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Tutti gli articoli per il mese di gennaio 2015

Il manuale del giovane scrittore creativo: recensione

Pubblicato gennaio 31, 2015 da labiondaprof

Recensione Manuale del giovane scrittore creativo di Bianca Pitzorno

Non avevo mai letto questo libro di Bianca Pitzorno: un’autrice che, per ragioni personali ma anche professionali, apprezzo molto.

Si tratta di un libro dedicato ai bambini-ragazzini che amano leggere e scrivere, ma è semplice ed accattivante al punto da coinvolgere, secondo me, anche quelli più refrattari.

Suddiviso in agili capitoletti, ha per protagonista la bambina di Ascolta il mio cuore, ovvero Prisca Puntoni. Ogni capitolo, corredato da disegni tratti dall’album della protagonista, esplora una possibilità di scrittura: il gioco del romanzo, possibile anche con più giocatori, con cui mettere in successione delle carte che rappresentano personaggi e situazioni (il protagonista, la partenza…); l’acrostico per trovare il proprio nome d’arte; il gioco delle sostituzioni di parole all’interno di un breve brano ed altri ancora.

Per un adulto, una lettura rilassante che porta via un pomeriggio; per me, che insegno Italiano ai ragazzini delle medie, una vera miniera di idee. Per le mamme e per i papà, un modo intelligente per condividere momenti creativi e divertenti con i propri figli.

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Esiste anche la versione illustrata con Snoopy in veste di scrittore (Era una notte buia e tempestosa…) ma si trova solo usato o nei siti che si occupano di fumetti.

Ma vuoi mettere il bracchetto più creativo del mondo?

Con questo post partecipo, dopo lungo tempo ai venerdì del libro da homemademamma.

 

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#Lagiornatadellamemoria: per prepararsi al 27 gennaio

Pubblicato gennaio 26, 2015 da labiondaprof

Ho trovato questa interessante presentazione sulla Shoah in rete, l’autrice è la docente Mara Beber (qui il suo sito didattico http://lentusiasmofascuola.blogspot.it)

Il programma utilizzato si chiama PPrezi e devo assolutamente imparare ad usarlo: sono ferma a Power Point e non va bene, non va bene per nulla.

Questo e il film Train de vie per la mia terza  dovrebbero bastare…

Per la classe prima, invece, pensavo ad una mia brevissima presentazione (in Power Point, appunto…) e questa poesia.

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”.


C’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buckenwald
erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’ eternità
perché i piedini dei bambini morti non crescono.


C’è un paio di scarpette rosse
a Buckenwald
quasi nuove
perché i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

Joyce Lussu

 

Come il Bianconiglio…

Pubblicato gennaio 23, 2015 da labiondaprof

(illustrazione di Nicoletta Ceccoli)

Non scrivo da un po’. Non sono le idee che mancano, bensì il tempo.

Da quando sono tornata a scuola, il 7 gennaio, mi sento in un frullatore: ho lavorato tutti i pomeriggi (oltre che naturalmente le mattine) tranne uno. Ho lavorato più di Renzi, altro che jobs act.

Consigli orientativi della classe terza, riunione di commissione continuità, corso di formazione sul curricolo, collegio docenti, organizzazione dell’open day, riunione dei coordinatori di classe, open day… naturalmente anche le ultime verifiche, le correzioni, e la preparazione degli scrutini con il nuovo, famigerato registro elettronico.

Avevo molte cose da dire: #jesuischarlie, il terrorismo quando ne devi parlare a scuola, la sensazione che la scelta della scuola superiore sia sempre più difficile, il ritorno a scuola della Biondina dopo le vacanze, la difficile arte della mediazione tra l’essere insegnante e mamma nello stesso Istituto Comprensivo, un film bellissimo visto a scuola con i ragazzi (Io sto con la sposa), una poltroncina bellissima senza la quale non potrò vivere se non la acquisterò prestissimo, la piscina che mi attende una volta alla settimana e mi aiuta a svuotare la mente…

Ma non ho tempo, né credo di averne per un po’ di giorni ancora. Solo che oggi splende il Sole e penso che tra un po’ sentirò profumo di primavera: mi sento come il Bianconiglio di Alice.

Con l’orologio in mano, un po’ di affanno e la consapevolezza che devo andare, devo andare, devo andare.

E anche un po’ come la Alice di questa illustrazione: quanti bianconigli voglio inseguire contemporaneamente?

 

Tutte pazze per Frozen!

