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Autunno in rosa: Missione a Manhattan

Pubblicato novembre 4, 2016 da labiondaprof

L’ultima uscita della collana A cuor leggero è un libro delizioso: Missione a Manhattan, di Chiara Santoianni.

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Si tratta del seguito di Cocktali di cuori. Ritroviamo la protagonista, Penelope Pinto,   ormai avviata alla serenità sentimentale e alla professione che desiderava: scrivere. Il suo primo romanzo infatti ha visto la luce ed ha avuto un certo successo.

L’amore con Robin procede a gonfie vele, ma è sul versante lavorativo che ci sono guai in vista: la sparizione di documenti importanti dal computer di Edy Thor mette a rischio la promozione di Penelope e il futuro della stessa casa editrice.Da Londra quindi l’azione si sposta negli Usa, a New York. Lì Penelope dovrà dar prova del suo spirito di iniziativa e della sua capacità di risolvere anche le situazioni più complicate, ovviamente a modo suo.

Ritroviamo, oltre alla protagonista, altri personaggi che comparivano in Cocktail di cuori: oltre a Robin, lo space-clearer innamorato, l’amica inglese Olivia, la sorella  Carmela, fidanzata da tempo immemorabile e ormai prossima alle nozze.

Lo stile di Chiara Santoianni è perfetto per un chick lit: scorrevole, accattivante, brioso. La trama scorre leggera e permette di seguire le peripezie della protagonista con interesse e un sorriso divertito.

Qui un estratto:

Robin era appena uscito per impacchettare la casa dei Wilkinson e stavo finendo di mettere a posto i resti della colazione − plum-cake al ribes rosso e lamponi con spremuta d’arancia − quando il mio cellulare suonò di nuovo. I miei contatti stavano diventando mattinieri.

Interruppi le note della suoneria di Torna a Surriento e risposi a mia sorella.

«È un po’ che non ti fai sentire» le dissi. «Tutto bene lì da voi?»

«Più che bene, Pené. Sto da Dio. Devo darti una bella notizia.»

«Hai finalmente trovato lavoro?» L’allergia di Carmela per qualsiasi attività che non si svolgesse tra le quattro mura domestiche era proverbiale, ma ancora ci speravo.

«Ma che lavoro e lavoro, ho detto “una bella notizia”! Mi sposo.»

«Hai lasciato Vincenzo? E chi è il fortunato?»

«Pené, ma che hai capito? Mi sposo con Vincenzo. Si è convinto.»

Restai senza parole. Il fidanzamento di mia sorella andava avanti da dieci anni con alti e bassi, ma con una costante: per quanto Carmela si sforzasse di dimostrarsi il prototipo della moglie ideale, sviluppando ogni virtù casalinga, dalla preparazione del soufflé al ricamo a tombolo, Vincenzo faceva orecchie da mercante. In famiglia, eravamo ormai rassegnati al fatto che Carmela sarebbe rimasta single. Anzi, come dicevano i miei, “zitella”. E invece ora si sarebbe sposata.

«Sono felicissima per te!» le dissi. «E come sei riuscita a operare il miracolo?»

«Non sono stata io. Il miracolo l’ha fatto nostro Signore. Certo, un piccolo aiuto gliel’ho dato, bucando il… Vabbé, Pené, hai capito. Insomma, siamo incinti! Tra sei mesi sarai zia. Ma non dirlo a papà, eh? Lui crede che io e Vincenzo non abbiamo mai…»

«Certo, certo!» mi affrettai a rispondere, ben conoscendo le idee poco moderne di nostro padre. «E quando sarebbe il matrimonio, verso Natale?»

«No, Penelope. Tra quindici giorni. Il 6 ottobre alle 11, nella cattedrale di Sorrento. E tu devi essere la mia testimone.»

Se, fino a poco prima, la partenza per New York mi era sembrata piuttosto azzardata, adesso, con il matrimonio di Carmela alle porte, si presentava decisamente come una follia. Eppure, ero ben decisa a portarla avanti. Salutai mia sorella, raccomandandole di riguardarsi e promettendole che sarei stata da lei al più presto, e iniziai a fare le valigie. Per gli Stati Uniti.

Altri estratti qui: https://www.goodreads.com/work/quotes/52819421-missione-a-manhattan

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Estate in giallo3: La confraternita delle ossa

Pubblicato settembre 8, 2016 da labiondaprof

Come ho già spiegato, sono entrata a far parte di un gruppo di lettura particolare: io e altri 99 appassionati abbiamo avuto la possibilità di leggere in anteprima il nuovo romanzo di Paolo Roversi, La confraternita delle ossa.

