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2 Giugno 2016: 70 anni di Repubblica

Pubblicato giugno 2, 2016 da labiondaprof

Da 70 anni siamo una Repubblica.

Da 70 anni siamo un Paese democratico.

Da 70 anni le cittadine possono votare.

2giugno

 

Don Lisander

Pubblicato marzo 7, 2012 da labiondaprof

227 anniversario della nascita di Alessandro Manzoni

La bella coincidenza è che stamattina ho interrogato sui Promessi sposi.

E sono entrata in classe con questa immagine stampata.

Inutile dire che, così facendo, ho fatto divertire i miei alunni; poi però li ho interrogati.

Più seriamente: come molti, quando leggevo Manzoni alle superiori, non ci trovavo poi chissà che cosa.

Poi, all’Univerisità, me ne sono innamorata.

Oddio, gli Inni sacri non mi fanno impazzire nemmeno ora.

Però l’Adelchi e i Promessi Sposi li amo proprio.

Il guazzabuglio del cuore umano; troncare e sopire, sopire e troncare; il bel cielo di Lombardia.

Verrà un giorno…; Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia; La mattina dopo Don Rodrigo si svegliò Don Rodrigo; Il mio unico guaio è stato quello di voler bene a voi; con la lieta furia di un uomo di vent’anni che deve sposare quel giorno quella che ama.

Ma soprattutto queste parole: “Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”. Mi hanno aiutato in una circostanza della mia vita, e non le scorderò più.

Uomini

Pubblicato marzo 5, 2012 da labiondaprof

Il funerale, ieri, di Lucio Dalla.
Le parole del suo compagno, e il suo pianto.Ho guardato mio marito, il borgomastro, e a bruciapelo gli ho chiesto: “Ma tu non li avresti sposati, due che si amavano così?”. Lui non mi ha risposto, però mi ha guardato, ed aveva gli occhi lucidi.

Aggiungo solo una poesia bellissima, che ho conosciuto tramite un film, magari soppravvalutato ma divertente, degli anni Novanta.

Funeral blues

Fermate tutti gli orologi, isolate il telefono,
fate tacere il cane con un osso succulento,
chiudete i pianoforti e fra un rullio smorzato
portate fuori il feretro, si accostino i dolenti.

Incrocino gli aereoplani lassù
e scrivano sul cielo il messaggio Lui È Morto,
allacciate nastri di crespo al collo bianco dei piccioni,
i vigili si mettano i guanti di tela nera.

Lui era il mio Nord, il mio Sud, il mio Est ed il mio Ovest,
la mia settimana di lavoro e il mio riposo la domenica,
il mio mezzodì, la mezzanotte, la mia lingua, il mio canto;
pensavo che l’amore fosse eterno: avevo torto.

Non servono più le stelle: spegnetele anche tutte;
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare.

— Wystan Hugh Auden

Venerdì 17 febbraio

Pubblicato febbraio 17, 2012 da labiondaprof

Oggi è una giornata particolare: il 17 febbraio è la festa mondiale del gatto. Cadendo anche di venerdì, direi che l’aura di magia che circonda il più amato felino sia ancora più significativa. Febbraio è stato scelto perché è il mese dell’Acquario, considerato il segno degli spiriti liberi, mentre il giorno 17 è stato scelto per contrastare la superstizione che lega il gatto al concetto di sfortuna, nel caso del gatto nero, o di un essere vicino alle streghe e al diavolo.

Leonard Huxley, scrittore: Se volete scrivere, tenete con voi dei gatti.

C.Baudelaire, poeta: Le chat

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore innamorato;
ritira le unghie nelle zampe,
lasciami sprofondare nei tuoi occhi
in cui l’agata si mescola al metallo.

Quando le mie dita carezzano a piacere la tua testa
e il tuo dorso elastico e la mia mano s’inebria
del piacere di palpare il tuo corpo elettrizzato,

vedo in spirito la mia donna. Il suo sguardo,
profondo e freddo come il tuo, amabile bestia,
taglia e fende simile a un dardo, e dai piedi
alla testa

un’aria sottile, un temibile profumo ondeggiano
intorno al suo corpo bruno.

