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Sono nata il 21 a primavera: 85 primavere

Pubblicato marzo 20, 2016 da labiondaprof

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Avrebbe compiuto 85 primavere oggi: Alda Merini.

Sono nata il 21 a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore”)

 

 

 

Rosa Parks: 1 dicembre 1955

Pubblicato dicembre 1, 2015 da labiondaprof

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Il 1° dicembre 1955 una donna semplice, una sarta, con un semplice NO diede inizio ad una serie di eventi che avrebbe portato all’abolizione della segregazione razziale in tutto il territorio degli Usa.

Quella donna si chiamava Rosa Parks. A che cosa disse NO? Nella città dove Rosa viveva, Montgomery (Stato dell’Alabama), i neri dovevano sedersi sui mezzi pubblici solo in determinati posti assegnati, nelle file posteriori. Davanti si sedevano i bianchi. Nelle file centrali, si potevano sedere i neri solo se non c’era alcun bianco a bordo che volesse sedersi proprio lì. Altrimenti, dovevano cedere il posto.

Ebbene, quel giorno Rosa Parks non si alzò alla richiesta di un passeggero bianco: non si alzò né gli lasciò il posto. Venne arrestata e processata.

Ecco le sue parole sull’episodio, tratte dalla sua autobiografia: La gente racconta che io non mollai il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca. Non ero vecchia, anche se un sacco di gente ha un’ immagine di me come se io fossi già stata vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’ unica cosa di cui ero stanca era di arrendermi.

In seguito, ci fu il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte di molti cittadini degli Stati del sud: la rivolta era organizzata da Martin Luther King, e fece effetto. Dopo più di un anno di boicottaggio, la legge che prevedeva la separazione dei cittadini bianchi da quelli neri fu abolita.

Paola Capriolo racconta la storia di quella coraggiosa e semplice donna nel libro intitolato semplicemente NO.

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Paola Capriolo: NO  (Edizioni EL 2010)

 

#ioleggoperché: cita un libro e 8 marzo

Pubblicato marzo 8, 2015 da labiondaprof

L’iniziativa #ioleggoperché la trovate qui: #ioleggoperché.

Il mio post-citazione di oggi è da un libro recente, che nel mio lavoro di insegnante sta diventando un classico da proporre alle mie classi, in lettura integrale o antologica: Io sono Malala

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo” ‪#‎IoSonoMalala‬

Per l’8 marzo non potevo citare nulla di più bello: la storia di una ragazza coraggiosa, che ha avuto la forza di gridare al mondo intero il diritto di ogni bambino, e di ogni bambina, di studiare e diventare grande. In pace.

Ogni volta che propongo ai miei alunni il filmato del suo discorso all’ONU, riesco a dimostrare un certo aplomb… ma un punto, sempre, mi commuove particolarmente. Quando lei pronuncia:

One child, One teacher, One book and one pen can change the world. Education is the only solution.

Io sono Malala

Come il Bianconiglio…

Pubblicato gennaio 23, 2015 da labiondaprof

(illustrazione di Nicoletta Ceccoli)

Non scrivo da un po’. Non sono le idee che mancano, bensì il tempo.

Da quando sono tornata a scuola, il 7 gennaio, mi sento in un frullatore: ho lavorato tutti i pomeriggi (oltre che naturalmente le mattine) tranne uno. Ho lavorato più di Renzi, altro che jobs act.

Consigli orientativi della classe terza, riunione di commissione continuità, corso di formazione sul curricolo, collegio docenti, organizzazione dell’open day, riunione dei coordinatori di classe, open day… naturalmente anche le ultime verifiche, le correzioni, e la preparazione degli scrutini con il nuovo, famigerato registro elettronico.

Avevo molte cose da dire: #jesuischarlie, il terrorismo quando ne devi parlare a scuola, la sensazione che la scelta della scuola superiore sia sempre più difficile, il ritorno a scuola della Biondina dopo le vacanze, la difficile arte della mediazione tra l’essere insegnante e mamma nello stesso Istituto Comprensivo, un film bellissimo visto a scuola con i ragazzi (Io sto con la sposa), una poltroncina bellissima senza la quale non potrò vivere se non la acquisterò prestissimo, la piscina che mi attende una volta alla settimana e mi aiuta a svuotare la mente…

Ma non ho tempo, né credo di averne per un po’ di giorni ancora. Solo che oggi splende il Sole e penso che tra un po’ sentirò profumo di primavera: mi sento come il Bianconiglio di Alice.

Con l’orologio in mano, un po’ di affanno e la consapevolezza che devo andare, devo andare, devo andare.

E anche un po’ come la Alice di questa illustrazione: quanti bianconigli voglio inseguire contemporaneamente?

 

Natale in casa Cupiello? No, a Bergamo.

