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Tutti gli articoli per il mese di novembre 2012

Novità: laBiondaprof su vivalamamma!

Pubblicato novembre 28, 2012 da labiondaprof

A volte il web favorisce incontri fortunati. Da quando ho il blog, ho conosciuto alcune persone che mi piacciono molto. Parecchie di queste sono colleghe, come povna, noisette e altre; alcune invece sono mamme con blog, o giornaliste, come MarinaM. O scrittrici, come Chiara Santoianni.

Poi c’è lei: Maria. Maria Nigo, l’autrice del blog Vivalamamma. Una persona con cui è scattata una sintonia immediata, tanto che ci siamo sentite telefonicamente in occasione dell’uscita del mio libro: ha voluto conoscere meglio la mia storia di mamma, e quella della mia bimba, nata prima dei canonici 9 mesi.

Poi, come dice lei, è nata l’idea di… beh, leggete qui. http://vivalamamma.tgcom24.it/wpmu/2012/11/quali-sono-i-libri-piu-adatti-per-i-nostri-bimbi-e-arrivato-leggere-per-crescere/

Sono molto contenta e molto orgogliosa di collaborare con Maria, che è davvero una persona speciale.

E sono contenta, ovviamente, di parlare di libri.

Mia figlia e io: le principesse, Disney e Harrods

Pubblicato novembre 25, 2012 da labiondaprof

Mia figlia, le principesse (Rapunzel, soprattutto, come raccontavo qui), Londra e Harrods.

Spieghiamo.

Io e la Biondina ogni tanto prendiamo fotografie e… ritagliamo, incolliamo, coloriamo e produciamo collage. L’argomento? L’orizzonte speculativo in cui ci muoviamo da sempre si articola attorno a, e come ti sbagli, le principesse.

Harrods deve avere avuto la stessa favolosa (è il caso di dirlo) idea: ha affidato ad alcune maison di moda la rielaborazione in chiave glamour delle più famose Principesse Disney: ci sono tutte! I vestiti andranno ad ornare le vetrine natalizie di Harrods e poi, passate le feste, saranno vendute e il ricavato andrà in beneficenza.

Qui il video di Harrods

E qui i nostri preferiti.

I bozzetti sono: Cenerentola, Pocahontas, La Bella Addormentata e Biancaneve.

Gli abiti realizzati sono: La Bella Addormentata, Biancaneve, Rapunzel e Pocahontas.

Prepariamo forbici, colla e matite!

Aggiornamenti

Pubblicato novembre 24, 2012 da labiondaprof

In attesa di altre novità,

ecco qui il mio ultimo articolo per fashionblabla

http://www.fashionblabla.it/people/barneysdisney-electric-holiday.html
e quello per donnain:

http://www.donna-in.com/2012/11/preso-nella-rete-libro-guida-per-bambini-e-genitori/

Giochi (e altro) da non regalare ai bambini: bebé gloton e baby mop

Pubblicato novembre 23, 2012 da labiondaprof

Ho letto un articolo sul blog di Loredana Lipperini, che parla di bimbe, bimbi, adultizzazione e sessualizzazione precoce:http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2012/11/20/ambasciatori/

Della bambola che si allatta ne avevo già parlato l’anno scorso. Qui: http://www.donna-in.com/2011/12/regali-di-natale-per-bambini-cosa-non-comprare/

Viene prodotta in Spagna, e ora sbarca in America, creando reazioni diverse.

E in realtà più la vedo meno mi piace:

La bambina deve indossare una sorta di corpetto, con dei fiorellini; all’altezza del seno ci sono due fiori-sensori che simulano i capezzoli. La bambina attacca la bambola ai fiorellini: la bambola simula la suzione e i versetti tipici dei neonati, compreso il ruttino dopo aver finito di succhiare. Però, se staccata, la bambola piange… forse per stimolare il senso di colpa della futura mamma? E, come ti sbagli, c’è anche il comodissimo cuscino per l’allattamento: http://mibebegloton.com/almohada-especial-lactancia/

Ora, bambole e biberon, cucinette e passeggini, piattini e pentoline sono giochi che esistono da sempre, ma questa bambola, francamente, mi sembra esageratamente gender oriented e un po’ grottesca.

