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Tutte pazze per Frozen!

Pubblicato gennaio 4, 2015 da labiondaprof

Premesso che se non avete mai sentito la canzone-inno Let it go, cantata da Elsa in Frozen, forse vivete nelle caverne o su una colonna come un anacoreta, direi che possiamo spendere due parole sul successo planetario della Disney.

Il film è uscito nelle sale un anno fa, ha incassato più di ogni altro film della Disney (un miliardo e trecento milioni di dollari in tutto il mondo); il merchandising ha permeato il mondo dell’infanzia, soprattutto delle bambine dai tre ai nove-dieci anni, e la bambola Elsa, negli Usa, è stata la più venduta per Natale, superando anche la mitica, ma un po’ datata Barbie.

Come sapete, la storia di Frozen si ispira alla Regina delle nevi, una fiaba di Andersen. In realtà,  con un’operazione simile a quella effettuata con il film Rapunzel, la storia originaria fornisce solo alcuni spunti e suggestioni, perché poi tutta la trama prende ben altra direzione. Non ci sono più due amici, Kay e Gerda, bensì due sorelle, Elsa e Anna; non c’è più il personaggio cattivo della Regina delle nevi perché la stessa Elsa è la “buona” e la “cattiva”. Elsa, infatti, è una buona figlia e una sorella gentile, ma non sa gestire il suo potere e quindi può fare del male, anche e soprattutto alle persone che ama di più.

Rimane, della storia di Andersen, la potente immagine di un cuore ghiacciato, cioè di un cuore che non sa amare. Nella fiaba di Andersen, la Regina delle nevi ghiaccia il cuore di Kay, e solo l’affetto di Gerda potrà liberarlo dall’incantesimo; nel film della Disney, invece, Elsa ghiaccia senza volerlo il cuore di Anna, e solo l’amore reciproco tra le due sorelle sarà in grado di rompere il ghiaccio che paralizza Anna e la conduce quasi alla fine.

Elsa, fin da piccola, ha il potere di creare il ghiaccio e la neve ma non sa controllarlo, né gestirlo; per questo motivo si isola dal mondo, e soprattutto dalla sorellina. Anna cresce sola, con il ricordo dell’affetto infantile e dei giochi tra sorelle.

Sarà lei ad affrontare la grande prova: cercare Elsa, che è scappata e si è isolata nel suo castello di ghiaccio, per convincerla a tornare a palazzo e riprendere il suo ruolo di regina (anche perché, come è tipico delle fiabe, i genitori ben presto sono morti). Anna ha un aiutante, anzi tre: un giovane che vende ghiaccio, la sua renna e un simpatico pupazzo di neve, creato da Elsa e simile a quello che costruivano da piccole, di nome Olaf.

Anche Elsa affronta una grande prova: smettere di nascondere il suo potere per paura delle conseguenze, ed impugnarlo con forza, imparando ad usarlo per costruire invece che per distruggere.

Cosa piace così tanto ai bambini, e alle bambine?

Il valore dei legami familiari: alla fine, il gesto di vero amore che salva Anna non è il bacio di un principe (impostore e interessato, tra l’altro), ma il ritrovarsi delle due sorelle.

Il percorso di crescita di entrambe le sorelle: come in tutte le fiabe, alla fine il bene trionfa e il male viene sconfitto; inoltre, le due protagoniste hanno affrontato le loro paure e sono cresciute. Elsa non nasconde più il suo potere e lo usa per fini positivi, mentre Anna non si illude più che ci si possa innamorare in un giorno, perché ha capito che il vero amore si costruisce con il tempo e la fiducia.

In particolare, la canzone-inno di Elsa, quella che anche la Biondina canta a squarciagola da mesi, Let it go, è un inno alla conoscenza di se stessi, alla capacità di accettare le proprie caratteristiche, di essere un individuo autentico e non quello che gli altri si aspettano. Il processo di “liberazione” dalle aspettative sociali, familiari, comportamentali di Elsa è travolgente: mentre canta, crea un palazzo di ghiaccio e ne fa la sua casa, contemporaneamente si libera di un vestito regale ma austero, e di una pettinautura raccolta che costringe i suoi capelli. Quindi, con i capelli più sciolti e un vestito azzurro cielo, scollato e con un favoloso spacco da diva dei musical, Elsa è pronta a dire del suo potere “Non è un difetto, è una virtù…”.

Altro che principe azzurro: quello arriverà, o forse no, ma ormai la ragazza non ha più paura, e può vivere la sua vita.

Come, del resto, in tutte le fiabe che si rispettino.