Pubblicato dicembre 7, 2014 da labiondaprof

Te piace o presepe? diceva Eduardo nella commedia Natale in casa Cupiello.

E il figlio, a bella posta, rispondeva di no.

A quanto pare, anche a Bergamo il presepe non piace a tutti…

http://bergamo.corriere.it/notizie/cronaca/14_dicembre_05/vietato-presepe-scuola-scoppia-protesta-fc1b12c6-7c57-11e4-813c-f943a4c58546.shtml

Non voglio nemmeno entrare nella questione specifica “presepe sì-presepe no”, perché comunque la politica si è messa in mezzo e alcuni politici, pronti ad afferrare la ghiotta occasione, hanno gioiosamente strumentalizzato la questione.

Dico solo che, nella mia esperienza di insegnante, nessun alunno straniero si è mai sentito turbato da un augurio di Buon Natale, da un bigliettino compilato in inglese con un albero, una stella cometa, un pupazzo di neve, un Babbo Natale o un Gesù bambino.

Nessun genitore ha mai protestato per i riferimenti alle festività natalizie, o a qualche poesia sul Natale.

Quello che mi ha fatto rizzare i capelli sulla testa, ripeto, al di là della opportunità o meno di allestire un presepe a scuola, è la seguente dichiarazione fatta dal dirigente: «La favoletta che la cultura europea è figlia di tante cose, tra cui il cristianesimo, non sta più in piedi. A scuola non ci devono essere simboli che dividono».

Che un dirigente scolastico bolli come “favoletta” un passato di tradizione e cultura che, inevitabilmente, è stata ed è cristiana, beh, mi sembra una vera assurdità. Vero negazionismo.

Negare le radici anche cristiane dell’Europa per non turbare gli alunni di altre culture ed altre religioni, che però vivono in Italia? Questo non è un atteggiamento laico, ma un fare tabula rasa di tutta una parte del nostro passato.

Magari questo dirigente arriverebbe a sostenere che Benedetto Croce, scrivendo Perché non possiamo non dirci cristiani, era sotto gli effetti dell’alcool.

Che Pirenne, invece di scrivere Maometto e Carlomagno, avrebbe dovuto scrivere Maometto e basta.

Che secoli di arte figurativa con Natività, Madonne della seggiola, Sacre famiglie, Vergini delle Rocce, sculture come la Pietà  e il Mosè non fanno parte della nostra storia e della nostra cultura. Quindi aboliamo la Storia dell’Arte a scuola: troppi crocefissi, chiese, basiliche e Madonne. Non sia mai che si offendesse qualcuno. Buttiamo Giotto, i suoi affreschi sulla vita di San Francesco e, ovviamente, anche il campanile. Vadano pure i turisti a vederlo, a Firenze, ma non lo facciamo studiare a scuola, per carità, non è politicamente corretto.

Neghiamo che la Filosofia occidentale abbia conosciuto e reinterpretato Aristotele anche attraverso San Tommaso.

E attenzione alla Storia… Via le Crociate, via la Riforma anglicana, e quella luterana. E anche la diaspora, e la Shoah. Potrebbero offendersi, gli alunni.

E la letteratura italiana? Neghiamo che inizi con il Cantico di San Francesco, che poi i non cristiani borbottano.

E anche Dante, con la sua Divina Commedia, è divisivo. Il Paradiso, il Purgatorio… addirittura l’Inferno. Gli alunni si potrebbero spaventare, o sentirsi “soverchiati”.

Togliamolo, no?

Ecco, così si ammazza la scuola italiana.

 

 

 

Pane, burro e filosofia: un (altro) pomeriggio a Milano

Pubblicato aprile 28, 2014 da labiondaprof

Le trilogie vanno molto di moda ora: Piccole Vetriniste, Piccole Chef, Piccole Filosofe.

Filosofe?

Sì, certo. La filosofia nasce dalle domande, le grandi domande che però anche i piccoli riescono a formulare. Anzi, proprio nell’infanzia si inizia a cercare il significato delle cose e a chiedersi perché. Perché siamo nati? Perché c’è il Sole? Perché i cani abbaiano e i gatti miagolano?

La filosofia si può spiegare ai piccoli, ne sono convinta, proprio perché si basa sulla curiosità, sui perché e sulle domande che nascono spontaneamente nella vita di ogni bambino.

Un libro che sicuramente leggerò con la mia Biondina è questo: La morte del Divino Socrate

http://www.isbnedizioni.it/libro/192

Peccato non riuscire ad essere presenti qui:

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Ne leggerò sui blog di qualche mamma milanese, spero 🙂

 

Cani e Biondine: Mr Peabody e Sherman, la nostra recensione

Pubblicato marzo 23, 2014 da labiondaprof

Mia figlia, la Biondina, ama i cani. Prima o poi cederemo e ne prenderemo uno. Lei sa già come sarà, razza, colore e nome: Stella.

