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Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2014

Tiny Dancer 2

Pubblicato gennaio 14, 2014 da labiondaprof

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Ballerina

L’elegantissima vanessa
Che s’allontana e s’avvicina.

A questo fresco fiore di peonia,
è come una stupenda ballerina
che turbina magicamente
su un tappeto di fuoco e di profumo
sulla punta delle dita,
e, tra cuscini morbidi di rosa,
cade sfinita.

Eccola, s’avanza.
Tutta vestita di baci,
sulla peonia rossa di garanza;
agita i veli fantasiosi, e danza.

Tiny dancer

Pubblicato gennaio 14, 2014 da labiondaprof

danceBallerina, 
You must have seen her dancing in the sand
And now she’s in me, always with me, 
Tiny dancer in my hand

dance2La forza, la grazia. Il sudore e lo splendore. La fatica e il sorriso.

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Ho voglia di leggerezza, di passi fatati, di pesi impalpabili.

Ho voglia di veli che danzano, di piroette come quelle dei bambini.

Niente più zavorre, niente piombo.

Volare, danzare.

I compiti delle vacanze: ma basta!

Pubblicato gennaio 6, 2014 da labiondaprof

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Bene, l’ennesimo spunto arriva da un articolo del Corriere che ha superato i 150 commenti, scritto da Rossella Boriosi, una mamma blogger che a volte seguivo su style.it.

Ella sostiene che i compiti mediamente assegnati ai bambini delle elementari e ai ragazzini delle medie sono troppi, inutili e senza senso. Poi rivolge alcune domande a Maurizio Parodi, un “esperto”, il quale sostiene che i compiti non vanno proprio assegnati. L’alternativa? Gli insegnanti dovrebbero suggerire di leggere libri, andare ai musei, visitare città d’arte e mostre. Quelli sì che sono stimoli…

Io ho già scritto diversi post sui compiti, sono anche andata in Tv in una trasmissione a parlarne (Nel cuore dei giorni), ormai quasi due anni fa.

Francamente, sono un po’ stanca di tutti questi genitori che accusano i professori di incompetenza, scarso impegno e poca professionalità, e che pensano di sapere meglio di un insegnante come svolgere un programma, se e quanti compiti assegnare, magari anche come interrogare e quali voti mettere al figlio.

Non ripeterò tutto quello che ho scritto qui, e qui e qui. E che ho detto in tv qui.

Però, chiunque capisce che se vuoi imparare a suonare il pianoforte ti devi esercitare, se vuoi correre la Maratona ti devi allenare, se vuoi imparare la danza classica devi passare ore alla sbarra. Invece sembrano non capire, i genitori, che per imparare il latino, la matematica, l’inglese, la chimica, la grammatica italiana bisogna studiare e fare gli esercizi. Non c’è un altro modo.

Poi, l’altro punto dell’articolo assurdamente privo di logica: troppi compiti discriminano gli stranieri o gli alunni disagiati… Ma in ogni scuola ormai si parla di Pdp, Bes e altro: significa che, in pratica, per particolari motivi (alunno non italofono, alunno con famiglia disagiata, alunno dislessico/disgrafico etc) si devono (non possono, ma si DEVONO) stendere dei piani di studio personalizzati (magari con meno compiti o compiti alternativi).

Mi sembra molto più discriminante che ad un alunno con difficoltà si suggerisca: vai al museo, leggi un libro, vai al cinema! Queste attività hanno un costo di tempo e di denaro che le famiglie più deboli culturalmente e/o economicamente sicuramente non potranno permettersi… e allora chi parla di discriminazione?

Ah, ovviamente, da quando mia figlia frequenta la scuola primaria NON ho cambiato idea sui compiti: certo che per me, mamma, sono una seccatura a volte. Ma guai se non li avesse: in 20 giorni di vacanza dimenticherebbe la metà delle cose che ha imparato nei mesi precedenti.  Anche se viene con me alle  mostre, al cinema, e le leggo i libri di fiabe…E come lei, i suoi compagni.

Il libro delle feste: I quattro libri di lettura

Pubblicato gennaio 2, 2014 da labiondaprof

Durante i giorni di festa, oltre ad aiutare laBiondina con i compiti (ebbene sì), ho letto con lei alcune favole tratte da un libro che non avevo mai letto nella versione integrale: I quattro libri di lettura di L. Tolstoj.

I quattro libri di lettura sono un’antologia di favole, scritte tra il 1870 e il 1875, e ripubblicate da ISBN edizioni, con i disegni inediti di Alice Beniero.

Lo scrittore dedicò la sua raccolta (rimaneggiamento di una precedente raccolta, intitolata Sillabario) «a tutti i fanciulli, da quelli della famiglia imperiale a quelli dei contadini, perché ne traggano le loro prime impressioni poetiche»

Per realizzare la raccolta Tolstoj si fece aiutare dai suoi piccoli scolari. Lo scrittore e i bambini, figli di contadini, a cui egli insegnava a leggere e scrivere, condividevano le storie; mentre Tolstoj scriveva, i bimbi partecipavano con frasi, riflessioni, suggerimenti. L’interesse pedagogico di Tolstoj, diretto ai bambini poveri per cui fonda la scuola di Jasnaja Poljana, e poi molte altre, trova compimento proprio nella realizzazione di questa raccolta di storie, dalla varia origine: alcune favole di Esopo rielaborate, il rifacimento di leggende russe o indiane, racconti della tradizione russa e tedesca, storie vere, descrizione di fenomeni fisici (acqua e vapore).

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Le storie sono semplici, adatte all’infanzia, e piene di poesia, di saggezza contadina, di una cultura attenta alla Natura, abituata ai grandi silenzi e ai grandi spazi. Distese di prati innevati, foreste immense, la steppa arida e sconfinata.

La prefazione è di Ermanno Olmi, il grande regista bergamasco, cantore del mondo contadino nel suo capolavoro L’albero degli zoccoli.

Tra le preferite di mia figlia, le storie del  mastino Bulka e la ragazza topolino.

File:Tolstoi avec ses petits-enfants.jpg

Tolstoj scrittore e Tolstoj insegnante: mi ha sempre incuriosito la sua attenzione per l’insegnamento, la sua convinzione che l’istruzione e l’educazione fossero l’antidoto al dispotismo, che i figli dei contadini, e in generale tutti i bambini, avessero il diritto di imparare attraverso metodi non impositivi ma tramite la curiosità e l’entusiasmo.

Queste sue parole riassumono bene, credo, il rapporto tra insegnante e alunni:

« Ma i ragazzi non si lasciano ingannare…Noi cerchiamo di dimostrare che siamo intelligenti, ma essi non se ne interessano affatto, e vogliono sapere se siamo onesti, se siamo sinceri, se siamo buoni, se siamo compassionevoli, se abbiamo una coscienza dietro il nostro desiderio di mostrarci solo infallibilmente ragionevoli »