Oltre a leggere il libro in anteprima, abbiamo dialogato con l’autore, e sono nate delle iniziative molto belle: un blogtour, una serie di racconti ispirati al personaggio di Radeschi ed altre.

Una Milano nera, che lavora tanto, corre e produce; una Milano che vive anche di notte tra locali e ristoranti; una Milano che di notte vive ma che di notte uccide, anche.

Il libro è un prequel, cioè narra la prima indagine in cui il giornalista hacker Enrico Radeschi si trova coinvolto. Si ambienta nel 2002 e per certi versi, sembra un secolo fa: niente pervasività dei social, niente Facebook, gli walkman per ascoltare musica. Già però c’era l’ansia conseguente alla grande paura dell’11 settembre. Quando un aereo si schianta sul Pirellone (il grattacielo Pirelli), il primo pensiero corre ad un possibile attentato. In realtà non è così perché quello schianto ha a che fare con una serie di delitti inspiegabili. Come quello di un avvocato, ucciso in piazza dei Mercanti, che lascia uno strano simbolo proprio prima di morire? Un avvertimento? Una confessione? Un’accusa?

Proprio da questo simbolo partirà l’indagine di Radeschi, parallela a quella delle forze dell’ordine. E poi c’è anche una mantide misteriosa e bellissima, e una chiesa piena di ossa (esiste veramente, è la Chiesa di San Bernardino alle ossa). E un finale inaspettato.

Per chi conosce già il personaggio è interessante scoprire come è stato l’incontro tra lui e il cane Buk, come Radeschi abbia mosso i primi passi come hacker e come lui e Loris Sebastiani, figura fondamentale nelle successive avventure, si siano conosciuti.

Milano e il genere giallo: viene in mente Scerbanenco, ovviamente. Io ho adorato il personaggio di Duca Lamberti, perciò ho colto al volo il richiamo con il nome di un personaggio del libro di Roversi. Viene in mente anche Dan Brown, per la confraternita e l’alone di mistero che la circonda.

Di suo, Paolo Roversi mette una trama avvincente e convincente, un personaggio ben delineato come Enrico Radeschi e una vena di ironia che a Milano può avere solo un provinciale (non me ne vogliano i milanesi di Milano-Milano da 7 generazioni).

La confraternita delle ossa – Paolo Roversi

Titolo: La confraternita delle ossa

Autore: Paolo Roversi

Editore: Marsilio

Collana: Farfalle/I gialli

Genere: giallo

Pagine: 396

Data di pubblicazione: 8 settembre 2016

Su Amazon :https://www.amazon.it/confraternita-delle-ossa-Paolo-Roversi-ebook/dp/B01JLW19IE

Estate in giallo 1

Pubblicato luglio 29, 2016 da labiondaprof

L’estate è per me il tempo delle letture: rosa, giallo, noir. Tanti colori, tanti generi. Scrittori italiani, scrittori stranieri. E sì, anche qualche libro per la scuola. (A proposito, un professore che legge è in vacanza o si sta aggiornando? Autoformazione?)

Quest’anno poi sono coinvolta in un’iniziativa particolare, che mi interessa come lettrice e come blogger. E come appassionata del genere giallo, direi.

Sono entrata a far parte della Confraternita dei Lettori. Suona bene, eh? Abbastanza esoterico… in realtà è tutto molto semplice, ma coinvolgente. L’8 settembre uscirà il nuovo romanzo di Paolo Roversi, scrittore che seguo anche sui social (i suoi consigli sulla scrittura soprattutto), che si intitola La confraternita delle ossa.

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Paolo Roversi ha pensato di coinvolgere 100 lettori, che avranno il privilegio di leggere in anteprima il romanzo (eh, sì), nel lancio del libro. I cento lettori, tra cui ci sono anche io, fanno parte di un gruppo chiuso (su Facebook): insieme prepareremo una serie di iniziative che precederà e accompagnerà l’uscita del libro. Come? Attraverso i social: per ora le iniziative  stanno prendendo forma dagli spunti che quotidianamente nascono dall’autore stesso e da noi lettori. Nel linguaggio della scuola diremmo che è un lavoro “in itinere”, e non sbaglieremmo, per una volta.

Per ora, dirò solo che il libro ha per protagonista il giornalista Radeschi, già protagonista di altri romanzi di Roversi, alle prese con la sua prima indagine. Ambientazione: Milano. Quelli che vedete nella copertina sì, sono proprio teschi, e rimandano ad una chiesa, particolarissima, di Milano. Qual è la chiesa? Perché è un luogo significativo nella storia?

