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Sono nata il 21 a primavera: 85 primavere

Pubblicato marzo 20, 2016 da labiondaprof

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Avrebbe compiuto 85 primavere oggi: Alda Merini.

Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore”)

 

 

 

#dante750: Il mio Dante

Pubblicato maggio 23, 2015 da labiondaprof

Dopo lungo silenzio, torno con due novità.

La prima: a giugno uscirà il mio nuovo libro. Un romanzo rosa, per la casa editrice Centoautori.

La seconda: da oggi inizio un nuovo  progetto, a cui ho molto pensato nei mesi scorsi. Il 2015 è il 750 anniversario della nascita di Dante Alighieri. Come studentessa, l’ho amato alla follia. Come docente di Lettere, lo studio, lo spiego, lo leggo e lo rileggo da molto tempo. Quindi, ecco il mio impegno per i prossimi mesi: ripercorrere la Divina Commedia a suon di tweet. Un tweet al giorno, un tweet per ogni canto dell’Inferno. E poi del Purgatorio. E poi del Paradiso.

Ho un nuovo twetter per l’occasione, con questa immagine nel profilo, una Beatrice bambina. Bea2.0

Bea2.0Buona lettura.

#ioleggoperché: cita un libro, di nuovo.

Pubblicato marzo 29, 2015 da labiondaprof

Con questa citazione partecipo al gioco inventato dalla povna, collegato all’iniziativa #ioleggoperché

Il giudice di questa settimana, Murasaki, ha stabilito il tema: la Morte.

A me più che una citazione letteraria, era venuto in mente la scena della Morte che gioca a scacchi nel capolavoro di Bergman (Il settimo sigillo), però poi la mia anima romantica, alla Sturm und Drang, ha prevalso, ed ecco il binomio, eterno di Amore e Morte.

Perciò, il Cantico 8: la Morte forte come l’Amore. E viceversa.

 

#ioleggoperché poi rileggo: Memorie di Adriano

Pubblicato febbraio 21, 2015 da labiondaprof

Io leggo molto. Poi, spesso, ri-leggo. Rileggere i libri che mi sono piaciuti, in diverse età della vita, è come incontrare di nuovo un amico che avevi perso di vista.

Ci sono libri che ho letto una sola volta: magari mi sono anche piaciuti, ma una sola volta basta.

Poi ci sono libri che a distanza anche di anni sento la voglia o il bisogno di rileggere. Uno di questi è Memorie di Adriano, di Marguerite Yourcenar.

Me lo consigliò mio cugino, molti anni fa; l’ho divorato. Mi sono sempre chiesta come una donna abbia potuto identificarsi tanto in un personaggio maschile… ma è una domanda senza senso. Forse che Flaubert non è stato capace di tratteggiare i sentimenti e le emozioni della sua Emma, o Tolstoi non ha reso l’anima inquieta di Anna Karenina in modo “femminile”?

Ecco la mia citazione:

Sono nata il ventuno a primavera

Pubblicato marzo 21, 2014 da labiondaprof

Alda Merini

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.
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We have a dream…e il mio racconto è tra i vincitori!

Pubblicato novembre 6, 2013 da labiondaprof

#wehaveadrem

Scuola Holden

E’ iniziato tutto così: qui.

Qualche giorno fa, ho partecipato ad un’iniziativa importante: questa.

Ho scritto un tweet, che diceva così: La speranza è un ponte, con fondamenta nel presente e ali nel futuro.

Poi il mio tweet è stato selezionato, e mi hanno chiesto di scrivere un racconto.

Il racconto era sul tema della speranza…  E chi, se non gli alunni, rappresentano la speranza per chi di mestiere fa l’insegnante?

Ecco il link al racconto: http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/archivio/speranza.html

Il mio racconto è risultato tra i 4 vincitori per la parola speranza, e farà parte dell’ebook che sarà pubblicato dalla Scuola Holden alla conclusione di tutta la selezione.

Che dire? Sono felice, e lusingata.

 

#wehaveadream: ci sono anche io

Pubblicato ottobre 30, 2013 da labiondaprof

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Cinquant’anni fa il discorso di M.L.King, I have a dream.

Ai miei alunni di terza lo faccio leggere in italiano e in inglese, in versione integrale. Piace, e piace sempre. Anche ai più impermeabili a qualsiasi attività.

La Scuola Holden, in collaborazione con Telecom, ha organizzato un’iniziativa, che potete leggere qui: http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream.html

e qui: http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/progetto.html

E qui c’è anche il mio racconto: vi va di votarlo?

http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/racconti/speranza/racconto-3.html

Grazie!

 

Enzo Jannacci: Romanzo popolare, Vincenzina e la fabbrica

Pubblicato marzo 31, 2013 da labiondaprof

Enzo Jannacci mi piaceva, da sempre. E il film Romanzo popolare mi ha commosso, fatto divertire. E ancora commosso. Un Tognazzi superlativo, una Muti bellissima e giovanissima, un Placido giovane e già bravo. E una Milano mai così grigia, umida, popolare. Chi, come me, ha preso il treno per Milano per anni e anni, sa cosa sono la nebbia, il grigio, i binari di Lambrate o Centrale, la faccia stanca dei pendolari, i tram e quell’atmosfera della Milano che lavora, corre corre corre e finisce per voler bene alla fabbrica.

Ripropongo qui la scheda del film Romanzo popolare, che avevo scritto per la Rassegna cinematografica del mio comune in occasione del 150esimo anniversario dell’unificazione d’Italia.