Piace solo alle bambine? Non direi, guardate qui

 

La giornata della memoria e gli insegnanti,3

Pubblicato gennaio 27, 2014 da labiondaprof

La storia locale

E anche un paese nella Bergamasca è degno di essere tra i Giusti.

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Gandino, che ospitò decine di ebrei sfuggiti alle persecuzioni e alla deportazione
L’articolo qui

   

 

Cinque libri di Natale, la Biondaprof consiglia

Pubblicato dicembre 23, 2013 da labiondaprof

Le feste: il freddo, le luci, la neve, il camino… e una comoda poltrona. Niente di meglio per leggere. Consiglio cinque libri che ben si adattano al periodo; sono libri per grandi e piccini. Se il Natale ha una magia, questa consiste nel poter abbandonare ogni maschera, ogni ruolo “adulto” e pubblico, per tornare, anche solo per un’ora ad essere bambini. Quel bambino che giocava a palle di neve, quella bambina che scivolava sulla slitta, quei bambini che giocavano a tombola con gli zii, con i nonni e con i cuginetti. Ecco i miei cinque libri per Natale.

Canto di Natale di C. Dickens

Il vecchio Scrooge, arido, tirchio e avaro, viene visitato dallo spirito del Natale presente, del Natale passato e del Natale futuro. Capirà che il denaro non è tutto, che l’amore conta e che non è mai troppo tardi per accorgersene. Gotico, critico verso la società vittoriana, cupo e pieno di speranza allo stesso tempo: il Dickens che amo.

Le fiabe dei fratelli Grimm

Ne ho già parlato qui: fiabe e Grimm. A mia figlia sto leggendo la riduzione della Usborne, poi passerò alle fiabe dei Grimm raccolte da Calvino per Einaudi. Sono storie eterne: i buoni sono davvero buoni, i cattivi sono cattivissimi e il lieto fine è assicurato. Lupi, nani, streghe, ostacoli, prove da superare, principesse da salvare, regni da conquistare. Nulla di meglio, davanti al caminetto.

Le storie del bosco antico di Mauro Corona

Ogni animale del bosco ha la sua storia: l’aquila, l’allocco, il ghiro, il riccio, lo scricciolo. Corona presenta brevi storie che spiegano l’origine dell’animale, e le sue caratteristiche. Come nelle favole antiche, gli animali hanno vizi e virtù quasi umani. Colori, rumori, odori del bosco, e i disegni dell’autore.

La piccola fiammiferaia di H.C.Andersen

A mia figlia sto leggendo la versione delle edizioni EL: è ridotta rispetto all’originale, scritta in corsivo, accompaganta da disegni molto colorati. La storia però rimane piena di malinconia, dolcezza e compassione per la povera, piccola bimba che non ha più nulla. Ai nostri bimbi, che hanno molto, va fatta comprendere la fortuna di avere una famiglia, una casa calda, gli affetti e gli oggetti che per loro sono invece scontati.

Il coniglietto Etto e il mistero del Natale di E. Belotti

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Sì, l’ho scritto io. Sì, mia figlia lo adora. Sì, è stato pubblicato per il Natale 2012, ma va bene anche per il Natale 2013. Il coniglietto Etto, un simpatico pupazzo che si anima solo quando si trova da solo con Martina, deve risolvere un mistero: Babbo Natale esiste? Porta davvero i regali ai bambini buoni? Il coniglietto si trasforma in investigatore per aiutare la sua padroncina e… potete acquistarlo su Amazon, o sullo store della Sesat edizioni.

Ecco il disegno originale dei due personaggi: lo ha realizzato la mia amica Alda.

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Anteprime: Guida poco che devi bere di Maurizio Corona

Pubblicato giugno 12, 2013 da labiondaprof

Eccolo qui, uno dei miei scrittori preferiti, per ragioni antropologiche, prima ancora che letterarie.

Il vino, e l’acqua.

Al vin e l’aga, nella lingua di mia madre, che è poi la sua, la stessa di Corona, con poche, impercettibili varianti (questioni di pochi km). Lingua dura, aspra, intrisa di acqua, ghiaccio, neve e macchie verdi. Pini, abeti, larici, ginepri, rododendri, genziane. Poche stelle alpine, ormai. Mugo, resina e  sole caldo che spacca le pietre, dopo il gelo dell’inverno. Il vino, consolazione delle lunghe serate fredde, in inverni che sembrano non finire mai. Eterni, Dante direbbe etterni, che etterni durano.

Invece poi finiscono, e arriva una breve estate. Che porta le vipere, e i turisti. Che non si sa chi causa meno danni…

No sta pì bei vin, bei aga.

(Smetti di bere vino, bevi invece acqua).

Disse un avventore nel bar, prima di cadere lungo disteso per terra. Un esempio classico di “Fate quello che dico, non fate quello che faccio”.

