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I Selfie e le duckface: sì, e allora?

Pubblicato maggio 5, 2014 da labiondaprof

Eh, niente, c’è che non sopporto i selfie, le fashion blogger che si fotografano i piedi e le scarpe, le faccette con le smorfie, le duckface.

Le sopporto a stento dalle ragazzine, figurarsi dalle trentenni o giù di lì. Che poi, non penseranno di aver inventato nulla di nuovo, vero?

Ecco le prove:

Un protoselfie

protoselfie

 

Un’antesignana della duckface

duckface

 

 

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Milano, una Biondina e Monnalisa

Pubblicato aprile 7, 2014 da labiondaprof

When: ieri

Where: Milano

Who: La Biondaprof, la Biondina e Nonna M.

Why: gita in centro a Milano e occasione per la piccola bionda di casa di giocare con manichini, nastri, fiori finti, vestiti e abitini…

Una vetrina per Monnalisa: le bambine iscritte all’iniziativa dovevano creare una vetrina completa. Tutte sono state fotografate e la migliore, per ogni città, verrà realizzata veramente.

Comunque è stato bello vedere la mia Biondina svolazzare tra nastri, pizzi, cappellini, abiti, manichini e fiori…

Il risultato è qui:

CIMG1127

Per votare la sua vetrina, basta andare sul profilo ufficiale Monnalisa di Instagram e votarla. Negozio di Milano.

 http://instagram.com/monnalisa_official#

la sua vetrina: http://instagram.com/p/mcpqJXIkz3/

 

Altre foto:gabbietta2

 

mammablogger

ballerine

cappellini

 

cataloghi

nastri

 

 

Lo sposo perfetto di primavera

Pubblicato aprile 1, 2014 da labiondaprof

E niente, sono anche su Diva e Donna

CIMG0964

 

1) Partendo dal presupposto che nessun uomo, né nessun marito, cambierà mai per amore di una donna, e questa verità assoluta andrebbe scolpita sulle tavole del mondo Sinai e sulla copertina di ogni Vogue Sposa, il passaggio dalla condizione di fidanzato a quella di marito, che per la Legge italiana e per la Chiesa si svolge in una cerimonia più o meno veloce, in realtà deve attraversare diversi passaggi:

  • Abituarsi alla fede al dito. Alcuni mariti trovano la cosa impossibile, altri ardua ma comunque fattibile, pochissimi sfoggiano con leggerezza e simpatica disinvoltura quel cerchiettino d’oro che urla al mondo Sì, sono un uomo incastrato…pardon, sposato.
  • Iniziare, se già non lo si è fatto nella fase di fidanzamento, a parlare con il noi, e non con il solo pronome io. No, non è un plurale maiestatis, e il marito non è pronto per ascendere al soglio pontificio, semplicemente, deve capire che alla domanda “Vieni a giocare a calcetto venerdì?”, postagli da un amico, egli non può più rispondere “Credo di sì, penso che sarò libero”, ma deve riformulare la frase in modo che suoni più o meno così “Credo di sì, pensiamo di essere liberi”. Cioè, lei non ha fissato impegni per la coppia, e lui potrà giocare, sotto lo sguardo vigile della mogliettina che lo accompagnerà, applaudendo ogni suo tocco di palla.
  • La fedeltà non è un optional: non si ammettono deroghe, né eccezioni. Il marito fedifrago, come dico nel mio libro, è l’unico che una moglie può sperare di cambiare: lo porta indietro dove lo ha trovato e ne sceglie un altro.
  • Un marito serve ad alcune attività specifiche: per una legge non scritta è il marito che si occupa delle automobili (controlli, revisioni, visite dal meccanico), degli elettrodomestici, della cantina, del garage, del conto in banca, della manutenzione del giardino, della spazzatura, delle biciclette dei figli. E la moglie? Ah, be’, lei è la Regina della casa.

