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Tutti gli articoli per il mese di maggio 2012

Labiondaprof ringrazia…

Pubblicato maggio 16, 2012 da labiondaprof

Il concorso Pensorosa in collaborazione con la casa editrice Edigiò è terminato: il mio racconto è arrivato secondo.

http://www.pensorosa.it/libri/cenerentola-con-o-senza-principe-i-finalisti.html

Ripropongo l’estratto, che parla di una Cenerentola giovane e pronta al cambiamento, oppressa da una matrigna e una sorellastra che vive di apparenze e parteciperà al Grande Fratello. E ringrazio tutti quelli che mi hanno votato 🙂

 

Estratto del racconto Il diario di una giovane Cenerentola

 

Borgo Casale, 20 gennaio 2012

 

 

La odio! La odio! La odio!

Proprio a me doveva capitare una sorella così perfida e stupida? Che poi, in realtà non è per niente mia sorella, è più una sorellastra: è la figlia della nuova compagna di mio padre … Bella strega pure lei, tra l’altro.

Comunque Sharon, la mia sorellastra, è proprio una iena: non perde occasione di mettermi contro il papà. Lei ha deciso che per la festa dei suoi diciotto anni vuole una megafesta in un castello, un vestito da favola, la limousine, più di trecento invitati, e il dj, quello famoso, francese, di cui non ricordo il nome, ma pare che sia il Leonardo da Vinci dei dj …

Quando io ho detto a papà che non mi sembrava il caso di buttare via tutti quei soldi per un semplice compleanno, Sharon si è messa a ridere, scuotendo la sua testolina bionda e vuota, e ha ribattuto prontamente: «Certo, non tutte sono delle sfigate come te, che l’anno scorso per i tuoi diciotto anni hai voluto solo un week end a Firenze con la zia Agata … Due zitelle in giro per musei, sai che noia!»

Papà mi ha guardato e ha detto solo: «Tu hai avuto il tuo week end, Sharon avrà la sua festa». Io però ho capito che non era davvero contento: lo fa solo per non litigare con quella strega di Loredana, la sua compagna. A volte mi ricordo com’era bello quando c’era ancora la mamma: papà era sempre allegro, e la mamma era tanto dolce. Ero piccola allora, e mi sembrava di vivere in una fiaba, una bella fiaba in cui io ero la principessina, il papà era il re e la  mamma la regina. Poi tutto si è rotto: hanno divorziato, la mamma se n’è andata via, e papà ha trovato questa arpia. Da quando me la ricordo, è sempre stata una squallidona: praticamente un incrocio tra una Barbie con il culo basso e Valeria Marini. Tinta, finta, rifatta e siliconata, e non parliamo poi delle extensions. Ma come diavolo ha fatto papà a farsi imbambolare da lei?

Adesso vado; da quando si è licenziata anche l’ultima colf, perché Loredana l’aveva accusata di provarsi di nascosto i suoi gioielli, devo stirarmi da sola tutti i miei vestiti, e anche quelli di papà.

 
 


Biancaneve e il cacciatore… e la regina! Premiere

Pubblicato maggio 15, 2012 da labiondaprof

Ieri sera la premiere del secondo film con protagonista Biancaneve: Biancaneve e il cacciatore. 

Ne ho già parlato qui:

Inutile dire che anche sul red carpet, così come nel film la matrigna (Charlize Theron) è più bella della figliastra Biancaneve (Kristeen Stewart). In compenso un cacciatore così bello biondo e vichingo alla Disney se lo sognavano. Insulso il principe, direi. Infatti non metto nessuna sua foto: fidatevi sulla parola…

E comunque anche Grimilde era molto più affascinante della piccola e paffuta Biancaneve

 

Mammamica?No, grazie

Pubblicato maggio 14, 2012 da labiondaprof

Ieri sul Corriere c’era un articolo interessante, si parlava di mamme amiche: qui

Io aborro la figura della mamma amica: la ritengo pericolosa per la figlia e perniciosa per l’intera famiglia.

