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Tutti gli articoli per il mese di giugno 2012

Ascolta il mio cuore: il venerdì del libro

Pubblicato giugno 22, 2012 da labiondaprof

Ascolta il mio cuore

di Bianca Pitzorno

Prisca, Elisa e Rosalba, tre amiche che frequentano la stessa classe; gli zii di Prisca, Leopoldo, Casimiro e Baldassarre, Dinosaura, la tartaruga di Prisca.

Ecco i protagonisti di questo libro, delizioso, di Bianca Pitzorno, la storia di un anno scolastico vissuto intensamente: le alunne più brave faranno “il salto”, cioè passeranno dalla IV elementare direttamente alla I media.

Così, con questo libro che parla di scuola, saluto gli alunni della mia classe terza, che questa settimana conclude gli esami e si avvia verso l’orizzonte delle scuole superiori, mentre io idealmente sventolo un fazzoletto per congedarmi da loro…

Sonia Topazio e gli orrori di ortografia

Pubblicato giugno 21, 2012 da labiondaprof

Per me sono giorni di esami: la mia classe terza, come dicevo QUI, ha affrontato 5 giorni di prove scritte:

  1. Tema d’italiano
  2. Prova di matematica
  3. Inglese
  4. Francese
  5. Invalsi

Ora è il momento degli orali.

Però, parliamoci chiaro: è difficile, difficilissimo far capire loro che bisogna studiare per se stessi, per costruirsi una cultura, e trovare ( o inventarsi) un lavoro decente che dia qualche soddisfazione, per avere una vita degna.

Trovo che sia sempre più difficile trasmettere certi valori, e remare in una direzione, quando la società rema dalla parte opposta.

Per esempio: questa gran donna di Sonia Topazio, attualmente capo ufficio Stampa di un ente importante, l‘Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Si autodefinisce scrittrice e giornalista, laureata in Lettere alla Sapienza di Roma, dopo una breve ma intensa carriera di attrice (anche di film, diciamo così, scollacciati)

Oltre a rivendicare, con un certo orgoglio (degno di miglior causa) e molta arroganza, di aver ottenuto il posto per raccomandazione di un politico, è anche un’incompetente. Perché non sa scrivere, cioè non sa fare quello per cui è stata assunta ed è, credo lautamente, pagata… Non ci credete?

Bene, la maga dei comunicati stampa, colei che dovrebbe maneggiare le parole e conoscerle alla perfezione, guardate un po’ cosa scrive nel suo sito, nella sezione “Giornalista”:

sì, avete letto bene:

LA GIORNALISTA

Dopo la laurea in lettere presso l’Università di Roma “La Sapienza”, Sonia si mette alla ricerca di un lavoro nuovo rispetto alle sue passate esperienze da modella e attrice, e dopo diversi mesi approda all’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) dove, inizialmente, ricopre un ruolo diverso da quello attuale.
Durante i primi mesi si annoia un pò, e così, nelle pause, inizia a scrivere un gossip sulla scienza che prendeva in giro gli scienziati nel mondo; è piaciuto a Roberto D’Agostino che lo ha pubblicato sul suo Dagospia. Sonia riceve telefonate da tutta la penisola per complimentarsi di un’idea che alla stessa Sonia appariva sinceramente un pò goliardica e pazzarella.
Il bellissimo ed efficente ente dove Sonia era appena entrata a lavorare, aveva però un difetto facilmente risolvibile: mancava di un ufficio stampa. Forte del suo tesserino da giornalista, Sonia propone di costituirlo dopo un periodo di prova.
Il periodo di prova va a gonfie vele e l’ufficio stampa inizia a funzionare a pieno ritmo: Sonia viene nominata capo ufficio stampa, con uno staff composta da quattro persone.
Come giornalista continua a scrivere articoli per varie testate (vedi rassegna stampa).
È anche scrittrice: la sua opera prima e’ “Il Taglio nell’Anima”.

I miei alunni po’ lo sanno scrivere correttamente, cioè con l’apostrofo e non con l’accento… e non sono ancora laureati. Ah, anche efficiente con la i…

Domani devo ricordarmelo, quando li interrogherò!

