24 ore? Carote, bastoni e Profumi

Pubblicato ottobre 17, 2012 da labiondaprof

Ne hanno parlato in molti, della nuova idea partorita, chissà quanto in fretta e furia, dal nostro Governo di tecnici e professori. Ho apprezzato i due interventi, anche molto diversi tra loro, di Povna e di Galatea.

La prima cosa che mi viene da dire, anzi da scrivere, è: ” E per fortuna che è un Governo di tecnici e professori, pensa se fosse stato un Governo di minatori e trapezisti!”

In realtà, nessuno che abbia mai messo piede in una classe (di medie e superiori) negli ultimi anni può pensare che “Ma dai, cosa vuoi che sia? Sono solo sei ore in più alla settimana!”. Questo perché 6 ore in più vogliono dire lavoro in più a casa (per preparare lezioni, correggere verifiche e compiti, preparare approfondimenti e verifiche differenziate o semplificate per gli stranieri o i casi particolari che non hanno il sostegno riconosciuto) e soprattutto una classe (o due) in più, con ore pomeridiane a scuola di consigli di classe, ore mattutine di ricevimento genitori o incontri con i mediatori etc etc.

Ma la cosa più inquietante, già sottolineata da molti, è l’assurdità della proposta: lavori 6 ore in più alla settimana, ma non ti paghiamo, ti diamo 15 giorni in più di ferie (che non ci servono, dato che sono ancora in estate, quando l’attività didattica è ferma e siamo a casa comunque, ma reperibili). Non è l’esito di una contrattazione: è un baratto. Ti dò mele, mi dai pere. (quelle che si sono fatti loro per partorire queste idee).

Assurdo.

E infine: con 24 ore di lezione frontale, in classi sempre più di 25-28 alunni, la qualità dell’insegnamento, anche a voler essere ottimisti e pensare di stringere i denti, cala. Inevitabilmente.

Con 50 alunni posso correggere 5o temi ogni tre settimane, tra verifiche in classe ed esercizi a casa. Con 100 alunni, nessun insegnante potrà tenere gli stessi ritmi. Quindi, meno temi, meno correzioni, meno apprendimento dell’alunno. Con tanti saluti alle classifiche Ocse: passeremo in coda, dietro a Cipro e Malta. (con tutto il rispetto per maltesi e ciprioti).

Il problema è che questi tecnici vogliono solo risparmiare, ma è come chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Trattandosi di pubblico impiego, ognuno di noi conosce i famigerati baby pensionati dei “quattordici anni, sei mesi e un giorno” e “diciannove anni, sei mesi e un giorno”.

Molte infermiere di mio padre, dopo anni di sala operatoria, si sono pensionate a 36 anni, giusto in tempo per il secondo o terzo figlio. Molte insegnanti che conosco, prendono la baby pensione da 20 anni, dai 42-43 anni e, data l’età media delle donne in Italia, la prenderanno ancora a lungo.

Noi, che chiamano fortunate perché non precarie, ci ritroveremo a 67 anni suonati, in classi di 30 adolescenti di cui il più educato sarà un piccolo Fabri Fibra o Mondomarcio, a fare le Nonne Abelarde, con gli occhiali, l’osteoporosi, i capelli tinti e lo chignon della nonna di Titti. Un tipetto così:

Ovviamente, dovremo ancora motivare ed educare gli studenti che, poverini, proveranno magari la tentazione di metterci una copertina sulle gambe mentre spieghiamo la lezione. Basta che non ci facciano fare la fine della mamma di Norman Bates in Psyco: impagliate, sulla sedia accanto alla cattedra.

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15 commenti su “24 ore? Carote, bastoni e Profumi

  • …azz! Ma Nonna Abelarda era una vera donna coi c….ni, magari arrivarci così !

    Anonimo SQ

    PS si ride dalla disperazione, se leggi quel che ho scritto in giro capisci il mio punto.

  • Hai chiuso col sorriso, con nonna Abelarda e Psycho. Ma la questione è seria. Proporre di aumentare le ore di lavoro a parità di salario è ignobile e umiliante. Ma soprattutto, non mi stancherò mai di ripeterlo, è illegittimo. Il che vuol dire che secondo me non avremo le 24 ore. Ma mi chiedo che cosa, allora, in cambio. E tremo.

  • Io invece penso che sia la cosa più “tecnica” mai sentita. Nella proposta c’è la cancellazione di 30.000 precari. Solo che non potevano dirla così.

  • uhm… la nonnina Abelarda mi sembra troppo sorridente per essere davvero un’insegnante di 67 anni appena uscita da una classe di 30 alunni!
    o sorride perché ha spauto che le hanno accettato la richiesta di pensionamento?

  • Purtroppo i temi cultura ed educazione in questo paese sono sempre meno considerati. Ed è un eufemismo. Io lavoro in biblioteca da 14 anni, sempre precaria, sempre sottopagata, sempre guardata con sufficienza dagli amministratori: nel nostro settore la nuova frontiera si chiama “volontariato”. Le esternalizzazioni a cooperative con ribassi a dir poco vergognosi non sono ancora sufficienti. Perché non prendere qualcuno che non sa cosa fare e lo mettiamo in biblioteca? Mi sembra di vivere nel medioevo: oscurantismo, ignoranza e non ti nego che se fosse ancora di moda qualche fuocherello, questa strega sarebbe già cotta a puntino!
    Tantissima solidarietà, ma come vedi facciamo fatica a far sentire la nostra voce: c’è sempre un’emergenza più emergenza della cultura. Quando ci si accorgerà dei danni spero che non sia troppo tardi per fare qualcosa (a meno che non sia tutto calcolato, ma non voglio essere così maliziosa, no!?)
    Un abbraccio!

  • Vi prego, voi che siete nella scuola, fate sentire la vostra voce!
    Noi genitori vediamo eccome i danni provocati negli ultimi venti anni, i risultati sono qui, sotto gli occhi di tutti.
    E questo caos non fa altro che ingenerare dispute tra scuola e famiglie quando invece è la sinergia che ci vuole.
    Comprendo che il vostro è un lavoro difficile e soprattutto siete spesso sotto la lente d’ingrandimento, esposti a critiche e rimostranze.
    Però siamo arrivati ad un punto in cui è scandaloso ciò che viene proposto sia a voi corpo docente che , di riflesso, a noi famiglie e ragazzi.
    Tanti auguri a tutti noi…
    Paola

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