Ah, dimenticavo un altro regalo ascrivibile alla categoria “Mio Dio no!” Il baby mop http://www.betterthanpants.com/baby-mop.html

Dite che nessuno lo comprerebbe mai? Sbagliato!

baby moap

Tre chicchi di moca: il mio venerdì del libro

Pubblicato novembre 23, 2012 da labiondaprof

Quest’anno ho una prima. A parte che sto durando una fatica bestia a farli passare dalla modalità maestra alla modalità ragazzino/a delle medie, mi piacciono molto.

Con loro ho un’ora alla settimana dedicata al laboratorio di poesia: leggono, scrivono, imparano a memoria. Che fa sempre bene, allena la mente ed abitua all’esposizione orale anche i più timidi. Per dire, anche i più restii si buttano, e sparano fuori i versi come se non ci fosse un domani (scolastico…).

Per avvicinarli alla poesia, non parto subito da dati troppo tecnici (figure retoriche, endecasillabi etc), ma cerco di far capire loro l’importanza del ritmo: ho la fortuna di avere un paio di alunni che studiano musica, e via di solfeggio…

Così, battendo le mani sul banco ( e metti e leva, e metti e leva…), anche i più refrattari entrano nel ritmo della poesia. Della poesia più facile, la filastrocca. E i nonsense.

Io personalmente adoro questo nonsense, di Toti Scialoja:

Sotto un cespo di rose scarlatte

offre il rospo tè caldo con latte.

Sotto un cespo di rose paonazze

tocca al rospo sciacquare le tazze

e questo:

Tre chicchi di moca
Tritava il tricheco
Per fare il caffè.
Lo vide la foca
E disse “Che spreco!
Due chicchi, non tre!”

La seconda filastrocca è tratta da libro Tre chicchi di moca, ed. Lapis. A cura di Teresa Buongiorno Edizioni Lapis, 2002 

 

 

 

Giornata mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: bambini e bambine

Pubblicato novembre 20, 2012 da labiondaprof

Il 20 novembre, come ogni anno, l ‘ONU celebra la Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

La giornata intende ricordare i diritti dei minori a partire da una data fondamentale: il 20 novembre 1989, data di approvazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia da parte delle Nazioni Unite.

I diritti dei bambini e delle bambine: molti bambini nel mondo sono maltrattati, non curati, né accuditi, né cresciuti con amore e attenzione. Spesso, troppo spesso le condizioni delle bimbe sono ancora peggiori di quelle dei bimbi (senza parlare degli aborti selettivi di India e Cina).
Così, in questa giornata, mi piace leggere in classe, e presentare qui, una favola. Una favola moderna intitolata Rosaconfetto. Di Adela Turin

C’era una volta, nel paese degli elefanti, una tribu’ nella quale le femmine avevano gli occhi grandi e brillanti e la pelle rosa confetto. Questo bel colore dipendeva dal fatto che le elefantine mangiavano solo peonie ed anemoni fin dal primo giorno di vita. Non che le peonie e gli anemoni fossero proprio buonissimi da mangiare. Ma-questo si’- facevano venire una pelle liscia e rosa e dei begli occhi brillanti. Le peonie e gli anemoni crescevano in un giardinetto chiuso da un recinto. Cosi’ le elefantine rimanevano dentro a giocare fra di loro e a mangiare fiori.

– Bambine-, dicevano i papa’, – se non mangiate tutti gli anemoni, se non finite le peonie, non diventerete mai belle e rosa come la mamma, non avrete mai gli occhi brillanti, e nessuno vi vorra’ sposare quando sarete piu’ grandi.

E per incoraggiare il color rosa a venire si mettevano alle elefantine delle scarpette rosa, dei collettini rosa e dei bei fiocchi rosa in fondo alla coda.

