La giornata della memoria, e gli insegnanti 1

Pubblicato gennaio 27, 2014 da labiondaprof

Vera Vigevani Jarach seduta sul banco della figlia Franca nel Colegio Nacional di Buenos Aires

Sul Corriere della Sera, dal 20 gennaio, compare la storia di Vera.

Una testimone di due tragedie del Novecento: ebrea, nonno deportato e ucciso nel lager più tristemente famoso d’Europa, figlia desaparecida e uccisa in uno dei terribili voli della morte.

La storia di Vera è terribile, c’è da chiedersi come una sola donna abbia potuto sopportare così tanto dolore nella vita. Il suo destino, segnato da due tragedie epocali, credo possa far riflettere tutti noi.

Per via del mio lavoro, mi ha colpito molto la sofferenza di lei, bambina, allontanata dalla scuola elementare a causa delle leggi razziali. Se immagino qualcuno dei miei alunni allontanato, segregato, in pericolo, capisco che tutto quello che è successo è stato possibile anche grazie all’indifferenza di molti, molti italiani che sapevano e non hanno fatto nulla per impedire che.

Però molte sono anche state le figure di italiani che hanno rischiato, in proprio, per aiutare o difendere altri italiani come loro, ebrei, e perciò “condannati”.

Nella storia di Vera, c’è l’insegnante che, pur fascista, decide di creare (la legge lo consentiva, tra l’altro, ma era disattesa praticamente sempre) una classe ghetto, riservata agli alunni ebrei che non potevano più frequentare la scuola regolare. La classe di bambini ebrei si recava a scuola al pomeriggio, nella scuola elementare di Via della Spiga. Ebbene, ci sono passata davanti varie volte, nei miei giri a Milano al tempo dell’Università, ma non avrei mai sospettato che quella scuola così esteticamente bella, in una delle zone più esclusive di Milano, nota per la moda e la ricchezza dei suoi abitanti, nascondesse una storia così commovente.

IlprofessorAngelo Bronzini. Un esempio: come uomo, e come insegnante.

http://www.corriere.it/cultura/speciali/2014/il-rumore-della-memoria/index.shtml?video=03&versione=sd

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