Inoltre, è deontologicamente “sbadata”: cosa ci fa la notizia del suo libro sul sito ufficiale dell’Istituto? Non poteva pubblicizzarlo solo sul suo sito?

E nella rassegna Stampa, mixati ad articoli sui terremoti in Emilia, ecco una marea di articoli su di lei e il suo passato…

Ma non si può licenziarla?

 

Compiti delle vacanze?

Pubblicato giugno 16, 2012 da labiondaprof

La scuola è finita, ok ci sono gli esami per alcuni, ma per quasi tutti è ora di gettare lo zaino, la cartella, gli astucci, il diario e i libri in un angolino… e i compiti?

Argh! Il tema dei compiti sì/compiti no è antica quanto la scuola, credo. Riesco a  immaginarlo, un piccolo egiziano che prende a calci un sassolino ai piedi delle piramidi ed esclama Ma insomma, va bene che dovrò essere uno scriba, da grande, ma almeno in estate il papiro vorrei dimenticarmelo, e andare a giocare come tutti gli altri…

Oppure un piccolo romano che brontola, vicino al Campidoglio Uffa, voglio andare anch’io a prendere a sassate le oche, invece di stara ancora in casa tutti i pomeriggi, con quel noioso di liberto, a incidere ste 4 tavolette, e poi cancellarle, e poi inciderle ancora...

Insomma, da che mondo e mondo, gli scolari odiano i compiti delle vacanze, e noi insegnanti invece ci ostiniamo a darli.

Ebbene sì, come si evince da altri post, come questo e questo, nonché dal mio intervento televisivo, io sono per i compiti. Cum grano salis però. Come suggerisce l’insegnante Sergio Fenizia in questo intervento:  http://sergiofenizia.blogspot.it/p/eduvacanze.html

E quindi: i compiti estivi servono o non servono? Sono uno stress, un’inutile perdita di tempo o un modo per non dimenticare tutto quanto si è appreso, con fatica, in un anno scolastico?  Recenti studi americani hanno dimostrato che le vacanze estive portano a una progressiva e inevitabile perdita di conoscenze e abilità, fino al 25% di quelle acquisite durante l’anno. So, per esperienza, che i risultati di queste ricerche non sono affatto sorprendenti: a settembre i bambini e i ragazzi hanno dimenticato molte nozioni e molte competenze che a giugno erano invece ben presenti. Non dimentichiamo che il cervello va allenato e tenuto costantemente in attività a qualsiasi età. È giusto che un bambino o un ragazzo godano del meritato riposo nelle vacanze, ma il cervello non può permettersi di riposare tutto il tempo. Lo scopo dei compiti delle vacanze quindi non è quello di rovinare la vita agli alunni e alle loro famiglie, né tantomeno di far svolgere da soli parti del programma che l’insegnante non ha terminato, ma è quello di non far perdere elasticità mentale al bambino e permettergli di conservare le abilità e le conoscenze acquisite durante i lunghi mesi scolastici.

Fermo restando che gli insegnanti dovrebbero assegnare una quantità ragionevole di compiti, orientati soprattutto all’esercizio della lettura (libri, anche a libera scelta) in italiano e all’applicazione in matematica, potrebbero anche assegnare compiti legati alle vacanze e all’estate: un diario di viaggio, un reportage di un luogo visitato, la storia di una nuova amicizia, un film particolarmente significativo ecc. Il tutto calibrato ovviamente sulla fascia d’età del bambino o del ragazzino.

Da parte loro i genitori non dovrebbero mai far diventare i compiti un leitmotiv delle giornate estive, non ha senso che chiedano mille volte al giorno «Hai fatto i compiti?» o minaccino punizioni apocalittiche, né devono mai sostituirsi ai figli e fare i compiti al posto loro o con loro.

Infine, l’ultimo consiglio, semiserio: mai sbuffare, facendo capire che i compiti, secondo voi, sono troppi. In questo modo otterrete due effetti, entrambi negativi: delegittimare l’insegnante di vostro figlio e fornirgli un comodo alibi per non svolgere i compiti o per svolgerli superficialmente e di malavoglia.

