Insegnante o Madonna del latte?

Pubblicato settembre 16, 2012 da labiondaprof

 

Il Corriere ne parla così:

http://27esimaora.corriere.it/articolo/allatta-la-figlia-in-classeed-e-subito-scandalo/#comments_list

Il blog Vivalamamma:

http://vivalamamma.tgcom24.it/wpmu/2012/09/una-professoressa-allatta-in-aula-studenti-universitari-sotto-shock/

Io posso dire, da mamma, che allattare è un gesto naturale, bello e giusto. In privato preferibilmente; in pubblico, con discrezione e magari appartandosi. L’ostentazione non mi piace, è un gesto intimo e privato, e non per il seno scoperto, ma per il legame mamma-figlio che non va messo in piazza. Come non mi piacciono le effusioni eccessive tra innamorati: lo ritengo esibizionismo.

Da insegnante posso dire che quando si è in classe, l’attenzione va rivolta agli studenti. Non si mangia, non si beve, non si parla al telefono, non ci si pettina, non si fa nulla che non sia spiegare, interrogare, leggere, lavorare con gli studenti.

Un insegnante non può portare il figlio in classe! Come lavora se no? Io insegno in una scuola pubblica e  se interrompo la lezione per uscire dalla classe o per farmi i fatti miei infrango la legge: si chiama Interruzione di pubblico servizio e potrei essere denunciata. Se lavorassi in una scuola privata (e l’ho fatto…), avrei addosso tutti i genitori della classe, denuncia o meno.

Nel caso specifico, l’insegnante secondo me ha sbagliato per vari motivi:

  • Se la figlia era malata e non era stata accolta al nido per non contagiare gli altri bambini, perché portarla in classe a contagiare gli altri studenti? O a far peggiorare le sue condizioni?
  • Non poteva prendersi un giorno di permesso/ferie/malattia?
  • Se proprio non era possibile altra soluzione, la bimba sarebbe dovuta restare in un’aula vicina, sorvegliata da qualcuno. Nel caso piangesse, era la madre che si doveva allontanare momentaneamente dalla classe, chiedendo ai suoi studenti una pausa, e allattare la figlia in un ambiente più “privato”.

RIguardo alle mamme che su vari blog giudicano bellissimo, commovente, naturale e fantastico il gesto di questa insegnante, chiedo:

Se fosse successo nella classe di vostro figlio, cosa ne pensereste davvero?

Riterreste professionale il comportamento dell’insegnante?

 

 

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7 commenti su “Insegnante o Madonna del latte?

  • Ho letto con attenzione il dibattito, e devo dire che – in linea teorica e anche pratica – sono d’accordo con te. Il punto non è il seno scoperto, né una questione di malintesa pruderie. Il punto è proprio il lavoro, il tempo da dedicare agli studenti che in quel modo stai dedicando ad altro. Non a caso pare di capire, leggendo, che proprio su questo punto si sia concentrato anche il rimprovero del College Americano, un’America in cui, certo, si trova tutto e il contrario di tutto ma di certo una certa flessibilità in una serie di pubblici codici che nella vecchia Europa pensiamo improponibili. (Io in USA ci sono stata, ho seguito e insegnato a convegni e seminari, e le prime volte l’assoluta non-chalance con cui gli studenti (non scalzacani qualunque, eh: graduate studens di Ivy League!) arrivano in moonboots e si ritrovano a piedi nudi a seguire attentamente la tua lezione sul postmoderno ti lascia un po’ sconcertato).
    Sollevo solo un dubbio che non riguarda il giudizio generale (che, come ripeto, collima con il tuo) ma il caso specifico. Perché la mia conoscenza (per famiglia – i miei zii sono di lì) – ed esperienza – quelle di cui sopra) della società e della cultura, soprattutto accademica americana, in un contesto come Whashington DC, mi fa riflettere un po’ di più sulle informazioni che abbiamo sul contesto. Una single mom, con la figlia piccola, lavoratrice, e che sta tenendo un corso su “Sex, Gender & Culture”. Mi pare che il titolo sia molto significativo, che ci possa dare un significativo hint in più. Mi chiedo insomma se il suo gesto non sia strettamente legato all’argomento così cultural di quel corso, proprio su sex and gender, guarda caso. Non sarebbe né la prima, né l’ultima volta che in corsi di questo tipo, sulla linea appunto gender, queer, body, cultural studies, un docente attua una sorta di esperimento vissuto e situazionista. Anche con risultati di eccellenza nel campo e degli studi e del pensiero (penso a Donna Harraway tra tutti, e a quello che ha fatto a Berkeley!). Può darsi che la nostra Pine abbia tentato qualcosa del genere – senza avere né la testa, né la consapevolezza critica di Harraway et similia. Con il risultato che – senza pensiero profondo – resta solo, vuota, la provocazione. Il che non significa dare ragione a Pine, lo sottolineo. Ma credo comunque che un dibattito importato in Italia che non tenga conto di un certo specifico clima culturale americano rischi di spostare altrove (ammesso che esista) il fulcro della questione.

  • Anch’io, come ‘povna, vorrei sapere qualcosina in più sulla circostanze specifiche.
    Personalmente non ho nulla contro l’allattamento in pubblico – il benessere del cucciolo viene prima di tutto, e se un neonato ha fame ce l’ha in quel momento, non di lì a tre ore – tra l’altro allattarlo è un modo eccellente di tenerlo zitto, con grande sollievo della comunità e di chi, come me, i bambini piccoli proprio non li regge.
    Il figlio in aula mentre insegni non ci dovrebbe proprio stare, per i motivi che indichi. E tuttavia, nelle piccole scuolette di paese, ho intravisto cose che voi umani…

  • Buongiorno a tutti!
    Concordo in pieno con ‘povna.
    Comunque, oltre che inappropriato, il gesto potrebbe essere stato una retoricissima captatio benevolentiae…(non dico premeditata, istintiva, semmai).
    Saluti e buona giornata.
    Paola

  • @povna
    potrebbe essere un esperimento antropologico? Forse, però non mi piace lo stesso…
    @aliceland
    infatti
    @ildiariodimurasaki
    eh, io insegno in una piccola scuola di paese, e prima ne ho girate parecchie…capisco 😉
    @Paola
    gesto inappriopriato e magari anche istintivo. Però scorretto, credo

    • Gesto scorrettissimo e decisamente fuori luogo anche a mio parere. Così come molti altri, dall’indossare jeans a vita bassa con slip a vista oppure ostentare una kefiah al collo e capelli e barba incolti e, ancora, presentarsi in minigonna con salsicciotti a vista terminanti in stivaletti “mozzagamba” (mi riferisco ad abbigliamento di professori visti con i miei occhi).
      Io abito a Roma e anche qui si vedono cose che voi umani….;)
      Un caro saluto a tutti.
      Paola

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