2) Lo sposo, durante l’intera giornata delle nozze, deve avere chiaro un solo e fondamentale obiettivo: non eclissare la sposa. La regina della festa è lei: il suo vestito, la sua acconciatura, il suo trucco, la sua radiosità, la sua commozione. Lo sposo intelligente capisce da sé che il suo ruolo è di contorno; la formula “principe consorte” esemplifica al meglio la sua condizione. Lo sposo deve essere bello ma non più della sposa, felice ma non radioso come lei, commosso, certo, ma guai se lui piange e lei non spreme nemmeno una lacrimuccia.. Insomma, lui è il contorno, lei il piatto forte.

3) Lo sposo non deve mai rubare la scena alla sposa. Perciò, basso profilo, niente sceneggiate, niente ex che si precipitano in chiesa con un bambino al collo strillando Questo matrimonio non s’ha da fare… Inoltre egli deve proibire agli amici di organizzare scherzi di cattivissimo gusto quali lancio della giarrettiera, dolci a sorpresa dalla forma più che ambigua, caccia al tesoro per trovare il regalo, consistente in migliaia di monetine seppellite in giardino sotto il roseto pieno di spine.

Ovviamente lo sposo non deve alzare il gomito, né mettersi a raccontare barzellette osée alla bisnonna centenaria, o all’amica più bella della sposa. Né farsi fotografare mentre brinda con la suddetta amica, appena fidanzata, e l’aria ebete, ovviamente

4) Altre malizie e strategie: lo sposo perfetto sussurra alla sposa, accogliendola sull’altare, la stessa frase che il principe William d’Inghilterra ha detto alla sua Kate, Sei bellissima. Non sono accettabili altre frasi quali Quanto cavolo mi costeranno tutti questi fiori! o ancora Hai fatto ritardo anche oggi, sei sempre la solita. O Ti avevo detto di non invitare quel tuo ex idiota, non mi interessa se ha sposato tua cugina, lo butto fuori.

Lo sposo inoltre deve sfoggiare uno sguardo perennemente ammirato e rapito dalla bellezza, dalla grazia e dal fascino della sposa. Anche se a fine serata lei si toglierà le scarpe, ballerà a piedi nudi la taranta e inizierà a raccontare dell’addio al nubilato, farneticando di ballerini cubani e cubisti australiani. In casi estremi le chiuderà la bocca con una serie di baci roventi e la trascinerà in giardino, gettandola, sempre con lo sguardo rapito, sotto l’acqua fresca della fontanella.

In fondo, questo ricorderanno tutti gli invitati: la sposa era bellissima, e lui tanto innamorato.

Maledetta Violetta!

Pubblicato marzo 30, 2014 da labiondaprof

In questo periodo mia figlia, complice la scuola e le compagne, è entrata nel tunnel di Violetta. Chiarisco subito: non vede il telefilm in tv, ma conosce il personaggio dalle amichette di scuola, e anche dal martellamento continuo di spot all’interno dei cartoni animati che guarda (sì, un po’ ne guarda). Inoltre, in edicola e in libreria troviamo il diario di Violetta, i bottoni di Violetta, la gomma e la matita di Violetta. Al bar dell’oratorio, l’apoteosi della brandizzazione: le patatine di Violetta.

Chi è Violetta?

Foto: Disney

Una creazione infernale: una teen ager che canta, che è divisa tra due aspiranti fidanzati, che vive in un mondo rosa, fucsia e viola.

La Biondina ha solo sei anni e mezzo: Violetta, nella finzione, ne ha sedici. E una vita tutta diversa da una normale bambina, come mia figlia, che frequenta la prima elementare, e gioca con le amichette, va sui pattini, in bicicletta, sull’altalena e al corso di ginnastica artistica.

E allora perché? Perché una sedicenne con problemi e look da adolescente piace a bambine molto più piccole? Perché in poche settimane è passata dal mondo di Peppa Pig e delle little Pony a Violetta?

Possiamo davvero parlare di adultizzazione precoce dei bambini? (vedi qui Loredana Lipperini).

Sì. Ragioni di mercato, e creazione di piccoli consumatori. Non è difficile capirlo. E per difendersi?

