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Twletteratura: la piccola fiammiferaia

Pubblicato dicembre 29, 2015 da labiondaprof

La twletteratura mi interessa molto, soprattutto dal punto di vista didattico. In uno dei miei laboratori di quest’anno, io e i miei alunni leggiamo Storia di una gabbianella e il gatto che le insegnò a volare. Un capitolo a lezione, e poi lo sintetizziamo in un tweet. O meglio, ognuno crea il suo tweet, poi si leggono e, insieme, si sceglie quello che piace di più. Infine lo si pubblica su profilo creato appositamente. Ecco il profilo del gruppo: https://twitter.com/classe2004?lang=it

Nei giorni di Natale, ho partecipato alla rilettura di una fiaba natalizia di H.C. Andersen, La piccola fiammiferaia. Insieme a molti altri lettori ho inviato il mio tweet, anzi due. Tutti i migliori tweet sono stati raccolti da Hans Caron in un tweetbook. Eccolo:

http://www.trytweetbook.com/book/105827

I miei tweet sono alla pagina 31 e 32. L’immagine che accompagna il secondo tweet mi piace molto, e l’avevo scelta io.

Con questa fiaba, auguro, di nuovo, buone feste.

Rosa Parks: 1 dicembre 1955

Pubblicato dicembre 1, 2015 da labiondaprof

rosaparks

Il 1° dicembre 1955 una donna semplice, una sarta, con un semplice NO diede inizio ad una serie di eventi che avrebbe portato all’abolizione della segregazione razziale in tutto il territorio degli Usa.

Quella donna si chiamava Rosa Parks. A che cosa disse NO? Nella città dove Rosa viveva, Montgomery (Stato dell’Alabama), i neri dovevano sedersi sui mezzi pubblici solo in determinati posti assegnati, nelle file posteriori. Davanti si sedevano i bianchi. Nelle file centrali, si potevano sedere i neri solo se non c’era alcun bianco a bordo che volesse sedersi proprio lì. Altrimenti, dovevano cedere il posto.

Ebbene, quel giorno Rosa Parks non si alzò alla richiesta di un passeggero bianco: non si alzò né gli lasciò il posto. Venne arrestata e processata.

Ecco le sue parole sull’episodio, tratte dalla sua autobiografia: La gente racconta che io non mollai il mio posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca. Non ero vecchia, anche se un sacco di gente ha un’ immagine di me come se io fossi già stata vecchia allora. Avevo 42 anni. No, l’ unica cosa di cui ero stanca era di arrendermi.

In seguito, ci fu il boicottaggio dei mezzi pubblici da parte di molti cittadini degli Stati del sud: la rivolta era organizzata da Martin Luther King, e fece effetto. Dopo più di un anno di boicottaggio, la legge che prevedeva la separazione dei cittadini bianchi da quelli neri fu abolita.

Paola Capriolo racconta la storia di quella coraggiosa e semplice donna nel libro intitolato semplicemente NO.

nocapriolo

Paola Capriolo: NO  (Edizioni EL 2010)

 

#Giornatamondialedellapoesia: caviardage e alunni

Pubblicato marzo 21, 2015 da labiondaprof

Oggi, 21 marzo, è la Giornata mondiale della Poesia.

La poesia, a scuola, è spesso vittima di un insegnamento caratterizzato da tecnicismo: conta le sillabe, e individua lo schema metrico, e sottolinea le figure retoriche, e fai la parafrasi, e trova le assonanze. E il tema, il messaggio, il significato. Il testo, il contesto e il paratesto.

Insomma, a volte bisogna risalire alle fonti: poesia come musica, ritmo, parola.

E allora, ecco la tecnica del caviardage. Ricetta:

-Si prende una poesia, magari attinente ad una tematica studiata (nel nostro caso, l’Amore). Anzi, tante poesie, così il lavoro è più vario: più testi poetici, di autore diversi, di diversi periodi e stili. Ma tutti sullo stesso argomento.

-Si stampano, su foglio bianco, con un carattere grande

-Si distribuiscono agli alunni, dotati di forbici, carta, colla e colori

-Si spiega la tecnica del caviardage

– Si lasciano liberi di sottolineare, colorare, annerire, pasticciare creativamente quella che è diventata ormai la loro nuova poesia

Ecco i risultati:

alessia

clara

elisa

francescoglorialavpreetmaneshnicolesimone

Non era questo.

Pubblicato dicembre 15, 2014 da labiondaprof

Non era questo il post che dovevo scrivere: ieri avevo preparato un post carino sulla Biondina e Santa Lucia. Glitter, regali, gioia e famiglia. Leggerezza, magia del dono e rosa, tanto rosa.

Invece, ieri mattina, la notizia che in un attimo fa il giro del piccolo comune: sabato sera una ragazza che ha frequentato la mia scuola, anche se non le mie classi, è morta.

A 17 anni. Nel solito maledetto incidente stradale.