E ora, davvero, buone vacanze…

Domani, un post sui giochi dell’estate, e un blog molto carino che si occupa di gioco e crescita: giocarepercrescere.blogspot.it/

 

Il manuale del perfetto marito per il Venerdì del libro

Pubblicato giugno 15, 2012 da labiondaprof

Per questo venerdì, propongo il mio libro: sì, sì, l’ho scritto proprio io.

Si intitola Il manuale del perfetto marito. Ecco la copertina:

La scheda del libro la potete trovare nel sito della Sesat: http://www.sesatedizioni.it/il-manuale-del-perfetto-marito/

Io posso aggiungere che è divertente, ironico, mooolto scanzonato. Prende in giro, affettuosamente ma con un certo disincanto, i comportamenti, i pregi e i difetti delle tipologie più diffuse di marito. Si va dal marito pignolo al marito gourmet, dal marito cinefilo al marito trash, da quello trendy a quello equo e solidale… Insomma, direi che ci sono quasi tutti.

Si può acquistare dal sito della Sesat (versione cartacea o ebook) ma si può anche tranquillamente ordinare in ogni libreria.

Ci tengo a dire che la mia parte, i miei diritti d’autore, saranno devoluti in beneficenza al reparto di Patologia Neonatale dell’Ospedale di Bergamo, una struttura molto qualificata. Mia figlia, che ora ha quasi 5 anni e sata bene, è nata prematura ed è stata lì per un periodo. Inutile dire quanto sono rimasta  legata a questo reparto…

Marylin: bionde, miti e dive

Pubblicato giugno 12, 2012 da labiondaprof

Ok, il titolo del post non è proprio originalissimo…

Ho visto il film Marylin, poche sere fa. Ero un pochino scettica, perché, parliamoci chiaro, Michelle Williams mi piace e mi era piaciuta in I segreti di Brokeback Mountain , però io quando la guardo a bruciapelo vedo la Jen di Dawson’s Creek. Nello stesso modo, ieri sera, guardando Katie Holmes nei panni di Jackie Kennedy, nel telefilm su La7, vedevo lei, Joey.

Comunque, dicevamo: Marylin. Il film, com’è noto, narra un periodo preciso della vita e della carriera della diva: la lavorazione del film Il principe e la ballerina, a Londra, con la regia di Laurence Olivier, e si basa su un libro scritto da un, alloragiovanissimo, Colin Clark, assistentealla regia, che riesce ad instaurare un contatto umano con la diva fragile, insicura, talentuosa e infelice.

Premetto che Il principe e la ballerina non rientra nei miei film preferiti della Monroe: io adoro Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, A qualcuno piace caldo e, su tutti, Quando la moglie è in vacanza.

Il film è comunque interessante, anche se è piuttosto prevedibile in alcuni punti: le pillole, l’alcool, la fragilità della diva, la sua insicurezza e il bisogno di essere amata, sempre, da tutti coloro che la circondavano, la sua lancinante nostalgia di una famiglia che non aveva mai avuto, l’ossessione per” il metodo”.

Michelle Williams è credibile nella parte di Marylin, Kennet Branagh è odiosamente inglese al punto giusto… ma Julia Ormond è una pessima Vivien Leigh. Miss Rossella è uno dei miei miti personali, e ho sempre amato Vivien Leigh, il suo viso espressivo e i suoi occhi verdi capaci di saettare e ammaliare. Julia Ormond per me è ancora la fidanzata infelice di Vento di Passioni, e la Ginevra fedifraga e lagrimosa di Il primo cavaliere. Non può essere la splendida Vivien, no, no e no.

Ah, e c’è anche Hermione, cioè Emma Watson, very english and very cute.

Notti prima degli esami

Pubblicato giugno 11, 2012 da labiondaprof

La scuola è finita. E quindi: ite, missa est.

Per alcuni però, per alcuni e non per tutti.

