Sei abbastanza mamma?

Pubblicato maggio 31, 2012 da labiondaprof

Esce oggi il mio articolo su donnain.

Si parla del mito della maternità, e dei nuovi miti dell’allattamento a oltranza, del cosleeping, del portare i bambini… insomma la famosa teoria dell’attaccamento.

Ecco l’articolo e la copertina del Time che ha fatto nascere tutta la discussione:

http://www.donna-in.com/2012/05/maternita-e-teoria-dellattaccamento/

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5 commenti su “Sei abbastanza mamma?

  • secondo me invece hai semplicisticamente travisato le teorie dell’attaccamento – tra l’altro contrapponendogli scelte personali fatte abdicando alla capacità che ogni mamma ha di capire i bisogni del proprio figlio: dal pediatra vado per curare eventuali malattie di mio figlio, non per farmi dire (se è un bimbo sano) come alimentarlo o come farlo dormire (mamme e figli non sono mica tutti uguali, mentre i protocolli pediatrici sembrano darlo per scontato). e se non vuoi che si demonizzi il passeggino, perché demonizzi invece la fascia e altre forme alternative di gestire un neonato? e chi l’ha detto che chi allatta oltre l’anno è una donna che rinuncia al proprio lavoro? intanto l’allattamento oltre l’anno non ha le stesse modalità e non richiede lo stesso impegno (anche solo in termini di tempo) dell’allattamento esclusivo, ed è più che compatibile con la ripresa dell’attività lavorativa; il bimbo ormai si alimenta anche con altro, ma quello che alimenti soddisfacendo il suo bisogno di suzione è qualcosa che va oltre il cibo – e chissà perché un bimbo di 3-4 anni che invece usa ancora ciuccio e biberon non ci fa la stessa impressione della foto della copertina, quando ciuccio e biberon non sono altro che i sostituti di quanto avviene nella foto della copertina.

    e poi, se proprio vogliamo affidarci ai medici anche in materia di allattamento, dopo avergli messo in mano ogni aspetto della nostra gravidanza, perché non sentiamo tutti i medici (e non solo i pediatri italiani fermi ai protocolli di quarant’anni fa?): l’Organizzazione mondiale della sanità consiglia l’allattamento esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita e la sua continuazione per due anni e oltre, secondo il desiderio della mamma e del bambino.
    su una cosa concordo: il titolo è senz’altro peggiore dell’immagine. ma per un’altra ragione secondo me: è ora che noi mamme la smettiamo di misurarci e farci misurare in base a quello che decidiamo di fare (o riusciamo a fare) con i nostri figli. ciascuna decida per sé, al diavolo i pregiudizi (e soprattutto i giudizi altrui).

    è vero, fascia, allattamento, cosleeping (e ci aggiungo di mio anche i pannolini lavabili), sono un po’ le mode del momento (e stanno ormai alimentando un marketing al pari degli altri prodotti dell’infanzia), ma sono insieme anche la scoperta dell’acqua calda: come pensate che tirassero su i figli nel passato?

    @povna: da non mamma la pensavo come te; diventando mamma ho rivisto molte delle mie idées reçues

    ci sarebbe molto altro da dire, ma mi fermo qui.
    posso però consigliare la lettura di: Carlos Gonzales, “Besame mucho” (sottotitolo: Come crescere i tuoi figli con amore; molto interessanti, fra l’altro, per un insegnante, le pagine sulla “pedagogia nera” – in cui si inserisce la puericultura fascista che ha le sue origini nel XVIII secolo); Alessandra Bortolotti, “E se poi prende il vizio?” (sottotitolo emblematico: Pregiudizi culturali e bisogni irrinunciabili dei nostri bambini)
    e aggiungo, in chiusura, come molte delle attenzioni ai bisogni del bambino non siano che la versione genitoriale delle teorie montessoriane sullo sviluppo del bambino (e della necessità di rispettarlo come persona)

