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Tutti gli articoli per il mese di dicembre 2013

Capodanno, Gianni Rodari e la biondaprof

Pubblicato dicembre 31, 2013 da labiondaprof

E’ in arrivo un treno carico di

di Gianni Rodari

Nella notte di Capodanno,
quando tutti a nanna vanno,
è in arrivo sul primo binario
un direttissimo straordinario,
composto di dodici vagoni
tutti carichi di doni…

Gennaio
Sul primo vagone, sola soletta,
c’è una simpatica vecchietta.
Deve amar molto la pulizia
perché una scopa le fa compagnia…
Dalla sua gerla spunta il piedino
di una bambola o d’un burattino.
– Ho tanti nipoti, – borbotta, – ma tanti!
E se volete sapere quanti,
contate tutte le calze di lana
che aspettano il dono della Befana.

Febbraio
Secondo vagone, che confusione!
Carnevale fa il pazzerellone:
c’è Arlecchino, c’è Colombina,
c’è Pierrot con la sua damina,
e accanto alle maschere d’una volta
galoppano indiani a briglia sciolta,
sceriffi sparano caramelle,
astronauti lanciano stelle
filanti, e sognano a fumetti
come gli eroi dei loro giornaletti.

Marzo
Sul terzo vagone
viaggia la Primavera
col vento marzolino.
Gocce ridono e piangono
sui vetri del finestrino.
Una rondine svola,
profuma una viola…
Tutta roba per la campagna.
In città, fra il cemento,
profumano soltanto
i tubi di scappamento.

Aprile
Il quarto vagone è riservato
a un pasticcere rinomato
che prepara, per la Pasqua,
le uova di cioccolato.
Al posto del pulcino c’è la sorpresa.
Campane di zucchero
suoneranno a distesa.

Maggio
Un carico giocondo
riempie il quinto vagone:
tutti i fiori del mondo,
tutti i canti di Maggio…
Buon viaggio! Buon viaggio!

Giugno
Giugno, la falce in pugno!
Ma sul sesto vagone
10 non vedo soltanto
le messi ricche e buone…
Vedo anche le pagelle:
un po’ brutte, un po’ belle,
un po’ gulp, un po’ squash!
Ah, che brutta invenzione,
amici miei,
quei cinque numeri prima del sei.

Luglio
11 settimo vagone
è tutto sole e mare:
affrettatevi a montare!
Non ci sono sedili, ma ombrelloni.
Ci si tuffa dai finestrini
meglio che dai trampolini.
C’è tutto l’Adriatico,
c’è tutto il Tirreno:
non ci sono tuttii bambini…
ecco perché il vagone non è pieno.

Agosto
Sull’ottavo vagone
ci sono le città:
saranno regalate
a chi resta in città
tutta l’estate.
Avrà le strade a sua disposizione:
correrà, svolterà, parcheggerà
da padrone.
A destra e a sinistra
sorpasserà se stesso…
Ma di sera sarà triste lo stesso.

Settembre
Osservate sul nono vagone
gli esami di riparazione.
Severi, solenni come becchini…
e se la pigliano con i bambini!
Perché qualche volta, per cambiare,
non sono i grandi a riparare?

Ottobre
Sul decimo vagone
ci sono tanti banchi,
c’è una lavagna nera
e dei gessetti bianchi.
Dai vetri spalancati
il mondo intero può entrare:
è un ottimo maestro
per chi lo sa ascoltare.

Novembre
Sull’undicesimo vagone
c’è un buon odore di castagne,
paesi grigi, grige campagne
già rassegnate al primo nebbione,
e buoni libri da leggere a sera
dopo aver spento la televisione.

Dicembre
Ed ecco l’ultimo vagone,
è fatto tutto di panettone,
ha i cuscini di cedro candito
e le porte di torrone.
Appena in stazione sarà mangiato
di buon umore e di buon appetito.
Mangeremo anche la panca
su cui siede a sonnecchiare
Babbo Natale con la barba bianca.