Alla fine di un annetto pesantuccio come quello appena concluso, porto la mia classe 3 agli esami.

http://www.youtube.com/watch?v=99XKY6uNrOU

Ormai gli esami di terza media sono diventati un esamone, altro che la maturità… ci sono 5 scritti. Come dite? Più degli esami di maturità? Sì, ed esattamente:

  1. Tema di italiano
  2. Prova scritta di Matematica e Tecnologia
  3. Inglese
  4. Francese
  5. Prova nazionale Invalsi (italiano e matematica, per bontà ministeriale nella stessa mattinata).

Secondo me, un filino esagerato. Poi c’è il colloquio: niente tesina, si è deciso anche quest’anno. I poveretti dovranno, di fronte ad un documento mai visto (foto, brano antologico, riproduzione di un quadro etc) imbastire una mappa concettuale, collegando più materie (ops, discipline) e creando un percorso. Vado ad esemplificare: io, insegnante di Lettere, potrei proporre ad un alunno bravo in Storia una foto di Marylin e Kennedy insieme. Da lì, parte il percorso Kennedy-Nuova Frontiera-Usa-Pop Art (le opere di Andy Warhol)-Vita di Marylin in Inglese- Jackie Kennedy e Chanel in Francese… Troppo carino vero, un percorso così?

Invece, chissà perché, invece di volare alto, ci si appiattisce (loro, e noi) su: Ungaretti-Prima Guerra Mondiale, l’energia nucleare e le bombe atomiche-Seconda Guerra Mondiale, Futurismo in Letteratura, Storia e Arte, M.L.King-Usa-SudAfrica, La France-colonie francesi-guerra d’Algeria e decolonizzazione.

E comunque, la cosa importante è che sabato ci siamo salutati, e li ho visti un po’ contenti, un po’ spaesati, un po’ consci che quella era l’ultima nostra giornata insieme (gli esami sono gli esami, non fanno testo)… erano anche un po’ commossi.

E io pure.

Li ho presi in prima: erano piccolini, appena usciti dalle braccia delle loro maestre. Davano del tu ai professori, addirittura le prime settimane ti saltavano addosso appena entrata, chiamandoti “maestra”, per dire ogni cosa. Tipo: ho mal di pancia, posso uscire? Ho mal di testa, posso non far niente e posare la testa sul banco? Mia mamma ha partorito ieri, e la sorellina l’ho già vista, è brutta.

Erano più  bassi di me e, con le loro manine, facevano una fatica dannata ad aprire e chiudere gli anelli dei quadernoni diItaliano, Storia e Geografia (io li faccio prendere così, perché mi sembrano più comodi). Chiedevano con quale biro dovevano scrivere il titolo negli appunti… rossa, blu o nera? Piccoli sotto il peso di uno zaino che pareva enorme, sembravano piccole tartarughe ninja alla riscossa. Si lamentavano dell’intervallo troooppo corto, e ingurgitavano patatine come se non ci fosse un domani o un altro intervallo. Starnutivano e, spesso senza fazzoletto alcuno, tentavano di pulirsi il naso sulle maniche.

Ora sono tutti alti come me, o di più. I ragazzi hanno cambiato la voce, le ragazze sono sbocciate e imbellite. Maneggiano quadernoni, zaini e libri con perizia, anche se troppo spesso li aprono poco, quei bei libri pieni di sottolineature e schemini. E sono educati, rispettosi e tutti consci che, comunque vada, una parte della loro vita scolastica, e quindi della loro vita tout court, sta per finire.

Io li guardavo sabato, e pensavo che in questi tre anni li ho spronati, guidati, accompagnati, rampognati e rassicurati… e adesso li lascio andare, con l’ultimo viatico di una prova d’esame. E sento, come sempre, un po’ di malinconia, la ragionevole certezza che ho fatto del mio meglio, e la speranza che abbiano raccolto almeno un po’ di tutto quello che ho cercato di dar loro: la passione per le mie materie, l’abitudine al rispetto delle regole e al confronto civile delle diverse idee, i miei consigli di lettura, e i film, e il corso sul Cinema, e il Consiglio comunale dei ragazzi, e i 150 anni dell’Italia. E tante altre cose.