    Cornelia

  • Boh. Non ho letto né della Teoria dell’attaccamento né i libri consigliati da Cornelia, per cui non saprei entrare nel merito. Ma a me fa più impressione un bambino che a tre anni mangia hamburger e patatine che uno che viene allattato al seno (e sono d’accordo con Cornelia sul fatto che l’allattamento dopo l’anno non richiede lo stesso impegno dei primissimi mesi). Io personalmente ho allattato tutti i figli finché hanno voluto (la prima fino a un anno, la seconda fino a 15 mesi e il terzo fino a tre anni, appunto) e ho anche praticato il cosleeping – più per necessità che per scelta, a dire il vero -. Tutte le volte sono tornata al lavoro quando loro avevano sei mesi. E’ stato faticoso, come certo sai anche tu, ma i figli sono stati una scelta ed avevo messo in conto di dovermi occupare di loro. E’ stato anche bello, e credo di esserne stata abbondantemente ripagata. Però non credo di aver rinunciato alla mia autonomia, né li voglio tenere attaccati a me. Ora sono cresciuti, il più piccolo ha sei anni, e mi sembrano sufficientemente autonomi. In conclusione sono abbastanza d’accordo con Cornelia, soprattutto a proposito della tentazione di misurarci e farci misurare in base a scelte, come la prosecuzione dell’allattamento o il cosleeping, che dovrebbero essere gestite da ciascuna famiglia serenamente 🙂

  • @Cornelia
    Non credo di aver travisato nulla: ho solo preso posizione verso l’accettazione acritica e semplicistica dei punti fondamentali della teoria dell’attaccamento. e ho citato il mio caso per far capire che non esiste un unico protocollo: l’allattamento l’ho interrotto io, per una serie di ragioni mie e di mia figlia, ma non me lo ha consigliato il pediatra, che ha solo avallato la mia decisione, perciò non ho abdicato per nulla alla mia capacità di capire i bisogni di mia figlia. Per il sonno, dato che la piccola ha, da sempre, manifestato un ottimo ritmo sonno veglia (al di là dei primi 3 mesi di colichette), ho ritenuto di poterla lasciare sola nella stanzetta abbastanza presto, ma ho comunque consultato il pediatra prima di prendere la decisione finale. Per il resto, io non demonizzo nulla: dico solo che sono mode del momento, come 20 anni fa si andava solo di latte artificiale e ti guardavano come una selvaggia se allattavi oltre i pochi mesi considerati normali, ora ti guardano come una madre snaturata se svezzi tuo figlio prima di 2-3-4 anni.
    Tutto ciò che viene vissuto con fanatismo mi fa un po’ paura: non credo di essere una mamma meno affettuosa perché ho usato il passeggino invece della fascia, e non tollero il senso di superiorità di alcune mamme, che pensano che le loro scelte siano sempre le migliori. Comunque, a me un bambino di 3-4 anni che prende ancora il latte fa un po’ effetto, come anche un coetaneo che ancora tiene il ciuccio. Ma magari è un mio modo di vedere le cose: a 3-4 anni c’è un mondo da scoprire, basta con la tetta della mamma o i suoi sostituti!
    Riguardo poi al fatto che il co-sleeping, il latte materno a oltranza etc fossero i metodi più diffusi in passato, ecco, non mi pare proprio una gran motivazione a supporto: se è per questo, in passato si facevano anche 10 figli,poi nelle famiglie ricche si davano alla balia e le mamme tornavano a far vita di società, mentre nelle famiglie povere il co-sleeping era una necessità data dalla povertà e non certo una scelta di attaccamento.
    Su una cosa concodo con te: basta farci giudicare per le nostre scelte, e basta anche a farci condizionare dalle mode del momento…
    @ellegiò
    secondo me un bimbo di tre anni che mangia tutto o quasi (compreso patatine e hamburger, ovviamente qualche volta, non a base della dieta 😉 ) è nella norma, dato che a quell’età si inizia l’asilo, dove le maestre tendono proprio a far assaggiare tutto per far sviluppare il gusto del cibo.
    Poi la tua esperienza conferma che ogni mamma, anzi ogni rapporto figlio-mamma è unico: tu diresti che hai dato meno amore alla prima figlia, che hai allattata meno degli altri? o che il tuo ultimo ha il carattere che ha perché è stato allattato fino a tre anni? Sono queste le semplificazioni che mi fanno paura di alcune mamme…

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