Titolo                           Romanzo popolare
Paese                            Italia 
Anno                            1974
Durata                        102 min
Colore                          Colore
Audio                           Sonoro
Genere                        Commedia
Regia                            Mario Monicelli
Soggetto                    Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Sceneggiatura      Age, Scarpelli, Mario Monicelli
Produttore               Edmondo Amati per Capitolina Produzioni
Fotografia                Luigi Kuveiller
Montaggio               Ruggero Mastroianni
Musiche                     Enzo Jannacci
Scenografia            Lorenzo Baraldi

Interpreti e personaggi

Ugo Tognazzi: Giulio Basletti
Ornella Muti: Vincenzina Rotunno
Michele Placido: Giovanni Pizzullo
Pippo Starnazza: Salvatore
Nicolina Papetti: Moglie di Salvatore
Alvaro Vitali: L’autista
Vincenzo Crocitti: Maronati

Premi: David di Donatello 1975 per la migliore sceneggiatura

Giulio Basletti (Ugo Tognazzi) è un operaio metalmeccanico, impegnato nel sindacato, che abita nell’ hinterland milanese; ha cinquant’anni, è scapolo ed è tifoso del Milan. Un giorno incontra Vincenzina (Ornella Muti), una ragazza meridionale giovanissima, che lui stesso diciassette anni prima aveva tenuto a battesimo. Vincenzina si è trasferita a Milano; Giulio se ne innamora e la sposa. Ben presto nasce un figlio. Vincenzina comincia ad adattarsi alla mentalità più aperta della grande città e Giulio sembra aver trovato la serenità familiare, assicurando a moglie e figlio un certo benessere: l’appartamento nuovo, il frigorifero, la televisione e l’utilitaria. In seguito ad una manifestazione, Giulio conosce Giovanni (Michele Placido), un poliziotto di origine meridionale, e ne diventa amico. Giovanni inizia a frequentare la casa di Giulio; Giovanni e Vincenzina si innamorano ed iniziano una relazione clandestina. Quando Giulio scopre di essere stato tradito sia dalla moglie che dall’amico, dapprima cerca di accettare la situazione e di controllare le proprie reazioni; dopo aver però ricevuto una lettera anonima, scritta in realtà da Giovanni, non riuscendo più a sopportare il dolore e la frustrazione, perde la testa. Caccia di casa Vincenzina e il figlio, e poi tenta il suicidio. La donna, stanca di essere contesa dal marito e dall’amante come una proprietà, inizia insieme al figlio una nuova vita indipendente. Anni dopo, marito e moglie si rivedono: Giulio è ormai andato in pensione mentre Vincenzina, che ha sempre lavorato, è diventata capo reparto e membro del consiglio di fabbrica di un’industria di abbigliamento. Giovanni invece, ancora in polizia, si è trasferito e ha sposato un’altra donna. La storia si conclude con un riavvicinamento tra Giulio e Vincenzina.

Monicelli scrisse la sceneggiatura con Age & Scarpelli, mentre i dialoghi in dialetto vennero rivisti da Enzo Jannacci e Beppe Viola, famoso giornalista, scrittore e umorista (autore anche di canzoni con Enzo Jannacci e protagonista di un cameo nel film). Importante nel film è infatti la connotazione del linguaggio dei diversi personaggi: Giulio con il suo accento milanese e il suo linguaggio tipicamente politichese (da sindacalista), spruzzato di metafore sportive; Vincenzina con il suo linguaggio da fotoromanzo, espressione di una gioventù priva di strumenti culturali; Giovanni, con il suo linguaggio fortemente impregnato di inflessioni dialettali meridionali.

Romanzo popolare è una commedia ironica, ma al contempo malinconica. In questo senso, l’ambientazione è fondamentale: il regista presenta una Milano grigia e brumosa, fatta di casermoni, una Milano popolare, che vive tra giornate di lavoro in fabbrica, domeniche allo stadio a tifare Milan, serate con gli amici.

Il film tocca temi che ben esprimono la fase storica degli anni Settanta: l’impatto tra Nord e Sud in seguito alla forte emigrazione interna e alla difficile integrazione dei lavoratori meridionali nelle grandi città del Nord; le lotte sindacali e l’impegno nelle fabbriche della classe operaia ma anche il nascere di quella che Pasolini chiamerà l’omologazione culturale e sociale; l’emancipazione femminile e la presa di coscienza delle donne come lavoratrici e cittadine, consapevoli di non essere più destinate ad essere solo figlie, mogli e madri; una modernizzazione dei costumi accettata a parole, ma difficile da vivere nella pratica quotidiana e nella propria dimensione privata.

Lo stesso Monicelli ebbe a dire, parecchi anni più tardi: «Con Romanzo popolare ebbi molte soddisfazioni, perché in tutti i dibattiti che si fecero sul film, a Milano o a Torino, i partecipanti dicevano sempre: ‘Finalmente nel cinema italiano si vede un operaio com’è veramente, con dei lati anche divertenti, con una cordialità: degli operai che fanno l’amore, che litigano, che hanno anche i loro problemi da risolvere sul piano sindacale’».

Romanzo Popolare fu uno dei maggiori successi della stagione 1974-75, incassando più di un miliardo e mezzo di lire dell’epoca nelle prime visioni, sicuramente anche grazie alla straordinaria prova d’attore di Ugo Tognazzi che, rafforzato dall’esperienza con Marco Ferreri, porta sul grande schermo un personaggio complesso e dai sottili risvolti psicologici. La canzone “Vincenzina e la fabbrica”, colonna sonora del film, rappresenta una delle migliori poesie in musica di Enzo Jannacci.