 

Danza la neve, lieve.

Pubblicato dicembre 28, 2013 da labiondaprof

 

Ci sono libri invernali e libri estivi. Uno dei miei libri invernali preferiti è Anna Karenina: Russia, neve, balli in grandi saloni, pelli, stivali, colbacchi, velluti.

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Proprio al campo di pattinaggio Levin decide di chiedere in moglie Kitty, ma lei è innamorata, o crede di esserlo (a quell’età è praticamente la stessa cosa) del conte Vronskij. Il conte però ha per lei una simpatia leggera, di quelle che non impegnano un giovanotto, nemmeno nella Russia di due secoli fa. E poi c’è lei: Anna. Anna bellosguardo (canterebbe Dalla), Anna elegante, bella, innamorata di suo figlio bambino ma non del marito, né delle sue orecchie.

BbQ69CoCAAAP0W9Ad un ballo, Kitty vede ballare Anna e Vronskij e vede l’amore, l’amore vero, quello che lui non ha mai provato per lei, e impazzisce di dolore. Poi l’amore tornerà a lei, proprio grazie a Levin: rifiutato la prima volta, verrà amato la seconda. Capita, a volte.

E Anna? Eh, Anna ama, ama davvero il suo Vronskij e per lui abbandona marito, figlio, casa, posizione sociale. Anna e Vronskij vivono insieme, hanno anche una figlia, ma scoprono ben presto la dura verità: si amano, ma l’amore non basta a renderli felici. Così, nel giorno della fine c’è Anna, c’è la neve, c’è un treno. Come nel loro primo incontro: Anna, un treno, una stazione e la neve. Che scende, lieve. Una danza di fiocchi, apparentemente uguali, eppure ognuno intrinsecamente diverso dall’altro. Come tutte le storie d’amore, quelle di due secoli fa e quelle di oggi.

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l’unica vera Anna al cinema, secondo me:

 

Santa Claus is coming & the Boss

Pubblicato dicembre 25, 2013 da labiondaprof

Dopo ore di antipasti, primi, secondi, lenticchie, mandarini, frutta secca, pandori e creme al mascarpone, cenone e pranzo di Natale consumati:

  1. non voglio più mangiare fino al Ferragosto del 2014
  2. non voglio più una littlepony o una Barbie tra i piedim né stickers glitterati
  3. non voglio più carole natalizie e campanellini

Quindi, un po’ di Boss, a tema, comunque:

Dieci film per Natale, la Biondaprof consiglia

Pubblicato dicembre 23, 2013 da labiondaprof

Ed ecco la lista dei  film imperdibili di Natale, quelli che immancabilmente ogni anno la tv propone e noi guardiamo con partecipe senso di ritualità. Non tutti sono film ad argomento natalizio, ma sono riproposte tipiche delle lunghe giornate di vacanze.

Il piccolo Lord

Sì, fa piangere. Sì, quel caschetto biondo e impertinente fa tenerezza. Sì, Sir Alec Guinness è impagabile in questo film. E la campagna inglese, e la servitù, e i pantaloni e il pizzo del piccolo. British, e commovente.

La vita è una cosa meravigliosa

Beh, uno dei miei attori preferiti, Jim Stewart. Bello ed elegante. Gli angeli pasticcioni, e il suono della campanella. Molto americano, ma il regista era di origini italiane (Frank Capra).

Mamma ho perso l’aereo

Altro bimbo biondo, altra piccola peste. Vidi questo film al cinema, la prima volta. Quando ancora esistevano i cinema di città, e non solo quelli delle multisala. Ladri imbranati e bambini furbi: un classico che mi porta dritta dritta al film seguente.

Il monello

Un attore bambino favoloso, e un Charlie Chaplin imperdibile. L’America della povertà e delle differenze di classe. Un bianco e nero di quelli che si studiano nei corsi di Cinema, e vorrei vedere.