Le elefantine, dal loro recinto di peonie e anemoni, vedevano i loro fratelli e cugini, grigio elefante, giocare nella savana odorosa, mangiare l’erba verde, rovesciarsi addosso dell’acqua e del fango, far la siesta sotto gli alberi.

Fra tutte, Pasqualina, malgrado le peonie, malgrado gli anemoni, non diventava rosa neanche un po’. Questo fatto rattristava la mamma elefantessa e faceva molto arrabbiare il papa’ elefante.

Ma Pasqualina– , le dicevano, – come mai sei sempre di quel brutto colore grigio che non si addice ad una elefantina? Hai forse cattiva volonta’? Sei forse ribelle? Attenta, Pasqualina, cosi’ non diventerai mai una bella elefantessa.

E Pasqualina, sempre piu’ grigia, taceva. E mangiava per compiacenza, qualche anemone e un po’ di peonie.

Cosi’, un giorno, il papa’ e la mamma di Pasqualina decisero che ormai non c’era piu’ nessuna speranza di vederla diventare bella e rosa e con gli occhi lucidi, come doveva essere un’elefantessa. E decisero di lasciarla in pace.

Pasqualina, felice, usci’ dal recinto, si levo’ le scarpette, il collettino, il fiocco dalla coda e se ne ando’ a scorazzare per conto suo fra le erbe alte, sotto gli alberi carichi di frutti succulenti, e a sguazzare nelle belle pozzanghere di fango.

Dal recinto, le altre elefantine la guardavano: il primo giorno spaventate, il secondo giorno preoccupate, il terzo giorno perplesse, il quarto giorno invidiose. Il quinto giorno le piu’ coraggiose incominciarono a uscire dal recinto ad una ad una. Attorno al giardinetto di peonie ed anemoni, le scarpette, i fiocchi, i collettini si ammucchiarono abbandonati.

Nessuna elefantina, dopo aver provato l’erba verde, le docce fresche, i frutti dolcissimi, i giochi spensierati e le sieste all’ombra dei begli alberi frondosi, volle piu’ in vita sua vedere una scarpetta, ne’ mangiare una peonia, ne’ entrare in un recinto.

Da quell’epoca ormai lontana, riesce difficile a chi guardi giocare i piccoli di quella tribu’, decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini.

 

Electric Holiday: Barneys, Disney e beneficenza

Pubblicato novembre 18, 2012 da labiondaprof

Come dico spesso, è sempre l’ora delle principesse! E dei personaggi Disney.

Eletric Holiday è il fashion movie legato al progetto benefico di Barneys a favore dell’American Red Cross. Dal 14 novembre al 3 gennaio, il 25% degli incassi della collezione sarà devoluto alla Croce Rossa americana.

Protagonisti, Minnie e Topolino, che sfilano insieme ad altri personaggi Disney in una vera sfilata, davanti a personaggi dello show business e icone fashion quali Franca Sozzani, Naomi Campbell, Sarah Jessica Parker e Lady Gaga.


E quello che vorrei acquistare io, dalla collezione Electric Holiday:

Il diario di Minnie, con il lucchetto Moccia style.

Bookcity, editoria e infanzia: voltiamo pagina?

Pubblicato novembre 16, 2012 da labiondaprof

Domenica 18 novembre, nell’ambito della manifestazione Bookcity Milano, si terrà un incontro, dal titolo “L’editoria per l’infanzia volta pagina. Riflessioni e domande sul futuro del libro per l’infanzia”, organizzato da Happi ideas e Babalibri.

DETTAGLI EVENTO
L’editoria per l’infanzia volta pagina.
Riflessioni e domande sul futuro del libro per l’infanzia
Domenica 18 novembre 2012 ore 9.30-12.30
Centro di documentazione  Milano 0-6
Via delle Forze Armate 175/a – MILANO
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria via email: info@happideas.it

Cosa penso io degli ebook per bambini? E delle app? Diciamo che sono arrivata ad articolare, come mamma e come insegnante, e i due punti di vista e le sue esperienze si intrecciano in modo importante per me, parecchie considerazioni. Proviamo a dire perché no e perché sì.