Non era stata mia alunna, ma in una scuola piccola come la mia alla fine, tra laboratori e supplenze, gli alunni li conosci tutti. Me la ricordo bene: bella, un sorriso aperto e quasi sfacciato, e tanta voglia di crescere.

Da quando insegno, è la terza volta che succede: ex alunni o comunque ragazzi che conoscevo, di comuni diversi. Morti diverse, ma sempre l’imprevisto, il fatto inaspettato, lo schianto.

Da giovane, intendo ventenne o poco più, mi era già capitato: due ragazzi che conoscevo, uno morto e uno gravemente ferito (mio vicino di casa), e una ragazza, giovanissima.

Ma poi, da adulta, è sempre peggio: quando li hai visti ragazzini, sorridenti, allegri, magari qualcuno un po’ ribelle ma ancora “piccoli”… è difficile da mandar giù.

Che brutto lunedì.

 

 

L’inverno del nostro scontento: febbraio corto e amaro

Pubblicato marzo 2, 2013 da labiondaprof

camminare1Sono stata assente non perché intenta a crogiolarmi in qualche spiaggia caraibica, purtroppo, ma perchè l’inverno del nostro scontento non è ancora finito. E dire che sto vivendo un periodo difficilino è come dire che Grillo è un comico abbastanza benvoluto dalla gente. Conto di rialzarmi, faticosamente però, come la piccola bionda della fotografia.

Allora, il dono della brevitas, come dice Severgnini, credo di averlo sempre avuto, quindi andrei per sommi capi, alla Bridget Jones, orsù:

Fidanzati/mariti: Uno, molto impegnato. Passa da casa con la stessa frequenza della cometa di Halley.

Figli: Una, che ha ballato vestita da principessa con una mostruosa allergia tipo peste bubbonica nel ponte di Carnevale, che ha ben pensato di trascinare una tossetta stizzosa nei giorni più pesanti di lavoro, alternandola piacevolmente a brevi puntatine di febbricola. E quest’anno sono rose e fiori rispetto all’inverno scorso.

Lavoro: Uno ufficiale, la scuola. Ecco, diciamo: altro che 18 ore settimanali… e mi fermo qui solo per evitare moccoli vari. Il blog, la scrittura, le collaborazioni: tutto fermo. Dovevo prima sopravvivere alla rogna di febbraio.

Hobby: chi li ha visti? Acquagym, lettura, moda? Parole oscure come le profezie di Nostradamus.

Kg persi/o messi: boh. Dovrei avere il tempo di pesarmi.  Orari strani e alimentazione varia, più che varia, schizofrenica. Bevo brodo come una nonnina di 90 anni. Poi però mangio patatine come un’americana al Drive in.

Libri letti: uno. Solo uno… però mi è piaciuto molto, ne parlerò in uno dei prossimi venerdì del libro, se ce la farò.

Capelli: dopo settimane di meditazione, e mille appuntamenti rimandati (neve, malattia, ancora neve, allergie della Biondina, febbrine della stessa…), un taglio nuovo e un colore un po’ più chiaro. Per andare incontro alla primavera, se Iddio vorrà che arrivi, con un taglio che non mi faccia sembrare Susanna Camusso, con tutto il rispetto.

Auto: – Una. E qui vorrei evitare di rendere il mio blog una sequela di madonne, sacramenti, parolacce e cruente imprecazioni. Ma io auguro ai ladri della mia povera macchinina quello che Alex Drastico augurava ai ladri del suo motorino, e anche qualcosa in più. Perché Alex Drastico era cattivo, ma io lo sono di più.

Voti: tre. Tre ne ho dati, domenica scorsa. Appiedata e sotto la neve. Incattivita e indecisa fino all’ultimo.

Paese ingovernabile: Uno. L’Italia.

Progetti per il futuro: uscire dal tunnel, grazie. Io, e magari anche l’Italia.

Ancora le 24 ore: all day long

Pubblicato novembre 14, 2012 da labiondaprof

Allora, per Profumo e per chi dice che 18 ore settimanali di lezione frontale sono poche, potrei raccontare che:

  • oggi è il 4°  mercoledì di seguito che sono a scuola dalle 15 alle 18. Perché?Consigli di classe, riunione per elezioni dei rappresentanti dei genitori, corso di affettività obbligatorio, progettazioni di classe.
  • che ho un pomeriggio fisso di lezione, e tutte le mattine impegnate. Già, perché le ore buche si passano a correggere, preparare lezioni e verifiche,verifiche personalizzate, graduate e carte su Pep, Gite, Corsi affettività, Corsi dipendenze, Corsi alla cittadinanza e altre cartacce che il diavolo se le porti
  • che io ricevo il lunedì, ma ho mamme che lavorano e mi chiedono se possono venire a colloquio con me il sabato, o dopo le 13, o il pomeriggio alla fine delle lezioni. Cosa faccio, dico di no? Però il mio dentista non mi dà appuntamento il sabato solo perché io lavoro. Lui è considerato un professionista, io una prof che, se vuole, può trovare tempo extra da “regalare” a genitori o colleghi o altro
  • che mediamente, dopo 4 ore di lezione di seguito senza poter lasciare le classi, andare in bagno, bere o mangiare, rilassarmi 3 minuti, smettere di stare in allerta insomma, sono più stanca di un’impiegata che magari, se il capoufficio non incombe 8 ore al giorno, lavora con calma, va in bagno quando vuole, nfila una telefonata personale, una pausa caffè e un giro su facebook. (o su siti di gossip).

Ma tutte queste cose le ho già lette in mille siti di insegnanti, a volte con tono simpatico e dissacrante, a volte con tono corporativo e lamentoso.

Invece, preferisco riferire un episodio fresco di giornata: un mio alunno, alla 3 ora di seguito passata insieme, dovendomi chiedere una chiarificazione su un esercizio, in tutta scioltezza mi si rivolge chiamandomi così: Mamma, ma… Poi si ferma, diventa rosso, tutta la classe ride e rido anche io. Lui sospira e poi sorride. E l’incidente si chiude così, con me che, ancora sorridendo, proferisco: No, ma dimmi, dimmi…

Che ne dice, Ministro? Non è il segno che forse gli insegnanti passano addirittura troppe ore a scuola? Al punto da essere identificati con una sorta di mamma putativa?

Puntualmente, almeno due volte l’anno, nelle classi prime si ripete questo episodio; una volta, anni fa, sono stata apostrofata con Papà…

Forse ero un po’ più autoritaria in quella classe, non so.

E ora, scusate, devo andare al corso di affettività.

Ah, per fare l’insegnante fannullona aspetterò il mio giorno libero, che non è diritto, ma solo prassi, perciò un anno c’è e l’anno seguente può non esserci più.

Inserimento e accoglienza: coccole e osservazione

Pubblicato ottobre 1, 2012 da labiondaprof

C’è qualcosa di sbagliato nel fatto che l’inserimento di mia figlia all’asilo (due anni fa nei piccoli), compreso di coccole, pianti e moccio in libertà, sia durato meno della fase dell’accoglienza di molte scuole medie che conosco?

Secondo me, sì.

Articoliamo. Nei giorni cosiddetti “dell’accoglienza” i professori non spiegano e non interrogano. Che fanno allora ? Che domande, accolgono: parlano, fanno parlare gli studenti, creano un clima disteso e sereno, si mostrano sorridenti e bendisposti verso gli alunni, possono leggere il regolamento del Consiglio d’Istituto e spiegarlo punto per punto, a volte propongono questionari sugli interessi degli studenti, mostrano i laboratori, le aule, la mensa, la palestra, i bagni. Accolgono come dei veri animatori di un villaggio vacanze, mostrando il meglio che la scuola può offrire: manca solo l’aperitivo di benvenuto…

Solo dopo qualche giorno si iniziano le attività predisposte per l’accoglienza ma guai ai professori se osano far lezione, cioè spiegare ed interrogare! Cosa devono proporre? Attività diciamo così esplorative, quali temi dal titolo “Cosa vi aspettate dalla nuova scuola?”(per le prime classi) o “Cosa vi aspettate dal nuovo anno scolastico?”(dalla seconda classe in poi). E ancora: cartelloni sui propri eroi (personaggi mitici, storici, o sportivi, cantanti etc), visione di film su temi particolari come l’adolescenza, la guerra, la condizione femminile, laboratori espressivi Insomma, per una settimana buona, a volte anche qualche giorno in più, a scuola non si fa scuola. Non nel senso che intendo io. E, finché vige la libertà d’espressione, e di insegnamento, penso di poterlo dire. E scrivere.

Io mi ricordo che il primo giorno delle elementari la maestra ci fece iniziare a scrivere la A, in stampatello e in corsivo. Alle medie l’insegnante di italiano ci fece presentare brevemente e poi ci fece fare delle prove di lettura. Alle superiori, Liceo Scientifico, l’insegnante di matematica ci spiegò il primo argomento di algebra e ci diede 24 espressioni da svolgere. Per il giorno dopo. Io lo dissi a casa, sconfortata, e mio padre mi disse: «Forse sono tante. Però hai voluto iscriverti allo Scientifico, lo sapevi che ci sarebbe stata tanta matematica, no?».

Nella scuola-villaggio vacanze di oggi, se un professore si sognasse di saltare la fase accoglienza e passasse subito a fare lezione, cioè spiegare e poi interrogare, verrebbe ostracizzato dai suoi colleghi, attaccato dai genitori e dovrebbe giustificare con il dirigente la sua mancata osservanza del protocollo di accoglienza. Poi si parla, a vanvera, di autonomia delle scuole e di libertà d’insegnamento.

Ci vogliono animatori, sorridenti e accoglienti.

Che poi, io sorridente e accogliente lo sono per natura, ma vorrei far capire loro, dal primo giorno, che a scuola si impara e si sta bene, non che si sta bene e si sorseggia il mojito…

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