Attenzione: non auspico una mamma con i capelli grigi a 38 anni, dimessa o vestita come la tata di SOS Tata. Semplicemente penso che una madre non debba mai essere o peggio, “fare l’amica” di sua figlia, perché la figlia la amiche le ha già, e le sceglie tra le sue coetanee. Mia madre aveva 23 anni quando sono nata, ma non ha mai voluto essere la mia migliore amica. Certo, vestiva spesso in jeans e t-shirt come me, ma ha saputo dire i suoi No al momento giusto. Con lei ho sempre avuto confidenza, e un rapporto di fiducia, ma lei non ha mai voluto le mie confidenze ad ogni costo. Per quelle c’erano le amiche; però quando avevo davvero bisogno, lei c’era. Era lì, ed era pronta ad ascoltarmi, e le parole “Te lo avevo detto” le sono sfuggite pochissime volte, meno di quanto avrebbe potuto.

Perciò, cosa mi dà più fastidio nella mamma amica, quella come Lorelai del telefilm Gilmore Girls? Tradotto in italiano Una mamma per amica (appunto). Che poi il telefilm era carino, ma nella realtà un rapporto madre-figlia così sarebbe stato assurdo.

La mammamica, chiamata anche mammasempregiovane si veste seguendo la moda, tale e quale alle sue figlie. L’inverno propone stivali a mezza coscia o jeans skinny? La mamma e la figlia si aggireranno per casa inguainate nello stesso tipo di jeans, e con lo stesso tipo di stivale, ogni mattina prima di uscire. E si copieranno gli accessori.

Tutta questa vicinanza fa bene ai figli? La mammamica riesce ad impostare un rapporto equilibrato con i figli? Per la mia esperienza di insegnante, no.

La mammamica, quella che dice con aria beata e soddisfatta «Mia figlia mi dice tutto, più che una madre per lei sono un’amica», non immagina nemmeno quale sfracello pedagogico sta commettendo. Inoltre non sa che quanto afferma è ben distante dall’essere vero: nessun figlio dice mai tutto alle madri, per fortuna. Nella mia esperienza di docente, più una mamma afferma con sicurezza «Mio figlio non mi nasconde niente, mio figlio non mi dice mai bugie», più sarà destinata ad essere delusa amaramente.

La mamma deve essere una figura adulta che guida, indica la strada, suggerisce percorsi ma sa anche dire dei no, mettere dei paletti e contenere l’esuberanza della crescita. La mammamica che racconta alla figlia l’ultima lite con il papà e ne cerca l’approvazione, o che confida le proprie pene d’amore di single di ritorno, lungi dal costruire un rapporto di dialogo mamma-figlia, sta mettendo le basi per una serie di problemi (sensi di colpa, inadeguatezza, eccesso di responsabilizzazione) che graveranno sulla figlia e sul suo rapporto con il mondo.

Inoltre, la mamma che si pone sullo stesso piano dei figli non potrà più esercitare un ruolo autorevole ed ogni suo no sarà sbeffeggiato: Va beh, la mamma dice no, ma in fondo poi cosa ne sa? A volte è messa peggio di me, che ho quindici anni e sono confusa…

Quando l’insegnante della scuola materna, nei giorni dell’inserimento, vede arrivare la mamma e la figlia con la stessa t-shirt rosa di Hello Kitty, solo in due taglie diverse, ha già inquadrato che avrà a che fare con una mammasempregiovane. E può mettersi le mani nei capelli con cognizione di causa.

In prima elementare, la maestra per una settimana abbondante non si rende conto che la ragazza truccata e taccata che accompagna a scuola la nuova alunna è effettivamente la sua mamma, giacché la bimba la chiama con il nome proprio e le dice anche un sacco di parolacce; poi capisce che è la mamma quando ella esclama «Ah, ma che stronzetta mia figlia, ha proprio un caratterino come il mio». La maestra decide di guardare il muro, per non guardare negli occhi cotanta madre, essendo troppo forte la voglia di mettere in castigo anche lei, oltre che la figlia.

Alle medie, purtroppo, il danno è fatto. Quando la prof tenta di portare il discorso sui pessimi voti, sulla scarsa attenzione in classe della figlia e sulle note disciplinari mai firmate, la mammamica deve ammettere che c’è qualcosa che non va, e rilancia buttando sul tavolo la propria vita privata: ci sono problemi tra lei e il papà, problemi di lavoro, tensioni con le famiglie d’origine. A volte, se l’insegnante è particolarmente empatica o particolarmente insistente, la mamma cede di schianto e vuota il sacco, confessando che: la figlia non le obbedisce mai, la manda a quel paese ogni volta che le dice di studiare, la sgrida perché si fa dare del tu dalle sue amiche, si arrabbia quando al villaggio vacanze vuole fare il corso di danze caraibiche con lei e le dice sempre di non mettersi più i leggins che non se li può permettere, alla sua età.