Proporre modelli alternativi. Giochi alternativi. Libri che non parlino solo di principesse da salvare e pirati coraggiosi, ma anche di principesse che aiutano il drago(qui). Attività che non comportino sempre una divisione netta di genere: costruire, giocare all’aperto, occuparsi di cuccioli…

Senza passare all’odio per il rosa: a me il rosa piace, e anche alla Biondina. L’importante è poter scegliere, tra il rosa e altri colori.

E magari, incoraggiare le bambine alla matematica, alle costruzioni, alle scienze. Nella scuola, femminilizzata sempre più, perdurano eccome gli stereotipi di genere del tipo: le bambine vanno meglio in italiano, i maschi in matematica…

Temi per altri mille post. Per ora, un video carinissimo, di un’azienda di giocattoli, fondata da una donna, ing, che incoraggia le bambinie a costruire e inventare, invece di fare moine in rosa.

Olga Uboli: gioielli bergamaschi

Pubblicato marzo 23, 2013 da labiondaprof

TerreDiMaggio

Gioielli di Bergamo… Sto parlando delle Orobie? Di città alta? Della Cappella Colleoni? Del Passo della Presolana? Dei dipinti di GiovanBattista Moroni? o di quelli di Lorenzo Lotto? il Baschenis?

Nulla di tutto questo: semplicemente gioielli, gioielli veri. In argento. Anelli, bracciali… questi:

Arnia

Cuffie

Li ho scoperti per caso, e mi hanno incuriosito da subito. Così ho provato a contattare le designer che li creano, Anita e Martina, che si firmano con un unico nome d’arte, Olga Uboli. Mi piace che siano giovani, che siano della mia terra, che siano creative e all’inizio della carriera, aperte al nuovo e al cambiamento. Hanno appena partecipato alla settimana della moda a Milano come designer emergenti, coolhunteritaly.

Il loro sito: http://www.olgauboli.com/It/gioielli.html

Ecco qui la mia intervista:

  • Gentili Anita e Martina, dietro il nome Olga Uboli ci siete voi: potete spiegare a chi legge la scelta e l’origine del vostro nome d’arte?

Nostra intenzione era dare alle nostre creazioni una provenienza femminile. Ci piaceva l’idea che fosse una donna, quindi con nome e cognome a rappresentare il lavoro a 4 mani di due ragazze. Quindi Uboli rappresenta la fusione dei nostri cognomi, mentre Olga è un nome che piaceva molto a entrambe e che ci ricordava  un’anziana signora che viveva molti anni fa nel nostro paese: sembrava una strega ed incuteva mistero e paura, da molti era considerata folle, per altri invece era semplicemente geniale .

  • Quando vi siete conosciute? Come e quando avete deciso di collaborare e iniziare la vostra attività insieme?

Ci conosciamo da molti anni e abbiamo condiviso diverse esperienze. L’idea di creare gioielli è nata nel 2009, in una notte d’estate valenciana, in spiaggia. Entrambe abbiamo sempre avuto il bisogno di creare con le nostri mani, sperimentando materiali diversi. L’idea di lavorare l’argento era cosa sconosciuta per entrambe. In quella lunga notte di sabbia, di sale e di stelle ci siamo dette che dovevamo provarci e che insieme avremmo unito le nostre forze.

  • Quali difficoltà iniziali avete incontrato e quando avete capito che quella che stavate percorrendo era la direzione giusta?

La difficoltà principale era innanzitutto conoscere una tecnica nuova e molto complessa e riscontrare le difficoltà di non avere gli strumenti adatti. Successivamente dopo le prime creazioni, è stato difficile riconoscere il fatto che i nostri gioielli potessero uscire dal laboratorio e mostrarsi al ‘mondo’.

Il capire che sia la strada giusta, è una sfida che cogliamo con coraggio tutti i giorni. La sfida è che questo nostro sogno possa diventare un vero progetto lavorativo.

  • Avete scelto l’argento come materiale delle vostre creazioni: perché?

L’argento è un materiale molto luminoso e “fresco”. Amiamo il suo colore e la sua luce. I nostri progetti futuri, comunque, prevedono anche altri materiali. Al momento stiamo sperimentando il bronzo e l’ottone.