Pubblicato gennaio 4, 2015 da labiondaprof

Premesso che se non avete mai sentito la canzone-inno Let it go, cantata da Elsa in Frozen, forse vivete nelle caverne o su una colonna come un anacoreta, direi che possiamo spendere due parole sul successo planetario della Disney.

Il film è uscito nelle sale un anno fa, ha incassato più di ogni altro film della Disney (un miliardo e trecento milioni di dollari in tutto il mondo); il merchandising ha permeato il mondo dell’infanzia, soprattutto delle bambine dai tre ai nove-dieci anni, e la bambola Elsa, negli Usa, è stata la più venduta per Natale, superando anche la mitica, ma un po’ datata Barbie.

Come sapete, la storia di Frozen si ispira alla Regina delle nevi, una fiaba di Andersen. In realtà,  con un’operazione simile a quella effettuata con il film Rapunzel, la storia originaria fornisce solo alcuni spunti e suggestioni, perché poi tutta la trama prende ben altra direzione. Non ci sono più due amici, Kay e Gerda, bensì due sorelle, Elsa e Anna; non c’è più il personaggio cattivo della Regina delle nevi perché la stessa Elsa è la “buona” e la “cattiva”. Elsa, infatti, è una buona figlia e una sorella gentile, ma non sa gestire il suo potere e quindi può fare del male, anche e soprattutto alle persone che ama di più.

Rimane, della storia di Andersen, la potente immagine di un cuore ghiacciato, cioè di un cuore che non sa amare. Nella fiaba di Andersen, la Regina delle nevi ghiaccia il cuore di Kay, e solo l’affetto di Gerda potrà liberarlo dall’incantesimo; nel film della Disney, invece, Elsa ghiaccia senza volerlo il cuore di Anna, e solo l’amore reciproco tra le due sorelle sarà in grado di rompere il ghiaccio che paralizza Anna e la conduce quasi alla fine.

Elsa, fin da piccola, ha il potere di creare il ghiaccio e la neve ma non sa controllarlo, né gestirlo; per questo motivo si isola dal mondo, e soprattutto dalla sorellina. Anna cresce sola, con il ricordo dell’affetto infantile e dei giochi tra sorelle.

Sarà lei ad affrontare la grande prova: cercare Elsa, che è scappata e si è isolata nel suo castello di ghiaccio, per convincerla a tornare a palazzo e riprendere il suo ruolo di regina (anche perché, come è tipico delle fiabe, i genitori ben presto sono morti). Anna ha un aiutante, anzi tre: un giovane che vende ghiaccio, la sua renna e un simpatico pupazzo di neve, creato da Elsa e simile a quello che costruivano da piccole, di nome Olaf.

Anche Elsa affronta una grande prova: smettere di nascondere il suo potere per paura delle conseguenze, ed impugnarlo con forza, imparando ad usarlo per costruire invece che per distruggere.

Cosa piace così tanto ai bambini, e alle bambine?

Il valore dei legami familiari: alla fine, il gesto di vero amore che salva Anna non è il bacio di un principe (impostore e interessato, tra l’altro), ma il ritrovarsi delle due sorelle.

Il percorso di crescita di entrambe le sorelle: come in tutte le fiabe, alla fine il bene trionfa e il male viene sconfitto; inoltre, le due protagoniste hanno affrontato le loro paure e sono cresciute. Elsa non nasconde più il suo potere e lo usa per fini positivi, mentre Anna non si illude più che ci si possa innamorare in un giorno, perché ha capito che il vero amore si costruisce con il tempo e la fiducia.

In particolare, la canzone-inno di Elsa, quella che anche la Biondina canta a squarciagola da mesi, Let it go, è un inno alla conoscenza di se stessi, alla capacità di accettare le proprie caratteristiche, di essere un individuo autentico e non quello che gli altri si aspettano. Il processo di “liberazione” dalle aspettative sociali, familiari, comportamentali di Elsa è travolgente: mentre canta, crea un palazzo di ghiaccio e ne fa la sua casa, contemporaneamente si libera di un vestito regale ma austero, e di una pettinautura raccolta che costringe i suoi capelli. Quindi, con i capelli più sciolti e un vestito azzurro cielo, scollato e con un favoloso spacco da diva dei musical, Elsa è pronta a dire del suo potere “Non è un difetto, è una virtù…”.

Altro che principe azzurro: quello arriverà, o forse no, ma ormai la ragazza non ha più paura, e può vivere la sua vita.

Come, del resto, in tutte le fiabe che si rispettino.

Piace solo alle bambine? Non direi, guardate qui