Maledetta Violetta!

Pubblicato marzo 30, 2014 da labiondaprof

In questo periodo mia figlia, complice la scuola e le compagne, è entrata nel tunnel di Violetta. Chiarisco subito: non vede il telefilm in tv, ma conosce il personaggio dalle amichette di scuola, e anche dal martellamento continuo di spot all’interno dei cartoni animati che guarda (sì, un po’ ne guarda). Inoltre, in edicola e in libreria troviamo il diario di Violetta, i bottoni di Violetta, la gomma e la matita di Violetta. Al bar dell’oratorio, l’apoteosi della brandizzazione: le patatine di Violetta.

Chi è Violetta?

Foto: Disney

Una creazione infernale: una teen ager che canta, che è divisa tra due aspiranti fidanzati, che vive in un mondo rosa, fucsia e viola.

La Biondina ha solo sei anni e mezzo: Violetta, nella finzione, ne ha sedici. E una vita tutta diversa da una normale bambina, come mia figlia, che frequenta la prima elementare, e gioca con le amichette, va sui pattini, in bicicletta, sull’altalena e al corso di ginnastica artistica.

E allora perché? Perché una sedicenne con problemi e look da adolescente piace a bambine molto più piccole? Perché in poche settimane è passata dal mondo di Peppa Pig e delle little Pony a Violetta?

Possiamo davvero parlare di adultizzazione precoce dei bambini? (vedi qui Loredana Lipperini).

Sì. Ragioni di mercato, e creazione di piccoli consumatori. Non è difficile capirlo. E per difendersi?

Proporre modelli alternativi. Giochi alternativi. Libri che non parlino solo di principesse da salvare e pirati coraggiosi, ma anche di principesse che aiutano il drago(qui). Attività che non comportino sempre una divisione netta di genere: costruire, giocare all’aperto, occuparsi di cuccioli…

Senza passare all’odio per il rosa: a me il rosa piace, e anche alla Biondina. L’importante è poter scegliere, tra il rosa e altri colori.

E magari, incoraggiare le bambine alla matematica, alle costruzioni, alle scienze. Nella scuola, femminilizzata sempre più, perdurano eccome gli stereotipi di genere del tipo: le bambine vanno meglio in italiano, i maschi in matematica…

Temi per altri mille post. Per ora, un video carinissimo, di un’azienda di giocattoli, fondata da una donna, ing, che incoraggia le bambinie a costruire e inventare, invece di fare moine in rosa.

2 commenti su “Maledetta Violetta!

  • La questione esiste, ed è seria e complessa, come tu ben dici. Anche mia nipote G., 8 anni, è completamente sedotta da Violetta e ha cominciato un anno e mezzo fa. Per fortuna anche con lei i suoi genitori propongono stereotipi alternativi, ma comunque la seduzione c’è, ed è forte. Su di lei uno degli elementi che ha contribuito è stata la sua scarsa passione per una lettura autentica. Lei non ha mai fatto l’upgrade dai classici di Geronimo Stilton, per capirci, e questo le ha regalato una molto minore scafataggine nel percepire i messaggi di identificazione (se non distingui tra Piccole donne di Geronimo e Piccole donne tout court, poi sei più vittima di una serie di creazioni pubblicitarie). La sorella L., per dire, un anno di più, Violetta l’ha sempre detestata. Ma lei quanto a simbolizzazione autonoma va a duemila. Però non credo che sia l’unica causa (la Biondina per esempio legge tanto, dunque…). Sì, bisogna essere molto duttili per inventarsi strategie alternative senza demonizzare.

  • Lavoro in un negozio di articoli regalo e i gadgets di Violetta sono una richiesta continua da parte delle bambine.
    Io ho due figli maschi e non sono nel girone per fortuna, i maschietti, almeno i miei, non hanno un punto di riferimento così forte, un idolo in carne e ossa intendo.

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