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Rosa Parks: 1 dicembre 1955

Pubblicato dicembre 1, 2015 da labiondaprof

rosaparks

Il 1° dicembre 1955 una donna semplice, una sarta, con un semplice NO diede inizio ad una serie di eventi che avrebbe portato all’abolizione della segregazione razziale in tutto il territorio degli Usa.

Quella donna si chiamava Rosa Parks. A che cosa disse NO? Nella città dove Rosa viveva, Montgomery (Stato dell’Alabama), i neri dovevano sedersi sui mezzi pubblici solo in determinati posti assegnati, nelle file posteriori. Davanti si sedevano i bianchi. Nelle file centrali, si potevano sedere i neri solo se non c’era alcun bianco a bordo che volesse sedersi proprio lì. Altrimenti, dovevano cedere il posto.

Ebbene, quel giorno Rosa Parks non si alzò alla richiesta di un passeggero bianco: non si alzò né gli lasciò il posto. Venne arrestata e processata.

Ecco le sue parole sull’episodio, tratte dalla sua autobiografia: La gente racconta che io non mollai il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca. Non ero vecchia, anche se un sacco di gente ha un’ immagine di me come se io fossi già stata vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’ unica cosa di cui ero stanca era di arrendermi.

In seguito, ci fu il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte di molti cittadini degli Stati del sud: la rivolta era organizzata da Martin Luther King, e fece effetto. Dopo più di un anno di boicottaggio, la legge che prevedeva la separazione dei cittadini bianchi da quelli neri fu abolita.

Paola Capriolo racconta la storia di quella coraggiosa e semplice donna nel libro intitolato semplicemente NO.

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Paola Capriolo: NO  (Edizioni EL 2010)

 

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Come il Bianconiglio…

Pubblicato gennaio 23, 2015 da labiondaprof

(illustrazione di Nicoletta Ceccoli)

Non scrivo da un po’. Non sono le idee che mancano, bensì il tempo.

Da quando sono tornata a scuola, il 7 gennaio, mi sento in un frullatore: ho lavorato tutti i pomeriggi (oltre che naturalmente le mattine) tranne uno. Ho lavorato più di Renzi, altro che jobs act.

Consigli orientativi della classe terza, riunione di commissione continuità, corso di formazione sul curricolo, collegio docenti, organizzazione dell’open day, riunione dei coordinatori di classe, open day… naturalmente anche le ultime verifiche, le correzioni, e la preparazione degli scrutini con il nuovo, famigerato registro elettronico.

Avevo molte cose da dire: #jesuischarlie, il terrorismo quando ne devi parlare a scuola, la sensazione che la scelta della scuola superiore sia sempre più difficile, il ritorno a scuola della Biondina dopo le vacanze, la difficile arte della mediazione tra l’essere insegnante e mamma nello stesso Istituto Comprensivo, un film bellissimo visto a scuola con i ragazzi (Io sto con la sposa), una poltroncina bellissima senza la quale non potrò vivere se non la acquisterò prestissimo, la piscina che mi attende una volta alla settimana e mi aiuta a svuotare la mente…

Ma non ho tempo, né credo di averne per un po’ di giorni ancora. Solo che oggi splende il Sole e penso che tra un po’ sentirò profumo di primavera: mi sento come il Bianconiglio di Alice.

Con l’orologio in mano, un po’ di affanno e la consapevolezza che devo andare, devo andare, devo andare.

E anche un po’ come la Alice di questa illustrazione: quanti bianconigli voglio inseguire contemporaneamente?

 

La giornata della memoria e gli insegnanti, 2

Pubblicato gennaio 27, 2014 da labiondaprof

Film, libri, canzoni, poesie. Anni di giornata della memoria, anni di materiale utilizzato

Aurevoirs les enfants

Train de vie

Schindler’s list

I versi di Primo  Levi

La vita è bella

La rosa bianca

Quando Hitler rubò il coniglio rosa

Il razzismo spiegato a mia figlia

E una delle mie scene prederite da Train de vie

C’erano un italiano, un cinese, un indiano…

Pubblicato gennaio 15, 2014 da labiondaprof

中華人民共和國国旗

Al rientro dalla vacanze, una sorpresa: un nuovo alunno nella mia classe seconda.

Precisamente un alunno cinese. Arrivato in Italia da una manciata di settimane.

Il tragico è che non sa, letteralmente, una parola. Non capisce e non parla l’italiano. Naturalmente, io non conosco il cinese. Abbastanza l’inglese, ma lui conosce poche parole.

Ovviamente il protocollo prevede l’accoglienza, la presenza del mediatore, la presentazione ai compagni… Tutte belle cose. Fatto sta che dopo pochi giorni siamo già nel panico: l’insegnante deputata all’alfabetizzazione non potrà fare più di 2 ore alla settimana con lui. Per il resto: io. Io sono la sua insegnante di Italiano, no? E allora tocca a me. Far cosa? Alfabetizzarlo.

Certo, da zero. Certo, deve imparare l’alfabeto. Certo, ha l’aria spaesata di chi si trova in una bolla di sapone, non capisce il 99% di quello che diciamo.

E allora, via di alfabeto. MELA-PERA-UVA. Sottolinea le vocali, e scrivile. Poi le consonanti, e scrivile. Pagine e Pagine. Praticamente fa le stesse attività di mia figlia che frequenta la prima elementare: deve imparare a leggere e scrivere. Tutto nelle MIE ore di italiano-storia-geografia. Poi un po’ di inglese, le ore di disegno, di ed.fisica, di musica. Qualcosa di matematica.

Ma è un lavoro infame: per lui e per me.

La rabbia mi sale quando penso che in Germania non entri in classe se prima non hai imparato almeno un livello minimo di tedesco.

