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La regina delle nevi

Pubblicato febbraio 2, 2017 da labiondaprof

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Anche nel mese di febbraio presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema continua il CINECLUB FAMILY, rassegna di film per tutta la famiglia programmati la domenica alle ore 15. Film per bambini e per i loro genitori.

Domenica 5 febbraio alle ore 15 La regina delle nevi, tratto dall’omonima fiaba di Hans Christian Andersen. Il film sarà proiettato in versione originale con sottotitoli.

Lo sapete, vero, che Frozen non è il primo, né l’unico film tratto dalla celeberrima fiaba?

Realizzato nel 1957 da Lev Atamanov, è molto più fedele alla trama originale di Andersen: racconta la magica amicizia fra due bambini, Gerda e Kai. Durante una tempesta di neve, Kai viene colpito da una scheggia di ghiaccio, che rende il suo cuore freddo e insensibile. Gerda supererà molti ostacoli per raggiungere il palazzo di ghiaccio della Regina: lì libererà il suo amico e potranno tornare a casa insieme.

 

 

Centauria: il re della mezza porzione

Pubblicato gennaio 8, 2016 da labiondaprof

C’è un film, italiano, che amo molto. Si intitola C’eravamo tanto amati; attori e attrici di razza (Manfredi, Gassman, Sandrelli, Satta Flores, Ralli) e il ritratto di un’Italia che nel dopoguerra sperava di cambiare, ma si ritrova invece, trent’anni dopo, disillusa e ferita.

In questo film, agro e sentimentale al tempo stesso, spesso i protagonisti per risparmiare pranzano e cenano in un ristorante romano dove servono le mezze porzioni: Il re della mezza porzione. Più che un ristorante, una trattoria, che esisteva davvero in quegli anni, secondo quanto affermato dal regista Scola.

In questi giorni mi è venuto in mente proprio il nome di questa trattoria… e perché? Non ho rivisto il film, non lo vedo da un po’ ormai.

In realtà, ed è la dimostrazione di come il nostro cervello funzioni per misteriose rispondenze e associazioni mentali, tutto è scaturito da questo:

http://www.centauria.it/prodotti/approfondimento/distillati.shtml

I distillati, cioè dei romanzi che sono stati, per così dire… non trovo la parola adatta. Riassunti? sintetizzati? setacciati? ridotti all’osso? allo scheletro?

Sono attonita: non abbiamo tempo per leggere, così ci riducono le pagine dei libri di successo, e noi leggiamo. Forse, la speranza dell’editore è quella. Poi  però non ci bastano 140 caratteri su Twitter: forse ne vogliamo 10.000. E ce li daranno. Abbiamo allora troppo tempo per scrivere?

E a chi dice che esistevano già i bignami, i compendi e le edizioni ridotte per bambini/ragazzi, risponderò che non si tratta della stessa cosa.

Un bignami o un compendio posso usarlo per studiare (a scuola, da sempre, gli studenti consultano degli orribili libretti di riassunti dei Promessi Sposi, se lo considerano un mattone e non vogliono leggerlo in versione integrale), un’edizione per bambini/ragazzi di un classico come Moby Dick o Piccole donne è diretto ad un’età precisa. Qui invece si parla di adulti che non hanno il tempo di leggere…

Really?

Esistono svariate alternative, se si ha poco tempo per leggere:

  • si leggono libri di dimensioni meno corpose (un Calvino, un Maurizio de Giovanni, i racconti di Maupassant uno al giorno…)
  • si sta meno su twitter, instagram, periscope, vine, wordpress, facebook e si utilizza il tempo rubato ai social per leggere
  • una sera ogni tanto non ci si abbiocca davanti alla tv ma si legge

Diciamola tutta: chi vuole leggere, il tempo lo trova. Gli altri inventano scuse. E assumono distillati.

 

 

 

 

#ioleggoperché: cita un libro, di nuovo.