über alles: no, ma simpatici proprio!

Pubblicato aprile 3, 2013 da labiondaprof

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Baden Baden

No, decisamente no. Il vizio di ritenersi superiori, antropologicamente, economicamente e culturalmente, non lo perdono mai.

Un comico (comico?) tedesco fa una battutaccia sul Papa che parla in italiano “lingua dei poveri”.

http://video.corriere.it/presentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua/c60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7?Embed_link=http%3A%2F%2Fvideo.corriere.it%2Fpresentatore-fa-riferimento-benedizione-messa-pasqua%2Fc60b457a-9c4d-11e2-aac9-bc82fb60f3c7

Un pelato e ingrigito ex calciatore ora allenatore, non a caso ai tempi soprannominato Panzer, fa un’uscita inclemente, gratuita e priva di buon gusto sul portiere italiano Buffon.http://www.corriere.it/sport/calcio/coppe/2012-2013/notizie/beckenbauer-buffon-pensionato-juve-bayern-champions_0a154222-9c2e-11e2-aac9-bc82fb60f3c7.shtml

Beh, tanto per cominciare, la prossima Pasqua la teutonica Angela Merkel invece che recarsi con il suo costumino colorato a Ischia può andare tranquillamente a Baden Baden.

Bellissima cittadina termale: ci sono le terme, c’è anche il casinò. Vi si recò, tra gli altri personaggi famosi,  anche Petrarca. E, più modestamente, qualche anno fa anche la Biondaprof.

Aufidersen 🙂

 

 

 

Neve, slitta e pattini

Pubblicato gennaio 16, 2013 da labiondaprof

L’inverno è lungo, si sa. La neve, il ghiaccio sulle strade, la nebbia, il freddo. Il camino, la slitta, gli sci e i pattini. Come l’anno scorso, le nostre gite sulla neve.

Durante la minivacanza di inizio anno, ho piazzato la Biondina sui pattini e l’ho guidata per la pista. Io non mettevo i pattini ai piedi da circa 10 anni (forse di più), ma mi sono ricordata tutto! Tutto quel poco che sapevo fare, in altri tempi e in altri luoghi… Serate gelide sui pattini, amiche con le guance rosse, ragazzini che per flirtare ti facevano rischiare l’osso del collo, il freddo blu, blu come le dita sotto i guanti, come i riflessi della luna sulla neve…ok, momento nostalgia passato.

Dicevo: ho ripreso a pattinare, con qualche anno e qualche kiletto in più. Ottima mossa.

E ora, un bel video del mio profumo invernale (grazie cugino M. per il tuo regalo di Natale), con una favolosa pattinata nientemeno che a Parigi!

La nebbia, la pianura, la fisarmonica di Stradella

Pubblicato dicembre 16, 2012 da labiondaprof

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Oggi è stata una giornata di bruma, calabrosa e nebbia.

La mia parte montana pensa con nostalgia alle crode scaldate dalla luce del sole, alla neve bianca come zucchero filato e all’azzurro da cartolina del cielo che ben conosco.

L’altra parte di me, quella che vive con i piedi attaccati a terra e non con lo sguardo al cielo, si crogiola nella nebbia come in un bozzolo.

Paolo conte lo ha scritto bene ne La fisarmonica di Stradella

Cos’è la pianura padana
dalle sei in avanti,
una nebbia che sembra
di essere dentro a un bicchiere
di acqua e anice eh già

come questa grande notte.
di pianura, di nebbia e di niente,
e di niente, di sempre
e per sempre così
E mi piace anche cantata da Nada:

E chi non capisce la bellezza di tutto questo, chi ci vive e ci lavora ma ci sputa sopra, beh, come diceva il buon Marino: vada a la striglia!

Fontanili e Dolomiti: Fiabe e Leggende delle Dolomiti per il venerdì del libro

Pubblicato settembre 21, 2012 da labiondaprof

L’inverno del nostro scontento (cit.)  è già iniziato… (vedi questo post)

Questa mattina lezione di geografia: i fontanili, la differenza tra la Alta Pianura Padana e la Bassa Pianura Padana.  Alunni inconsapevoli di vivere sulla linea dei fontanili, alunni a cui ho suggerito, invece del solito giro al centro commerciale in auto con i genitori, un giro in bicicletta al fontanile più vicino. E poi voglio le fotografie…

E allora, mentre parlavo di rocce permeabili e impermeabili, si sono affacciate alla mente altre rocce, le mie Crode. Le Dolomiti, e il fenomeno dell’ensoradira, ovvero il colore rosato che assumono in alcuni momenti della giornata, al tramonto soprattutto.