Inoltre, la figlia ha un fidanzatino che si guarda bene dal presentare alla mammasempregiovane, nel palese timore che possa rimanere affascinato e confuso da quella che più che una madre sembra una sorella maggiore dell’interessata. Insomma, la mammamica voleva essere amica della figlia, voleva riceverne le confidenze e forse rivivere la propria adolescenza insieme con la figlia e invece, cosa si ritrova? Una figlia che le sfugge, che non le confida nulla, che la accusa di rincorrere in modo ridicolo una giovinezza che non ha più;

Consiglio dell’insegnante: lungi dal suggerire alle mamme look da suora laica, escludendo anche di ingrigirsi le chiome prima del tempo o di agghindarsi come Rita Levi Montalcini per acquisire un minimo di autorità, si consiglia comunque una ripulita al look. No allo stile velina, no allo stile lolita, no anche al look pantaloni a vita bassa e maglietta strappata, possibilmente no ai tatuaggi a forma di farfalla che sbucano dal perizoma. Inoltre, abbandonare le espressioni in uso tra i giovani: sciallare, calarsi, sbroccare, et similia. Esigere il lei dagli amici dei figli, non frequentare gli stessi corsi di hip hop o capoeira in palestra, mantenere un sobrio riserbo sulle liti con il marito e padre o sulle nuove relazioni in corso, evitare di pronunciare quotidianamente frasi come Gli uomini sono tutti uguali o Chiamerà? Perché non chiama? Maledetto, chiama!

Molto consigliato: leggere libri che non parlino di vampiri o di single assetate di shopping e sesso, leggere quotidiani e non solo riviste femminili, rimanere in casa qualche sera, in modo tale che sia sensato imporre ai figli orari di rientro più rigidi. Inutile pretendere che il figlio torni a mezzanotte, se mamma torna alle tre.

Ancora la Festa della Mamma

Pubblicato maggio 12, 2012 da labiondaprof

Domani è la Festa della mamma.

La leggenda familiare narra che in prima elementare, per la recita scolastica di fine anno, io e una mia compagna fummo scelte per cantare come “soliste” la canzone Mamma Tutto: qualche strofa io, qualche strofa lei, e tutti i compagni a fare da coro.

Beh, ho vaghi ricordi dell’asta del microfono, troppo alta, e del fatto che non ero per nulla emozionata… addirittura mi ricordo che il pubblico di genitori chiese a gran voce il bis.

Ecco, poi non si sa come, quando e perché, ma pare che io sia cresciuta poco intonata e aliena da qualsiasi smania da palcoscenico.

Quello che ricordo bene è il sorriso di mia mamma, giovane e allegra. Un sorriso a mille denti, e occhi che brillavano.

Ieri invece la Biondina ha portato a casa dall’asilo il suo lavoretto: semi di non so che piantina in un vasetto decorato con stelline, bacchettine colorate e origami… un pastrocchio colorato insomma.

Il suo lavoretto troneggia da ieri sul tavolo, nell’attesa di essere trapiantato dal borgomastro (in altre faccende affaccendato, come sempre). Considerato che io ho il pollice nero, quasi mi muoiono anche le piante grasse, credo che se ne occuperà lui, anche dopo il trapianto ;-)-

Tornando alla canzone Mamma tutto… beh, è smielata, retorica, esagerata, tratteggia la classica mamma sacrificale che vive solo in funzione dei figli, fa sembrare il papà un accessorio della famiglia, poco più di un ombrellino parasole.

Ecco, detto questo, ascoltarla adesso che sono mamma, e che mia mamma è nonna, mi fa commuovere, come la più banale mamma italiana.

Ma non mi vergogno, nemmeno un pochino…

Venerdì del libro:31 usi per una mamma

Pubblicato maggio 11, 2012 da labiondaprof

Bene, per questo venerdì, data la vicinanza alla Festa di Domenica, un libro sulla mamma.

