Allergie linguistiche da social

Pubblicato dicembre 16, 2013 da labiondaprof

Ci sono molte parole al mondo.
Qualcuna però è proprio brutta, o almeno è sgraziata. O cacofonica. O, peggio, talmente abusata da divenire una moda, un vezzo linguistico, un’espressione con cui le persone credono di distinguersi (seguendo invece una scia), di mostrarsi moderne, aggiornate… Cool. Tanto per usarne una, di parola che non sopporto più.
Nella vita reale non sopporto da anni chi usa piuttosto che  in funzione copulativa invece che, come deve essere, disgiuntiva. Aborro anche detto questo… pronunciato spesso con aria da professorino di Filosofia. O i fraintendimenti per ignoranza, come gli Out out invece degli Aut Aut (storia recente…)
Ma è nel mondo social che ci sono dei mostri linguistici che ormai vivono di vita propria e infestano blog, siti e, ahinoi, articoli di giornali che hanno anche una versione cartacea.
Mamme blogger, food blogger, fashion blogger, sailcavolo blogger.
E’ tutto un Outfit, un selfie, un geekmoom, un sonounamammanerd... aiuto.
Ecco un rapido prontuario
Outfit: non è altro che il vecchio, caro cosamimettooggi. Una volta bastava una telefonata all’amica, ora devono saperlo anche a Timbuctu.
Selfie (parola social dell’anno): il delirio del narcisismo, ovvero l’autoscatto. Spesso per mostrare l’outfit, altre volte per mostrare dove si è (uh, alla Milanesiana, uh, al Cocoricò), talora per ostentare con chi si è (concorrente ex pizzaiolo del Gf, itgirl del momento, politico locale)
Startup: qualsiasi attività in fase iniziale. Anche delle più improbabili: toelettatura canarini, app sonore per daltonici che suggeriscono i colori dell’outfit, attività non meglio identificate di social media manager per bambini (addetto al computer di Nonno Pig?)
Digital media strategist: chi fa marketing per un’azienda tramite social network? il vecchio pr delle discoteche ma traslato nella figura che twitta, whatsuppa, crea eventi su facebook, insomma sta iperconnesso. Ma aiuta le aziende a vendere? Boh
Storytelling: chi lo fa come lo definiamo? Cantastorie. Affabulatore. Narratore. Cacciapalle, spesso.

Dialogo immaginario di uno storyteller e il suo ex compagno di classe, incontrato per caso dop 20 anni. Ciao, come va? Cosa fai nella vita? Mi occupo di storytelling. Ah, bello, quindi? Racconto storie, le condivido, faccio cose, vedo gente, metto in circolo idee. Ma guadagni? Per ora no, ma sai, è una startup. Ah, ok…
Troll: termine mutuato dal genere fantasy, è chi interviene nei forum o nei commenti del blog di successo e spara commenti offensivi all’indirizzo del titolare del blog. Iniziano discussioni estenuanti: da un lato il troll che si galvanizza sentendosi nell’arena e le solerti fan della blogstar, che quasi mai invece interviene direttamente. Ah, tutte le baruffe chiozzotte si chiamano flame. Persino il mio piccolo blog ha avuto una troll, nel post sull’Homeschooling.

Epic Fail: qualcuno ha detto, anzi, scritto una gran cavolata. Figura da cioccolataio, in altre parole. Tipo il Sig. Barilla e la questione della famiglia perfetta.

E ora, il podio: le parole che odio di più, che mi causano orticaria a prima vista:

Lol: ridere ad alta voce, questo significa la sigla. Se lo scambiano le blogstar tra loro, per commenti che capiscono solo loro. E segue faccina.
#mefelice: questo cancelletto (hashtag) su twitter dovrebbe comunicare gioia, giubilo e letizia. A me comunica tristezza quando lo vedo scritto da chi ha più di 14 anni, età stimata lo spartiacque tra le bimbominkia ancora suscettibili di evoluzione in adulte normali e le tardobimbominkia, le irrecuperabili. Quelle che a 35 anni suonati postano i loro outfit e aspettano i like. Al selfie.
Sapevatelo: crasi odiosa. Un imperativo ironico, un “ve lo dico, sappiatelo, e leggete quanto sono geek e iperconnessa e sul pezzo e…” Puerile. Ecco, puerile riassume tutto.

E ne ho in serbo altre per il prossimo post.

Cosa direbbe una blogstar? Stay tuned! Vi lovvo tutti

6 commenti su “Allergie linguistiche da social

  • Oh oh mentre ho scoperto ieri il “selfie” temo che nel sapevatelo ci son caduta parecchie volte anche io. Perdono!😉
    Ma al LOL preferisco di gran carriera il ROFL
    Okay okay, scherzavo…

  • Io invece odio chi dice “quant’altro”, che tra l’altro non so neanche se si scrive così o tutto attaccato, tanto ne ignoro l’uso. Ma sospetto che la mia antipatia derivi più che dalla parola stessa, dal fatto che una persona che odio lo usa ogni 10 parole.
    Invece confesso di usare ogni tanto LOL e che mi piace Sapevatelo.
    Ehm…
    Per il resto sottoscrivo e ti lovvo pure io😉

  • Eh! Eh! Eh! (Risatina) . . . una volta, per aver usato “LOL” in un commento ad un post, sono stata redarguita dal “padrone di casa” che, come dici tu, mi ha ricordato che ormai ero fuori dall’adolescenza e mi ha seppellito sotto tanti acronimi da non respirare per due giorni. 🙂
    Poi, gentilmente, me li ha spiegati tutti in un PVT (su Splinder si faceva, qui non so, non mi sono ancora impratichita). Da allora siamo diventati amici, con le rispettive famiglie, anche nella vita reale!😉

    Odio l’abuso di termini inglesi se c’è un corrispondente in italiano, anche se si dovessero usare due parole invece che una . . . non dovremmo guardare solo gli USA, guardiamo la Francia.🙂

    Ciao, Fior

  • D’accordo su molto (sapevatelo su tutti), ma con l’eccezione potente di storytelling. Basta usarlo nel contesto (per esempio: una serie di ricerche attuali, e anche belle, nel mondo universitario) e ha un suo deciso perché.

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