Qui in Italia, se parli di classi ponte ti guardano come se fossi Borghezio che bestemmia con l’ampolla delle acque del Dio Po in mano.

Se fai notare che è più ghettizzante tenere un alunno non alfabetizzato in classe dal primo minuto, condannandolo a non capire nulla per mesi, piuttosto che metterlo in un gruppo apposito tutto il giorno per impadronirsi del minimo di italiano che gli servirà in classe, passi per Calderoli che chiama Orango il ministro dell’Integrazione.

Se fai notare che non puoi dedicare tutta la tua ora di italiano al nuovo alunno, dato che gli altri 25 (tra cui due con il pdp) non si possono autogestire e hanno diritto anche loro alla loro lezione, ti accusano di non capire. Io invece credo di aver capito bene: falso buonismo, disorganizzazione, volontà di scaribarile sugli insegnanti che si arrangino a gestire le emergenze, leggende pedagogiche sull’educazione peer to peer.

Per fortuna ci sono i miei alunni: vedere un alunno indiano che cerca di comunicare in italiano con il nuovo compagno cinese è impagabile. Come vedere l’alunno senegalese che comunica a gesti e scherzi durante l’intervallo. E l’italiano che si offre di fargli capire la differenza tra R e L, scandendo i suoni con testardaggine. Guardandomi poi e dicendomi Profe, ma avrà capito?

Però non basta, accidenti, non basta.

I compiti delle vacanze: ma basta!

Pubblicato gennaio 6, 2014 da labiondaprof

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Bene, l’ennesimo spunto arriva da un articolo del Corriere che ha superato i 150 commenti, scritto da Rossella Boriosi, una mamma blogger che a volte seguivo su style.it.

Ella sostiene che i compiti mediamente assegnati ai bambini delle elementari e ai ragazzini delle medie sono troppi, inutili e senza senso. Poi rivolge alcune domande a Maurizio Parodi, un “esperto”, il quale sostiene che i compiti non vanno proprio assegnati. L’alternativa? Gli insegnanti dovrebbero suggerire di leggere libri, andare ai musei, visitare città d’arte e mostre. Quelli sì che sono stimoli…

Io ho già scritto diversi post sui compiti, sono anche andata in Tv in una trasmissione a parlarne (Nel cuore dei giorni), ormai quasi due anni fa.

Francamente, sono un po’ stanca di tutti questi genitori che accusano i professori di incompetenza, scarso impegno e poca professionalità, e che pensano di sapere meglio di un insegnante come svolgere un programma, se e quanti compiti assegnare, magari anche come interrogare e quali voti mettere al figlio.

Non ripeterò tutto quello che ho scritto qui, e qui e qui. E che ho detto in tv qui.

Però, chiunque capisce che se vuoi imparare a suonare il pianoforte ti devi esercitare, se vuoi correre la Maratona ti devi allenare, se vuoi imparare la danza classica devi passare ore alla sbarra. Invece sembrano non capire, i genitori, che per imparare il latino, la matematica, l’inglese, la chimica, la grammatica italiana bisogna studiare e fare gli esercizi. Non c’è un altro modo.

Poi, l’altro punto dell’articolo assurdamente privo di logica: troppi compiti discriminano gli stranieri o gli alunni disagiati… Ma in ogni scuola ormai si parla di Pdp, Bes e altro: significa che, in pratica, per particolari motivi (alunno non italofono, alunno con famiglia disagiata, alunno dislessico/disgrafico etc) si devono (non possono, ma si DEVONO) stendere dei piani di studio personalizzati (magari con meno compiti o compiti alternativi).

Mi sembra molto più discriminante che ad un alunno con difficoltà si suggerisca: vai al museo, leggi un libro, vai al cinema! Queste attività hanno un costo di tempo e di denaro che le famiglie più deboli culturalmente e/o economicamente sicuramente non potranno permettersi… e allora chi parla di discriminazione?

Ah, ovviamente, da quando mia figlia frequenta la scuola primaria NON ho cambiato idea sui compiti: certo che per me, mamma, sono una seccatura a volte. Ma guai se non li avesse: in 20 giorni di vacanza dimenticherebbe la metà delle cose che ha imparato nei mesi precedenti.  Anche se viene con me alle  mostre, al cinema, e le leggo i libri di fiabe…E come lei, i suoi compagni.

#wehaveadream: ci sono anche io

Pubblicato ottobre 30, 2013 da labiondaprof

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Cinquant’anni fa il discorso di M.L.King, I have a dream.

Ai miei alunni di terza lo faccio leggere in italiano e in inglese, in versione integrale. Piace, e piace sempre. Anche ai più impermeabili a qualsiasi attività.

La Scuola Holden, in collaborazione con Telecom, ha organizzato un’iniziativa, che potete leggere qui: http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream.html

e qui: http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/progetto.html

E qui c’è anche il mio racconto: vi va di votarlo?

http://www.telecomitalia.com/tit/it/wehaveadream/racconti/speranza/racconto-3.html

Grazie!

 

Con viva e vibrante soddisfazione: nuova recensione de “Il manuale del perfetto marito”

Pubblicato maggio 7, 2013 da labiondaprof

manuale-perfetto-maritoEcco qui una nuova recensione del mio libro… che dopo quasi un anno resiste su Amazon.

http://www.italiachemamme.it/il-manuale-del-perfetto-marito/

Ma la soddisfazione più grande è quando qualche moglie e mamma che conosco, anche solo di vista, mi dice che ha riconosciuto il marito in uno dei miei ritrattini umoristici…

Come direbbe Crozza-Napolitano, accolgo ogni riscontro positivo con grande soddisfazione, anzi con viva e vibbbrante soddisfazioone.