Pubblicato marzo 29, 2015 da labiondaprof

Con questa citazione partecipo al gioco inventato dalla povna, collegato all’iniziativa #ioleggoperché

Il giudice di questa settimana, Murasaki, ha stabilito il tema: la Morte.

A me più che una citazione letteraria, era venuto in mente la scena della Morte che gioca a scacchi nel capolavoro di Bergman (Il settimo sigillo), però poi la mia anima romantica, alla Sturm und Drang, ha prevalso, ed ecco il binomio, eterno di Amore e Morte.

Perciò, il Cantico 8: la Morte forte come l’Amore. E viceversa.

 

Tutte pazze per Frozen!

Pubblicato gennaio 4, 2015 da labiondaprof

Premesso che se non avete mai sentito la canzone-inno Let it go, cantata da Elsa in Frozen, forse vivete nelle caverne o su una colonna come un anacoreta, direi che possiamo spendere due parole sul successo planetario della Disney.

Il film è uscito nelle sale un anno fa, ha incassato più di ogni altro film della Disney (un miliardo e trecento milioni di dollari in tutto il mondo); il merchandising ha permeato il mondo dell’infanzia, soprattutto delle bambine dai tre ai nove-dieci anni, e la bambola Elsa, negli Usa, è stata la più venduta per Natale, superando anche la mitica, ma un po’ datata Barbie.

Come sapete, la storia di Frozen si ispira alla Regina delle nevi, una fiaba di Andersen. In realtà,  con un’operazione simile a quella effettuata con il film Rapunzel, la storia originaria fornisce solo alcuni spunti e suggestioni, perché poi tutta la trama prende ben altra direzione. Non ci sono più due amici, Kay e Gerda, bensì due sorelle, Elsa e Anna; non c’è più il personaggio cattivo della Regina delle nevi perché la stessa Elsa è la “buona” e la “cattiva”. Elsa, infatti, è una buona figlia e una sorella gentile, ma non sa gestire il suo potere e quindi può fare del male, anche e soprattutto alle persone che ama di più.

Rimane, della storia di Andersen, la potente immagine di un cuore ghiacciato, cioè di un cuore che non sa amare. Nella fiaba di Andersen, la Regina delle nevi ghiaccia il cuore di Kay, e solo l’affetto di Gerda potrà liberarlo dall’incantesimo; nel film della Disney, invece, Elsa ghiaccia senza volerlo il cuore di Anna, e solo l’amore reciproco tra le due sorelle sarà in grado di rompere il ghiaccio che paralizza Anna e la conduce quasi alla fine.

Elsa, fin da piccola, ha il potere di creare il ghiaccio e la neve ma non sa controllarlo, né gestirlo; per questo motivo si isola dal mondo, e soprattutto dalla sorellina. Anna cresce sola, con il ricordo dell’affetto infantile e dei giochi tra sorelle.

Sarà lei ad affrontare la grande prova: cercare Elsa, che è scappata e si è isolata nel suo castello di ghiaccio, per convincerla a tornare a palazzo e riprendere il suo ruolo di regina (anche perché, come è tipico delle fiabe, i genitori ben presto sono morti). Anna ha un aiutante, anzi tre: un giovane che vende ghiaccio, la sua renna e un simpatico pupazzo di neve, creato da Elsa e simile a quello che costruivano da piccole, di nome Olaf.

Anche Elsa affronta una grande prova: smettere di nascondere il suo potere per paura delle conseguenze, ed impugnarlo con forza, imparando ad usarlo per costruire invece che per distruggere.

Cosa piace così tanto ai bambini, e alle bambine?

Il valore dei legami familiari: alla fine, il gesto di vero amore che salva Anna non è il bacio di un principe (impostore e interessato, tra l’altro), ma il ritrovarsi delle due sorelle.