La febbre dell’oro

Ancora Chaplin, ancora l’America povera, che stavolta sogna in grande: l’oro, le pepite d’oro in Alaska, gli avventurieri. Giacomone, la capanna. E la splendida scena delle scarpe: scena cult

Il canto di Natale di Topolino

La versione Disney di Canto di Natale di C. Dickens. Ovviamente Paperone è Scrooge: vecchio, tirchio, un avaraccio che non è buono nemmeno con i nipoti. Ma tre spiriti, il Natale presente, il Natale passato, il Natale futuro, lo faranno rinsavire.

Piccole donne

La storia delle quattro sorelle March: Meg, la più assennata; Jo, libera, indipendente, ribelle e scrittrice; Beth, appassionata di musica, sensibile e timida ma destinata ad una morte precoce; Amy, bionda, vezzosa, sposerà Laurie, il ricco vicino. Sullo sfondo, la guerra civile americana e una madre amorevole.

Frankestein Junior

Commedia nera, parodia riuscitissima, un bianco e nero che incanta. Battute formidabili “Chi ha la gobba?” di Igor-Martin Feldmann è entrata nel mio Lessico famigliare

Nightmare Before Christmas

Dal visionario Tim Burton (qualcuno ha mai usato un altro aggettivo per definirlo? Io no) la storia di un cattivo che si annoia e vuol provare a fare il buono. John Skeleton prende il posto di Babbo Natale per consegnare i regali e… a proposito di scambio di persone

Una poltrona per due

Comicità anni Ottanta. Ma una spunto plautino: lo scambio di persona. Un povero se la cava messo nei panni di un ricco? E il ricco nei panni di un povero? La risata più irritante degli anni Ottanta: Eddie Murphy.

Cinque libri di Natale, la Biondaprof consiglia

Pubblicato dicembre 23, 2013 da labiondaprof

Le feste: il freddo, le luci, la neve, il camino… e una comoda poltrona. Niente di meglio per leggere. Consiglio cinque libri che ben si adattano al periodo; sono libri per grandi e piccini. Se il Natale ha una magia, questa consiste nel poter abbandonare ogni maschera, ogni ruolo “adulto” e pubblico, per tornare, anche solo per un’ora ad essere bambini. Quel bambino che giocava a palle di neve, quella bambina che scivolava sulla slitta, quei bambini che giocavano a tombola con gli zii, con i nonni e con i cuginetti. Ecco i miei cinque libri per Natale.

Canto di Natale di C. Dickens

Il vecchio Scrooge, arido, tirchio e avaro, viene visitato dallo spirito del Natale presente, del Natale passato e del Natale futuro. Capirà che il denaro non è tutto, che l’amore conta e che non è mai troppo tardi per accorgersene. Gotico, critico verso la società vittoriana, cupo e pieno di speranza allo stesso tempo: il Dickens che amo.

Le fiabe dei fratelli Grimm

Ne ho già parlato qui: fiabe e Grimm. A mia figlia sto leggendo la riduzione della Usborne, poi passerò alle fiabe dei Grimm raccolte da Calvino per Einaudi. Sono storie eterne: i buoni sono davvero buoni, i cattivi sono cattivissimi e il lieto fine è assicurato. Lupi, nani, streghe, ostacoli, prove da superare, principesse da salvare, regni da conquistare. Nulla di meglio, davanti al caminetto.

Le storie del bosco antico di Mauro Corona

Ogni animale del bosco ha la sua storia: l’aquila, l’allocco, il ghiro, il riccio, lo scricciolo. Corona presenta brevi storie che spiegano l’origine dell’animale, e le sue caratteristiche. Come nelle favole antiche, gli animali hanno vizi e virtù quasi umani. Colori, rumori, odori del bosco, e i disegni dell’autore.

La piccola fiammiferaia di H.C.Andersen

A mia figlia sto leggendo la versione delle edizioni EL: è ridotta rispetto all’originale, scritta in corsivo, accompaganta da disegni molto colorati. La storia però rimane piena di malinconia, dolcezza e compassione per la povera, piccola bimba che non ha più nulla. Ai nostri bimbi, che hanno molto, va fatta comprendere la fortuna di avere una famiglia, una casa calda, gli affetti e gli oggetti che per loro sono invece scontati.

