Una mamma imperfetta: mamme, web e realtà

Pubblicato giugno 13, 2013 da labiondaprof

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Una mamma imperfetta: la serie, trasmessa su web.

Ho visto tutte le puntate, della durata di otto minuti l’una, e mi sono piaciute quasi tutte. Le attrici brave e credibili, i dialoghi veloci e brillanti, con un fondo di verità, condita con un po’ di esagerazione che, si sa, è il sale dell’umorismo e della comicità.

Ho riconosciuto la mano di Ivan Cotroneo, di cui avevo apprezzato la serie Tutti pazzi per amore

Sono anche riuscita a vedere una punta di ispirazione di Sex and the city: una protagonista simpaticamente nevrotica con 3 amiche che rappresentano altrettante tipologie di donne, la narrazione condotta in prima persona (invece di scrivere un articolo parla direttamente con gli spettattori), l’inadeguatezza e i dubbi delle protagoniste, tutte tranne Marta (nel serial di tutte tranne Samantha).

Divertente, insomma. Beh, lo dice anche Aldo Grasso… (http://27esimaora.corriere.it/articolo/quella-mamma-imperfettauna-rivoluzione-nelle-fiction/)

Tutto bene, allora?

Non so. Non lo so cosa c’è… Forse vedo qualcosa che non mi piace: è autoconsolatorio. Come se passasse il messaggio: sì, corriamo sempre, ci sentiamo inadeguate, facciamo una vita impossibile. Però è così, e dobbiamo reggere, e siamo brave a incastrare tutto. E pazienza se non è quello che forse volevamo, e se gli uomini sembrano meno “schiacciati” dalla quotidianità, e se non riusciamo a risolvere il dilemma: quando siamo con i figli ci manca il lavoro, e quando siamo al lavoro abbiamo i sensi di colpa perché non siamo con i figli…

E, ancora, credo di essere un po’ stanca di tutte queste mamme. Sì, lo sono anche io. Sì, nel mio blog, e anche fuori, a volte parlo di mia figlia, di me come mamma, di mamme. Ogni tanto però mi sembra che “le mamme”, sia anche una moda, un business per le aziende (tutti i blog con post sponsorizzati, e le mille iniziative che coinvolgono le mamme blogger più famose), un modo per cavalcare l’onda, di cui la serie web è solo l’ultimo fenomeno mainstream.

Anni Ottanta/Novanta: la single in carriera, bella, ben vestita, cazzutissima sul lavoro, con storie d’amore glamour (Melanie Griffith nel film Una donna in carriera)

Anni Novanta/Duemila: la chick lit. Le single imperfette, da Bridget Jones (cicciottella, pasticciona, simpatica) alle single tutte scarpe e borsette ma in fondo alla ricerca del grande amore (Sex and the city e le imitazioni)

Anni Duemila/Duemiladieci (e oltre): la mummy lit. Libri, Film, e blog. Ma come fa a far tutto? Casalinghe disperate. I mille blog personali, alcuni scritti bene (Nonsolomamma e Machedavvero), altri meno, e molti siti che raggruppano mamme che scrivono. Tutte imperfette, tutte che provano antipatia per “Le mamme perfette”, che poi non esistono, è solo il solito discorso dell’erba del vicino. Le mamme acrobate, per dirla con una definizione di un bel libro di Elena Rosci, di cui parlerò nel prossimo post. Già, parlerò ancora di mamme…

I prossimi dieci anni?

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