Il percorso di crescita di entrambe le sorelle: come in tutte le fiabe, alla fine il bene trionfa e il male viene sconfitto; inoltre, le due protagoniste hanno affrontato le loro paure e sono cresciute. Elsa non nasconde più il suo potere e lo usa per fini positivi, mentre Anna non si illude più che ci si possa innamorare in un giorno, perché ha capito che il vero amore si costruisce con il tempo e la fiducia.

In particolare, la canzone-inno di Elsa, quella che anche la Biondina canta a squarciagola da mesi, Let it go, è un inno alla conoscenza di se stessi, alla capacità di accettare le proprie caratteristiche, di essere un individuo autentico e non quello che gli altri si aspettano. Il processo di “liberazione” dalle aspettative sociali, familiari, comportamentali di Elsa è travolgente: mentre canta, crea un palazzo di ghiaccio e ne fa la sua casa, contemporaneamente si libera di un vestito regale ma austero, e di una pettinautura raccolta che costringe i suoi capelli. Quindi, con i capelli più sciolti e un vestito azzurro cielo, scollato e con un favoloso spacco da diva dei musical, Elsa è pronta a dire del suo potere “Non è un difetto, è una virtù…”.

Altro che principe azzurro: quello arriverà, o forse no, ma ormai la ragazza non ha più paura, e può vivere la sua vita.

Come, del resto, in tutte le fiabe che si rispettino.

Piace solo alle bambine? Non direi, guardate qui

 

I ragazzi della 56° strada (Outsiders)

Pubblicato dicembre 16, 2014 da labiondaprof

Ero davvero piccola quando vidi per la prima volta questo film: mi innamorai del film, della storia (poi lessi anche il libro) e, ovviamente di Matt Dillon. Il suo poster regnò nella mia cameretta per almeno un paio di inverni.

Una storia forse un po’ scontata, ma c’è tutto quello che può piacere ad un adolescente, maschio o femmina che sia: le bande rivali, la forza del gruppo, l’amicizia, il rapporto con l’altro sesso, l’importanza di un libro, una poesia o un film. E quel destino che fa sì che alcuni escano indenni dall’adolescenza, ed altri no.

Crescere è difficile, è bellissimo e sconvolgente insieme. Forse perché vivo metà giornata con adolescenti e preadolescenti, ma io non lo dimentico mai. Provo tenerezza per l’adolescente che sono stata, e guardo i miei alunni con occhi attenti, cercando di cogliere qualsiasi segnale che mi dica che, comunque, sta andando tutto bene.

In questi giorni, poi, è un pensiero che mi accompagna per tutto il giorno.

Così mi sono ricordata di questo film, a cui non pensavo da molto tempo. Gli amici con cui lo vidi molto tempo fa sono cresciuti, come me. Li incrocio ancora, facciamo vite diverse, ma quando li vedo sorrido. Uno solo non c’è più, e da molti anni. D. se ne andò giovanissimo, come se fosse in un film, e invece non lo era.

Nothing gold can stay

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf,
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day
Nothing gold can stay.

Fred e Ginger, Ginger e Fred

Pubblicato aprile 4, 2014 da labiondaprof

Presto avrò un’altra simpatica presentazione del mio libro, Il manuale del perfetto marito... concluderò tutto con questa assoluta verità sulla poliedricità delle donne.

Ginger Rogers faceva, sulla scena, tutto ciò che faceva Fred Astaire. Solo, all’indietro, e sui tacchi a spillo.

Cani e Biondine: Mr Peabody e Sherman, la nostra recensione

Pubblicato marzo 23, 2014 da labiondaprof

Mia figlia, la Biondina, ama i cani. Prima o poi cederemo e ne prenderemo uno. Lei sa già come sarà, razza, colore e nome: Stella.

