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Consigli last minute: un libro per Natale 2014

Pubblicato dicembre 23, 2014 da labiondaprof

Fiabe: le leggo a mia figlia, le rileggo per me, le spiego ai miei alunni…

Mi piacciono le fiabe: sono narrazione pura. Storie raccontate, ri-raccontate, tramandate dai nonni ai nipotini, dalle mamme ai figli, dai vecchi ai giovani. Personaggi senza sfumature, buoni buonissimi o cattivi cattivissimi; prove da affrontare, ostacoli da superare; oggetti magici; streghe e fate, maghi e re, principi e principesse. E il solito, imprescindibile, evocativo incipit: C’era una volta…

E poi ci sono le fiabe degli scrittori, che non nascono dalla tradizione popolare, ma a quella si richiamano: le fiabe di Andersen, quelle di Tolstoi, quelle di Oscar Wilde.

La casa editrice ISBN, dopo aver già pubblicato le favole e le fiabe di Tolstoi, I quattro libri di lettura (vedi la mia recensione qui) ha pubblicato Il principe felice e altri racconti di Oscar Wilde, con le illustrazioni di Cristina Pieropan

Il principe felice, o meglio, la sua statua, che dona se stesso ai più poveri, e alla fine verrà abbattutto e fuso perché non è più bello come prima; il gigante che è stato egoista ma scoprirà la bellezza dei bambini e della generosità; l’usignolo e la rosa, e la sciocca fanciulla che non capisce il valore della rosa e dell’amore.

E ancora, l’amico devoto: un bell’esempio di come gli amici NON devono essere e cioè egoisti, interessati, duri di cuore e pettegoli.

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I nove racconti sono questi:

– Il principe felice
– Il Gigante egoista
– L’amico devoto
– Il ragguardevole Razzo
– L’Usignolo e la Rosa
– Il giovane Re
– Il compleanno dell’Infanta
– Il Figlio delle Stelle
– Il Pescatore e la sua Anima
Alcune illustrazioni
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Le paure segrete dei supereroi… e le nostre?

Pubblicato dicembre 13, 2014 da labiondaprof

C’è una frase che mi piace davvero: mi sembra dica molto delle fiabe, del perché esistono e perché sono importanti per i bambini.

Le fiabe aiutano i bambini a crescere, a sviluppare la fiducia in se stessi: nella fiaba l’eroe deve affrontare delle prove e, grazie alla intelligenza, al suo coraggio e alla sua lealtà, conquisterà il suo lieto fine. Magari con l’aiuto del buon saggio elfo, della fata madrina e di qualche oggetto magico. Soprattutto, alla fine l’eroe avrà sconfitto le sue paure: la paura di crescere, di non essere all’altezza, di non essere coraggioso abbastanza per affrontare i mille pericoli del mondo, i draghi, i mostri e le streghe…

Ecco perché mi piace tanto raccontare le fiabe a mia figlia, e leggerle ai miei alunni.

La Timbuktu, una nuova realtà che realizza prodotti digitali per bambini, ha creato una collana di libri cartacei, in collaborazione con la De Agostini; i libri, quattro per ora, trattano proprio delle paure dei bambini, e si rivolgono ad una fascia d’età compresa tra i 6 e i 9 anni. La collana si chiama Missione paura: ogni manuale prevede una versione digitale, scaricabile gratuitamente. La versione digitale si presenta arricchita di contenuti extra, animazioni e giochi. Per la generazione dei nostri piccoli, nativi digitali, è importante integrare la lettura tradizionale con la possibilità di un approccio interattivo.

Visualizzazione di 10.jpgIo e mia figlia abbiamo avuto la possibilità di leggere Le paure segrete dei supereroi.

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La scuola di Timbuktu è una scuola per supereroi… ma anche i supereroi hanno le loro paure, oltre che i superpoteri. Il coraggio non piove dal cielo, ma si conquista pian piano, “con grandi battaglie e piccoli trucchetti”. Così, nel libro possiamo leggere le paure dei personaggi e i loro personalissimi modi per superarle. E se qualche trucchetto dei supereroi funzionasse anche per noi lettori? Bambini ed adulti, intendo… o gli adulti non hanno più paura di nulla? Non credo, ma parliamo dei bambini, per ora.

LaBiondina l’ha apprezzato, e si è identificata subito in un personaggio: bionda come lei, con la coda di cavallo come lei… e con un po’ di paura del buio come lei. CIMG1670

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E come si sconfigge la paura del buio?… Leggetelo nel libro, è più facile di quel che si possa pensare!

Un’idea per un bel regalo di Natale, per bambini e per genitori.

Cloud della buonanotte

Pubblicato novembre 18, 2014 da labiondaprof

Sono giorni densi di programmazioni, progettazioni, ricevimento genitori, compiti da correggere e compleanni, onomastici e altre occasioni di socialità.

La sera, prima di crollare, vorrei dedicarmi a mille attività; riesco solo a raccontare una fiaba-favola-mito greco-leggenda ladina-racconto spudoratamente inventato alla Biondina, sempre avida di storie.

Ecco qui il mio cloud della buonanotte.

mela

Milano, una Biondina e Monnalisa

Pubblicato aprile 7, 2014 da labiondaprof

When: ieri

Where: Milano

Who: La Biondaprof, la Biondina e Nonna M.

Why: gita in centro a Milano e occasione per la piccola bionda di casa di giocare con manichini, nastri, fiori finti, vestiti e abitini…

Una vetrina per Monnalisa: le bambine iscritte all’iniziativa dovevano creare una vetrina completa. Tutte sono state fotografate e la migliore, per ogni città, verrà realizzata veramente.