Giorgio Celli, etologo: Guardare un gatto è uno spettacolo, come guardare il fuoco.

E infine, i miei gatti preferiti: Gli Aristogatti

Capitani coraggiosi

Pubblicato gennaio 18, 2012 da labiondaprof

Sono giorni che, come tutti, sono bombardata da notizie sul naufragio della nave all’isola del Giglio.  I media si sono buttati a pesce (è il caso di dirlo…) sulla figura del Comandante Schettino. Infame, vigliacco, in fuga, irresponsabile, capace solo di abbandonare la sua nave e le migliaia di persone di cui era responsabile, pronto a giustificare la sua fuga. Così lo definisce la stampa. E poi la telefonata con la Capitaneria di porto: ascoltarla mette i brividi. L’ho ascoltata una volta. Una sola, perché poi non ce l’ho fatta più. Sembra un film, non può essere la realtà. Il Sordi de La Grande Guerra. Il capitano che scende dalla nave e chiede alla capitaneria di porto quanti sono i morti sulla sua nave, per sentirsi rispondere “Ma deve dirmelo lei”. Non trovo le parole.

Però mi vengono in mente quelle di Manzoni su Don Abbondio, vaso di coccio in mezzo ai vasi ben più resistenti. “che uno il coraggio non se lo può dare”
O le parole di Machiavelli sull’uomo: Perché degli uomini in generale si può dire questo: che sono ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori, fuggitivi davanti al pericolo, avidi di guadagno; e mentre fai loro del bene sono tutti dalla tua parte e ti offrono il sangue, i beni, la vita e i figlioli, come ho detto precedentemente, quando il bisogno è lontano; ma quando il bisogno ti si avvicina, ti si rivoltano contro. (Capitolo XVII del Principe)
 
E quelle di Guicciardini:

134. Gli uomini tutti per natura sono inclinati piú al bene che al male; né è alcuno el quale, dove altro rispetto non lo tiri in contrario, non facessi piú volentieri bene che male; ma è tanto fragile la natura degli uomini, e sí spesse nel mondo le occasione che invitano al male, che gli uomini si lasciano facilmente deviare dal bene. 
 
E condivido anche quello che scrive Massimo Gramellini sulla Stampa:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1122&ID_sezione=56
 
Invece sull’iniziativa di chi ha già stampato e venduto le magliette con la scritta “Vada a bordo, cazzo”… No comment

L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare 2

Pubblicato dicembre 12, 2011 da labiondaprof

Continuo, elencando altri mali della scuola media:

  1. Da quando esistono gli istituti comprensivi (poco più di dieci anni), spesso il Dirigente è una figura che proviene dal mondo delle scuole elementari e non sa nulla, dico nulla, della scuola media. Quindi, per comodità e per presunzione (sì, sapete già cosa penso dei dirigenti scolastici, almeno chi leggeva il mio blog precedente), tenta di applicare il modello di scuola elementare alla scuola media, creando un grande danno.
  2. Negli istituti comprensivi, la scuola media è schiacciata numericamente dalla scuola elementare, pertanto nei collegi docenti spesso si votano e si prendono decisioni che snaturano la funzione e l’essenza delle medie, appiattendole sulle scuole elementari, in termini di contenuti, valutazioni, impostazioni pedagogiche.
  3. Ne consegue che la scuola media è come una Terra di Mezzo, schiacciata dalle elementari, perchè vorrebbero farci lavorare come loro, e dalle superiori, le quali invece vorrebbero tanto che gli venisse consegnato un alunno pronto per affrontare le difficoltà delle scuole, appunto, superiori. Perciò, la media rischia davvero di essere un anello debole, schiacciato verso il prima o il dopo.
  4. La soluzione? Abolire gli istituti comprensivi, restringere con criterio il numero di materie, avere dei dirigenti che hanno insegnato alle medie. Inoltre, ed è una cosa che penso dovrebbe valere per ogni ordine di scuola, il dirigente non deve chiudersi nel suo ufficio e inabissarsi in un delirio di circolari, Pof, rendicontazioni e altre complessità inutili, ma verificare l’operato dei suoi insegnanti. Come? Entrando in classe quando si fa lezione, andando a svolgere qualche sporadica ora di supplenza per conoscere bene le classi, assistendo il più possibile ai consigli di classe senza delegare tutto al coordinatore, essere fisicamente presente, quando è possibile, anche nelle succursali o nelle sedi staccate. Metterci la faccia, insomma, e la capacità di relazionarsi con i propri docenti e anche con i genitori. Per questo ho rinunciato a partecipare al concorso per dirigenti; avrei voluto svolgere il ruolo di dirigente passando ore e ore a scuola. E per ora, per una serie di motivi familiari e non familiari, non è possibile.