Il coniglietto Etto e il mistero del Natale di E. Belotti

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Sì, l’ho scritto io. Sì, mia figlia lo adora. Sì, è stato pubblicato per il Natale 2012, ma va bene anche per il Natale 2013. Il coniglietto Etto, un simpatico pupazzo che si anima solo quando si trova da solo con Martina, deve risolvere un mistero: Babbo Natale esiste? Porta davvero i regali ai bambini buoni? Il coniglietto si trasforma in investigatore per aiutare la sua padroncina e… potete acquistarlo su Amazon, o sullo store della Sesat edizioni.

Ecco il disegno originale dei due personaggi: lo ha realizzato la mia amica Alda.

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Allergie linguistiche 2

Pubblicato dicembre 17, 2013 da labiondaprof

La rassegna degli orrori linguistici prosegue:

  1. le fashion blogger che, prive di fantasia e vera cultura sulla moda, definiscono ogni marchio, ogni oggetto, ogni colore iconico.
  2. le fashion blogger che definiscono fare la coda con altre mille svalvolate al freddo, per un evento esclusivo, amazing.
  3. le mummy blogger che non chiamano mai i figli con il loro nome, o un soprannome normale… elfi, nani, hobbit, gnoma, gnometto, patato. Posso dire che non ne posso più, e lo trovo orribile? Chi vorrebbe un hobbit per figlio? Una gnoma vera al posto di una figlioletta?
  4. le blogger che lavorano da casa e fanno l’elenco: due post da scrivere, un media event da organizzare, una chat da seguire… #vitadafreelance. Volete, care free lance, correggere 53 temi in una settimana, con un consiglio di classe, una sospensione da decidere e preadolescenti con problemi di quasi bullismo, quasi anoressia, quasi autolesionismo? Poi io vado a fare la freelance.Stay tuned, non finisce qui,

Allergie linguistiche da social

Pubblicato dicembre 16, 2013 da labiondaprof

Ci sono molte parole al mondo.
Qualcuna però è proprio brutta, o almeno è sgraziata. O cacofonica. O, peggio, talmente abusata da divenire una moda, un vezzo linguistico, un’espressione con cui le persone credono di distinguersi (seguendo invece una scia), di mostrarsi moderne, aggiornate… Cool. Tanto per usarne una, di parola che non sopporto più.
Nella vita reale non sopporto da anni chi usa piuttosto che  in funzione copulativa invece che, come deve essere, disgiuntiva. Aborro anche detto questo… pronunciato spesso con aria da professorino di Filosofia. O i fraintendimenti per ignoranza, come gli Out out invece degli Aut Aut (storia recente…)
Ma è nel mondo social che ci sono dei mostri linguistici che ormai vivono di vita propria e infestano blog, siti e, ahinoi, articoli di giornali che hanno anche una versione cartacea.
Mamme blogger, food blogger, fashion blogger, sailcavolo blogger.
E’ tutto un Outfit, un selfie, un geekmoom, un sonounamammanerd... aiuto.
Ecco un rapido prontuario
Outfit: non è altro che il vecchio, caro cosamimettooggi. Una volta bastava una telefonata all’amica, ora devono saperlo anche a Timbuctu.
Selfie (parola social dell’anno): il delirio del narcisismo, ovvero l’autoscatto. Spesso per mostrare l’outfit, altre volte per mostrare dove si è (uh, alla Milanesiana, uh, al Cocoricò), talora per ostentare con chi si è (concorrente ex pizzaiolo del Gf, itgirl del momento, politico locale)
Startup: qualsiasi attività in fase iniziale. Anche delle più improbabili: toelettatura canarini, app sonore per daltonici che suggeriscono i colori dell’outfit, attività non meglio identificate di social media manager per bambini (addetto al computer di Nonno Pig?)
Digital media strategist: chi fa marketing per un’azienda tramite social network? il vecchio pr delle discoteche ma traslato nella figura che twitta, whatsuppa, crea eventi su facebook, insomma sta iperconnesso. Ma aiuta le aziende a vendere? Boh
Storytelling: chi lo fa come lo definiamo? Cantastorie. Affabulatore. Narratore. Cacciapalle, spesso.