  • Nelle ultime collezioni compaiono anche altri materiali come il tulle e la seta: a quali esigenze creative rispondono?

La volontà è di accostare un materiale prezioso a materiali “poveri”, che acquistano una loro personale eleganza e ricchezza, andando a definire giochi di forme quasi eteree.

  • Dove si possono acquistare i vostri gioielli?

I nostri gioielli sono in vendita presso il sito www.birikbutik.com; Flo Concept Store in via Lungarno Corsini a Firenze; Enoteca Ombre Rosse in via Plinio a Milano; presso il nostro laboratorio su appuntamento.

  • Diteci qualcosa dei vostri progetti per il futuro

Accanto alla realizzazione di pezzi in argento 925, stiamo progettando gioielli in bronzo. A breve vorremmo proporre, oltre ad anelli e bracciali, anche spille, orecchini e collane.

  • Un personaggio famoso per cui vi piacerebbe creare una linea di gioielli ad hoc?

E’ un’idea forse ambiziosa la nostra, ma ci piacerebbe che i nostri gioielli fossero ad hoc per diverse tipologie di persone. Non riusciamo ad immaginare una linea adatta ad un personaggio famoso, immaginiamo invece che una nostra creazione possa essere indossata con eleganza da diversi tipi di donne, e perché no, anche da alcuni tipi di uomo.

  • Sono autrice di un libro sul marito perfetto e sui matrimoni: non avete mai pensato a creare delle fedi o degli anelli di fidanzamento? Come immaginereste un anello per un fidanzamento classico e un anello per un fidanzamento classico? E le fedi?

Abbiamo realizzato fedi per amici, e in quel caso ci siamo affidati ai gusti dei futuri sposi. Crediamo che ogni gioiello, come ogni creazione trasmetta vibrazioni proprie, che generano sentimenti diversi in ogni individuo. Ogni gioiello può divenire quindi un anello di fidanzamento ad hoc, in base al significato che ognuno può dare.

  • Un’ultima domanda: quali consigli dareste ad un giovane che volesse intraprendere la vostra professione?

Siamo giovani e inesperte per poter dare consigli utili. Possiamo però condividere con altri giovani designer, che stanno sperimentando questa esperienza, un grande sentimento di gioia nel vedere che piano piano, alcuni passi nella direzione che vogliamo intraprendere, li stiamo facendo. Condividiamo lo smarrimento, talvolta, di non sentirsi del tutto preparate, di non sapere se le scelte fatte siano quelle giuste, ma siamo fiduciose, perché crediamo nella possibilità umana di trovare il proprio posto, anche se i tempi sono difficili, crediamo nella collaborazione tra giovani, nella loro forza creativa e intraprendente, che sfida con coraggio la “Crisi”!

Vi ringrazio della disponibilità e della cortesia, vi saluto complimentandomi ancora per l’originalità vostre creazioni.

Elisabetta Belotti

Giornata mondiale della poesia 2013, e primavera

Pubblicato marzo 21, 2013 da labiondaprof

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Oggi è la giornata mondiale della poesia, e il primo giorno di primavera: http://www.unesco.it/cni/index.php/gm-della-poesia

Mille poesie, mille autori, Leopardi, e Dante, e Montale, e Ungaretti…

Ma oggi ho voglia di leggere, e pubblicare, questa, semplice semplice, di Umberto Saba. Leggera, come la primavera che spero adesso arrivi davvero:

La mia bambina con la palla in mano,
con gli occhi grandi colore del cielo,
e dell’estiva vesticciola: “Babbo
– mi disse – voglio uscire oggi con te”.
5    Ed io pensavo: Di tante parvenze
che s’ammirano al mondo, io ben so a quali
posso la mia bambina assomigliare.
Certo alla schiuma, alla marina schiuma
che sull’onde biancheggia, a quella scia
10  ch’esce azzurra dai tetti e il vento sperde;
anche alle nubi, insensibili nubi
che si fanno e disfanno in chiaro cielo;
e ad altre cose leggere e vaganti.