Il film che abbiamo visto oggi l’ha entusiasmata, ma è piaciuto parecchio anche a me…

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Mr Peabody è un cane speciale: coltissimo, laureato, premio Nobel, inventore. Pare aver inventato anche la zumba. Un giorno scopre un neonato abbandonato, Sherman, e decide di adottarlo. I giudici prendono in esame l’insolita richiesta e Mr Peabody diventa legalmente il papà del bambino. Vivono insieme e sono felici: Sherman viaggia con Mr Peabody attraverso le più diverse epoche storiche, imparando moltissime cose.

I problemi iniziano a scuola: Sherman viene preso di mira da Penny, una graziosa bimba bionda che non lo sopporta e lo trova un saputello. Arrivano alla lite e c’è il concreto pericolo che si rimetta in discussione l’adozione di Sherman. Mr Peabody invita a cena Penny e la sua famiglia per cercare di aggiustare le cose, ma i due bambini litigano ancora. Così Sherman, per convincere Penny delle sue ragioni, le mostra la macchina del tempo e allora…

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Beh, da qui inizia un viaggio scatenato attraverso l’Egitto di Tutankamon bambino che s’innamora di Penny,

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la Francia della Rivoluzione, con una pingue e golosissima Maria Antonietta, ritratta tra torte e glasse rosa,

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la Firenze rinascimentale di Leonardo da Vinci, alle prese con una bisbetica Monna Lisa che non vuol sorridere,

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e poi ancora la città di Troia durante la notte dell’inganno del cavallo.

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In tutto ciò, ad assicurare il lieto fine, l’affetto vero di un padre verso il figlio e la crescita di questo rapporto: il figlio accetta che il padre si preoccupi per lui e il padre accetta che il figlio stia crescendo e sia grado di affrontare esperienze e pericoli che lui non crederebbe possibili.

Un film allego, colorato, avventuroso e divertente. I piccoli coglieranno il messaggio del legame padre-figlio, i grandi apprezzeranno la caratterizzazione dei personaggi storici: c’è anche Bill Clinton, insieme a George Washington e Abramo Lincoln.

Naturalmente, in chi si è immedesimata mia figlia? Nella biondina spericolata e carina: Penny.

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E io? Nella madre di Penny, naturalmente.

Shirley Temple: Riccioli d’oro

Pubblicato febbraio 11, 2014 da labiondaprof

Non mi sono mai piaciuti i bambini prodigio, anche perché di solito fanno una brutta fine (Miley Cyrus, ed è solo l’ultima in ordine di tempo), tranne una. Lei:

Collegamento permanente dell'immagine integrata

Film, successo, simpatia, talento. E riccioli d’oro… Goldilocks.

Ha avuto una lunga vita, e da quello che ci è dato sapere, direi felice.

Domande e risposte

Pubblicato gennaio 31, 2014 da labiondaprof

Prendo spunto da una lettera pubblicata su Italians, del Corriere della Sera:

http://italians.corriere.it/2014/01/31/come-spiegare-lolocausto-ai-nostri-ragazzi/

Il lettore, documentato sulla Shoah, si chiede quando iniziare a spiegare alla figlia quanto accadde nella Germania nazista.

Io posso dire che a mia figlia, sei anni, non credo dirò nulla per almeno un altro anno. La vedo ancora piccola, nel suo mondo di Barbie, Principesse e Little Pony. Un mondo rosa, glitterato e scintillante, dove le uniche piccole preoccupazioni sono imparare la filastrocca a memoria per la maestra, non perdere la lezione di ginnastica artistica a causa dei continui raffreddori, imparare i numeri in inglese.

Però a scuola... sì a scuola parlo della deportazione, spiego l’antisemitismo, leggo i versi di Primo Levi, le pagine di Anna Frank, rispolvero persino Guccini (la canzone del bambino nel vento piace sempre, devo dire), riguardo con i miei alunni Train de vie, La rosa bianca.

Insomma, faccio il possibile per raccontare, spiegare, documentare. Poi, non in tutte le classi, non ogni anno, ma quasi ogni anno, arriva la domanda che mi taglia le gambe e il respiro.