Ne riparlerò presto. Non ora, non ancora.

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Il genere chick lit: qui si legge

Pubblicato maggio 30, 2016 da labiondaprof

Ecco un altro articolo sulla collana A cuor leggero, di cui fa parte anche il mio secondo libro Mi vuoi sposare.

Qui l’articolo: http://quisilegge.net/2016/05/30/i-nostri-libri-divertono-e-intrattengono-con-leggerezza-intervista-a-chiara-santoianni-curatrice-della-collana-a-cuor-leggero-ed-centoautori/

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Un libro per Natale: Cocktail di cuori

Pubblicato dicembre 24, 2015 da labiondaprof

Durante le vacanze, c’è molto tempo per leggere. Oggi consiglio un libro leggero e divertente, adatto ad un pomeriggio in poltrona, con una cioccolata calda e un muffin a metà lettura… e magari la neve che cade dietro la finestra.

Il libro che consiglio è di Chiara Santoianni, già autrice de Il diario di Lara, e di Provaci ancora Lara. Si intitola Cocktail di cuori e fa parte della collana A cuor leggero, della casa editrice Cento Autori.

Il libro, ascrivibile al genere chick lit, è divertente e caratterizzato da una scrittura leggera e frizzante, ma affronta un interrogativo che tutti noi ci siamo posti almeno una volta nella vita: siamo ciò che vogliamo essere o ci sentiamo spinti a diventare ciò che gli altri, soprattutto i nostri familiari, si aspettano che noi siamo?

Chiara Santoianni ci racconta la storia di Penelope, detta Penny, che dal Sud Italia si è trasferita a Londra per studiare medicina, così pensa la sua famiglia; in realtà Penny vuole provare a diventare una scrittrice, e vuole farlo proprio a Londra. Tutto bene, fino a che i suoi genitori non annunciano che verranno a trovarla, insieme con la sorella: si aspettano una laurea e un fidanzato. Certo, perché Penny si era anche inventata un fidanzato per tenere tranquilli i suoi familiari: Angelo, un medico inglese di origini italiane.

Così la nostra eroina si trova a dover reclutare un fidanzato “in affitto”, e a fingere una laurea nella più prestigiosa università inglese. Come farà? L’aiuteranno le sue coinquiline, Gelsomina e Olivia? O forse quel Robin, pagato per mettere ordine nell’appartamento delle tre disordinate ragazze?

L’autrice riesce a sciogliere i nodi della trama in modo non scontato, pur nel rispetto del genere chick lit. Centocinquanta pagine che volano tra ironia, situazioni strampalate e la ricerca del proprio posto nel mondo di una giovane donna.

Inoltre, so che Chiara si è affezionata ad alcuni personaggi, ed ha già in mente un seguito…

 

Rosa Parks: 1 dicembre 1955

Pubblicato dicembre 1, 2015 da labiondaprof

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Il 1° dicembre 1955 una donna semplice, una sarta, con un semplice NO diede inizio ad una serie di eventi che avrebbe portato all’abolizione della segregazione razziale in tutto il territorio degli Usa.

Quella donna si chiamava Rosa Parks. A che cosa disse NO? Nella città dove Rosa viveva, Montgomery (Stato dell’Alabama), i neri dovevano sedersi sui mezzi pubblici solo in determinati posti assegnati, nelle file posteriori. Davanti si sedevano i bianchi. Nelle file centrali, si potevano sedere i neri solo se non c’era alcun bianco a bordo che volesse sedersi proprio lì. Altrimenti, dovevano cedere il posto.

Ebbene, quel giorno Rosa Parks non si alzò alla richiesta di un passeggero bianco: non si alzò né gli lasciò il posto. Venne arrestata e processata.

Ecco le sue parole sull’episodio, tratte dalla sua autobiografia: La gente racconta che io non mollai il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca. Non ero vecchia, anche se un sacco di gente ha un’ immagine di me come se io fossi già stata vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’ unica cosa di cui ero stanca era di arrendermi.

In seguito, ci fu il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte di molti cittadini degli Stati del sud: la rivolta era organizzata da Martin Luther King, e fece effetto. Dopo più di un anno di boicottaggio, la legge che prevedeva la separazione dei cittadini bianchi da quelli neri fu abolita.

Paola Capriolo racconta la storia di quella coraggiosa e semplice donna nel libro intitolato semplicemente NO.

