Inserimento e accoglienza: coccole e osservazione

Pubblicato ottobre 1, 2012 da labiondaprof

C’è qualcosa di sbagliato nel fatto che l’inserimento di mia figlia all’asilo (due anni fa nei piccoli), compreso di coccole, pianti e moccio in libertà, sia durato meno della fase dell’accoglienza di molte scuole medie che conosco?

Secondo me, sì.

Articoliamo. Nei giorni cosiddetti “dell’accoglienza” i professori non spiegano e non interrogano. Che fanno allora ? Che domande, accolgono: parlano, fanno parlare gli studenti, creano un clima disteso e sereno, si mostrano sorridenti e bendisposti verso gli alunni, possono leggere il regolamento del Consiglio d’Istituto e spiegarlo punto per punto, a volte propongono questionari sugli interessi degli studenti, mostrano i laboratori, le aule, la mensa, la palestra, i bagni. Accolgono come dei veri animatori di un villaggio vacanze, mostrando il meglio che la scuola può offrire: manca solo l’aperitivo di benvenuto…

Solo dopo qualche giorno si iniziano le attività predisposte per l’accoglienza ma guai ai professori se osano far lezione, cioè spiegare ed interrogare! Cosa devono proporre? Attività diciamo così esplorative, quali temi dal titolo “Cosa vi aspettate dalla nuova scuola?”(per le prime classi) o “Cosa vi aspettate dal nuovo anno scolastico?”(dalla seconda classe in poi). E ancora: cartelloni sui propri eroi (personaggi mitici, storici, o sportivi, cantanti etc), visione di film su temi particolari come l’adolescenza, la guerra, la condizione femminile, laboratori espressivi Insomma, per una settimana buona, a volte anche qualche giorno in più, a scuola non si fa scuola. Non nel senso che intendo io. E, finché vige la libertà d’espressione, e di insegnamento, penso di poterlo dire. E scrivere.

Io mi ricordo che il primo giorno delle elementari la maestra ci fece iniziare a scrivere la A, in stampatello e in corsivo. Alle medie l’insegnante di italiano ci fece presentare brevemente e poi ci fece fare delle prove di lettura. Alle superiori, Liceo Scientifico, l’insegnante di matematica ci spiegò il primo argomento di algebra e ci diede 24 espressioni da svolgere. Per il giorno dopo. Io lo dissi a casa, sconfortata, e mio padre mi disse: «Forse sono tante. Però hai voluto iscriverti allo Scientifico, lo sapevi che ci sarebbe stata tanta matematica, no?».

Nella scuola-villaggio vacanze di oggi, se un professore si sognasse di saltare la fase accoglienza e passasse subito a fare lezione, cioè spiegare e poi interrogare, verrebbe ostracizzato dai suoi colleghi, attaccato dai genitori e dovrebbe giustificare con il dirigente la sua mancata osservanza del protocollo di accoglienza. Poi si parla, a vanvera, di autonomia delle scuole e di libertà d’insegnamento.

Ci vogliono animatori, sorridenti e accoglienti.

Che poi, io sorridente e accogliente lo sono per natura, ma vorrei far capire loro, dal primo giorno, che a scuola si impara e si sta bene, non che si sta bene e si sorseggia il mojito…

15 commenti su “Inserimento e accoglienza: coccole e osservazione

  • hai sacrosantissima ragione, anche perché, di tutta questa accoglienza e ascolto e trasversalità e blablà, quanto se ne fanno, poi, i colleghi, nei mesi successivi?

  • Hai letto Paola Mastrocola? Nella scuola raccontata al mio cane parla dell’accoglienza che lei fa alle sue classi: una sana lettura di un testo in latino! Non capiscono niente? Ecco il messaggio che vuole dare è che nei mesi successivi, studiando e impegnandosi, riusciranno a capire un testo del genere.

  • Allora, senza arrivare agli estremi della citata Mastrocola, che non amo come scrittrice e non condivido (affatto) come educatrice, sono però d’accordissimo con il tuo post. Anche se rovescerei l’assioma: è possibile che alle medie ci sia più accoglienza che da tua figlia?!
    Anche io sono sorridente e accogliente per natura. Anche io uso i film e i cartelloni, anche al biennio delle superiori (per esempio, quando ho appena finito di spiegare il terzo capitolo di preistoria, paleontologia e archeologia, invece di cominciare gli ultimi dieci minuti le civiltà dei fiumi facciamo il cartellone coi nomi e le foto per insegnare all’alunna che non parla italiano a leggere e scrivere i nomi di tutta la classe). E però arriverò al consiglio di classe di ottobre con (probabilmente) due voti di italiano e uno di storia a testa per Pesci e Merry Men e solo uno e uno per gli Anatrini. Perché in classe si sta bene anche quando si impara. Soprattutto quando si impara. Cosa che si può fare sorridendo. Dimostrando che l’accoglienza è recitare da Virgilio per Dante, e non da intrattenitore di cabaret!

