e varia per poter permettere a ciascuno di individuare e sviluppare i propri talenti e rafforzare la propria autostima. La rete delle attività scolastiche è frutto di un meticoloso lavoro organizzativo strutturato e programmato in team. Nulla è affidato al caso.
    Dopo otto ore di lavoro io non credo affatto che sia ancora necessario costringere un bambino fare i compiti. Piuttosto sarebbe meraviglioso andare al parco con mamma e papà, fare una bella chiacchierata davanti a un bel gelato o praticare uno sport. Qualche compitino potrebbe essere assegnato nel week end come “rinforzo”.
    Io credo ancora molto nel valore della scuola italiana e nel lavoro di noi insegnanti,
    Angela.

  • Rispondi

    Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

    Logo WordPress.com

    Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto Twitter

    Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

    Foto di Facebook

    Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

    Google+ photo

    Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

    Connessione a %s...

    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: