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Le insidie del multiculturalismo

Pubblicato ottobre 19, 2013 da labiondaprof

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Non voglio entrare seriamente nell’argomento “stranieri in classe”: è un discorso lungo e complicato.  Posso solo lasciare qualche sassolino, qualche spunto di riflessione, che ho maturato in anni di scuola.

Innanzitutto: stranieri nati in Italia, che hanno frequentato asilo e elementari?Alfabetizzati di sicuro, anzi con il vantaggio di parlare abitualmente due lingue. Certo, magari poi vengono in gita, si divertono e partecipano, fanno domande intelligenti e però non entrano nella chiesa la cui visita era programmata, perché “la mamma non vuole”… (mi è successo). Integrati?

Stranieri arrivati da un mese? Perché devo inserirli in una classe corrispondente all’età anche se non capiscono una parola? Un alunno in 3 media che non capisce il 70% di quello che si dice è aiutato a inserirsi o ghettizzato? (discorso delle classi separate per il primo periodo di arrivo in Italia…)

Straniero di quale etnia? Per la mia esperienza i cinesi imparano la lingua con lentezza ma in modo accurato e mai superficiale, c’è tutto il discorso dell’alfabeto, e poi generalmente fanno fatica ad aprirsi. I rumeni in pochissimo tempo imparano la lingua però, generalmente, l’impegno che ci mettono gli alunni cinesi se lo sognano.

Chiudo, con un episodio illuminante: in una mia classe ho un alunno senegalese, due alunni rumeni, un alunno indiano, un’alunna marocchina e un’alunna indiana. 6 su 25.

Un giorno, ore di supplenza, un supplente incauto decide di far vedere alla classe il capolavoro di Olmi, L’albero degli zoccoli. Il film è girato proprio in queste zone, alcune persone di qui hanno partecipato come comparse e attori. Perciò il film nelle famiglie è conosciuto, i ragazzi ne hanno sentito parlare molte volte. Qualcuno lo ha già visto.  Alla fine della proiezione si chiedono le impressioni:

Bello.  e poi?

Bello sì ma lento,  certo, siete abituati ai film d’azione americani…

Bello ma un po’ triste,  in effetti…

Non mi è piaciuto perché erano tutti poveri,  Sì, e non griffati, né belli come veline e calciatori

Mi è piaciuta la scena quando hanno ucciso il maiale.  gusti cruenti, eh

Cosa c’entrava Maradona? Maradona? spiegati, dimmi, caro (all’alunno senegalese)

Continuava a dire Maradona me! Risata generale… L’insegnante spiega, con le lacrime agli occhi “Madona me, con la o stretta è un’espressione bergamasca”.

E tanti saluti a Olmi.

 

 

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Il primo giorno di scuola: K.Lorenz e le papere

Pubblicato settembre 12, 2012 da labiondaprof

Lo dico e lo scrivo: le giornate passate tra riunioni, aggiornamenti, commissioni, gruppi di lavoro e chi più ne inventa, più ne faccia, non mi piacciono.

In alcuni, rari, casi, possono avere la funzione di passaggio di informazioni, ma normalmente rischiano di essere un gran mercato, un parlarsi addosso. Tipo questo:

I tagli, i tagli! Ci sono poche ore di alfabetizzazione…

Le ore di alfabetizzazione le fai tu o le faccio io? Le fai tu, vero?

Il bocciato lo mettiamo nella classe di 26 con disabile, in quella di soli 18 ma con tre rumeni, una cinese e due marocchini, o in quella con 20 senza grossi problemi? Ma è la mia, non vorrete rovinarla!

I laboratori, i laboratori, chi li fa?Ok, li diamo al supplente, come si chiama, quello nuovo che si fa 80 km tutte le mattine.

Ma se io faccio anche l’ora di mensa poi mi togliete la 5 ora del sabato?

Ah però, sia chiaro che quest’anno l’ora di alternativa alla religione te la prendi tu!

E io perché devo avere sempre le clasi più numerose, e il collega che rompe si ritrova la classe piccola e disciplinata? Ah, perché io sono in grado e lui no…grazie, eh.

Ma il corso sull’affettività? E quello sulle dipendenze? Sull’orientamento? E sull’alimentazione? Ah, tu fai cinema e basta?

Non c’è ancora l’insegnante di sostegno…speriamo che mandino quello dell’anno scorso. (la variante è Speriamo che non mandino quello dell’anno scorso)

No, scusate, e la gita delle terze? E la festa di fine anno? E l’uscita sul territorio?

Ma chi alfabetizza la cinese appena arrivata? No, non scrive nemmeno il suo nome. Eh, sì, nel suo alfabeto sì… allora la prende il supplente di matematica, si sa, i numeri sono universali…

E il Pof, ti metti tu nella commissione Pof? Nemmeno morta, grazie, piuttosto la commissione salute e mensa, o bibliioteca.

Io pensavo di fare un bel lavoro sulla fiaba. Ah, l’hanno già fatto l’anno scorso? Va beh, lo rifanno, io ho già pronto il materiale.

Ma la gita delle prime la facciamo  di un giorno solo, vero? A Venezia no, ti si buttano nel Canal Grande, sono ingestibili,  figurati e poi sono tantissimi.

Insomma: tutti i dieci giorni precedenti per me sono stati fonte di ansia, tachicardia e mal di testa.

Per fortuna oggi sono entrata nelle mie due classi nuove, nuove di zecca. Solo quando entri e te li trovi davanti, la scuola ha un senso. Tutto il resto è carta. Con loro davanti, è davvero iniziato il nuovo anno scolastico.

Come sanno tutti coloro che insegnano, i primi momenti sono fondamentali. Praticamente, è come entrare in scena: on stage.

Una prima di 26 alunni: una serie di puffetti dalla faccia curiosa e un po’ preoccupata. 26 sono tantissimi, ma io in due giorni imparo i nomi, è uno dei miei atout. E poi sono in prima, sono freschi freschi, tutti nuovi: l’imprinting lo do io. Come le papere di Lorenz.

L’altra classe è una seconda, di 18 alunni. Più difficile da conquistare: arrivo al secondo anno, hanno già dei termini di paragone, non ti si affidano subito. Cautela, fermezza e sorrisi. Pochi ma generosi.  E, in poco tempo, diventeremo la papera di Lorenz e le paperelle.