Partiamo dai no:

  • No all’ebook e alle app perché Vuoi mettere un bel libro di carta(o cartonato per i piccolissimi), tutto allegro e colorato, che si può afferrare, sfogliare, assaggiare(sempre per i piccolissimi), portare a letto, in bagno, coccolare?
  • No perché un libro diventa come un amico, un peluche o una bambola, e puoi anche pasticciarlo un po’
  • No perché magari il libro lo leggono i nonni, che non ne vogliono sapere di diavolerie tecnologiche ed informatiche.

E veniamo ai sì:

  • Sì perché i bambini di oggi sono nativi digitali, cioè immersi nelle nuove tecnologie fin dalla nascita, e sviluppano dinamiche di apprendimento più percettive, comunque diverse da quelle delle generazioni precedenti (la mia compresa)
  • Sì perché il mondo digitale sta ridefinendo le dinamiche dell’apprendimento ma anche del gioco, basate sempre più sul multitasking, cioè sulla capacità di svolgere più compiti simultaneamente. In questo senso il digitale si configura come un’opportunità di guidare il bambino nei giochi, nelle letture e nell’apprendimento della lingua, parlata e scritta. Gli ebook da leggere, sfogliare, ascoltare e con cui “operare” sono uno stimolo importante
  • Sì, anche se nel mondo digitale la rapidità, l’intuitività delle attività interattive e il predominio delle immagini possono sfavorire una lettura più “attenta”, cioè quell’attività che stimola la comprensione di concetti più complessi, la rielaborazione del pensiero e l’analisi critica. Facilità, immediatezza e rapidità sono armi a doppio taglio, possono favorire un’attenzione superficiale e un’abitudine ad una concentrazione limitatissima nel tempo. (ne faccio esperienza ogni giorno come insegnante)

La soluzione? considerare ebook e app non “il nuovo modo” di leggere, giocare e imparare, ma uno dei modi, affiancando sempre e comunque alle nuove tecnologie i libri e i giochi tradizionali.

Dobbiamo essere catastrofici come lo studioso Nicholas Carr, quando sostiene che Google ci rende più stupidi, e che tra pochi anni saremo tutti più superficiali, incapaci di concentrarci a lungo e incapaci di discernere le informazioni importanti da quelle secondarie?

O smodatamente ottimisti, e dire che Internet e le nuove tecnologie influiranno sul nostro modo di imparare in senso positivo assoluto?

Ogni rivoluzione culturale implica vantaggi e svantaggi. Lo sappiamo, lo abbiamo sempre saputo…

Dal Fedro di Platone:

“Recatosi al cospetto del faraone, Theuth gli mostrò le sue arti e disse che occorreva diffonderle tra gli altri Egizi . Quello allora lo interrogò su quali fossero le utilità di ciascun’ arte, e mentre Theuth gliela spiegava, il faraone criticava una cosa, ne lodava un’ altra, a seconda che gli paresse detta bene o male. [
Quando Theuth venne alla scrittura disse: “Questa conoscenza, o faraone, renderà gli Egizi più sapienti e più capaci di ricordare: é stata infatti inventata come medicina per la memoria e per la sapienza”.
Ma quello rispose: “Ingegnosissimo Theuth, c’é chi é capace di dar vita alle arti, e chi invece di giudicare quale danno e quale vantaggio comportano per chi se ne avvarrà. E ora tu, padre della scrittura, per benevolenza hai detto il contrario di ciò che essa é in grado di fare. Questa infatti produrrà dimenticanza nelle anime di chi l’avrà appresa, perché non fa esercitare la memoria.
Infatti, facendo affidamento sulla scrittura, essi trarranno i ricordi dall’ esterno, da segni estranei, e non dall’ interno, da se stessi. Dunque non hai inventato una medicina per la memoria, ma per richiamare alla memoria.
Tu offri ai discenti l’apparenza, non la verità della sapienza: perché quand’essi, mercè tua, avranno letto tante cose senza nessun insegnamento, si crederanno in possesso di molte cognizioni, pur essendo fondamentalmente rimasti ignoranti e saranno insopportabili agli altri perché avranno non la sapienza, ma la presunzione della sapienza.”
(Platone, “Fedro”).