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Paola Capriolo: NO  (Edizioni EL 2010)

 

La gemella silenziosa: recensione

Pubblicato settembre 16, 2015 da labiondaprof

Quando un giorno si scatena una violenta tempesta, Sarah e Kirstie rimangono isolate. Nel buio, col solo mugghiare del vento ad ascoltarle, Kirstie alza gli occhi e sussurra: «Mamma, perché continui a chiamarmi Kirstie? Io sono Lydia. Kirstie è morta, non io». Sarah è devastata e il tarlo dell’errore comincia a torturarle l’anima. Cos’è successo davvero il giorno in cui una delle gemelle è morta? È possibile che una madre possa non riconoscere sua figlia?

(La gemella silenziosa di S.K. Tremayne, Garzanti.)

Il tema dei gemelli è, da sempre, frequentato in letteratura e dal cinema: dalle commedie alle tragedie, dai romanzi storici (La maschera di ferro di Dumas) agli horror (Shining, e ho detto tutto), ai thriller (Inseparabili).

I gemelli sono interessanti, inquietanti, affascinanti. Due persone dall’aspetto uguale: il tema del doppio, di due individui che sembrano interscambiabili, che comunicano tra loro fin da piccoli con una sintonia che sembra perfetta e autosufficiente.

La gemella silenziosa sfrutta benissimo il tema dei gemelli omozigoti, cioè quelli perfettamente identici.

Due bambine, due gemelle, una madre e un padre: un piccolo mondo felice. O così sembra.

Un giorno tutto questo va in pezzi: una delle due gemelle muore, cadendo da un balcone della casa dei nonni. La mamma è distrutta, la sorella sopravvissuta si sente sola e triste e il padre decide di affrontare la situazione cambiando radicalmente la vita di tutti loro: si trasferiranno su un’isola delle Ebridi, l’isola di Skye, dove lui possiede un vecchio cottage, appartenuto alla sua famiglia.

Ben presto però emergono inquietudini, tensioni tra Sarah (la moglie) e Angus (il marito). Non si amano più, e il rancore che provano l’uno verso l’altra sembra averli allontanati inesorabilmente. Ognuno sembra avere delle ragioni valide per non fidarsi più dell’altro. Inoltre, si aggiunge un fatto inquietante: la gemella sopravvissuta inizia a dire che lei in realtà non è Kirstie, come tutti credono, ma Lydia, la gemella che tutti hanno creduto morta. Anche il suo comportamento sembra compatibile con questa affermazione: è diventata più silenziosa, meno esuberante ed è interessata alla lettura. Insomma, è davvero sempre più simile a Lydia, la gemella scomparsa.

A questo punto la storia sembra prendere una piega paranormale, la madre inizia a chiedersi se aleggia attorno all’unica sopravvissuta la presenza dell’altra, o se Kirstie è solo confusa e ancora traumatizzata dalla perdita della sorella, l’essere che le era più vicino al mondo. L’essere identico a lei: bionde entrambe, con lo sguardo azzurro e la pelle chiara. Nate nel giorno più freddo dell’anno, le chiamavano Le Gemelle di ghiaccio

Nel frattempo Kirstie (o è davvero Lydia?) non riesce ad inserirsi a scuola, nonostante i tentativi anche della madre di creare dei legami con le compagne e le loro mamme, e soffre molto la solitudine sull’isola, mentre le tensioni tra moglie e marito si acuiscono sempre di più.

Per non arrivare ad un clamoroso spoiler, dirò solo che nulla è come sembra, in questa storia, e la verità emerge lentamente, superando gli “ami” gettati dall’autore (follia della madre, follia della figlia, persino il sospetto di un abuso, presenza della gemella fantasma…). Le ipotesi sulla vera natura della gemella scomparsa nascono nella mente del lettore man mano che la storia procede, ma la verità, assolutamente terrena, logica e “umana” sarà svelata solo nel finale, quando il punto di vista della narrazione sarà assunto definitivamente da Angus.

Una storia di amore e di dolore, di perdita e di accettazione, che colloca i personaggi in un ambiente naturale suggestivo ma difficile, anche questo un topos letterario, l’isola e la casa sperduta.

Un espediente che contribuisce a coinvolgere ulteriormente il lettore è la scelta di adottare due punti di vista diversi nella narrazione: a capitoli narrati dalla madre, al presente, si alternano capitoli al passato, narrati dal punto di vista del padre.

Nulla di nuovo, ma un mix di elementi ben mescolati, che ha il pregio di tenere desta l’attenzione del lettore fino al finale, non scontato ma, per chi ha esperienza di thriller, logico e congruente.