Così, oggi parlerò di un libro che raccoglie le più belle fiabe e leggende delle Dolomiti:

Qui si può conoscere il mondo fatato delle montagne, dei boschi e delle rocce che si colorano al tramonto. E il vero significato del Giardino delle rose, il Rosengarten (Catinaccio in Italiano), la storia del Gigante Sassolungo, e la storia della Principessa di neve.

Alla Biondina queste fiabe piacciono molto, le sue preferite sono (e come ti sbagli?) quella della Principessa di Neve e quella della regina Ensoradira.

 

La Bionda, il Giornalista e la Biondina: Labiondaprof e Beppe Severgnini

Pubblicato settembre 2, 2012 da labiondaprof

Ora lo posso raccontare.

Uno degli incontri più piacevoli di questa lunga estate è stato quello, assolutamente fortuito e fortunato, con il giornalista Beppe Severgnini. Dove? Come? Quando? Perché?

Partiamo ab ovo, dall’inizio insomma.

Leggo Severgnini da molti anni: l’ho scoperto grazie a Montanelli, mio mito del giornalismo (oltre che per i suoi libri sulla Storia d’Italia). Il primo libro che ho letto di Severgnini, durante un’estate al mare nei primi anni Novanta,  si intitolava Inglesi, e mi è piaciuto subito.

Mi piace il suo modo di scrivere, il suo modo di osservare la realtà e presentarla al lettore. Mi piace il fatto che ha vissuto all’estero, ha viaggiato e viaggia molto, ha una mente aperta ma vive ancora nella sua cittadina, Crema. Che tra l’altro conosco bene perché è vicina alla mia cittadina natale, ed è una meta usuale per aperitivi, shopping in centro, gelato in piazza Duomo.

Un provinciale cosmopolita insomma, un lombardo con gli occhi aperti sul Mondo, che non dimentica però da dove arriva. Che ama conoscere e raccontare, che cerca il confronto ma sa bene chi è e quali sono le coordinate della sua vita.

Credo di aver letto quasi tutti i suoi libri. L’ho visto in tv, in varie trasmissioni. L’ho ascoltato a CortinaIncontra, anni fa, e a Bratto pochi anni fa, quando presentava Il manuale del perfetto interista (che possiedo, autografato). L’ho intravisto due o tre volte a Crema, anni fa, quando il figlio era ancora bambino.

Infine, l’ho incontrato. Durante uno degli ultimi giorni di agosto, in un supermercato di Dorga (Passo della Presolana, Bg), dove io trascorro spesso qualche giorno in agosto e lui possiede da anni una casa. Ne ha scritto tante volte: le sue estati da ragazzino, le sue prime volte sugli sci al Monte Pora, le sue vacanze in famiglia.

Comunque, ecco qui com’è andata.

Mi aggiravo placidamente per cercare un rotolone pannocarta per la cucina e ho visto un uomo che cercava la carta stagnola. Lo guardo e penso Ma guarda come assomiglia a Beppe Severgnini. Poi lo guardo meglio e mi dico Massì, è lui.

Così mi esce spontaneo un bel “Buongiorno!” con un sorriso smile. Lui, gentilissimo, mi saluta e io inizio a fargli i complimenti per i suoi libri, gli racconto che l’ho sentito presentare un suo libro qualche estate fa. E poi, senza star troppo a pensarci, gli ho raccontato del mio libro, di come il titolo sia ispirato ad alcuni dei suoi libri, del travagliato percorso che ha portato alla sua pubblicazione. Il tutto mentre La Biondina si aggirava incuriosita, mia mamma la placcava per portarla via e lasciarmi parlare un po’ tranquillamente e altre persone si avvicinavano per salutarlo e fargli i complimenti. Ad un certo punto una signora che non riusciva a ricordare il numero del cellulare  per effetturare la ricarica gli ha chiesto aiuto, forse senza riconoscerlo, e lui, con disponibilità e gentilezza estrema ha armeggiato con il cellulare per dieci minuti buoni, tra schede, chiamate incrociate con il suo per registrate il numero, consigli sulle ricariche etc. Insomma, una persona “famosa” assolutamente priva di spocchia, ma gentile e disponibile. E, per la mia esperienza, sono poche davvero.

Così l’ho salutato con la promessa di scrivere al suo Italians, sul Corriere della Sera, per raccontare qualcosa di più del libro.

Ed ecco qui la lettera, pubblicata:

http://italians.corriere.it/2012/09/02/editori-imperfetti-e-mariti-letterari/

Grazie, Beppe Severgnini, e W la Presolana. E gli incontri inaspettati: cercavo un pannocarta ed ho trovato un giornalista. La chiamano serendipity, vero?