Quella, proprio quella di chi ha ascoltato, ha capito quando, dove, come, e quanti morti, e le cause storiche, sociali, politiche… e poi ti pianta gli occhi in faccia e ti chiede “Sì, ma perché?”

E intende “Va bene gli ebrei come caprio espiatorio, e la crisi economica, e la Germania dopo la Prima Guerra, e l’odio sociale, e gli ebrei ricchi… ma perché lo sterminio? Perchè la follia applicata con sistematicità? Perché i bambini? Perché i vecchi? Perchè? A chi doveva portare vantaggio?”

E lì, proprio lì che viene il difficile.

E sarà lì che arriverò con mia figlia. Ma non ora, non ancora.

Dieci film per Natale, la Biondaprof consiglia

Pubblicato dicembre 23, 2013 da labiondaprof

Ed ecco la lista dei  film imperdibili di Natale, quelli che immancabilmente ogni anno la tv propone e noi guardiamo con partecipe senso di ritualità. Non tutti sono film ad argomento natalizio, ma sono riproposte tipiche delle lunghe giornate di vacanze.

Il piccolo Lord

Sì, fa piangere. Sì, quel caschetto biondo e impertinente fa tenerezza. Sì, Sir Alec Guinness è impagabile in questo film. E la campagna inglese, e la servitù, e i pantaloni e il pizzo del piccolo. British, e commovente.

La vita è una cosa meravigliosa

Beh, uno dei miei attori preferiti, Jim Stewart. Bello ed elegante. Gli angeli pasticcioni, e il suono della campanella. Molto americano, ma il regista era di origini italiane (Frank Capra).

Mamma ho perso l’aereo

Altro bimbo biondo, altra piccola peste. Vidi questo film al cinema, la prima volta. Quando ancora esistevano i cinema di città, e non solo quelli delle multisala. Ladri imbranati e bambini furbi: un classico che mi porta dritta dritta al film seguente.

Il monello

Un attore bambino favoloso, e un Charlie Chaplin imperdibile. L’America della povertà e delle differenze di classe. Un bianco e nero di quelli che si studiano nei corsi di Cinema, e vorrei vedere.

La febbre dell’oro

Ancora Chaplin, ancora l’America povera, che stavolta sogna in grande: l’oro, le pepite d’oro in Alaska, gli avventurieri. Giacomone, la capanna. E la splendida scena delle scarpe: scena cult

Il canto di Natale di Topolino

La versione Disney di Canto di Natale di C. Dickens. Ovviamente Paperone è Scrooge: vecchio, tirchio, un avaraccio che non è buono nemmeno con i nipoti. Ma tre spiriti, il Natale presente, il Natale passato, il Natale futuro, lo faranno rinsavire.

Piccole donne

La storia delle quattro sorelle March: Meg, la più assennata; Jo, libera, indipendente, ribelle e scrittrice; Beth, appassionata di musica, sensibile e timida ma destinata ad una morte precoce; Amy, bionda, vezzosa, sposerà Laurie, il ricco vicino. Sullo sfondo, la guerra civile americana e una madre amorevole.

Frankestein Junior

Commedia nera, parodia riuscitissima, un bianco e nero che incanta. Battute formidabili “Chi ha la gobba?” di Igor-Martin Feldmann è entrata nel mio Lessico famigliare

Nightmare Before Christmas

Dal visionario Tim Burton (qualcuno ha mai usato un altro aggettivo per definirlo? Io no) la storia di un cattivo che si annoia e vuol provare a fare il buono. John Skeleton prende il posto di Babbo Natale per consegnare i regali e… a proposito di scambio di persone

Una poltrona per due

Comicità anni Ottanta. Ma una spunto plautino: lo scambio di persona. Un povero se la cava messo nei panni di un ricco? E il ricco nei panni di un povero? La risata più irritante degli anni Ottanta: Eddie Murphy.