  • Mentre ti leggevo, pensavo con un certo sollievo che per fortuna ai miei tempi accoglienza non c’era, perché dalla tua descrizione sospetto che mi ci sarei annoiata a morte, da alunna.
    In provincia di Firenze non ho ancora trovato una scuola media con l’accoglienza, e spero di non trovarla mai. Personalmente applico un’accoglienza soft ma parto subito con il programma, a dosi omeopatiche: per esempio i primi giorni non do compiti e con le classi nuove interrogo a spizzico mettendo solo più o meno, si fanno le prove di lettura e di scrittura, si chiacchiera se si presenta il caso… Esercizi di riscaldamento, ecco.
    Forse mi viene spontaneo fare così perché mi sento traumatizzata e stremata dall’iniizio della scuola quasi quanto loro. Ma una settimana di preliminari alla scuola media, e alla fine dei preliminari sei nella scuola media da una settimana e ancora non sai che cos’è la scuola media… ecco, credo che mi avrebbe innervosito.

  • Par brutto fare commenti da vecchia barbogia, ma “ai miei tempi” il primo giorno di ginnasio il prof di latino e greco ci diede da imparare a memoria l’incipit del De bello gallico. O tempora o mores :))

  • Io ho fatto mezz’ora di accoglienza in prima. Nelle altre classi ho cominciato subito col programma (e coi compiti a casa). Meglio battere il ferro finché è caldo…Ma anche nella scuola di mia figlia, che fa le medie, dal primo giorno lezione e compiti. Nessuno si è lamentato, e nessuno ha smesso di sorridere. Qualcuno ha proposto però di andare a fare lezione nel parco vicino, e mica sarebbe una proposta da disprezzare 🙂

  • @povna
    in accordo, come sempre 🙂
    @murasaki
    gli alunni migliori secondo me si innervosiscono, par loro di perder tempo…
    @Pellons
    Ok, prof carogna il tuo di latino e greco, come il mio di matematica! Però bravi.
    Anche io nel ricordarlo, mi sento tanto una vecchia barbogia… 🙂

  • Condivido al 75% 🙂 Un minimo di “accoglienza”, a mio parere, è opportuno, essenzialmente per farsi almeno un’idea del “materiale umano” con cui (o meglio, su cui) si dovrà lavorare. Ma due-tre giorni sono più che sufficienti. I quindici attualmente previsti dal mio Istituto li considero un’esagerazione, un inutile spreco di tempo di cui, personalmente, farei volentieri a meno. In conclusione: meno male che quest’anno non mi sono capitate le prime! 😀

  • Qui su da noi (no, non in Val Trompia, nel Veneto) non ho mai sentito di cose del genere. Anzi. I commenti di figli ed amici dei figli ricordano più quelli delle “barboge”.

    In realtà io non ricordo nulla dei miei primi giorni di elementari, medie e liceo. Ci fecero + accoglienza all’università, presentando il primo giorno il programma dei corsi.
    Il mio inserimento all’asilo fu mia madre che, prese due ore di permesso, mi accompagnò lei (l’unica volta in tre anni), mi consegnò alle suore in cortile, mi salutò con la manina e via. Mi sentii solo per 30 secondi, poi decisi che valeva la pena di mettermi a giocare anch’io, e entrai nel gruppo.
    Il mio collega di studio ha passato il mese di settembre a turno con la moglie per inserire la figlia alla materna : un mese !!!

    Ma poi, cosa ci aspettiamo da dei ragazzi così iperprotetti ?

    Anonimo SQ

  • @Lucia
    Anche da voi quindici giorni? Allora non è solo da me che si esagera…
    @anonimosq
    Un mese di inserimento alla scuola materna? Pazzia, pura e semplice follia! Mia figlia nel giro di pochi giorni è stata inserita, e meno male…

  • Vivaddio!!!!!! Ancora vige il buon senso in un Paese ormai fuori rotta!
    Primo giorno di asilo di mio nipote, entrata ore 9,00. Ore 10,45 telefono a mia cognata per chiedere un’informazione e mi sento rispondere che in quel momento non poteva perché era dentro l’asilo a riprendere il piccolo che, per quel giorno, aveva finito l’inserimento,,,
    Premetto che mio nipote all’età di otto mesi è stato portato al nido e perciò è “strainserito” tanto che è un bambino socievole e poco “piagnone” (come si dice qui a Roma).
    Tutta questa “giostra” dell’inserimento è durata quindici giorni.
    Ecco, vi ho scritto questo così che non pensiate di essere soli.
    Auguri a tutti per un sereno anno scolastico, ché ne abbiamo bisogno!
    Paola

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