Il film che abbiamo visto oggi l’ha entusiasmata, ma è piaciuto parecchio anche a me…

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Mr Peabody è un cane speciale: coltissimo, laureato, premio Nobel, inventore. Pare aver inventato anche la zumba. Un giorno scopre un neonato abbandonato, Sherman, e decide di adottarlo. I giudici prendono in esame l’insolita richiesta e Mr Peabody diventa legalmente il papà del bambino. Vivono insieme e sono felici: Sherman viaggia con Mr Peabody attraverso le più diverse epoche storiche, imparando moltissime cose.

I problemi iniziano a scuola: Sherman viene preso di mira da Penny, una graziosa bimba bionda che non lo sopporta e lo trova un saputello. Arrivano alla lite e c’è il concreto pericolo che si rimetta in discussione l’adozione di Sherman. Mr Peabody invita a cena Penny e la sua famiglia per cercare di aggiustare le cose, ma i due bambini litigano ancora. Così Sherman, per convincere Penny delle sue ragioni, le mostra la macchina del tempo e allora…

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Beh, da qui inizia un viaggio scatenato attraverso l’Egitto di Tutankamon bambino che s’innamora di Penny,

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la Francia della Rivoluzione, con una pingue e golosissima Maria Antonietta, ritratta tra torte e glasse rosa,

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la Firenze rinascimentale di Leonardo da Vinci, alle prese con una bisbetica Monna Lisa che non vuol sorridere,

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e poi ancora la città di Troia durante la notte dell’inganno del cavallo.

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In tutto ciò, ad assicurare il lieto fine, l’affetto vero di un padre verso il figlio e la crescita di questo rapporto: il figlio accetta che il padre si preoccupi per lui e il padre accetta che il figlio stia crescendo e sia grado di affrontare esperienze e pericoli che lui non crederebbe possibili.

Un film allego, colorato, avventuroso e divertente. I piccoli coglieranno il messaggio del legame padre-figlio, i grandi apprezzeranno la caratterizzazione dei personaggi storici: c’è anche Bill Clinton, insieme a George Washington e Abramo Lincoln.

Naturalmente, in chi si è immedesimata mia figlia? Nella biondina spericolata e carina: Penny.

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E io? Nella madre di Penny, naturalmente.

Domande e risposte

Pubblicato gennaio 31, 2014 da labiondaprof

Prendo spunto da una lettera pubblicata su Italians, del Corriere della Sera:

http://italians.corriere.it/2014/01/31/come-spiegare-lolocausto-ai-nostri-ragazzi/

Il lettore, documentato sulla Shoah, si chiede quando iniziare a spiegare alla figlia quanto accadde nella Germania nazista.

Io posso dire che a mia figlia, sei anni, non credo dirò nulla per almeno un altro anno. La vedo ancora piccola, nel suo mondo di Barbie, Principesse e Little Pony. Un mondo rosa, glitterato e scintillante, dove le uniche piccole preoccupazioni sono imparare la filastrocca a memoria per la maestra, non perdere la lezione di ginnastica artistica a causa dei continui raffreddori, imparare i numeri in inglese.

Però a scuola... sì a scuola parlo della deportazione, spiego l’antisemitismo, leggo i versi di Primo Levi, le pagine di Anna Frank, rispolvero persino Guccini (la canzone del bambino nel vento piace sempre, devo dire), riguardo con i miei alunni Train de vie, La rosa bianca.

Insomma, faccio il possibile per raccontare, spiegare, documentare. Poi, non in tutte le classi, non ogni anno, ma quasi ogni anno, arriva la domanda che mi taglia le gambe e il respiro.

Quella, proprio quella di chi ha ascoltato, ha capito quando, dove, come, e quanti morti, e le cause storiche, sociali, politiche… e poi ti pianta gli occhi in faccia e ti chiede “Sì, ma perché?”

E intende “Va bene gli ebrei come caprio espiatorio, e la crisi economica, e la Germania dopo la Prima Guerra, e l’odio sociale, e gli ebrei ricchi… ma perché lo sterminio? Perchè la follia applicata con sistematicità? Perché i bambini? Perché i vecchi? Perchè? A chi doveva portare vantaggio?”

E lì, proprio lì che viene il difficile.

E sarà lì che arriverò con mia figlia. Ma non ora, non ancora.

La giornata della memoria e gli insegnanti,3

Pubblicato gennaio 27, 2014 da labiondaprof

La storia locale

E anche un paese nella Bergamasca è degno di essere tra i Giusti.

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Gandino, che ospitò decine di ebrei sfuggiti alle persecuzioni e alla deportazione
L’articolo qui