31 usi per una mamma

Il trionfo del multitasking: la mamma è colei che fa da orologio, cerotto, autista, parrucchiera, enciclopedia, sedia a sdraio, apribottiglie, attaccatutto, termometro, spingitrice di altalena, avversaria nei giochi, accompagnatrice musicale, medico, banca…
Per ogni ruolo, nel disegno, una simpatica coppia mamma-figlio o mamma-figlia, accompagnata da un animaletto domestico.

Brilla per assenza, ovviamente, il papà.

 

31 usi per una mamma

Harriet Ziefert, Rebecca Doughty

ed. Salani, 2004


Scusa ma ti chiamo sindaco: Moccia sindaco di Rosello in Abruzzo

Pubblicato maggio 8, 2012 da labiondaprof

Ecco, il Borgomastro, mio marito, è molto contento. Finalmente ha un collega con delle idee chiare.

Lo scrittore Moccia è stato eletto in un piccolo comune in Abruzzo, e ha subito manifestato la grandeur del suo programma politico.

Piano di governo territoriale? Iniziative a favore della popolazione anziana? Asili nido per le mamme che lavorano? Luoghi di socializzazione per i giovani? Messa in sicurezza delle scuole primarie e secondarie? Manutenzione delle strade?Parchi per i bambini e i genitori?

Macché: Rosello deve diventare il paese dell’Ammore, in modo da accogliere le orde di fan di Moccia che vogliono farsi sposare da lui…

intervista a Moccia: mi piacerebbe molto poter sposare gli innamorati lì.

Un programma elettorale pregnante, direi. In un periodo in cui i matrimoni sono in forte calo poi, l’ottimismo non gli manca: Tre metri sopra il velo (da sposa, of course)

 

La gita scolastica mitteleuropea

Pubblicato maggio 6, 2012 da labiondaprof

Nei giorni scorsi il blog non è stato aggiornato perché… ero in gita!

Quest’anno la biondaprof e le colleghe hanno scelto un itinerario particolare: mitteleuropeo, storico, ambientale, patriottico. Prima di presentare quanto abbiamo visto e visitato, due considerazioni. I nostri alunni si sono comportati bene: rispettosi in alcuni luoghi, rilassati in altri, caotici e moderatamente casinari sul pulmann, educati in albergo, partecipi nelle varie visite guidate. Un successone… anche se, e qui si profila la solita incognita che mi spinge a considerare le gite sempre più difficili da gestire, le prof, tra cui la Bionda, hanno sventato sul nascere un tentativo di gioco della bottiglia. Predicozzo, reiterazione dei “giri” nelle stanze, terzi e quarti gradi alle più sveglie e ai più svegli… tutto nella norma, insomma. Anche per quest’anno è andata.

Certo, ogni volta è un colpo per la Bionda: salire sul pulmann, mettersi comoda, controllare lo zainetto, aver voglia di cantare Battisti e Bennato e… rendersi conto che non è più il tempo di sedersi in fondo per chiacchierare, mangiare di nascosto salatini e patatine, controllare compulsivamente capelli e trucco allo specchietto portatile e flirtare senza farsi vedere dai prof, perché la prof adesso è lei. E allora bisogna fare l’appello, raccomandare di non mangiare sul pulmann, di non buttare le carte delle caramelle, ritirare i cellulari, dare occhiate ai più casinari, cercare di dialogare con l’autista per stabilire soste e tappe in autogrill. E, nel viaggio di ritorno, quando sale leggera leggera la sensazione che si presentava anche anni fa, quella definibile “eh, che peccato, è già finita…”, rendersi conto che subito dopo ne arriva un’altra, che domina la mente negli ultimi km, riassumibile più o meno così “li abbiamo portati a casa sani e salvi, felici, divertiti e interi. Adesso mi posso rilassare”.

Prima tappa

Il castello di Miramare

Seconda tappa

Il centro storico di Trieste: Piazza Unità d’Italia,

il  Foro di San Giusto e il Castello di San Giusto

la Cattedrale di San Giusto

Terza tappa

La Risiera di San Sabba

Quarta tappa

Le Grotte di Postumia

Quinta tappa

Il Sacrario di Redipuglia

e il museo della Grande Guerra Casa Terza Armata