Dialogo immaginario di uno storyteller e il suo ex compagno di classe, incontrato per caso dop 20 anni. Ciao, come va? Cosa fai nella vita? Mi occupo di storytelling. Ah, bello, quindi? Racconto storie, le condivido, faccio cose, vedo gente, metto in circolo idee. Ma guadagni? Per ora no, ma sai, è una startup. Ah, ok…
Troll: termine mutuato dal genere fantasy, è chi interviene nei forum o nei commenti del blog di successo e spara commenti offensivi all’indirizzo del titolare del blog. Iniziano discussioni estenuanti: da un lato il troll che si galvanizza sentendosi nell’arena e le solerti fan della blogstar, che quasi mai invece interviene direttamente. Ah, tutte le baruffe chiozzotte si chiamano flame. Persino il mio piccolo blog ha avuto una troll, nel post sull’Homeschooling.

Epic Fail: qualcuno ha detto, anzi, scritto una gran cavolata. Figura da cioccolataio, in altre parole. Tipo il Sig. Barilla e la questione della famiglia perfetta.

E ora, il podio: le parole che odio di più, che mi causano orticaria a prima vista:

Lol: ridere ad alta voce, questo significa la sigla. Se lo scambiano le blogstar tra loro, per commenti che capiscono solo loro. E segue faccina.
#mefelice: questo cancelletto (hashtag) su twitter dovrebbe comunicare gioia, giubilo e letizia. A me comunica tristezza quando lo vedo scritto da chi ha più di 14 anni, età stimata lo spartiacque tra le bimbominkia ancora suscettibili di evoluzione in adulte normali e le tardobimbominkia, le irrecuperabili. Quelle che a 35 anni suonati postano i loro outfit e aspettano i like. Al selfie.
Sapevatelo: crasi odiosa. Un imperativo ironico, un “ve lo dico, sappiatelo, e leggete quanto sono geek e iperconnessa e sul pezzo e…” Puerile. Ecco, puerile riassume tutto.

E ne ho in serbo altre per il prossimo post.

Cosa direbbe una blogstar? Stay tuned! Vi lovvo tutti

Cara Santa Lucia… la wishlist della Biondina

Pubblicato dicembre 8, 2013 da labiondaprof

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Come scrivevo qui, la Biondina si è cimentata nella sua prima lettera scritta per intero a mano e diretta a S. Lucia, che da noi porta regali, doni, dolci o carbone (l’ultima è la minaccia delle mamme disperate al decimo regalo della wishlist dei pargoli orobici).
Nel produrre il sudato documento, mi sembrava di essere Peppino quando Totò gli dettava la lettera alla Malafemmena… già, la prima versione l’ho scritta io sotto dettatura, poi lei l’ha ricopiata.

Cara Santa Lucia,
mi chiamo B. e ho sei anni. Per regalo. Abito a P., in Piazza M. e vorrei come regalo ti voglio tanto bene.
Sono sempre buonissima quasi sempre buona e ascolto la mamma e il papà.
Dico sempre quasi sempre le preghiere alla sera e ascolto le maestre. tranne quando
Per regalo vorrei ordinare vorrei tanto chiederti il Palazzo di Cristallo delle little pony e le figurine delle little pony e la casa delle little pony e.
Grazie,
ti aspetto alzata.
B.

Ah, per chi pensasse Brava, però alla fine chiede un solo regalo, il trucco c’è: è già passato San Nicolò (dalla zia D.) e passerà Gesù Bambino dai nonni. Manca, ohibò, la Befana, ma potremmo sempre andare per un week end lungo a Roma e rimediare 😉