Comunque è stato bello vedere la mia Biondina svolazzare tra nastri, pizzi, cappellini, abiti, manichini e fiori…

Il risultato è qui:

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Per votare la sua vetrina, basta andare sul profilo ufficiale Monnalisa di Instagram e votarla. Negozio di Milano.

 http://instagram.com/monnalisa_official#

la sua vetrina: http://instagram.com/p/mcpqJXIkz3/

 

Altre foto:gabbietta2

 

mammablogger

ballerine

cappellini

 

cataloghi

nastri

 

 

Fred e Ginger, Ginger e Fred

Pubblicato aprile 4, 2014 da labiondaprof

Presto avrò un’altra simpatica presentazione del mio libro, Il manuale del perfetto marito... concluderò tutto con questa assoluta verità sulla poliedricità delle donne.

Ginger Rogers faceva, sulla scena, tutto ciò che faceva Fred Astaire. Solo, all’indietro, e sui tacchi a spillo.

Lo sposo perfetto di primavera

Pubblicato aprile 1, 2014 da labiondaprof

E niente, sono anche su Diva e Donna

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1) Partendo dal presupposto che nessun uomo, né nessun marito, cambierà mai per amore di una donna, e questa verità assoluta andrebbe scolpita sulle tavole del mondo Sinai e sulla copertina di ogni Vogue Sposa, il passaggio dalla condizione di fidanzato a quella di marito, che per la Legge italiana e per la Chiesa si svolge in una cerimonia più o meno veloce, in realtà deve attraversare diversi passaggi:

  • Abituarsi alla fede al dito. Alcuni mariti trovano la cosa impossibile, altri ardua ma comunque fattibile, pochissimi sfoggiano con leggerezza e simpatica disinvoltura quel cerchiettino d’oro che urla al mondo Sì, sono un uomo incastrato…pardon, sposato.
  • Iniziare, se già non lo si è fatto nella fase di fidanzamento, a parlare con il noi, e non con il solo pronome io. No, non è un plurale maiestatis, e il marito non è pronto per ascendere al soglio pontificio, semplicemente, deve capire che alla domanda “Vieni a giocare a calcetto venerdì?”, postagli da un amico, egli non può più rispondere “Credo di sì, penso che sarò libero”, ma deve riformulare la frase in modo che suoni più o meno così “Credo di sì, pensiamo di essere liberi”. Cioè, lei non ha fissato impegni per la coppia, e lui potrà giocare, sotto lo sguardo vigile della mogliettina che lo accompagnerà, applaudendo ogni suo tocco di palla.
  • La fedeltà non è un optional: non si ammettono deroghe, né eccezioni. Il marito fedifrago, come dico nel mio libro, è l’unico che una moglie può sperare di cambiare: lo porta indietro dove lo ha trovato e ne sceglie un altro.
  • Un marito serve ad alcune attività specifiche: per una legge non scritta è il marito che si occupa delle automobili (controlli, revisioni, visite dal meccanico), degli elettrodomestici, della cantina, del garage, del conto in banca, della manutenzione del giardino, della spazzatura, delle biciclette dei figli. E la moglie? Ah, be’, lei è la Regina della casa.

2) Lo sposo, durante l’intera giornata delle nozze, deve avere chiaro un solo e fondamentale obiettivo: non eclissare la sposa. La regina della festa è lei: il suo vestito, la sua acconciatura, il suo trucco, la sua radiosità, la sua commozione. Lo sposo intelligente capisce da sé che il suo ruolo è di contorno; la formula “principe consorte” esemplifica al meglio la sua condizione. Lo sposo deve essere bello ma non più della sposa, felice ma non radioso come lei, commosso, certo, ma guai se lui piange e lei non spreme nemmeno una lacrimuccia.. Insomma, lui è il contorno, lei il piatto forte.

3) Lo sposo non deve mai rubare la scena alla sposa. Perciò, basso profilo, niente sceneggiate, niente ex che si precipitano in chiesa con un bambino al collo strillando Questo matrimonio non s’ha da fare… Inoltre egli deve proibire agli amici di organizzare scherzi di cattivissimo gusto quali lancio della giarrettiera, dolci a sorpresa dalla forma più che ambigua, caccia al tesoro per trovare il regalo, consistente in migliaia di monetine seppellite in giardino sotto il roseto pieno di spine.

Ovviamente lo sposo non deve alzare il gomito, né mettersi a raccontare barzellette osée alla bisnonna centenaria, o all’amica più bella della sposa. Né farsi fotografare mentre brinda con la suddetta amica, appena fidanzata, e l’aria ebete, ovviamente

4) Altre malizie e strategie: lo sposo perfetto sussurra alla sposa, accogliendola sull’altare, la stessa frase che il principe William d’Inghilterra ha detto alla sua Kate, Sei bellissima. Non sono accettabili altre frasi quali Quanto cavolo mi costeranno tutti questi fiori! o ancora Hai fatto ritardo anche oggi, sei sempre la solita. O Ti avevo detto di non invitare quel tuo ex idiota, non mi interessa se ha sposato tua cugina, lo butto fuori.

Lo sposo inoltre deve sfoggiare uno sguardo perennemente ammirato e rapito dalla bellezza, dalla grazia e dal fascino della sposa. Anche se a fine serata lei si toglierà le scarpe, ballerà a piedi nudi la taranta e inizierà a raccontare dell’addio al nubilato, farneticando di ballerini cubani e cubisti australiani. In casi estremi le chiuderà la bocca con una serie di baci roventi e la trascinerà in giardino, gettandola, sempre con lo sguardo rapito, sotto l’acqua fresca della fontanella.

In fondo, questo ricorderanno tutti gli invitati: la sposa era bellissima, e lui tanto innamorato.