Giornata mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza: bambini e bambine

Pubblicato novembre 20, 2012 da labiondaprof

Il 20 novembre, come ogni anno, l ‘ONU celebra la Giornata Mondiale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza.

La giornata intende ricordare i diritti dei minori a partire da una data fondamentale: il 20 novembre 1989, data di approvazione della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia da parte delle Nazioni Unite.

I diritti dei bambini e delle bambine: molti bambini nel mondo sono maltrattati, non curati, né accuditi, né cresciuti con amore e attenzione. Spesso, troppo spesso le condizioni delle bimbe sono ancora peggiori di quelle dei bimbi (senza parlare degli aborti selettivi di India e Cina).
Così, in questa giornata, mi piace leggere in classe, e presentare qui, una favola. Una favola moderna intitolata Rosaconfetto. Di Adela Turin

C’era una volta, nel paese degli elefanti, una tribu’ nella quale le femmine avevano gli occhi grandi e brillanti e la pelle rosa confetto. Questo bel colore dipendeva dal fatto che le elefantine mangiavano solo peonie ed anemoni fin dal primo giorno di vita. Non che le peonie e gli anemoni fossero proprio buonissimi da mangiare. Ma-questo si’- facevano venire una pelle liscia e rosa e dei begli occhi brillanti. Le peonie e gli anemoni crescevano in un giardinetto chiuso da un recinto. Cosi’ le elefantine rimanevano dentro a giocare fra di loro e a mangiare fiori.

– Bambine-, dicevano i papa’, – se non mangiate tutti gli anemoni, se non finite le peonie, non diventerete mai belle e rosa come la mamma, non avrete mai gli occhi brillanti, e nessuno vi vorra’ sposare quando sarete piu’ grandi.

E per incoraggiare il color rosa a venire si mettevano alle elefantine delle scarpette rosa, dei collettini rosa e dei bei fiocchi rosa in fondo alla coda.

Le elefantine, dal loro recinto di peonie e anemoni, vedevano i loro fratelli e cugini, grigio elefante, giocare nella savana odorosa, mangiare l’erba verde, rovesciarsi addosso dell’acqua e del fango, far la siesta sotto gli alberi.

Fra tutte, Pasqualina, malgrado le peonie, malgrado gli anemoni, non diventava rosa neanche un po’. Questo fatto rattristava la mamma elefantessa e faceva molto arrabbiare il papa’ elefante.

Ma Pasqualina– , le dicevano, – come mai sei sempre di quel brutto colore grigio che non si addice ad una elefantina? Hai forse cattiva volonta’? Sei forse ribelle? Attenta, Pasqualina, cosi’ non diventerai mai una bella elefantessa.

E Pasqualina, sempre piu’ grigia, taceva. E mangiava per compiacenza, qualche anemone e un po’ di peonie.

Cosi’, un giorno, il papa’ e la mamma di Pasqualina decisero che ormai non c’era piu’ nessuna speranza di vederla diventare bella e rosa e con gli occhi lucidi, come doveva essere un’elefantessa. E decisero di lasciarla in pace.

Pasqualina, felice, usci’ dal recinto, si levo’ le scarpette, il collettino, il fiocco dalla coda e se ne ando’ a scorazzare per conto suo fra le erbe alte, sotto gli alberi carichi di frutti succulenti, e a sguazzare nelle belle pozzanghere di fango.

Dal recinto, le altre elefantine la guardavano: il primo giorno spaventate, il secondo giorno preoccupate, il terzo giorno perplesse, il quarto giorno invidiose. Il quinto giorno le piu’ coraggiose incominciarono a uscire dal recinto ad una ad una. Attorno al giardinetto di peonie ed anemoni, le scarpette, i fiocchi, i collettini si ammucchiarono abbandonati.

Nessuna elefantina, dopo aver provato l’erba verde, le docce fresche, i frutti dolcissimi, i giochi spensierati e le sieste all’ombra dei begli alberi frondosi, volle piu’ in vita sua vedere una scarpetta, ne’ mangiare una peonia, ne’ entrare in un recinto.

Da quell’epoca ormai lontana, riesce difficile a chi guardi giocare i piccoli di quella tribu’, decidere quali sono le elefantine e quali gli elefantini.

 

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