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C’erano un italiano, un cinese, un indiano…

Pubblicato gennaio 15, 2014 da labiondaprof

中華人民共和國国旗

Al rientro dalla vacanze, una sorpresa: un nuovo alunno nella mia classe seconda.

Precisamente un alunno cinese. Arrivato in Italia da una manciata di settimane.

Il tragico è che non sa, letteralmente, una parola. Non capisce e non parla l’italiano. Naturalmente, io non conosco il cinese. Abbastanza l’inglese, ma lui conosce poche parole.

Ovviamente il protocollo prevede l’accoglienza, la presenza del mediatore, la presentazione ai compagni… Tutte belle cose. Fatto sta che dopo pochi giorni siamo già nel panico: l’insegnante deputata all’alfabetizzazione non potrà fare più di 2 ore alla settimana con lui. Per il resto: io. Io sono la sua insegnante di Italiano, no? E allora tocca a me. Far cosa? Alfabetizzarlo.

Certo, da zero. Certo, deve imparare l’alfabeto. Certo, ha l’aria spaesata di chi si trova in una bolla di sapone, non capisce il 99% di quello che diciamo.

E allora, via di alfabeto. MELA-PERA-UVA. Sottolinea le vocali, e scrivile. Poi le consonanti, e scrivile. Pagine e Pagine. Praticamente fa le stesse attività di mia figlia che frequenta la prima elementare: deve imparare a leggere e scrivere. Tutto nelle MIE ore di italiano-storia-geografia. Poi un po’ di inglese, le ore di disegno, di ed.fisica, di musica. Qualcosa di matematica.

Ma è un lavoro infame: per lui e per me.

La rabbia mi sale quando penso che in Germania non entri in classe se prima non hai imparato almeno un livello minimo di tedesco.

Qui in Italia, se parli di classi ponte ti guardano come se fossi Borghezio che bestemmia con l’ampolla delle acque del Dio Po in mano.

Se fai notare che è più ghettizzante tenere un alunno non alfabetizzato in classe dal primo minuto, condannandolo a non capire nulla per mesi, piuttosto che metterlo in un gruppo apposito tutto il giorno per impadronirsi del minimo di italiano che gli servirà in classe, passi per Calderoli che chiama Orango il ministro dell’Integrazione.

Se fai notare che non puoi dedicare tutta la tua ora di italiano al nuovo alunno, dato che gli altri 25 (tra cui due con il pdp) non si possono autogestire e hanno diritto anche loro alla loro lezione, ti accusano di non capire. Io invece credo di aver capito bene: falso buonismo, disorganizzazione, volontà di scaribarile sugli insegnanti che si arrangino a gestire le emergenze, leggende pedagogiche sull’educazione peer to peer.

Per fortuna ci sono i miei alunni: vedere un alunno indiano che cerca di comunicare in italiano con il nuovo compagno cinese è impagabile. Come vedere l’alunno senegalese che comunica a gesti e scherzi durante l’intervallo. E l’italiano che si offre di fargli capire la differenza tra R e L, scandendo i suoni con testardaggine. Guardandomi poi e dicendomi Profe, ma avrà capito?

Però non basta, accidenti, non basta.

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Le insidie del multiculturalismo

Pubblicato ottobre 19, 2013 da labiondaprof

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Non voglio entrare seriamente nell’argomento “stranieri in classe”: è un discorso lungo e complicato.  Posso solo lasciare qualche sassolino, qualche spunto di riflessione, che ho maturato in anni di scuola.

Innanzitutto: stranieri nati in Italia, che hanno frequentato asilo e elementari?Alfabetizzati di sicuro, anzi con il vantaggio di parlare abitualmente due lingue. Certo, magari poi vengono in gita, si divertono e partecipano, fanno domande intelligenti e però non entrano nella chiesa la cui visita era programmata, perché “la mamma non vuole”… (mi è successo). Integrati?

Stranieri arrivati da un mese? Perché devo inserirli in una classe corrispondente all’età anche se non capiscono una parola? Un alunno in 3 media che non capisce il 70% di quello che si dice è aiutato a inserirsi o ghettizzato? (discorso delle classi separate per il primo periodo di arrivo in Italia…)

Straniero di quale etnia? Per la mia esperienza i cinesi imparano la lingua con lentezza ma in modo accurato e mai superficiale, c’è tutto il discorso dell’alfabeto, e poi generalmente fanno fatica ad aprirsi. I rumeni in pochissimo tempo imparano la lingua però, generalmente, l’impegno che ci mettono gli alunni cinesi se lo sognano.

Chiudo, con un episodio illuminante: in una mia classe ho un alunno senegalese, due alunni rumeni, un alunno indiano, un’alunna marocchina e un’alunna indiana. 6 su 25.

Un giorno, ore di supplenza, un supplente incauto decide di far vedere alla classe il capolavoro di Olmi, L’albero degli zoccoli. Il film è girato proprio in queste zone, alcune persone di qui hanno partecipato come comparse e attori. Perciò il film nelle famiglie è conosciuto, i ragazzi ne hanno sentito parlare molte volte. Qualcuno lo ha già visto.  Alla fine della proiezione si chiedono le impressioni:

Bello.  e poi?

Bello sì ma lento,  certo, siete abituati ai film d’azione americani…

Bello ma un po’ triste,  in effetti…

Non mi è piaciuto perché erano tutti poveri,  Sì, e non griffati, né belli come veline e calciatori

Mi è piaciuta la scena quando hanno ucciso il maiale.  gusti cruenti, eh

Cosa c’entrava Maradona? Maradona? spiegati, dimmi, caro (all’alunno senegalese)

Continuava a dire Maradona me! Risata generale… L’insegnante spiega, con le lacrime agli occhi “Madona me, con la o stretta è un’espressione bergamasca”.

E tanti saluti a Olmi.