 

 

 

 

 

Ancora le 24 ore: all day long

Pubblicato novembre 14, 2012 da labiondaprof

Allora, per Profumo e per chi dice che 18 ore settimanali di lezione frontale sono poche, potrei raccontare che:

  • oggi è il 4°  mercoledì di seguito che sono a scuola dalle 15 alle 18. Perché?Consigli di classe, riunione per elezioni dei rappresentanti dei genitori, corso di affettività obbligatorio, progettazioni di classe.
  • che ho un pomeriggio fisso di lezione, e tutte le mattine impegnate. Già, perché le ore buche si passano a correggere, preparare lezioni e verifiche,verifiche personalizzate, graduate e carte su Pep, Gite, Corsi affettività, Corsi dipendenze, Corsi alla cittadinanza e altre cartacce che il diavolo se le porti
  • che io ricevo il lunedì, ma ho mamme che lavorano e mi chiedono se possono venire a colloquio con me il sabato, o dopo le 13, o il pomeriggio alla fine delle lezioni. Cosa faccio, dico di no? Però il mio dentista non mi dà appuntamento il sabato solo perché io lavoro. Lui è considerato un professionista, io una prof che, se vuole, può trovare tempo extra da “regalare” a genitori o colleghi o altro
  • che mediamente, dopo 4 ore di lezione di seguito senza poter lasciare le classi, andare in bagno, bere o mangiare, rilassarmi 3 minuti, smettere di stare in allerta insomma, sono più stanca di un’impiegata che magari, se il capoufficio non incombe 8 ore al giorno, lavora con calma, va in bagno quando vuole, nfila una telefonata personale, una pausa caffè e un giro su facebook. (o su siti di gossip).

Ma tutte queste cose le ho già lette in mille siti di insegnanti, a volte con tono simpatico e dissacrante, a volte con tono corporativo e lamentoso.

Invece, preferisco riferire un episodio fresco di giornata: un mio alunno, alla 3 ora di seguito passata insieme, dovendomi chiedere una chiarificazione su un esercizio, in tutta scioltezza mi si rivolge chiamandomi così: Mamma, ma… Poi si ferma, diventa rosso, tutta la classe ride e rido anche io. Lui sospira e poi sorride. E l’incidente si chiude così, con me che, ancora sorridendo, proferisco: No, ma dimmi, dimmi…

Che ne dice, Ministro? Non è il segno che forse gli insegnanti passano addirittura troppe ore a scuola? Al punto da essere identificati con una sorta di mamma putativa?

Puntualmente, almeno due volte l’anno, nelle classi prime si ripete questo episodio; una volta, anni fa, sono stata apostrofata con Papà…

Forse ero un po’ più autoritaria in quella classe, non so.

E ora, scusate, devo andare al corso di affettività.

Ah, per fare l’insegnante fannullona aspetterò il mio giorno libero, che non è diritto, ma solo prassi, perciò un anno c’è e l’anno seguente può non esserci più.

La magia dell’autunno

Pubblicato novembre 11, 2012 da labiondaprof

La magia dell’autunno.

Questi sono i giorni dell’anno in cui le foglie si tingono di colori caldi e, lentamente, molto lentamente, cadono.

La natura inizia a richiudersi, a ritirarsi e si prepara al grande inverno, alla neve  e al freddo.

La nebbia, quella che un mio caro amico all’Università chiamva, da vero milanese, “la nebiulina magica d’utuber”.

Questi ultimi però non sono  stati anni di grandi nebbie.

Una poesia sulla nebbia

Nebbia
La nebbia arriva
su zampine di gatto.

S’accuccia e guarda
la città e il porto
sulle silenziose anche
e poi se ne va via.
(Carl Sandburg)