L’alternativa è chiudere gli occhi e raccontarsi, basandosi solo sul proprio impegno e sul proprio modo di lavorare, che va tutto bene.

L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

Pubblicato dicembre 8, 2011 da labiondaprof

Sono giorni che sui quotidiani rimbalzano le notizie relative alla scuola  media come anello debole del sistema scolastico, come scuola “bocciata”, snaturata, che ha perso la sua identità, la sua vocazione e la sua mission.

Tutto questo cancan è ricollegabile alla pubblicazione del Terzo Rapporto sulla Scuola Italiana a cura della Fondazione Agnelli.

Ora, con tutto il rispetto, queste indagini così generaliste e generalizzanti mi lasciano sempre perplessa. Nella mia carriera scolastica ho insegnato sia nelle Superiori sia nelle Medie e non ho trovato il Paradiso dei docenti e degli alunni né di qui né di là.

Inoltre, ogni scuola media in cui sono stata aveva le sue peculiarità, i suoi Pof, le sue prassi, la sua struttura oraria e i suoi insegnanti: giovani, meno giovani, anzianotti, bravi, impegnati, scazzati e prossimi alla pensione, scazzati e lontani dalla pensione, entusiasiti, abbacchiati, innovativi, antiquati. Ci sono quelli tutti mappe disciplinari e LIM, quelli tutta analisi logica perché per carità, quelli che almeno che studino i verbi, quelli che mamma mia le tabelline, quelli basta che stiano buoni in classe, quelli che io quelli lì non li porto in gita maleducati come sono, quelli che ma dai che stanno migliorando.

Io credo, ed è una sintesi estrema quella che sto facendo, che i problemi della scuola media siano 3:

  1. E’ la scuola dell’obbligo. Quindi gli studenti devono assolvere un obbligo scolastico, pertanto ci sono i ragazzi che vogliono studiare, quelli che devono perché la famiglia li segue, quelli che studicchiano, quelli che non vogliono proprio studiare perché tanto sanno che prima o poi, diciamo entro i sedici anni, saranno promossi. Meglio, buttati fuori. Quante volte di un alunno ho sentito dire, nei consigli di classe: “facciamolo uscire: se lo bocciamo, ci rovina un’altra classe “.
  2. Gli alunni sono in un’età difficilissima. In prima arrivano e ti danno del tu, come alla maestra, a volte soppraprensiero ti chiamano mamma (a me è successo più volte) e vorrebbero un rapporto come quello con le maestre. Poi in terza sono più alti di te, sono arrivati i primi baci, le prime sigarette, l’età dello sviluppo. Il rapporto con loro è dinamico e cambia continuamente: una strategia che andava bene due mesi prima poco tempo dopo può non funzionare più.
  3. Le materie sono troppe: undici. L’origine del “peccato” sta nella nascita della scuola media unica, che ha unificato la scuola “media” che preparava alle superiori e la scuola di “avviamento” al lavoro. Quindi si sono accorpate le materie umanistiche scientifiche e linguistiche e le varie materie “pratiche” o laboratoriali: musica, ed. tecnica, disegno e storia dell’arte. In più l’ora di religione. Troppe materie. Secondo molti esperti, basterebbero le ore di italiano storia geografia matematica scienze una lingua straniera (fatta bene) e poco altro. Modestamente sono d’accordo…

Il post continuerà domani…

http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2011/12/1/SCUOLA-L-esperto-Fondazione-Agnelli-rifare-la-scuola-media-si-puo-ecco-come/225860/