Poi a settembre ricomincerò tutto, con una nuova prima.

Ma loro, come coloro che li hanno preceduti saranno sempre “i miei alunni”.

Non so quanti colleghi mi possano, o vogliano capire… lei sì: qui

 

Labiondaprof in libreria!

Pubblicato giugno 8, 2012 da labiondaprof

Sì, non è uno scherzo…

senza troppi giri di parole, eccolo qui

http://www.sesatedizioni.it/il-manuale-del-perfetto-marito-cat/

Esce la settimana prossima, si potrà ordinare sul sito della casa editrice (Sesat edizioni), dal mio blog, e in alcune librerie, specificherò quali…

Lo consiglio come lettura estiva, o come regalo a un’amica che si sposa, o minaccia di farlo… 😉

Il lupo di Joseph Smith per il venerdì del libro

Pubblicato giugno 8, 2012 da labiondaprof

Dopo aver parlato di lupi nel post precedente e in uno scorso venerdì del libro, ecco ancora un libro che parla di questo animale, predatore, intelligente e forte.

La storia di un giovane lupo, raccontata da lui stesso. Il punto di vista, interno alla storia, ci fa conoscere i pensieri e il carattere del lupo. Un giovane lupo deve sopravvivere, in un ambiente ostile, e affina sensi e istinto. L’incontro con una volpe rappresenterà per lui una novità assoluta: non è pericolosa, non è debole, non si pone né come preda né come predatore. Vorrebbe addirittura offrire il suo aiuto al lupo, la sua amicizia e…

Il Lupo di Joseph Smith

Chi ha paura del lupo cattivo?

Pubblicato giugno 6, 2012 da labiondaprof

Il lupo è una presenza antica e  costante nella vita dell’uomo, e ciò si riflette nel folklore e nelle fiabe: dal lupo di Cappuccetto Rosso (che occhi grandi hai, nonna, e che bocca grande…), al lupo della storia dei Tre Porcellini, alle favole di Esopo e Fedro.  A proposito di questi, quando avevo il tempo di dare ripetizioni di Latino, avrò fatto tradurre almeno una ventina di volte Lupus et agnus: At rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi. Superior stabat lupus, longeque inferior agnus…

E poi: lupus in fabula! 

E San Francesco e il lupo di Gubbio.

E il mio amatissimo Il richiamo della foresta

Fino ad arrivare ai licantropi di Twilight e di Cappuccetto Rosso Sangue

In realtà, non per moda, io sono sempre stata affascinata dai lupi: animali liberi, capaci di vivere nelle condizioni più impervie e difficili, intelligentemente organizzati secondo la logica del branco (tutta la storia del maschio alfa e altro che l’etologia ci insegna).

I lupi non sono estinti: sono stati avvistati nel febbraio di quest’anno nella mia amata Val Pusteria, l’anno scorso nella bergamasca e in Piemonte. E ovviamente in Abruzzo.

Ma questi animali rischiano l’estinzione: bracconaggio, difficili condizioni di vita e inquinamento del loro habitat.

Segnalo quindi l’iniziativa del WWF: progetto lupo.

Ricordo, infine, alcune parole tratte dal libro Io non ho paura, libro che parla delle paure infantili e di due bambini coraggiosi, protagonisti di una storia appassionante:

«Piantala con questi mostri, Michele. I mostri non esistono. I fantasmi, i lupi mannari, le streghe sono fesserie inventate per mettere paura ai creduloni come te. Devi avere paura degli uomini, non dei mostri».

Infine infine, ultima segnalazione: gli abitanti di una vallata della bergamasca, la Val di Scalve, e in particolare gli abitanti di Vilminore hanno l’antico soprennome di Luff, cioè lupi. (notevole l’assonanza con la parola tedesca Wolf). Nello stemma della Val di Scalve compare un orso, e la scritta Tutus in Silvis, cioè sicuro nei boschi.

Ed esiste persino un gruppo, i Luff, che fa musica popolare e dialettale: eccoli qui